La Bellezza salverà il Mondo: la sua forza scultorea parte da Mantova.

La Bellezza

L’esposizione “La forza del Bello” promette faville e regala espressioni estetiche di livello superiore. La mostra al debutto in quel di Mantova, che perlopiù si avvale dell’allestimento di Andrea Mandara, si propone d’illustrare narrativamente, con una scelta di oltre centoventi opere di straordinario impatto visivo, provenienti da tutto il mondo ed esposte per la prima volta, contemporaneamente, nelle Sale di Palazzo Te e nelle Fruttiere, la storia della presenza dell’arte greca sul territorio italiano, di centrale importanza nella millenaria vicenda di contatti e scambi che forma la trama delle culture artistiche del Mediterraneo.

Pur non essendo questa una vicenda lineare, si sono individuate tre fasi successive e ben caratterizzate, corrispondenti, ciascuna, a una sezione della mostra. Si propone così un racconto storico attraverso opere di altissima qualità estetica. Nella prima fase (VINI sec. a.C.) l’arte prodotta nelle città greche dell’Italia meridionale e della Sicilia s’intreccia con quella prodotta in Grecia e importata non solo dai Greci d’Italia, ma anche da altri popoli della Penisola, specialmente gli Etruschi, che ne sono conquistati e prendono a imitarla. Fra le culture durevolmente sedotte dall’arte greca spicca quella di Roma, cui è dedicata la seconda parte dell’esposizione (III sec. a.C. – IV sec. d.C.). I Romani non solo saccheggiano e raccolgono opere d’arte greca, ma attraggono artisti greci a lavorare per loro in Italia, e delle opere più celebrate vogliono copie “in serie”, a ornare case, palestre e giardini.

Questa “moltiplicazione” dell’arte greca e l’eco duratura che essa lascia nelle opere degli scrittori romani, ne ha assicurato la fama e ha costruito le premesse per la sua ricerca e riscoperta dal Medio Evo all’Ottocento, tema della terza parte della mostra. A un’idea quasi favolistica dell’arte greca perduta si affianca, dal Quattrocento in poi, l’importazione di sculture dalla Grecia; rinasce il collezionismo di scultura antica e, nell’assiduo tentativo di ricostruire l’antica narrazione storica dell’arte, si impara a distinguere gli originali dalle copie, mentre dal suolo italiano spuntano nuovi originali greci.

Questa sequenza narrativa vuole far emergere alcuni tratti costanti del gusto che ha radicato l’arte greca nelle culture d’Italia: dall’una all’altra sezione si inseguono dunque, con la forza potente del richiamo visivo, i grandi temi che segnano i meccanismi della ricezione. E’ infatti su questa base che nasce, dal Settecento in poi, lo studio “scientifico” dell’arte greca, partito con l’antiquaria italiana e culminato nell’archeologia tedesca. La presenza dell’arte greca in Italia diviene così la matrice e il lievito di un processo di riscoperta e conoscenza storica ancora in corso.

La prima sezione si apre con uno straordinario capolavoro: il Torso di kouros cosiddetto “Apollino Milani” in marmo bianco, dal Museo Archeologico di Firenze, ricongiunto alla Testa di kouros da Osimo in marmo, in collezione privata; eccezionalmente vengono assemblati come in origine. Tra i pezzi di grande bellezza e importanza, la copia in bronzo del monumentale Cratere di Vix, da Châtillon-sur-Seine, appaiato al grande Perirrhanterion fittile da Metaponto; la splendida Testa femminile in marmo da Francoforte e una scultura monumentale di provenienza siciliana: Statua di Mozia, in marmo.

Queste sculture fanno parte di un gruppo di otto opere tutte provenienti dalla Sicilia, richieste dai curatori per esemplificare la massiccia presenza dell’arte greca nelle greche Italia Meridionale e Sicilia. Altre opere sono il Sileno inginocchiato da Armento, in bronzo, proveniente da Monaco e la Statua di Zeus da Ugento da Taranto. La pluralità dei media di trasmissione di forme e valori della cultura greca è esemplificata, nella mostra, anche attraverso esemplari dì pittura vascolare dì altissima qualità pittorica.

Nella scelta delle opere d’arte greca che arredavano le loro città e le loro case, i Romani tendono a privilegiare valori, non solo formali ma etici, come l’energia e l’eleganza, la bellezza del corpo, la raffinatezza delle forme, la gioia di vivere; la maestà del divino e i caratteri e le espressioni del volto umano. L’arte greca nella quale la cultura romana ama rispecchiarsi assume in tal modo il significato di un deposito inesauribile di modalità narrative e rappresentative e, insieme, di un organico serbatoio di memoria culturale.

Il mito greco viene non solo raccontato incessantemente, nella letteratura e sulla scena teatrale come nella decorazione domestica, ma diventa anche uno specchio in cui identificarsi: perciò i Romani amano sempre più farsi rappresentare nelle vesti di figure mitiche dell’antica Grecia, ma anche raccogliere in biblioteche pubbliche e private, in case e ville, gallerie di ritratti dei poeti e dei filosofi greci. La ricezione dell’arte greca finisce così col tradursi in un lento ma radicale cambiamento di funzione: statue e dipinti sono ormai primariamente ricercati per la loro bellezza e qualità, sono “oggetti d’arte” e come tali formano una parte essenziale della cultura romana. La Croccia capta – “Grecia conquistata” – ha davvero conquistato Roma e, attraverso la vastità del suo impero, è pronta a invadere l’Europa.

Tra le opere più importanti esposte in questa seconda sezione della mostra segnaliamo: la Testa colossale di Atena in marmo, dai Musei Vaticani, il Volto in avorio da Cesano, da Palazzo Massimo a Roma, le due Statua di efebo tipo Westmacott in marmo, dall’Antiquarium della Villa Papale di Castel Gandolfo e dai Musei Capitolini, la Statuetta di efebo portalampada in bronzo, dal Museo Archeologico di Napoli, la Statua di Antonia Minore come Venere Genitrice in marmo, da Baia, e la splendida Statua di Apollo da Piombino in bronzo, dal Louvre. E alcuni notevoli affreschi, come Affresco con scene dell’Odissea dai Musei Vaticani.

Tra le opere esposte nella terza ed ultima sezione della mostra, tutte nelle Fruttiere di Palazzo Te, ricordiamo la Statua di Kore (cosiddetta “Abbondanza Crimani”) e il Busto di Dioniso entrambi in marmo, dal Museo Archeologico di Venezia, la Statua del cosiddetto Idolino in bronzo con la sua base rinascimentale, dal Museo Archeologico di Firenze, la Testa dell’Erinni Ludovisi in marmo pentelico, dal Museo Nazionale Romano, reintegrata col suo Cuscino rinascimentale in marmo, conservato a Roma nella Curia Generalizia dell’Ordine di S. Agostino. Esposte inoltre alcune teste in diversi materiali: la Testa di Efestione in basalto, da Venezia, la Testa di Atleta (Apoxyomenos) in bronzo, da Forth Worth, Texas e rilievi, come il Rilievo con cavaliere da Pompei in marmo, da Pompei, ora ai Musei Vaticani. Tra i pezzi di grande suggestione Il Torso del Belvedere in marmo, dai Musei Vaticani e la Statua di Spinario in bronzo, dai Musei Capitolini di Roma, per la prima volta posto a confronto con lo Spinario in marmo della Galleria Estense di Modena.

In mostra anche alcune opere fondamentali, recentemente restituite all’Italia da due grandi musei americani grazie all’azione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: due marmi dipinti dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles – Sostegno di mensa (trapezophoros) con grifoni e Bacino marmoreo (popanipter) con Nereidi, che per la prima volta verranno esposti con altri pezzi dalla stessa tomba di Ascoli Satriano, e il celeberrimo Cratere a calice a figure rosse cosiddetto “vaso di Euphronios” restituito dal Metropolitan Museum di New York.

“La Forza del Bello. L’arte greca conquista Roma”, dal 29 marzo 2008 al 6 luglio 2008; Palazzo Te, Viale Te 13, Mantova; orari, dalle 9.00 alle 19.00; ingresso 10,00 € intero, 8,00 € ridotto; info tel. 0376-369198; prenotazioni tel. 199.199.111, dal lunedì al venerdì ore 9-18, dall’estero 02/43353522; sito web www.laforzadelbello.it

Un pensiero su “La Bellezza salverà il Mondo: la sua forza scultorea parte da Mantova.”

  1. Nostri carissimi e fedelissimi Estimatori, evviva sono giunta al termine della mia nottata di “scrittura creativo-professionale”!!! Ma prima che il sonno compia su di me, a fatica (sua in verità!) il consueto disegno, desidero regalarmi e regalarvi (lo spero!) il piacere di una dedica spassionata e sentita…In terra straniera, qualche anno or sono, mi capitò il privilegio di osservare dinnanzi a me delle Creature-Cigno, ovvero delle Persone rare, dotate di una purezza e di un’eleganza che solo le loro Anime, in mezzo ad una folla anonima, riuscivano ad emanare a tal punto, da muovere, nel mio profondo, un immediato coinvolgimento spirituale…Fu un flash intenso, un momento di rivelazione potente, un balenarsi di vibrazioni divine attorno e dentro me stessa: tutto ciò per mezzo di Due Creature straordinarie e, nel contempo, semplicissime, che si porgevano con dolcezza e poesia ai miei occhi…Ecco a Loro, alla loro INCOMPARABILE E PARTICOLARE BELLEZZA SPIRITUALE, dedico quest’Opera d’arte meravigliosa di Patron Beppe, nella speranza di rincontrarvi ancora nel “nostro” mondo, perché da allora niente e nessuno di simile né di tantomeno accostabile a Voi ha più, così fatalmente e perdutamente deliziato, lo sguardo del mio Spirito…A Voi, autentici Cigni in un mare di banali imitazioni, tutto l’incanto senza fine della mia Anima grata…Ciò che sarà di Noi Cigni, grazie a Dio, è scritto in una Lingua incomprensibile alle imitazioni!!! Fatina Nafty…

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