I Beatles: i Quattro Baronetti di Sua Maestà e i venti nuovi del ’68!!

Ξ giugno 17th, 2008 | → 0 Commenti | ∇ Mostre fuori Regione |

Gli Scarafaggi di Liverpool

“She loves you, yeah, yeah, yeah…She loves you, yeah, yeah, yeah and with a love like that, you know you should be glad…”: prima metà degli Anni Sessanta, nel Mondo esplode la Beatlesmania, ovvero quattro baldanzosi ragazzi di Liverpool, che si fanno chiamare “Scarafaggi”, hanno una predilezione per i sommergibili gialli e per i campi di fragole, portano frangette e chiome scapigliate e, se ne infischiano di regole e schemi, contaminano la sfera musicale con la leggerezza e con la forza dell’originalità ad oltranza: nessuno vanta la loro unicità, niente assomiglia al loro sound, i Quattro Baronetti sono dei rivoluzionari dell’Arte e dell’Immagine degli Anni Sessanta. Anni della swinging London, ma anche segnati dall’ondata ribelle, dagli scontri parigini e dalla protesta sessantottina.

Ebbene, proprio in occasione del quarantesimo anniversario del Sessantotto, la nuova mostra dello Spazio Oberdan individua nei Beatles, nella loro storia, nelle trasformazioni, nei segni che sembrano cucire insieme l’apice della popolarità e l’anticamera dello scioglimento del più celebre guppo della storia della muisca pop, il riferimento ideale per raccontare quella stagione straordinaria. “Beatles ’68” è curata, come la mostra “Arrivano i Beatles” tenutasi ad Aosta nei mesi scorsi, da Umberto Buttafava e Enzo Gentile, ma da essa si differenzia sotto vari aspetti. L’allestimento curato da Nicola Marras intende visualizzare e spettacolarizzare i punti focali di quell’anno fatidico in rapporto alla vicenda dei Beatles: nel naturale contatto con il 1968, in modo da fornire una finestra, uno sguardo privilegiato sul periodo, tenendo conto sia della dimensione strettamente artistica-musicale, sia delle implicazioni e delle relazioni con la società. Nel disegnare un percorso narrativo e divulgativo, i Fab Four vengono raccontati partendo da una sorta di quadrilatero che aiuti a fotografare le loro gesta, i prodromi della fine e gli avvenimenti dei tempi.

I quattro punti cardinali del ’68 beatlesiano vengono così precisati: 1.- il doppio lp omonimo, meglio conosciuto come “White Album”; 2.- il viaggio in India, con le implicazioni e le variabili che ne seguirono; 3.- il rapporto con il cinema (da Magical Mystery Tour presentato alla fine di dicembre ’67, a Yellow submarine); 4.- l’inizio di tutte le carriere soliste e dei progetti individuali che coincide con il lancio della Apple, società dalle molte facce e anime. Per ciascuno di questi punti sono create delle aree specifiche, dove sviluppare l’esposizione dei materiali, con un criterio atto a stuzzicare gli appassionati come i semplici curiosi, per qualità e quantità: tra copertine discografiche, spartiti, acetati, rarità autografate. E’ quindi uno spaccato della storia dei Beatles, con l’intenzione di presentare una dimensione poco vista, fino all’indagine su quelle opere che, tra dischi solisti e avventure a proprio nome, John, Paul, George e Ringo cominciano in quel periodo a firmare, ancora senza grande attenzione da parte dei media.

Il tutto è corredato da un’ampia selezione di immagini (giornali, riviste, libri e 45 giri, cover, manifesti, locandine, oggettistica e memorabilia di stretta derivazione beatlesiana) che aiutano a focalizzare il ruolo dei Fab Four nel 1968 e da un originale impianto grafico. Parallelamente, a intersecare questa linea descrittiva del fenomeno Beatles, una serie di pannelli riassuntivi e divulgativi riassumono su piani vicini ma distinti, illustrati con sobria eleganza, gli eventi di quell’anno, in Italia e a livello internazionale, sia nel campo dello spettacolo e della cultura, che in quello della cronaca e degli aspetti socio-politici: un tramite per riportare alla luce accadimenti anche minori e aiutare il pubblico in un’immersione totale nel periodo.

Un segmento importante viene anche dal contributo audio-video, dove sono mostrati reperti poco noti o mai visti del ’68 beatlesiano. La mostra si avvale anche della collaborazione dell’Agenzia Grazia Neri che permette di avere in mostra cinque fotografie esclusive di Don Mc Cullin e cinque immagini di Paul Salzmann, unico fotografo ad immortalare i “quattro” e la loro compagnia nell’ashram indiano e le immagini di repertorio e costume che, sullo sfondo della vicenda musicale e umana dei Beatles, raccontano per suggestioni il ’68. L’esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato da Mazzotta Editore, che consta di 144 pagine, arricchito, rispetto all’esposizione, da interventi e testimonianze di personaggi noti, del mondo dello spettacolo e della vita pubblica (Albero Fortis, Enrico Ruggeri, Altan, Mick Hucknall e Beppe Carletti). Inoltre ci sono le cronologie dettagliate sul Sessantotto dei Beatles, della musica internazionale e del costume con i principali avvenimenti mondiali.

Facile stupirsi e meravigliarsi, oggi, sugli azzardati accostamenti degli anni della Beatlesmania (“Bach, Beethoven, Beatles”; “Siamo più popolari di Cristo”, “osava” dire Lennon in un’intervista del 1966 all’”Evening Standard”); certo la freschezza, la spontaneità, l’acume e l’umorismo dei FAB FOUR di Liverpool conquistano milioni di persone con una rapidità mai prima riscontrata ella storia della musica. Anche oggi, tean-agers non ancora venuti al mondo quando John, Paul, Ringo e George s’impossessavano di tutte le classifiche di vendita del globo, ricercano con passione i loro dischi, alla scoperta di un linguaggio semplice, ma sostanzioso, che non ritrovano nella produzione musicale odierna, spesso satura di monotonia e di ripetizioni.

“BEATLES ’68”; DAL 17 GIUGNO AL 14 SETTEMBRE 2008; SPAZIO OBERDAN. VIALE VITTORIO VENETO 2, MILANO; orari 10-19.30 (MART. E GIOV. ORE 10-22, LUN. CHIUSO). INGRESSO EURO 4. info. TEL. 02.77.40.63.00.

 

Leave a reply