Il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci arriva a Milano!!
Ξ luglio 17th, 2009 | → 0 Commenti | ∇ Mostre fuori Regione |

Il Comune di Milano in collaborazione con Expo 2015 S.p.A. ha ideato un progetto dedicato a Leonardo da Vinci, che entra nel vivo con l’esposizione nella Sala Alessi di Palazzo Marino di 2 degli 8 fogli, già ammirati in antemprima al G8 de l’Aquila e proseguirà con l’evento espositivo centrale dell’opera completa del Codice Atlantico a partire dal 10 settembre prossimo, che si concluderà nel 2015.
Leonardo si definiva -Maestro fiorentino in Milano- e a Milano presso le sale della Biblioteca Ambrosiana sono custoditi i grandi tesori legati a Leonardo e alla sua scuola, in primis il Codice Atlantico, che conserva la quasi totalità del pensiero e dei disegni scientifici del grande Maestro. Proprio per questo, si parte da Leonardo e da un altro suo disegno, l’uomo vitruviano, inserito nel logo EXPO, per rappresentare il progetto e l’avvicinamento al 2015.
In collaborazione con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e la Fondazione Cardinale Federico Borromeo saranno infatti in mostra alcuni disegni del Codice Atlantico. I disegni fanno parte della piu’ vasta collezione esistente di carte leonardiane, costituita da 1119 fogli nei quali e’ racchiuso il pensiero scientifico artistico e letterario del grande genio italiano che si defini’ Maestro Leonardo fiorentino in Milano. Cio’ e’ stato reso possibile a seguito della sfascicolatura dei 12 volumi in cui furono rilegati i disegni di Leonardo tra il 1962 e il 1970.
Tale operazione consentirà infatti, a partire dal 10 settembre 2009, l’esposizione integrale del Codice Atlantico in 24 mostre successive che si succederanno a Milano, fino 2015, contemporaneamente presso la Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana e nella Sacrestia monumentale del Bramante presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Milano e l’Expo si presentano al mondo con uno spazio che vuole raccontare il significato dell’Esposizione Universale e le opportunità di sviluppo sostenibile che l’Expo puo’ offrire al mondo, anche grazie a progetti di cooperazione internazionale – dichiara il Commissario Straordinario del Governo per l’Expo 2015 e Sindaco di Milano Letizia Moratti. La presenza di Expo 2015 al G8 – continua Letizia Moratti – e’ la sintesi di arte, scienza e progresso che si riconosce anche nell’immagine dell’uomo vitruviano leonardesco, simbolo del logo Expo 2015. Milano, oggi come allora, continua ad essere punto di incontro e di integrazione di popoli e culture.
Il soggiorno milanese del grande Genio: fra la primavera e l’estate del 1482 Leonardo si trovava a Milano, una delle poche città in Europa a superare i centomila abitanti, al centro di una regione popolosa e produttiva. Egli decise di recarsi a Milano perché si rese conto che le potenti signorie avevano sempre più bisogno di nuove armi per le guerre interne, e riteneva i suoi progetti in materia degni di nota da parte del ducato di Milano, già alleato coi Medici. «Aveva trent’anni» – scrive l’Anonimo – «che dal detto Magnifico Lorenzo fu mandato al duca di Milano a presentarli insieme con Atalante Migliorati una lira, che unico era in suonare tale strumento».
È a Milano che Leonardo scrisse la cosiddetta lettera d’impiego a Ludovico il Moro, descrivendo innanzitutto i suoi progetti di apparati militari, di opere idrauliche, di architettura, e solo alla fine, di pittura e scultura, tra cui il progetto di un cavallo di bronzo per un monumento a Francesco Sforza. Il 25 aprile 1483, con i fratelli pittori Evangelista e Giovanni Ambrogio De Predis, da una parte, e Bartolomeo Scorione, priore della Confraternita milanese dell’Immacolata Concezione, dall’altra, stipulò il contratto per una pala da collocare sull’altare della cappella della Confraternita nella chiesa di San Francesco Grande; è il primo documento, relativo alla Vergine delle rocce, che attesta la sua presenza a Milano, ospite dei fratelli De Predis a Porta Ticinese.
Il contratto prevedeva tre dipinti, da finire entro l’8 dicembre, da collocarsi in una grande ancona per un compenso complessivo di 800 lire da pagarsi a rate fino al febbraio 1485. La tavola centrale avrebbe dovuto rappresentare una Madonna col Bambino con due profeti e angeli, le altre due, quattro angeli cantori e musicanti. In una supplica a Ludovico il Moro, databile al 1493, dalla quale si evince che l’opera era stata compiuta almeno entro il 1490 – ma la critica la considera comunque finita entro il 1486 – Leonardo e Ambrogio De Predis (Evangelista morì alla fine del 1490 o all’inizio del 1491) chiedevano un conguaglio di 1200 lire, rifiutato dai frati. La lite giudiziaria si trascinò fino al 27 aprile 1506, quando i periti stabilirono che la tavola era incompiuta e, stabiliti due anni per terminare il lavoro, concessero un conguaglio di 200 lire; il 23 ottobre 1508 Ambrogio incassò l’ultima rata e Leonardo ratificò il pagamento.
Sembrerebbe che Leonardo, dato il mancato pagamento delle 1.200 lire da parte della Confraternita, avesse venduto per 400 lire la tavola, ora al Louvre, al re di Francia Luigi XII, mettendo a disposizione, durante la lite giudiziaria, una seconda versione de La Vergine delle Rocce, che rimase in San Francesco Grande fino allo scioglimento della Confraternita nel 1781 ed è ora conservata alla National Gallery di Londra, insieme con le due tavole del De Predis. Per completezza va detto che non per tutti l’esemplare di Londra e’ di Leonardo, per alcuni, fra cui Carlo Pedretti, pur abbozzato dal maestro, fu condotto con l’ausilio degli allievi: che possa essere intervenuto Ambrogio de’ Predis per completare l’opera e’ plausibile.
Intanto, nel 1485 Ludovico il Moro gli aveva commissionato un dipinto da inviare in dono al re d’Ungheria Mattia Corvino. Nei due anni successivi ricevette pagamenti per il progetto del tiburio del duomo di Milano. Nei primi mesi del 1489 si occupò delle decorazioni, nel Castello Sforzesco, per le nozze di Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona, presto interrotti per la morte della madre della sposa, Ippolita d’Aragona, e scrisse sul libro titolato de figura umana. Il 2 luglio Pietro Alamanni comunicò a Lorenzo il Magnifico la richiesta di Leonardo di ottenere la collaborazione di fonditori in bronzo fiorentini: «un maestro o due apti a tale opera et benché gli abbi commesso questa cosa in Leonardo da Vinci, non mi pare molto la sappia condurre».
Il 13 gennaio 1490 riprendevano i festeggiamenti per le nozze Sforza-Aragona, nei quali, scrisse il poeta Bernardo Bellincioni nel 1493, «si era fabricato, con il grande ingegno et arte di Maestro Leonardo da Vinci fiorentino, il paradiso con tutti li sette pianeti che giravano e li pianeti erano rappresentati da uomini»; il 21 giugno andò a Pavia insieme con Francesco di Giorgio Martini, su richiesta dei fabbricieri del Duomo. Intorno all’ultimo decennio del secolo risalgono gli importanti dipinti a cavalletto della Madonna Litta di San Pietroburgo, del Ritratto di musico (Josquin des Prez o Franchino Gaffurio) alla Pinacoteca Ambrosiana, del Ritratto di donna, detto La Belle Ferronnière del Louvre e della Dama con l’ermellino (Ritratto di Cecilia Gallerani), di Cracovia.
Nel 1490 prese al suo servizio Gian Giacomo Caprotti, da Oreno, di dieci anni, detto Salai – diavolo, un soprannome tratto dal Morgante del Pulci – che Leonardo definirà “ladro, bugiardo, ostinato, ghiotto”, ma tratterà sempre con indulgenza. Curò i festeggiamenti per le nozze di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este e per quelle di Anna Maria Sforza e Alfonso I d’Este. Nel 1493, per un tratto al seguito del corteo che accompagna in Germania Bianca Maria Sforza, sposa dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo, si recò sul Lago di Como (dove studiò la celebre fonte intermittente presso la villa Pliniana, a Torno), visitò la Valsassina, la Valtellina e la Valchiavenna. Il 13 luglio sembra aver ricevuto la visita della madre Caterina; eseguì in creta la statua equestre per Francesco Sforza, la cui fusione fallì l’anno dopo.
Iniziò nel 1495 l’Ultima Cena, nel refettorio di Santa Maria delle Grazie e la decorazione dei camerini in Castello Sforzesco che interruppe nel 1496; a quest’anno, da una sua nota di spese [10] per una sepoltura, si è dedotta la morte della madre. Il novelliere Matteo Bandello, che ben conosce Leonardo, scrisse di averlo spesso visto «la matina a buon’hora a montar su’l ponte, perché il Cenacolo è alquanto da terra alto; soleva dal nascente Sole sino all’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare et il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì, che non v’averebbe messo mano, e tuttavia dimorava talhora una o due ore al giorno e solamente contemplava, considerava et essaminando tra sé, le sue figure giudicava.
E continua…”L’ho anche veduto (secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava) partirsi da mezzogiorno, quando il Sole è in Leone, da Corte vecchia» – sul luogo dell’attuale Palazzo Reale – «ove quel stupendo Cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Gratie: et asceso sul ponte pigliar il pennello, et una o due pennellate dar ad una di quelle figure e di subito partirse et andare altrove». A Milano Leonardo trascorse il periodo più lungo della sua vita, quasi 20 anni. Sebbene all’inizio della sua permanenza egli debba aver incontrato diverse difficoltà con la lingua parlata dal popolo (ai tempi la lingua italiana quale “toscano medio” non esisteva, tutti parlavano solo il proprio dialetto), gli esperti ritrovano nei suoi scritti risalenti alla fine di questo periodo addirittura dei “lombardismi”.
Milano – dal 16 luglio al 31 agosto 2009
Leonardo da Vinci – Il Codice Atlantico
PALAZZO MARINO
Piazza Della Scala 5 (20121)
www.comune.milano.it
biglietti: free admittance
vernissage: 16 luglio 2009.
autori: Leonardo da Vinci
email: comunicazione.ufficiostampa@comune.milano.it








