La Collezione Antonveneta risplende agli Eremitani!
Ξ ottobre 4th, 2009 | → 0 Commenti | ∇ Mostre nel Veneto |

La mostra “Un Patrimonio per la città. La collezione Antonveneta”, ospitata ai Musei Civici agli Eremitani fino al 4 novembre 2009, presenta una significativa selezione di dipinti, fra i quali si annoverano capolavori di Luca Giordano, Antonio Carneo, Marco Ricci, Francesco Guardi, Emma Ciardi, Cesare Laurenti ed Ettore Tito, grandi protagonisti della scena artistica tra i secoli XVI e XX.
La storia della prestigiosa raccolta d’arte di Antonveneta è il risultato delle scelte collezionistiche degli istituti di credito che negli anni si sono uniti a formare una tra le maggiori e rilevanti identità bancarie italiane, ora di proprietà del Gruppo Monte dei Paschi di Siena. La rassegna – curata da Davide Banzato e Franca Pellegrini e accompagnata dal catalogo edito da Skira a cura di Eleonora De Filippis – vuol rendere omaggio alla città di Padova, sede storica di Banca Antonveneta, istituto che, insieme alla sua Fondazione, è da sempre impegnato nella conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico.
Il percorso espositivo si sviluppa in sezioni (Natura morta, Pittura di figura, Ritratto, Paesaggio, Albergo Storione). Il corpus centrale è formato da tele di ambito veneto dei secoli XVII e XVIII e da pregevoli dipinti fiamminghi, fra i quali una bella Allegoria dell’Autunno di Pauwels Franck, artista giunto a Venezia alla fine del Cinquecento, e una sfarzosa Natura morta con selvaggina dell’olandese Adriaen van Utrecht.
Un importante nucleo è dedicato alla pittura di paesaggio dell’Italia Settentrionale del primo Settecento, con capi d’opera dei suoi esponenti più significativi e originali: Magnasco, Marini, Ricci, Peruzzini e Zais. Si espongono due interessanti dipinti appartenuti alla prestigiosa collezione fiorentina di Charles Fairfax Murray – un pendant con paesaggi rocciosi – attribuiti da Longhi e Pallucchini a Marco Ricci, ma ora collocabili, dopo la riscoperta dell’artista, fra le prove più alte di Antonio Marini.
Del paesaggista bellunese, nipote di Sebastiano Ricci, sono visibili, per la prima volta, un’opera di grande formato, che presenta i tratti fondamentali della sua poetica giovanile, e un bellissimo Capriccio con rovine e figure collocabile nell’ultimo decennio della vita del pittore. Figurano in mostra tre paesaggi del genovese Magnasco ritenuti tra gli esiti più felici della sua produzione: vi si ammirano la verve arguta nel delineare le figure, l’abile pennellata e la tecnica pittorica originale e di grande suggestione, elementi che confermano la sua proficua collaborazione con Antonio Francesco Peruzzini.
La capacità espressiva nella resa del paesaggio di questo pittore anconetano è riscontrabile anche in altre opere a lui attribuite incluse nell’esposizione. Tra i dipinti veneti del XVIII secolo, spiccano per singolarità e originalità le due raffinate scene di carnevale del veronese Marco Marcola e, per l’assoluto rilievo formale, le tele di Francesco Guardi, indiscussi capolavori del celebre veneziano e tra le opere di maggior prestigio dell’intera collezione Antonveneta.
Sei originali composizioni di soggetto biblico/evangelico, collocabili nell’ottavo decennio del Settecento e forse in origine appartenenti a una più nutrita serie, testimoniano l’inventiva dell’artista, noto al grande pubblico per le sue celebri vedute e i fantasiosi “capricci”. Dei secoli XIX e XX vi sono preziosi dipinti della veneziana Emma Ciardi e numerosi frammenti della decorazione ideata da Cesare Laurenti all’inizio del Novecento per l’Albergo Storione di Padova, considerato a ragione il capolavoro dello stile Liberty in terra veneta.
Tre di questi frammenti, raffiguranti ognuno una testa femminile, appartengono alla collezione Antonveneta e costituiscono gli unici brani decorativi superstiti delle pareti del ristorante dell’albergo prima della demolizione dell’edificio avvenuta nel 1962. In occasione della rassegna, essi vengono accostati per la prima volta ai trenta frammenti oggi ai Musei Civici-Museo d’Arte, che facevano parte del soffitto riproducente un arioso e lussurreggiante pergolato di melograni, e a due pastelli con figure di danzatrici gentilmente concesse in prestito dalla Galleria Nuova Arcadia di Padova.
L’attenzione del maestro ferrarese ai minimi dettagli progettuali è testimoniata dai numerosi disegni donati dalla nipote Anna al Museo. I disegni figurano in mostra insieme a un cospicuo nucleo di fotografie d’epoca. A ideale conclusione del percorso, I maestri veneziani di Ettore Tito, un’opera affascinante e imponente per dimensioni e struttura compositiva. Realizzata nel 1937, essa costituisce il testamento spirituale dell’artista che nel ’40, a un anno dalla morte, la espose alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, prestigiosa manifestazione della quale fu tra i fondatori.
Raffigura la città lagunare, personificata da una giovane donna, cui i suoi più grandi artisti (Tiepolo, Veronese, Tiziano, Tintoretto) rendono omaggio. La tela offre una scena da remake cinematografico fuori dal tempo, così spregiudicata da raccogliere lo sguardo meditativo e perplesso di un sagace Goldoni, posto ai margini del gruppo.
Un patrimonio per la città, dall’undici settembre all’otto novembre 2009, MUSEI CIVICI AGLI EREMITANI, Piazza Eremitani 8 (35121), Padova; orario: tutto l’anno 9.00 – 19.00. Chiuso i lunedì non festivi; info tel. +39 0498204551 email: musei@comune.padova.it








