Le opere di Egon Schiele incanteranno Palazzo Reale e Milano!
Ξ febbraio 23rd, 2010 | → 0 Commenti | ∇ Mostre fuori Regione |
Realizzata in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna, sede della maggiore raccolta al mondo di opere del grande artista austriaco Egon Schiele (1890-1918), promossa dal Comune di Milano, Assessorato alla Cultura, coprodotta e organizzata da Palazzo Reale e Skira editore, la mostra che apre il 24 febbraio a Palazzo Reale a Milano, curata da Rudolf Leopold, direttore artistico del Leopold Museum, e Franz Smola, conservatore del Museo austriaco, presenta circa 40 dipinti e opere su carta di Schiele, accompagnati da altrettanti capolavori di Klimt, Kokoschka, Gerstl, Moser e vari altri protagonisti della cultura viennese di primo Novecento.
La mostra ricostruisce attorno alla figura di Egon Schiele, il clima culturale di Vienna nei primi anni del XX secolo, partendo dalla fondazione della Secessione, attraversando le tendenze espressioniste della generazione successiva, fino al 1918, anno segnato dalla fine della prima guerra mondiale e dalla morte di Klimt e Schiele. Un breve ma intenso periodo, in cui Vienna, da centro della cultura mitteleuropea, diventa teatro di rovina della vecchia Europa.
Si tratta di una rara occasione per ammirare, affiancati alle grandi opere esposte di Schiele, tra cui i celeberrimi Donna inginocchiata con abito rosso-arancione (1910), La danzatrice Moa (1911), Autoritratto con alchechengi (1912), Case con biancheria colorata (periferia (1914), Donna accovacciata con foulard verde (1914), Donna distesa (1917), altri capolavori dell’Espressionismo austriaco come Autoritratto con busto nudo su fondo blu (1904-1905) di Richard Gerstl, Venere nella grotta (1914) di Kolo Moser, Autoritratto con mano sul viso (1918-1919) di Oskar Kokoschka, che per la prima volta sono riuniti in
un progetto tanto ambizioso, quanto completo ed esaustivo.
Schiele nasce nel 1890 a Tulln, una cittadina nei pressi di Vienna. A quell’epoca, la capitale asburgica conosce una straordinaria crescita demografica ed e? un centro commerciale e culturale fiorente e di forte richiamo, riferimento per le menti piu? vivaci dell’Impero. Il clima artistico e? animato in quegli anni dallo scontro di correnti di stampo opposto e dall’affermarsi di spinte innovative quali, prima fra tutte, la Secessione fondata nel 1897, presieduta da Gustav Klimt. Essa riconosce all’arte il ruolo di forza propulsiva, ma anche di denuncia del- la realta? e, in quanto tale, di forza redentrice dal falso moralismo della societa? dominante. L’inclinazione a contenuti simbolici, cosi? come l’abbandono della prospettiva, la centralita? della figura umana incastonata in uno spazio piatto, sono elementi tipici dell’arte secessionista, ripresi ed estremizzati dall’Espressionismo.
All’epoca della fondazione della Secessione, Schiele e? solo un bambino, sebbene artisticamente dotato e con una forte passione per il disegno. Piu? tardi, studente dell’Accademia, il suo stile sembra aver gia? assorbito molto delle innovazioni della nuova corrente artistica, e in particolare della lezione di Klimt. Ma gia? un anno dopo queste relazioni sembrano essere state superate. In un lasso di tempo brevissimo, infatti, in Austria, e piu? propriamente a Vienna, si assiste allo sviluppo di controtendenze, ovvero di tendenze espressioniste, da parte di giovani artisti “dissidenti”, primi tra tutti Schiele, Kokoschka, Gerstl, appartenenti alla generazione successiva a quella di Klimt, Moll, Moser e degli altri secessionisti.
Tutto cio? accade in un frangente storico significativo, cioe? mentre l’impero asburgico avanza nel proprio declino, mettendo in crisi un mondo dalle fondamenta secolari. Non a caso, proprio in questo momento storico, mentre Freud pubblica l’Interpretazione dei sogni, interrogandosi sulle pulsioni e le paure umane, a Vienna forti spinte creatrici demoliscono i saldi principi delle maggiori arti. Se in ambito musicale Scho?nberg introduce il metodo dodecafonico, dal punto di vista prettamente formale, il vincolo della linea netta e regolare tipico della Secessione viene superato a favore di un tratto piu? libero e sciolto – si guardi l’ultimo Klimt – per diventare segno tormentato nei giovani Schiele e Kokoschka.
Cio? che accomuna sotto la stessa etichetta i giovani artisti e? il rifiuto della tradizione, l’uso di un segno primitivo ed elementare, l’impiego antinaturalistico del colore, la tendenza alla deformazione e alla riduzione delle forme a pure sagome (particolarmente evidenti in Albin Egger-Lienz), un linguaggio pittorico convulso e corposo, come per Anton Kolig, nelle cui opere le campiture cromatiche e le costruzioni spaziali sono tipiche del Fauvismo e memori di Ce?zanne; o ancora nelle opere di Herbert Boeckl, pittore del secondo Espressionismo, che sintetizza la poetica di Schiele e Kokoschka con quella cezanniana. Dal punto di vista piu? concettuale, l’attenzione degli espressionisti per l’auto-rappresentazione, per i soggetti tratti dalla vita privata e per le vicende autobiografiche, deriva da un forte individualismo, dalla perdita del senso d’appartenenza a una collettivita? e persino a un movimento artistico.
Schiele, come Kokoschka e Gerstl, spettacolarizza la fisicita? dei corpi; ma il corpo non e? altro che il tramite verso l’interiorita? dei personaggi rappresentati. Quindi, non e? il mero dato oggettivo cio? su cui i tre artisti indagano, ma l’introspezione dell’Io, e dunque il peso psicologico delle espressioni e dei gesti. L’attrazione di Schiele per la fisicita? inizia a diventare predominante a partire dal 1910, anche grazie alla frequentazione con artisti di discipline che fanno del corpo stesso il proprio strumento, come il mimo Erwin van Osen e la danzatrice esotica Moa. Come Freud, anche Schiele si addentra nell’animo umano. Prima di lui, nessun altro artista era stato cosi? spregiudicato nel ritrarre le pulsioni piu? intime delle proprie modelle.
La sua composizione perde i “bizantinismi” di Klimt, a favore di una maggiore essenzialita?; il disegno e? piu? nervoso e immediato, lo spazio si annulla, i punti di vista sono arditi e inconsueti, le posture disarticolate e sgraziate tanto da rendere i corpi mutili e ridotti nelle parti anatomiche. Anche nella rappresentazione dei paesaggi, Schiele rinuncia a qualsiasi connotazione topografica, rinnegando la prospettiva, tanto da ridurli a una giustapposizione di forme geometriche. Solo piu? tardi, durante la guerra, il suo stile diventa significativamente piu? realistico, le figure acquistano maggiore tridimensionalita?, ma l’indagine dell’interiorita? del soggetto non viene mai meno.
Non si dimentichi poi che il dato biografico dei singoli artisti gioca un ruolo fondamentale nella loro produzione. Basti pensare alle vicende personali di Schiele. Ai passaggi dolorosi della propria infanzia, come la morte del padre malato di depressione, si unisce un carattere da vero borderline. La vita condotta con l’amante Wally Neuzil (la donna dai capelli rossi e dagli occhi verdi che campeggia in molti suoi disegni), l’esperienza del carcere in seguito all’accusa, poi non dimostrata, di abuso su minori, vanno di pari passo con la crescita della sua visibilita? nel panorama artistico, all’interno del quale egli partecipa attivamente, esponendo presso le maggiori istituzioni di Vienna, Berlino, Dresda, Praga e Zurigo. Ma la sua carriera viene stroncata da una morte prematura, all’eta? di soli 28 anni.
A rendere questa mostra un evento davvero eccezionale, oltre alla bellezza delle opere esposte, contribuisce anche la collaborazione con il Leopold Museum di Vienna, la cui raccolta di capolavori (in parte messa a disposizione del pubblico italiano, proprio grazie alla mostra di Palazzo Reale) e? testimone di un momento cruciale della storia che ha profondamente segnato l’intera cultura europea del secolo scorso.
In mostra, grazie alle ricche restituzioni fotografiche e alla presenza di brani musicali in alcune sale (da Johann Strauss II a Gustav Mahler, ad Alban Berg), i visitatori avranno cosi? la possibilita? non solo di comprendere questo snodo fondamentale dell’arte moderna, ma di affacciarsi su quel palcoscenico vitalissimo che fu la Vienna di inizio Novecento.
La mostra e? realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e con il patrocinio del Consolato Generale d’Austria a Milano; in collaborazione con il Forum Austriaco di Cultura di Milano, e con il sostegno del Corriere della Sera; la sponsorizzazione tecnica di IGP Decaux e Trimtec sistemi. Il catalogo, pubblicato da Skira, presenta un saggio di Franz Smola sull’arte austriaca tra Jugendstil ed Espressionismo, un’Introduzione all’arte di Schiele di Rudolf Leopold, oltre alle riproduzioni e alle schede di tutte le opere in mostra e alle biografie di Schiele e degli altri artisti presentati.
Milano – dal 23 febbraio al 6 giugno 2010 “Schiele e il suo tempo” PALAZZO REALE Piazza Del Duomo 12 (20122) tel. +39 02875672 http://www.comune.milano.it/palazzoreale/
orario: Lunedi 14.30-19.30, Martedi, Mercoledi, Venerdi e Domenica 9.30-19.30, Giovedi e Sabato 9.30-22.30
La biglietteria chiude un’ora prima, (biglietti: 9 € intero 7.5 € ridotto studenti, minori di 14 anni, ultra 65enni, titolari di coupon e convenzioni 4.5 € ridotto speciale scuole e gruppi, abbonati annuali ATM
per info email: francesca.cassani@comune.milano.it web: http://www.mostraschiele.it
Evento segnalato dal sito web: http://www.exibart.com









