“Rubens a Como” I grandi capolavori del maestro fiammingo.
Ξ marzo 21st, 2010 | → 1 Commento | ∇ Mostre fuori Regione |
Dal 27 marzo al 25 luglio 2010 a Villa Omo, la mostra più importante dedicata in Italia a Pieter Paul Rubens negli ultimi vent’anni, presenta a Como uno dei più grandi artisti di tutti i tempi attraverso un percorso espositivo con 25 capolavori provenienti dalla Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti, dal Liechtenstein Museum e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, oltre a 40 opere di pittori fiamminghi del Seicento tra i quali Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer, Pieter Boel, Cornelis de Vos, Theodor Thulden.
Como organizza la settima grande mostra a Villa Olmo. I successi delle rassegne dedicate a Mirò, Picasso, Magritte, agli Impressionisti, a Klimt e Schiele, e ai maestri dell’Avanguardia russa Chagall, Kandinsky e Malevic, visitate da oltre 500.000 persone per una media annuale di circa 90.000 visitatori, hanno fatto del capoluogo lariano uno dei punti di riferimento del circuito espositivo italiano.
Le sale della settecentesca Villa Olmo si aprono dal 27 marzo al 25 luglio 2010 al genio di PIETER PAUL RUBENS (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640), maestro del Barocco.
Uno sforzo considerevole quello del curatore della mostra Sergio Gaddi, assessore alla cultura del Comune di Como, che insieme a Renate Trnek, direttrice della Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti di Vienna, è riuscito a radunare ben 25 capolavori del maestro fiammingo provenienti dalle collezioni della Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti, dal Liechtenstein Museum e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ideata dall’assessorato alla cultura del Comune di Como, la mostra presenta uno dei nuclei di Rubens numericamente più importanti finora mai esposti in Italia, oltre a 40 opere di artisti della sua cerchia, tra i quali il grande Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer, Pieter Boel, Cornelis de Vos, Theodor Thulden.
“La mostra di Villa Olmo – commenta il curatore Sergio Gaddi – celebra la genialità e la modernità di uno dei maestri assoluti della pittura, che dopo quattrocento anni continua a sorprendere per la potenza grandiosa ed esuberante del segno che ha reso universale il Barocco europeo. Rubens è sempre contemporaneo perché fissa nel tempo l’infinita bellezza del mondo e riesce a infondere la vita alle sue creazioni attraverso la luce e il colore. La sua pittura è una festa per l’anima e per gli occhi, e le opere esposte a Como raccontano l’inesauribile gusto per la vita del grande artista e la prodigiosa forza di seduzione che nasce dalle sue visioni. Il consistente nucleo di opere di Rubens è integrato da una raffinata selezione di quadri di artisti variamente legati ad Anversa e all’atelier del maestro, che permette un viaggio appassionante nell’epoca d’oro della pittura fiamminga del Seicento”.
“Con Rubens e i suoi epigoni fiamminghi – sostiene il sindaco di Como, Stefano Bruni – Como si appresta a vivere un’altra straordinaria stagione di grandi eventi, un ulteriore passo di un percorso ambizioso iniziato nel 2004 e che a pieno titolo ci ha già inserito nel circuito delle città d’arte, con importanti benefici per il territorio, per la naturale vocazione turistica e per il prestigio della nostra città. Dopo sette anni, continuo quindi a sostenere e a credere nella straordinaria forza propulsiva delle mostre e nella loro capacità attrattiva”.
Il percorso espositivo studiato da Sergio Gaddi per le nove sale di Villa Olmo, si snoda attraverso i temi caratteristici della pittura di Rubens, come i soggetti sacri, i riferimenti alla storia e al mito, e contempla alcuni dei maggiori capolavori del maestro fiammingo. Tra questi, le Tre Grazie (1620-1624), vero manifesto dell’ideale bellezza femminile del tempo e che Rubens rappresenta sul modello del gruppo scultoreo ellenistico ritrovato a Roma nel XV secolo. Rubens dipinse il motivo delle Tre Grazie diverse volte, come soggetto singolo o inserito in un contesto più ampio. In questo caso, i tre personaggi femminili sono impersonati nelle figure delle dee greche delle stagioni, vestite solo di un leggerissimo velo, che reggono un cesto di fiori, donando loro uno straordinario movimento circolare e un naturale ed elegante intreccio di braccia e di mani.
Borea rapisce Orizia (1615), vigoroso capolavoro e immagine guida della mostra, rappresenta il rapimento, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, della ninfa Orizia, da parte del barbuto e alato Borea, personificazione del vento del nord. Rubens fonde i due corpi in un avvolgente e fluttuante abbraccio, catturando il momento di transizione che dalla paura e violenza del rapimento conduce a un’estasi di amore e fantasia. Il corpo di Orizia, come quello di tutte le figure femminili di Rubens, è reso con un incarnato talmente realistico e vivo da far domandare a Guido Reni: “Ma questo pittore mescola il sangue ai colori?”
Due opere di straordinaria importanza presenti in mostra sono La circoncisione di Cristo (1605), che risponde a precise indicazioni iconografiche dettate dalla Controriforma di espressione chiara ed immediata di partecipazione al sentimento religioso, e la Madonna della Vallicella (1608) – forse la commessa di maggior prestigio che l’artista ricevette in Italia – due modelli per le pale d’altare della Chiesa dei Gesuiti a Genova e di Santa Maria della Vallicella a Roma, dove l’impostazione teatrale della luce e l’atmosfera cromatica rivelano l’influsso dei grandi pittori veneziani del Cinquecento, che Rubens aveva studiato durante il suo soggiorno a Venezia del 1600.
L’imponente dipinto Il satiro sognante, una delle opere più insolite del maestro fiammingo, realizzata tra il 1610 e il 1612 poco dopo il suo ritorno in Italia, colpisce, oltre che per la sua allegorica sensualità, per l’architettura della composizione che contrappone il gruppo composto da Bacco, dal satiro ubriaco e dalla Menade, a una traboccante natura morta, composta da un prezioso vasellame dorato e da una ricca serie di calici e coppe.
Un’assoluta rarità è Il giudizio di Paride (1605-1608), una delle sole quattro opere che Rubens realizza su tavola di rame, supporto inconsueto per un tema ricorrente nella sua pittura, più volte ripreso fino al famoso quadro del 1638-39 commissionato dal re di Spagna Filippo IV, ora al Prado di Madrid. È questo uno dei più incantevoli ‘poemi’ dipinti da Rubens, in cui tutto, dall’insieme della composizione, alle figure al paesaggio, al cielo che le sovrasta, si risolve nel colore e nella pittura stesa con pennellate fluide, fondendo in un unicum indissolubile sia le figure che l’ambiente che le circonda. Il dipinto raffigura la competizione tra le dee Giunone, Minerva e Venere per il titolo di donna più bella dell’Olimpo, giudicate da Paride.
Particolarmente significative sono le due grandi tele che raffigurano Vittoria e Virtù e Il trofeo di armi, appartenenti al ciclo che Rubens dedicò al console romano Publio Decio Mure (1616-1617). Il tema dei quadri è ispirato alle vicende dell’eroico condottiero vissuto nel IV secolo a.C., la cui storia è stata tramandata da Tito Livio. Le grandi imprese hanno sempre stimolato l’artista, tanto da fargli dire, in una lettera del 1621 indirizzata a William Trumbull: “Confesso che una dote innata mi ha chiamato a eseguire grandi opere piuttosto che piccole curiosità. Ciascuno ha la sua maniera. Il mio talento è di siffatta guisa che nessuna impresa, per quanto grande e multiforme nell’oggetto, potrà sormontare la fiducia che ripongo in me stesso”.
Di notevole valore storico, oltre che artistico, la serie dei piccoli oli su tavola di soggetto sacro, dipinti da Rubens come modelli preparatori per i 39 dipinti commissionatigli nel 1620 per i soffitti della chiesa dei Gesuiti di Anversa, opere che andarono poi distrutte dall’incendio della chiesa del 1718. La costruzione pittorica di particolare dinamismo e la prospettiva dal basso verso l’alto testimoniano la suggestione di Paolo Veronese esercitata sulla fantasia di Rubens. In questi preziosi lavori preparatori sopravvissuti è possibile incontrare più che mai la mano autografa dell’artista, che realizzava personalmente i bozzetti affidandosi poi alla collaborazione della bottega per il perfezionamento dell’opera finale.
Accanto a questi capolavori di Rubens, la mostra di Villa Olmo propone 40 tele realizzate da pittori fiamminghi della sua cerchia, in particolare di Anton Van Dyck, amico del maestro e certamente l’allievo di maggior talento – di cui è presente, tra gli altri, il famoso Autoritratto giovanile e lo splendido Ritratto in armi del giovane principe – oltre che opere di Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer e Theodor Thulden.
Tra i fiamminghi spiccano, per particolare pregio e minuzia del dettaglio, le nature morte di Pieter Boel, Jan Fyt e Jan De Heem in cui è possibile incontrare quella commistione di naturalismo, esotismo e artificialità tipica delle raccolte nobiliari delle kunstkammern tanto di moda nei Paesi Bassi del XVII secolo.
È il caso di Natura morta con mappamondo, tappeto e cacatua di Pieter Boel o Natura morta con frutta e scimmia di Jan Fyt o ancora la sontuosa Natura morta con pappagallo di Jan Davidsz de Heem. Una variante della natura morta, molto apprezzata nelle Fiandre intorno alla metà del Seicento è quella delle scene di cacciagione, ben rappresentate in mostra da opere come Il pavone bianco di Jan Weenix (1693), o le due Natura morta con cacciagione, rispettivamente di Jan Fyt e Melchior Hondecoeter.
Don Chisciotte, cavaliere del Barocco è il nuovo progetto teatrale, a cura di Teatro in Mostra di Como, regia di Eleonora Moro, che anche quest’anno si affianca all’esposizione come evento parallelo di approfondimento didattico per indagare i legami tra Rubens e l’epoca barocca.
Catalogo Silvana Editoriale.
RUBENS E I FIAMMINGHI a cura di Sergio Gaddi e Renate Trnek 27 marzo – 25 luglio 2010 Como, Villa Olmo via Cantoni 1 ORARI da martedì a giovedì: 9 -20; da venerdì a domenica: 9 -22 (la biglietteria chiude un’ora prima); lunedì chiuso
BIGLIETTI intero: 9 €; Ridotto: 7 € (visitatori oltre 65 anni e tra 6 e 18 anni, universitari fino a 26 anni, gruppi di almeno 25 persone con ingresso gratuito per l’accompagnatore, categorie convenzionate); Ridotto scuole: 5 € (gruppi scolastici di almeno 25 persone con ingresso gratuito per due accompagnatori); Gratuito: bambini fino a 6 anni, disabili con accompagnatore
VISITE E ATTIVITA’ PER ADULTI
Visita guidata (fino a 25 persone): 100 €
Teatro in mostra (ingresso singolo, con un minimo 20 iscritti su prenotazione): 5 €
Teatro in mostra, calendario repliche straordinarie: 9 aprile, 24 aprile, 22 maggio, 19 giugno, 10 luglio – ore 21
VISITE E ATTIVITA’ PER LE SCUOLE
Visita guidata (fino a 25 persone): 50 €
Visita guidata + laboratorio didattico (fino a 25 persone): 70 €
Laboratorio didattico (ingresso singolo, senza visita guidata): 2 €
Teatro in mostra (ingresso singolo, con un minimo di 20 iscritti su prenotazione): 3 €
Servizio audioguide
Audioguide speciali (kids tour) per bambini
Guardaroba gratuito obbligatorio
Ristorante e bar nel parco di Villa Olmo
Collegamento navetta via lago a/r da piazza Cavour, tutti i sabati e festivi
Accesso e servizi per disabili
APERTURE SPECIALI FESTIVITA’
4, 5 e 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno: orario 9 – 22
PASS DELLA CULTURA
Il biglietto della mostra permette l’ingresso gratuito illimitato fino al 25 luglio 2010 nei musei cittadini:
Museo Archeologico Giovio, piazza Medaglie d’Oro, 1
Museo Storico Garibaldi, piazza Medaglie d’Oro, 1
Museo didattico della Seta, via Castelnuovo, 9
Pinacoteca Civica, via Diaz, 84
Tempio Voltiano, Lungo Lario Marconi
Orari musei martedì, giovedì, venerdì e sabato: 9.30 – 12.30, 14.00 – 17.00
mercoledì: 9.30 – 17.00 – domenica: 10.00 – 13.00; lunedì chiuso
Orari Museo didattico della Seta da martedì a venerdì: 9 -12, 15 -18
Orari Tempio Voltiano da martedì a domenica: 10.00 – 12.00, 15.00 – 18.00 ; lunedì chiuso
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Ufficio gruppi e info: tel 031 571979 – fax 031 3385561 – Infoline 24h: tel 02 – 54916 www.grandimostrecomo.it
Ufficio StampaCLP Relazioni Pubbliche20122 Milano via Fontana, 21 tel. +39 02 433403 +39 02 36571438 Fax +39 02 4813841 press@clponline.it; ufficiostampa@clponline.it www.clponline.it










il 11 aprile 2010 alle 09:55
RUBENS A COMO…E LEONARDO?
…NELLA MOSTRA DI COMO C’E’ MA NON SE NE PARLA
Nella mostra di Como uno dei dipinti più importanti, per la storia dell’arte italiana e per tutti gli studiosi e amanti del Rinascimento Italiano e dell’opera di Leonardo da Vinci, è certamente quello che rappresenta “la lotta per lo stendardo” –parafrasi della Battaglia d’Anghiari di Leonardo, ma le guide stesse della mostra lo ignorano. Si tratta di un’opera derivata da un disegno dello stesso LEONARDO che venne realizzato da Rubens durante una sua visita a Firenze nel 1600. E il vorticoso dinamismo della composizione leonardesca verrà poi accentuato da RUBENS in tutti i suoi quadri di battaglie sostenuto dalla sua celebrata “furia del pennello”. Ma di tutto ciò in mostra non si fa alcun cenno e pensare che il recente ritrovamento di un importante Acquaforte di Pietro Paolo Rubens raffigurante l’Ultima Cena di Santa Maria delle Grazie a Milano, sempre di Leonardo, conferma questa ammirazione di Rubens per il nostro grande genio, quello che a Como si continua purtroppo ad ignorare, soprattutto per la scarsa sensibilità e serietà di alcuni politici che hanno minato la possibilità di realizzare presso il Lido di Menaggio un vero e proprio museo dedicato a Leonardo che proprio qui sul Lago di Como sviluppò i suoi studi più importanti tramandatici dal Codice Atlantico dell’Ambrosiana Milanese quando il Vinciano era responsabile per il Ducato Milanese, di cui anche il territorio lariano faceva parte, delle acque e delle coltivazioni del territorio.
Quello di Leonardo con Como, come per i Promessi Sposi di Manzoniana memoria, è un matrimonio che non s’ha da fare…Eppure abbiamo quasi tutti gli allievi della sua scuola presenti nel nostro territorio, a Como è nato Paolo Giovio suo primo biografo, a Como è nato il libro del Vitruvio al quale Leonardo si ispirò per il suo uomo Vitruviano, a Como è nato Plinio la cui naturalis Historia fu maestra di Leonardo e foriera del grande amore per la natura e per il nostro territorio che è stato spesso immortalato nei suoi studi e nei suoi dipinti. A Lipomo è poi presente un dipinto molto Leonardesco la cui importanza non è stata certo spenta da un’avventato e catastrofico restauro o da diatribe dettate solo da invidie e gelosie, male sempre più diffuso in questa città. E potremmo continuare con tante altre motivazioni che rendono testimonianza della presenza nel territorio lariano di Leonardo quali l’orrido, il fiumelatte, l’Adda, Pusiano, Gravedona, Piona e le opere di Luini, Solario, Melzi…..
Ernesto Solari
P.s.: Ernesto Solari è autore di alcuni libri e studi su Leonardo, recentemente ha ritrovato uno studio per la Sant’Anna del Louvre che si trova attualmente nella mostra a Goteborg “And there was light” (E luce fu), assieme al dipinto su pergamena “Profilo di giovane donna: la bella principessa”