Successo e gradimento per “Suoni in una sera d’estate 2010″: intervista con Eros Viel!

Ξ settembre 3rd, 2010 | → 0 Commenti | ∇ News |

Un 26 agosto da incorniciare, a Ponte della Priula (TV), per il concerto “Suoni in una sera d’estate- in memoria di Alan Viel”, targato 2010. A centrare il bersaglio non solo l’affluenza record: si stima che tra i 1500-2000 ragazzi abbiano seguito le performances musicali delle band SKB, Neptune Trio, Big Troubles in Catalunya e, l’esibizione molto coinvolgente dell’artista romano Alessandro Mannarino con il suo “Rabbia tour 2010”.

Ma soprattutto la consapevolezza che il messaggio culturale dell’iniziativa, la tutela e valorizzazione della vita in ogni luogo a partire dalla strada, abbia fatto breccia nelle coscienze e negli animi del pubblico. Ne chiediamo conferma a Eros Viel, organizzatore e promotore dell’evento insieme ai ragazzi del “Gruppo 26 agosto”.

Un bilancio, Eros, sull’esito di questa tredicesima edizione, sia sul fronte ricreativo che formativo?

“Direi positivo: la musica soffre dell’omologazione dettata da MTV e dalle radio commerciali, e contribuire a diffondere a un pubblico più vasto artisti di valore ma relegati a specifici canali di nicchia è uno dei nostri obiettivi. La maggior parte del pubblico è venuta spinta dalla curiosità per la nostra proposta, e i commenti raccolti nel dopo concerto hanno sottolineato che questo giovane cantautore romano è stato molto apprezzato per l’originalità delle sue canzoni dai testi con una poetica molto innovativa sviluppata su semplici melodie e ritmi che si rifanno alla tradizione degli stornelli ma con strutture armoniche più elaborate. Anche sul piano formativo penso si sia raggiunto l’obiettivo: nella nostra società moderna la morte è diventata un tabù culturale con cui siamo incapaci di confrontarci; invece penso sia stato essenziale e decisivo averne parlato con leggerezza, averne testimoniato la quotidianità e, grazie ai genitori che hanno allestito gli stands a latere del concerto, aver dato la speranza di una possibile risposta al lutto. Penso che questa testimonianza, anche se piccola, sia importante, da contrapporre alla miseria dei sentimenti della società del consumo”.

Un successo e un riscontro crescente, negli anni, quello di Suoni in una sera d’estate: qual è la sua “formula” vincente?

“Gli organizzatori della maggior parte delle manifestazioni si preoccupano dell’afflusso del pubblico per cui, nel programmare il proprio calendario, cercano di assecondare i gusti della gente dimostrando magari poco coraggio e cadendo purtroppo in facili tranelli: vedi ad esempio il dilagare del fenomeno delle tribute-band. Questo ha comportato un doppio danno : uno, un impoverimento culturale con l’offerta di semplici cloni al posto degli originali (e purtroppo la gente se ne accontenta: come quando va’ a Gardaland a vedere le piramidi e se ne ritorna a casa convinta di aver conosciuto la cultura degli antichi egizi); due, la chiusura degli spazi espressivi per quanti cercano di proporre musica propria (fatti salvi i grandi eventi che però per essere tali sono gestiti dalle major musicali che monopolizzano il mercato musicale, causando anche in questo caso un impoverimento culturale). E allora, per tornare alla tua domanda, potrei risponderti con una metafora: se inviti amici a cena a casa tua non chiedi loro cosa mangiano di solito per preparare le stesse cose, ma cercherai di offrire qualcosa che ritieni speciale per rendere omaggio alla loro presenza; ovviamente tra i tanti con qualcuno sbaglierai: hai preparato carne di prima qualità innaffiata con vino speciale ma tra gli invitati qualcuno è astemio o vegetariano, pazienza riconoscerà comunque i tuoi sforzi nell’ospitalità. Allo stesso modo prepariamo Suoni in una sera d’estate, dal mese prossimo saremo alla ricerca di qualcosa di speciale e di poco conosciuto da offrire, invitando poi la gente a venire a sentire cosa abbiamo preparato. Non dimenticandoci di dare un piccolo spazio alle band locali che cercano di esprimere la loro musica”.

Pensi che il messaggio dell’edizione 2010, che invitava a rielaborare il lutto in un progetto culturale, abbia fatto presa sui ragazzi?

“Innanzi tutto va’ detto che il messaggio non era rivolto solo ai ragazzi ma a tutti, anzi ritengo sia proprio una grave responsabilità della società degli adulti l’incapacità di affrontare l’evento drammatico. Un esempio: è diventato oramai una consuetudine applaudire ai funerali. Abbiamo un’emozione che non siamo capaci gestire, di raccontare, di considerare, di riflettere: ecco allora l’applauso liberatorio che scaccia il tabù e possiamo ritornare alla piatta quotidianità. Il progetto culturale è semplicemente una testimonianza, non è necessario che la ricaduta sia immediata; ma potrà servire a qualcuno che al momento del dramma, del vicolo senza uscita, potrà ricordare che magari attraverso la solidarietà, l’impegno verso gli altri, c’è la possibilità di sperare ancora nel futuro”.

La musica nelle piazze può promuovere una cultura della vita sulle strade e non solo?

“Be’ direi proprio di si, abbiamo l’esempio di tantissime manifestazioni che veicolano messaggi importanti con l’ausilio della musica. E anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo potuto, proprio grazie alla musica, divulgare riflessioni su temi come la sicurezza stradale, il diritto alla mobilità, e quest’anno un tema così universale e difficile come la rielaborazione del lutto”.

C’è un ricordo più emozionante, un momento particolare della serata del 26 agosto 2010 che porterai con te in futuro”?

“Alla fine del concerto Alessandro Mannarino mi ha ringraziato per aver avuto l’opportunità di suonare in questo contesto, era la quarantesima data della sua tournèe e nelle altre aveva incontrato solo gente che aveva voglia di saltare, ballare, divertirsi: qui ha avuto anche un pubblico che aveva voglia di stare ad ascoltare le sue canzoni”.

Vostra Elena P.

 

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