La Fiab a Monti: la crisi come un’opportunità per l’eco-sostenibilità!

Ξ dicembre 22nd, 2011 | → 0 Commenti | ∇ News |

Il Presidente della FIAB, Antonio Dalla Venezia, fa appello al Governo Monti di prestare la massima attenzione ai temi della mobilità sostenibile e di cogliere l’occasione di crisi nazionale come opportunità di cambiamento e di rilancio della mobilità eco-compatibile, a partire da quella ciclistica. Ciò che non è stato fatto in questi anni da tutti i passati governi.

Mentre la crisi economica fa sentire pesantemente i suoi effetti, il nostro Paese affronta con una rinnovata compagine di Governo questa delicatissima fase. Si annunciano nuovi sacrifici con tre parole d’ordine: rigore, sviluppo, equità. Questo dovrebbe escludere quei “tagli lineari” che, tante volte, hanno penalizzato senza alcun criterio settori già duramente colpiti.

Ma le preoccupazioni non mancano. La manovra finanziaria, che verrà illustrata a breve dal presidente del Consiglio Mario Monti, conterrà tagli importanti anche in un settore già fortemente penalizzato come quello del trasporto pubblico. Le prime indiscrezioni dicono, infatti, che il trasporto pubblico locale (TPL), per il quale sono stati previsti finora trasferimenti solo per 400 milioni di euro, non sarà alimentato da altre risorse: perderebbe dunque più di 1 miliardo e mezzo rispetto agli anni passati. Ciò si aggiunge ai pesanti tagli agli enti locali, e rischia di compromettere definitivamente anche l’erogazione di servizi per la mobilità collettiva.

In fatto di mobilità, riteniamo doveroso invitare il Governo Monti a prestare la massima attenzione a cogliere l’occasione data da questa crisi come opportunità di cambiamento e di rilancio della mobilità sostenibile. Ciò che non è stato fatto in questi anni da tutti i passati governi. In questo quadro, riteniamo profondamente sbagliato operare tagli orizzontali sul trasporto pubblico locale. E riteniamo altrettanto miope non guardare alla ciclabilità, da sempre considerata in Italia con una certa indifferenza, salvo che nei convegni e nei periodi elettorali, come a una risorsa per la mobilità, sia urbana che turistica e del tempo libero.

Il nostro Paese continua, di fatto, a dipendere da una mobilità costosa, inquinante ed energivora, mentre tuttora mancano politiche virtuose a livello nazionale, e le sinergie positive regionali e locali, che sappiano operare con lungimiranza, rendendo possibile quel cambiamento che, in altri Stati europei, è in atto da diversi decenni. Questo è il modello culturale che impone l’auto privata come unico o principale mezzo di mobilità, prioritario rispetto a tutti gli altri, privando di fatto i cittadini di una seria valutazione delle possibilità alternative e anzi limitandone ed ostacolandone l’offerta.

E’ necessario riequilibrare l’uso dello spazio urbano a favore della mobilità sostenibile e riconvertire in tale direzione anche le aree metropolitane, i dintorni delle città. La mobilità ciclistica è virtuosa poiché consente anche investimenti con bassa spesa ed alta resa, per favorire città più sicure e meno inquinate, riduce i consumi ed il fabbisogno energetico, e la bolletta che tutto il Paese paga, oltre ad abbattere decisamente i costi per la salute dei cittadini.

I ventilati nuovi tagli al TPL comporteranno un aumento del traffico veicolare. Tralasciando le considerazioni più ovvie (peggioramento della qualità della vita, aumento del fabbisogno energetico, riduzione dell’efficienza degli spostamenti), possiamo provare a quantificare l’efficacia dell’intervento. Ogni auto incide annualmente sulla collettività per circa 1.000 euro di spesa sanitaria per gli incidenti (30 miliardi €/anno per morti e feriti) e per circa 2.500 euro di costi ambientali (rumore e inquinamento atmosferico sono i principali). Se i tagli previsti porteranno il 30% dei pendolari ad usare l’auto invece dei mezzi pubblici, la tassa occulta cui i cittadini saranno sottoposti sarà pari a circa 15 miliardi di euro. Tassa odiosa perché fatta di morti, inquinamento e congestione dei centri urbani, esternalità negative che si aggiungono ai costi diretti. Per essere più precisi spenderemo 4 € in più per ogni euro tagliato.

Le cose vanno “meglio” dal punto di vista della mobilità ciclistica, dove il saldo resta invariato: a zero investimenti di ieri corrispondono zero investimenti di oggi! Ma anche in questo caso l’assenza di una politica dei trasporti sostenibili ci discosta drammaticamente dal resto dell’Europa, che punta a raggiungere il 15% di composizione modale per la mobilità ciclistica entro il 2020 (si vedano in proposito gli impegni sottoscritti con la Carta di Bruxelles). In questo settore ogni euro investito viene decuplicato in termini di risparmio per la spesa pubblica: sarebbero sufficienti anche piccoli interventi a costi contenuti per le amministrazioni pubbliche, per dare l’opportunità a molti più cittadini di scegliere serenamente la bicicletta come mezzo per gli spostamenti quotidiani, con un indubbio vantaggio anche per le economie familiari così duramente provate da questa crisi. Tutto si tiene: economia, ambiente, lavoro. Non riuscire a cogliere il valore di tutto ciò, sarebbe ancora un imperdonabile errore politico, destinato a privarci del nostro futuro.

Antonio Dalla Venezia, Presidente nazionale FIAB

BASTA MUOVERSI DI PIU’ IN BICICLETTA PER RIDURRE LA CO2

Nuovo studio dell’European Cyclists’ Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050. “Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni”.
“Mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada auto elettriche”

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest’anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia.

Un interessante approccio all’argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall’European Cyclists’ Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto. Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture.

Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l’ECF ha studiato che l’uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

“Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni”, osserva l’autore Benoit Blondel, dell’Ufficio ECF per l’ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: “Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme, con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche”.

Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell’Agenzia europea dell’ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l’efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti.

Ha commentato Blondel: “Se vogliamo seriamente conseguire tali obiettivi, dobbiamo cambiare il nostro comportamento. Non si tratta di muoversi di meno, ma di usare mezzi di trasporto diversi. Anche i vari livelli di governo devono fare la loro parte”.

I principali risultati dello studio indicano:

- Le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle prodotte dalle autovetture, anche tenendo conto del consumo calorico addizionale di un ciclista rispetto a un utente di mezzi di trasporto motorizzati.

- Biciclette elettriche: nonostante la loro assistenza elettrica alla pedalata, le emissioni si collocano nella medesima gamma delle biciclette normali. Considerando che ogni giorno il 56% dei tragitti pendolari più lunghi sono affidati alle bici elettriche e che esse sostituiscono il 39% dei trasferimenti in auto, si comprende che tale mezzo possiede un potenziale enorme per ridurre le emissioni provenienti dai mezzi di trasporto.

- Anche la diffusione del bike sharing contribuisce alla riduzione delle emissioni, dal momento che rappresenta un sostituto del trasporto motorizzato per il 50-75% degli utenti.

- Se i livelli di utilizzo delle due ruote nei 27 paesi dell’Unione Europea fossero equivalenti a quelli osservati in Danimarca nel 2000, l’uso delle biciclette raggiungerebbe il 26% dell’obiettivo di riduzione dei gas serra previsto per il settore dei trasporti.

- Con le importazioni di petrolio greggio della UE pari a 955 milioni di barili all’anno, i cittadini della UE che pedalassero a livello di quelli danesi ridurrebbero le importazioni di petrolio nella UE di circa il 10%.

- Il raggiungimento degli obiettivi della UE non sarà possibile affidandosi a strumenti tecnologici, ma richiederà piani ambiziosi che prevedano l’allontanamento, a livello europeo, dal trasporto individuale motorizzato. In mancanza di queste scelte, la sola combinazione di misure di miglioramento (cioè uso più efficiente dei veicoli e del sistema di trasporto, combustibili a minore tenore di carbonio) consentirà di ottenere soltanto una diminuzione del 20% entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990.

L’European Cyclists’ Federation (ECF, fondata nel 1983) è la federazione che raccoglie le associazioni nazionali dei ciclisti urbani e dei cicloescursionisti in Europa, affiancata da organizzazioni simili provenienti da altre parti del mondo. In rappresentanza dei suoi membri, l’ECF è impegnata a fare in modo che l’uso della bicicletta raggiunga il suo massimo potenziale, in modo da favorire la mobilità sostenibile e il benessere dei cittadini. Per raggiungere questi obiettivi, ECF è attiva affinchè si modifichino gli atteggiamenti, le politiche e gli stanziamenti di bilancio a livello europeo. ECF promuove e organizza lo scambio di informazioni ed esperienze sulle politiche e sulle strategie di trasporto relative alle biciclette, nonché sull’attività svolta dal movimento dei cicloecologisti.

Per Info-Graphics, visitare il sito: http://flickr.com/gp/61204891@N03/584ZN3
Per ulteriori domande, contattare Communications Officer, Julian Ferguson: j.ferguson@ecf.com +32 2 880 92 84
Per scaricare una copia del report in lingua inglese, visitare il sito: http://www.ecf.com/wp-content/uploads/ECF_CO2_WEB.pdf

Lello Sforza – Ufficio Stampa FIAB onlus (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)
Tel. +39 3200313836 – Fax +39 0805236674 – stampa@fiab-onlus.it

FIAB – FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA onlus
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Aderente a ECF – European Cyclists’ Federation http://www.ecf.com , COMODO, Confederazione Mobilità Sostenibile. Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente quale associazione di protezione ambientale (art. 13 legge n. 349/86) e dal Ministero Lavori Pubblici quale associazione di “comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale”.

 

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