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	<title>BeppeBlog &#187; Musei</title>
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	<description>Chi vuol fare trova i mezzi, chi non vuole trova le scuse!</description>
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		<title>The Iceman, l&#8217;Uomo venuto dal ghiaccio, vi attende al Museo Archeologico di Bolzano!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 06:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre 5000 anni fa un uomo scalò il ghiacciaio di Senales fino alle sue cime gelate e lì morì. Nel 1991 venne ritrovato per caso, con i suoi indumenti e l&#8217;equipaggiamento, mummificato, congelato: una scoperta archeologica sensazionale che offre uno scorcio senza eguali sulla vita di un uomo dell&#8217;età del Rame. Dopo alcuni anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/The-Iceman-copyright-del-Museo-Archeologico-di-Bolzano-per-gentile-concessione.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/The-Iceman-copyright-del-Museo-Archeologico-di-Bolzano-per-gentile-concessione.jpg" alt="" title="The Iceman copyright del Museo Archeologico di Bolzano per gentile concessione" width="304" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-22699" /></a></p>
<p>Oltre 5000 anni fa un uomo scalò il ghiacciaio di Senales fino alle sue cime gelate e lì morì. Nel 1991 venne ritrovato per caso, con i suoi indumenti e l&#8217;equipaggiamento, mummificato, congelato: una scoperta archeologica sensazionale che offre uno scorcio senza eguali sulla vita di un uomo dell&#8217;età del Rame. Dopo alcuni anni di ricerche condotte da gruppi di esperti di altissimo livello, dal marzo del 1998 la mummia e gli oggetti che le appartennero sono esposti al pubblico presso il Museo Archeologico dell&#8217;Alto Adige.<span id="more-22695"></span></p>
<p>Il Museo<br />
La collezione esposta al pubblico del Museo Archeologico dell&#8217;Alto Adige si articola in senso cronologico e documenta l&#8217;intera storia dell&#8217;Alto Adige dal Paleolitico e Mesolitico (15.000 a.C.) fino all&#8217;epoca carolingia (verso l&#8217;800 d.C.). L&#8217;Uomo venuto dal ghiaccio, con gli oggetti che lo accompagnano, inserito nel contesto storico, costituisce il complesso espositivo centrale. Modelli, ricostruzioni, immagini stereoscopiche, video e stazioni multimediali interattive permettono di dare uno sguardo al più remoto passato del versante meridionale della catena alpina, con ricchezza di informazioni e al tempo stesso in modo gradevole.</p>
<p>Orari di apertura:<br />
Martedì – domenica: ore 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso: ore 17.30)<br />
Lunedì chiuso; Giorni festivi aperto<br />
In luglio, agosto e dicembre aperto tutti i giorni (anche il lunedì)<br />
1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre chiuso</p>
<p>Indirizzo<br />
Museo Archeologico dell&#8217;Alto Adige<br />
Via Museo 43, I-39100 BOLZANO<br />
Tel. 0039/0471/320100, Fax 0039/0471/320122<br />
e-mail: museum@iceman.it, web: http://www.iceman.it</p>
<p>Museo Archeologico dell’Alto Adige<br />
Il Museo Archeologico, che si estende su una superficie di 1200 m², è stato inaugurato a Bolzano il 28 marzo 1998. Esso documenta la preistoria e la storia dell’Alto Adige dalla fine dell’ultima era glaciale (15.000 a.C.) fino all’età carolingia (intorno all’800 d.C.). Su quattro piani vengono esposti i materiali più importanti dell’età della pietra, del rame, del bronzo, del ferro, dell’età romana e carolingia della provincia di Bolzano e discusse la storia insediativa ed economica dell’aera sudalpina.</p>
<p>L’Uomo venuto dal ghiaccio e il suo equipaggiamento rappresentano il fulcro dell’esposizione. L’intera vicenda – la scoperta, il recupero, le successive campagne di scavi, gli esami clinici – è illustrata dettagliatamente con l’ausilio di pannelli esplicativi, foto, filmati e stazioni multimediali interattive. Il Museo Archeologico dell’Alto Adige è visitabile tutto l’anno, anche nei giorni festivi ( tranne l’1 gennaio, l’ 1 maggio ed il 25 dicembre). Orario d’ingresso: martedì – domenica, ore 10-17:30. Lunedì giorno di riposo.<br />
In luglio, agosto e dicembre il museo rimane aperto anche il lunedì.</p>
<p>Ötzi<br />
5000 anni fa un uomo si avventurò sulle gelide alture dei ghiacciai della Val Senales, dove morì. Nel 1991 venne scoperto per caso, insieme ai suoi abiti e al suo equipaggiamento, mummificato e congelato. Per l’archeologia fu un evento sensazionale ed un’opportunità straordinaria di conoscere in prima persona un uomo dell’età del rame. Dopo indagini pluriennali condotte da gruppi di ricerca altamente specializzati, la mummia e gli oggetti con essa rinvenuti sono ora esposti al Museo Archeologico dell&#8217;Alto Adige. Affascinati, pieni di stupore, ma anche stranamente commossi possiamo incontrare oggi un testimone del nostro passato. Il destino di questo individuo si sottrae all&#8217;anonimato della storia per rivivere nelle nostre menti.</p>
<p>Terminologia Ötzi<br />
Il nome ufficiale della mummia è “Uomo venuto dal ghiaccio”. Lo ha stabilito nel 1997 una delibera della Giunta provinciale di Bolzano. Accanto alla denominazione ufficiale, in ambito italiano si è affermata anche “Mummia del Similaun”, dal nome della montagna nei pressi della quale avvenne il ritrovamento.</p>
<p>Visitatori:<br />
Dall’inaugurazione (28 marzo 1998) ad oggi il museo è stato visitato da quasi 3 millioni di persone da tutto il mondo.<br />
1998: 245.000 2003: 228.000 2008: 227.705<br />
1999: 256.000 2004: 248.074 2009: 231.040 (aperto 11 mesi)<br />
2000: 277.000  2005: 226.705<br />
2001: 258.000 2006: 225.479<br />
2002: 255.000 2007: 221.958</p>
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		<title>Alla scoperta della civiltà ladina al Museum Ladin de Ciastel de Tor!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;autentica sorpresa nell&#8217;ambito delle sedi museali montane è il Museum Ladin, il Museo Ladino, ubicato nel Castello di Tor, a San Martino in Val Badia (BZ), caratterizzato da uno strepitoso allestimento, curato da Rainer Verbizh, che già aveva lavorato al Centre Pompidou a Parigi. Non un museo nel senso tradizionale, ma all&#8217;insegna della partecipazione attiva. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Una-sala-del-Museo.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Una-sala-del-Museo.jpg" alt="" title="Una sala del Museo" width="311" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-22555" /></a></p>
<p>Un&#8217;autentica sorpresa nell&#8217;ambito delle sedi museali montane è il Museum Ladin, il Museo Ladino, ubicato nel Castello di Tor, a San Martino in Val Badia (BZ), caratterizzato da uno strepitoso allestimento, curato da Rainer Verbizh, che già aveva lavorato al Centre Pompidou a Parigi. Non un museo nel senso tradizionale, ma all&#8217;insegna della partecipazione attiva. Tutto punta sull&#8217;interazione: in un&#8217;antica stube senti le voci di chi ci abitava, in un&#8217;altra sala dipinti digitali si animano per raccontare persone e luoghi.<span id="more-22554"></span></p>
<p>Nel cuore delle Dolomiti vivono i ladini dolomitici, un nucleo di oltre 30.000 persone la cui identità è caratterizzata da due importanti elementi: la particolare lingua neolatina, derivante dal latino volgare,<br />
e lo straordinario paesaggio montuoso delle Alpi centrali. È solo grazie alle caratteristiche fisiche di questo che la lingua ladina, la più antica fra quelle parlate in regione territorio, stretta tra gli ambiti culturali<br />
e linguistici italiano e tedesco, ha potuto mantenersi viva sino ad oggi.</p>
<p>Il percorso del Museum Ladin mette in luce alcune particolari circostanze della storia e della vita attuale dei ladini dolomitici,<br />
rimarcando le importanti influenze delle vicende sovraregionali sulla vita di questa popolazione ed evidenziando le correlazioni esistenti tra forme del paesaggio e modi di vita. Attorno al 1230 ministeriali dei vescovi di Bressanone edificano una torre abitativa isolata ed articolata su tre piani. Essa viene documentata per la prima volta nel 1290 come &#8220;turris in Geder&#8221; e rappresenta il cuore del giudizio di &#8220;Torre in Quadra&#8221; (come andrebbe tradotto correttamente). Questo feudo dei vescovi di Bressanone viene affidato sino al 1331 ai signori di Rodank-Schöneck.</p>
<p>Negli anni successivi si fanno costruire un muro di cinta merlato con<br />
camminamento di ronda e un nuovo edificio d&#8217;abitazione (palazzo) di piccole dimensioni. La torre, rialzata di due piani, viene utilizzata come granaio. Nel 1426 il vescovo Berthold sottopone il giudizio direttamente all&#8217;amministrazione principesco-vescovile, insediandovi dei funzionari in qualità di amministratori e giudici. 	</p>
<p>Dopo il 1580 hanno luogo ulteriori integrazioni: viene ampliato il palazzo<br />
romanico, il quale assume la sua forma odierna, e vengono addossate al muro di cinta due torri circolari. Appena i vescovi di Bressanone<br />
perdono il dominio secolare sul giudizio di Torre in Gader nel 1803, il castello viene acquistato da famiglie contadine. I loro discendenti lo abitano sino alla sua trasformazione in museo. </p>
<p>La consapevolezza della propria lingua rappresenta una parte importante dell&#8217;identità dei ladini. La lingua ladina deriva dal latino volgare innestato su elementi preromani. Nel Medioevo e in età moderna<br />
la posizione geografica della Ladinia tra gli ambiti linguistici italiano e tedesco influenza l&#8217;ulteriore sviluppo linguistico e determina le differenze tra le singole vallate. La lingua è mezzo di autoaffermazione<br />
verso l&#8217;esterno nonché anello di congiunzione tra le cinque comunità valligiane. Dopo la prima guerra mondiale la suddivisione delle<br />
valli ladine fra tre provincie &#8211; Belluno, Trento e Bolzano &#8211; rallenta tale processo di avvicinamento. </p>
<p>La suddivisione amministrativa permane immutata anche dopo la seconda guerra mondiale, a nulla valgono sforzi e proteste. Il riconoscimento dei ladini come gruppo etnico e linguistico autonomo<br />
si sviluppa di conseguenza in maniera differente in ciascuna delle tre province. I diritti di sovranità sulle vallate dolomitiche sono suddivisi tra vescovo di Bressanone, principe territoriale tirolese, abbazia di Castelbadia ed altri poteri ecclesiastici e temporali. I sudditi devono prestare un giuramento di fedeltà, acquisendo in cambio diritto di protezione.</p>
<p>Al più tardi dal XIII secolo giudici e amministratori rappresentano nel territorio gli interessi dei detentori del potere, dei titolari delle giurisdizioni ma anche dei sudditi. Essi garantiscono ordine e tranquillità,<br />
stanno ai vertici della giustizia e dell&#8217;amministrazione e fanno attuare le<br />
deliberazioni dei superiori. La realtà storica si intreccia di tanto in tanto con elementi leggendari. Ce lo mostrano in modo evidente le vicende attribuite al Gran Bracun, vale a dire a Francesco Guglielmo Brach, rampollo di nobile famiglia, assassinato nel 1582 nei pressi di Corvara. </p>
<p>Impressionati i valligiani dalla morte atroce, la loro fantasia vide presto in lui una figura eroica. Fra l&#8217;altro si racconta in valle che il Gran Bracun &#8211; quasi fosse il San Giorgio della leggenda &#8211; avrebbe con indicibile coraggio sconfitto un drago terrificante che dimorava in una caverna del Sas dla Crusc e divorava non solo la gente e il bestiame della Val Badia, ma anche delle valli circostanti.</p>
<p>Museum Ladin ?iastel de Tor<br />
Via Tor 65<br />
I-39030 San Martino in Badia<br />
Tel: 0474-524020<br />
Fax: 0474-524263<br />
Email: info@museumladin.it<br />
Orari di apertura<br />
26/12/2009 – 08/01/2010<br />
Tutti i giorni dalle 14.00 &#8211; 18.00<br />
13/01/2010 – 26/03/2010<br />
Mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14.00 &#8211; 18.00<br />
Domenica delle Palme &#8211; 31/10/2010<br />
Da martedì a sabato dalle 10.00 &#8211; 18.00<br />
Domenica dalle 14.00 &#8211; 18.00<br />
Lunedì chiuso (in luglio e agosto il museo è aperto anche di lunedì dalle 10.00 alle 18.00)</p>
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		<title>Il fascinoso e prestigioso Museo del Vetro di Venezia!</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 11:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[L’edificio è l’antico Palazzo dei Vescovi di Torcello. Nato come abitazione patrizia nelle tipiche forme del gotico fiorito,di cui resta traccia nella colonna con capitello dell’atrio e nelle finestre della facciata sul cortile,divenne nel 1659 residenza del Vescovo Marco Giustinian, che qualche anno più tardi lo acquistò per farne dono alla diocesi torcellana. Risale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Museo-del-Vetro.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Museo-del-Vetro.jpg" alt="" title="Museo del Vetro" width="430" height="359" class="aligncenter size-full wp-image-20763" /></a></p>
<p>L’edificio è l’antico Palazzo dei Vescovi di Torcello. Nato come abitazione patrizia nelle tipiche forme del gotico fiorito,di cui resta traccia nella colonna con capitello dell’atrio e nelle finestre della facciata sul cortile,divenne nel 1659 residenza del Vescovo Marco Giustinian, che qualche anno più tardi lo acquistò per farne dono alla diocesi torcellana. Risale a quegli anni una sostanzanziale ristrutturazione dell’edificio su progetto di Antonio Gaspari.<span id="more-20613"></span></p>
<p>Quando la diocesi torcellana fu soppressa, nel 1805, il palazzo divenne proprietà del Patriarcato di Venezia, che lo vendette nel 1840 al Comune di Murano, di cui divenne sede. Al museo-archivio dell’isola, all’atto della sua fondazione nel 1861, venne assegnata la sala centrale del piano nobile, ma il successivo, rapido e consistente incremento delle raccolte necessitò di spazi espositivi più vasti, che si estesero, poco alla volta, a tutto l’edificio.</p>
<p>Con la soppressione dell’autonomia comunale di Murano, nel 1923, e la sua annessione al Comune di Venezia, il Museo passò a far parte dei Musei civici veneziani. A testimonianza dell’originario fasto resta, oggi, al piano nobile, il soffitto del salone centrale, o portego, che si affaccia sul Canal Grande di Murano, decorato dall’affresco settecentesco di Francesco Zugno (1709-1787) con l’allegorico Trionfo di San Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia (1381-1455), e antenato della famiglia che nel XVII secolo riadattò il palazzo.</p>
<p>Allo Zugno si affiancò, in qualità di quadraturista, provvedendo all’esecuzione dei motivi architettonici, Francesco Zanchi (1734-1772). Moderno è, invece, il fregio con gli stemmi delle famiglie muranesi. Dei tre grandi lampadari ottocenteschi,a soffitto, merita particolare attenzione quello centrale, a 60 bracci, eseguito da Giovanni Fuga e Lorenzo Santi e presentato alla prima Esposizione vetraria muranese nel 1864, dove venne premiato con medaglia d’oro.</p>
<p>Le collezioni esposte al primo piano del Museo sono ordinate cronologicamente: oltre alla sezione archeologica (piano ammezzato), che comprende notevoli reperti romani tra il I e il III secolo dopo Cristo, vi si trova la più vasta rassegna storica del vetro muranese con importanti pezzi prodotti tra il Quattrocento e il Novecento, tra cui capolavori di rinomanza mondiale.</p>
<p>Nel 2004, con durata biennale c&#8217;è stato l&#8217;intervento della fronte principale del palazzo sede del museo, che non ha comportato la chiusura al pubblico del museo, ha coinvolto apparati lapidei e paramento a intonaco, con risanamento delle murature, sistemazione degli infissi e ripasso del tetto.</p>
<p>Indirizzo<br />
Fondamenta Giustinian, 8<br />
30121 Murano<br />
Tel. e Fax ++39041 739586<br />
info: info@fmcvenezia.it<br />
Orario<br />
dal 1 novembre al 31 marzo<br />
10-17 (biglietteria 10 &#8211; 16.30)<br />
dal 1 aprile al 31 ottobre<br />
10-18 (biglietteria 10 &#8211; 17.30)<br />
Biglietto singolo<br />
intero euro 6,50<br />
ridotto euro 4,00<br />
Chiuso 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio</p>
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		<title>Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 16:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[L’eccezionale scoperta del sepolcreto tardo antico avvenuta in Concordia Sagittaria nel 1873, cui seguirono negli anni successivi intensi scavi che portarono in luce una vasta area archeologica, e le proficue campagne di scavo eseguite nel 1880 e nel 1882 nell’area urbana dell’antica colonia determinarono la necessità di trovare una sede ove collocare i numerosi reperti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Antica-anfora-romana.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Antica-anfora-romana.jpg" alt="" title="Antica anfora romana" width="430" height="322" class="aligncenter size-full wp-image-20775" /></a></p>
<p>L’eccezionale scoperta del sepolcreto tardo antico avvenuta in Concordia Sagittaria nel 1873, cui seguirono negli anni successivi intensi scavi che portarono in luce una vasta area archeologica, e le proficue campagne di scavo eseguite nel 1880 e nel 1882 nell’area urbana dell’antica colonia determinarono la necessità di trovare una sede ove collocare i numerosi reperti rinvenuti. <span id="more-19281"></span></p>
<p>Il Comune di Portogruaro su proposta di Dario Bertolini, offrì l’area per l’edifico destinato a custodire questi e futuri reperti di Concordia. Il Museo, al momento della sua fondazione nel 1885, venne denominato Museo Nazionale Concordiese, a sottolineare lo stretto rapporto con la vicina zona archeologica. Alla direzione fu chiamato Dario Bertolini che provvide anche alla prima e fondamentale sistemazione del materiale archeologico nell’edificio. </p>
<p>Le collezioni si arricchirono negli anni seguenti con donazioni di privati di Portogruaro. La Curia Vescovile di Portogruaro donò la bella statua femminile panneggiata, rinvenuta presumibilmente nel Foro. La famiglia Bertolini lasciò al Museo un’importante raccolta di monete d’epoca imperiale e varie gemme incise. Altro materiale affluì dagli scavi eseguiti nell’agro concordiese dal figlio di Bertolini, Gian Carlo. L’edificio sede del Museo progettato dall’ing. Antonio Bon, ebbe forma di basilica paleocristiana.</p>
<p>A testimonianza di un’epoca e della sua cultura ancor oggi il museo propone i reperti lapidei, collocati nella grande sala a tre navate, secondo il criterio di fine Ottocento, con le grandi basi onorarie d’epoca romana allineate lungo la parete sinistra e le epigrafi inserite a varia altezza nella struttura muraria (di esse venne ritenuto compatto il gruppo proveniente dal sepolcreto tardo-antico delle milizie nella navata destra), i frammenti architettonici dell’area urbana, i monumenti funerari ed i sarcofagi collocati tra gli intercolumni o nelle navate. Questo materiale proveniente tutto da Concordia e dal suo agro è importante per ricostruire la vita dell’antica colonia. </p>
<p>Modalità di visita: orario: 9 &#8211; 20 tutti i giorni escluso Natale e Capodanno, costo biglietto: Interi € 2 &#8211; Ridotti € 1 . Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro Via del Seminario, 22 30026 Portogruaro Tel e fax 0421/72674. Supporti didattici e Attività coordinate, visite guidate organizzate da associazioni volontarie collegate al Museo Associazione GR.A.V.O. di Portogruaro tel. 0421/73010 Cooperativa L’Arco di Portogruaro tel. 0421/72319 http://www.comune.portogruaro.ve.it</p>
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		<title>Firenze, 11 Giugno 2010: riapertura straordinaria del Museo di Galileo!</title>
		<link>http://www.giuseppeborsoi.it/2010/06/10/firenze-11-giugno-2010-riapertura-straordinaria-del-museo-di-galileo/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 18:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo i lavori di ristrutturazione che hanno rivoluzionato gli spazi espositivi e l&#8217;allestimento, l&#8217;Istituto e Museo di Storia della Scienza torna ad aprire al pubblico col nuovo nome di Museo Galileo. L’evento coincide con il 400° anniversario del Sidereus Nuncius (l’opera pubblicata nel marzo 1610 con la quale Galileo divulgò le sensazionali novità mostrategli dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Dito-galileo-galilei-esposto-a-Firenze.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Dito-galileo-galilei-esposto-a-Firenze.jpg" alt="" title="Dito Galileo Galilei esposto a Firenze" width="305" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-20517" /></a></p>
<p>Dopo i lavori di ristrutturazione che hanno rivoluzionato gli spazi espositivi e l&#8217;allestimento, l&#8217;Istituto e Museo di Storia della Scienza torna ad aprire al pubblico col nuovo nome di Museo Galileo. L’evento coincide con il 400° anniversario del Sidereus Nuncius (l’opera pubblicata nel marzo 1610 con la quale Galileo divulgò le sensazionali novità mostrategli dal cannocchiale) e costituisce il simbolico suggello delle celebrazioni dell’Anno Internazionale dell’Astronomia (2009), decretato dall’ONU e dall’UNESCO proprio per ricordare le scoperte celesti dello scienziato pisano (1609).<span id="more-20498"></span></p>
<p>La nuova denominazione, che mantiene nel sottotitolo quella precedente (Istituto e Museo di Storia della Scienza), pone l’accento sull’importanza che l’eredità galileiana riveste per le attività e per la fisionomia culturale dell’Ente: un museo dotato di un inestimabile patrimonio di strumenti e apparati sperimentali e, al tempo stesso, un istituto impegnato in attività di ricerca e di documentazione, che mette a disposizione degli studiosi del mondo intero le cospicue risorse della sua ricchissima biblioteca, accessibili anche attraverso internet.</p>
<p>L’allestimento è stato totalmente rinnovato. Il percorso espositivo (che presenta oltre 1000 strumenti e apparati, di grande importanza scientifica, ma anche di eccezionale bellezza) fa fulcro intorno alla figura straordinaria di Galileo, ricostruendo le vicende di Firenze e della Toscana, che sotto il governo dei Medici e dei Lorena fu non soltanto culla impareggiabile delle arti, ma anche centro di eccellenza del sapere scientifico, nonché incubatore e teatro di episodi e scoperte che hanno segnato in profondità la storia della scienza moderna.</p>
<p>Il restauro degli spazi dell’antico Palazzo Castellani (sec. XII) ha valorizzato la dimensione monumentale e il pregio architettonico della sede. Le eleganti vetrine di ultima generazione esaltano la qualità estetica degli oggetti, garantendone nel contempo la perfetta conservazione. Video-guide portatili interattive, utilizzate per la prima volta in ambito museale, consentono di rendere pienamente comprensibili, anche al pubblico non specialistico, gli strumenti più complessi grazie alla possibilità di accedere a schede ipertestuali, ad animazioni, a biografie e di selezionare molteplici modalità di visita che rispondono agli interessi delle diverse tipologie di utenti.</p>
<p>Museo Galileo &#8211; Istituto e Museo di Storia della Scienza, Piazza dei Giudici 1 · 50122 Firenze ·Telefono<br />
Tel: +39 055 265 311<br />
Fax: +39 055 265 3130<br />
Sistema automatico di informazione (in funzione 24 ore su 24 ): +39 055 293 493<br />
Indirizzo di posta elettronica: info@museogalileo.it<br />
Indirizzo di posta elettronica della biblioteca: biblioteca@museogalileo.it</p>
<p>Orari di apertura<br />
9.30-18.00<br />
martedì 9.30-13.00<br />
Giorni di chiusura per festività: 1 e 6 gennaio, Pasqua, 1 maggio, 24 giugno, 15 agosto, 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre.<br />
Prezzo del biglietto<br />
Intero € 8,00<br />
7-18 anni; oltre 65 anni € 5,00</p>
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		<title>Calendario di giugno per il Museo audiovisivo della Resistenza delle Province di Massa Carrara e La Spezia!</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 12:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1948 su una proprietà ceduta da un privato al Comune di Sarzana, fu edificata, con il lavoro volontario di ex partigiani e di cittadini, una colonia montana estiva che dal periodo dell&#8217;immediato dopoguerra fino all&#8217;estate del 1971 ha ospitato migliaia di bambine e bambini. Il Museo In seguito, per la mancanza di adeguata manutenzione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/locandina_del_film_l_uomo_che_verra-01.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/locandina_del_film_l_uomo_che_verra-01.jpg" alt="" title="locandina del film l&#039;uomo che verra&#039;" width="296" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-20438" /></a></p>
<p>Nel 1948 su una proprietà ceduta da un privato al Comune di Sarzana, fu edificata, con il lavoro volontario di ex partigiani e di cittadini, una colonia montana estiva che dal periodo dell&#8217;immediato dopoguerra fino all&#8217;estate del 1971 ha ospitato migliaia di bambine e bambini.<span id="more-20363"></span></p>
<p>Il Museo<br />
In seguito, per la mancanza di adeguata manutenzione, l&#8217;edificio si era gravemente deteriorato. A partire dal 1994, per iniziativa dell&#8217;ANPI di Sarzana e in accordo con l&#8217;amministrazione comunale, si decise di destinare il fabbricato a Museo della Resistenza delle province della Spezia e di Massa Carrara, decorate di medaglia d&#8217;oro al Valore Militare per il contributo dato dalle popolazioni alla riconquista della libertà e della democrazia.</p>
<p>Si è quindi provveduto, con il concorso di numerosi enti pubblici, associazioni e privati cittadini, al recupero del fabbricato dell&#8217;antica colonia, per trasformarlo in un monumento alla pace in una zona che è stata teatro di violenti scontri tra partigiani, tedeschi e fascisti e che ha subito distruzioni e stragi di popolazioni inermi.</p>
<p>La struttura edilizia del Museo è stata completata nel 1999. Il Museo è stato inaugurato il 3 giugno del 2000, ed è costituito da una moderna installazione audiovisiva e da supporti multimediali, che consentono organici percorsi di indagine storica e di approfondimento didattico sui temi della Resistenza e della costruzione della democrazia in Italia. Il museo è dedicato alla memoria dei comandanti partigiani Alessandro Brucellaria &#8220;Memo&#8221; e Flavio Bertone &#8220;Walter&#8221; e di tutti coloro che hanno combattuto per la libertà.</p>
<p>Il Museo Audiovisivo della Resistenza è gestito dall&#8217;Associazione Museo Storico della Resistenza, attualmente presieduta dal Prof. Renzo Bellettato e che conta tra i suoi soci le due province di Massa Carrara e La Spezia, i comuni di Massa, Carrara, Fosdinovo, Sarzana e La Spezia, l&#8217;Istituto Spezzino per la Storia della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea, l&#8217;Istituto Storico della Resistenza Apuana e le ANPI locali.</p>
<p>Nello Statuto dell&#8217;Associazione Museo Storico della Resistenza si legge che tale associazione: &#8220;ha lo scopo di promuovere quotidiana testimonianza dei valori di libertà, democrazia e giustizia sociale che hanno ispirato la Resistenza e che stanno alla base della Costituzione della Repubblica italiana&#8221;. </p>
<p>Inoltre, &#8220;gli scopi del Museo sono perseguiti attraverso l&#8217;attivazione di percorsi didattico-culturali, d&#8217;indagine e di approfondimento storico della Resistenza caratterizzati dalla scientificità dei contenuti quale conseguenza della collaborazione continuativa con istituti scolastici ed universitari, con istituti storici e associazioni culturali. L&#8217;Associazione favorisce l&#8217;arricchimento culturale e storico delle giovani generazioni&#8221;. Il Comitato Scientifico dell&#8217;Associazione, presieduto dal Prof. Paolo Pezzino (Università di Pisa), sovraintende alle attività didattiche e culturali del museo.</p>
<p>ORARIO DI APERTURA &#8211; MESE DI GIUGNO 2010<br />
Sabato h 16,00 &#8211; 19,00<br />
Domenica h 10,00 &#8211; 13,00 e h 16,00 &#8211; 19,00</p>
<p>Il Museo Audiovisivo della Resistenza sarà aperto anche MERCOLEDI&#8217; 2 GIUGNO, secondo l&#8217;orario:<br />
h 16,00 &#8211; 19,00</p>
<p>VISITE GUIDATE<br />
Incluso nel servizio di accoglienza</p>
<p>GRUPPI<br />
Per i gruppi il Museo è visitabile anche fuori dal normale orario di apertura, in qualsiasi orario e giorno. Per informazioni e prenotazioni vedi Contatti</p>
<p>CONTATTI<br />
Museo Audiovisivo della Resistenza<br />
Via delle Prate 12<br />
54035 Fosdinovo (MS)<br />
Telefono 0187- 680014<br />
Mobile 320.7798942<br />
Mail info@museodellaresistenza.it<br />
Responsabile Museo Audiovisivo della Resistenza<br />
Dott.ssa Francesca Caleo 320.7798942</p>
<p>SITO INTERNET</p>
<p>http://www.museodellaresistenza.it</p>
<p>PREZZI DI INGRESSO<br />
Intero: E 2; Ridotto: E1<br />
Prezzo ridotto per: ragazzi dai 7 ai 18 anni; portatori di handicap; gruppi al di sopra di 15 persone; adulti oltre i 65 anni.<br />
Ingresso gratuito per bambini al di sotto dei 7 anni.</p>
<p>RISTORANTE<br />
Il ristorante del museo è aperto su prenotazione, per gruppi. Sarà inoltre possibile cenare al ristorante<br />
SABATO 26 GIUGNO &#8211; previa prenotazione &#8211; in occasione dell&#8217;incontro della rassegna &#8220;Parola d&#8217;Autore &#8211; Incontri al Museo Audiovisivo della Resistenza&#8221;. Per informazioni e prenotazioni vedi la sezione &#8220;contatti&#8221;.</p>
<p>PROSSIMI EVENTI</p>
<p>Sabato 26 giugno h 17:<br />
&#8220;PAROLA D&#8217;AUTORE &#8211; INCONTRI AL MUSEO AUDIOVISIVO DELLA<br />
RESISTENZA&#8221;: Presentazione del libro &#8220;Il Massacro. Guerra ai civili a Monte Sole&#8221; di Paolo Pezzino e Luca Baldissara. Al dibattito, moderato da Maurizio Fiorillo &#8211; Comitato scientifico del Museo della Resistenza &#8211; saranno presenti gli autori. Seguirà la proiezione del film &#8220;L&#8217;uomo che verrà&#8221; di Giorgio Diritti &#8211; il film che ha trionfato all&#8217;edizione 2010 dei David di Donatello. Speriamo nella presenza del regista stesso.<br />
In chiusura del dibattito sarà possibile cenare al ristorante del museo, aperto per l&#8217;occasione. Ricordiamo che è necessaria la prenotazione.</p>
<p>COME RAGGIUNGERE IL MUSEO<br />
Per raggiungere Fosdinovo: Il paese di Fosdinovo è raggiungibile in auto dall&#8217;Autostrada A12 Genova-Livorno (uscita al casello di Sarzana o di Carrara), dall&#8217;Autostrada A15 La Spezia-Parma (uscita al casello di S.Stefano o di Sarzana) e dalle strade statali 1 (Aurelia), 62 (della Cisa) e 63 (del Cerreto).</p>
<p>Sulla S.S.1 Aurelia il bivio per Fosdinovo è a 3 Km circa a sud di Sarzana, in località Ponte Isolone-Caniparola, e dista dal paese circa 8 Km di salita. Per raggiungere Fosdinovo dalla SS.63 del Cerreto bisogna percorrerla fino a Soliera ed immettersi sulla statale 446 oltrepassando poi Ceserano, S.Terenzo e Tendola. Per raggiungere Fosdinovo da Carrara è invece necessario andare in direzione di Gragnana, Castelpoggio, Monte Bastione.</p>
<p>Per arrivare al Museo: Il museo dista 2 Km circa dal paese di Fosdinovo, in località Le Prade. Avendo il paese di Fosdinovo alle spalle, bisogna proseguire per circa un chilometro sulla statale 446 in direzione Tendola &#8211; Fivizzano, ma arrivati al bivio &#8220;Foce del Cuccu&#8221; girare a sinistra in direzione di Ponzanello e Canepari. Dopo alcune centinaia di metri a destra della strada sarà visibile &#8220;La Colonia&#8221;, sede del Museo audiovisivo della Resistenza delle province di Massa Carrara e La Spezia.</p>
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		<title>Ricco carnet d&#8217;iniziative al Museo archeologico nazionale nel capoluogo estense!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche nel 2010 il cinquecentesco palazzo progettato da Biagio Rossetti, sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, sarà il fulcro di una serie di eventi tesi a recuperare il primato culturale di una struttura unica al mondo, sia per l’eccellenza dei reperti etrusco-greci che espone, sia per la suggestiva bellezza dell’edificio rinascimentale che lo ospita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Esemplari-artistici-al-Museo-archeologico-di-Ferrara.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Esemplari-artistici-al-Museo-archeologico-di-Ferrara.jpg" alt="" title="Esemplari artistici al Museo archeologico di Ferrara" width="430" height="322" class="aligncenter size-full wp-image-20331" /></a></p>
<p>Anche nel 2010 il cinquecentesco palazzo progettato da Biagio Rossetti, sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, sarà il fulcro di una serie di eventi tesi a recuperare il primato culturale di una struttura unica al mondo, sia per l’eccellenza dei reperti etrusco-greci che espone, sia per la suggestiva bellezza dell’edificio rinascimentale che lo ospita.<span id="more-20325"></span></p>
<p>Palazzo Costabili, detto “di Ludovico il Moro”, ospita dal 1935 il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, uno dei più importanti al mondo per la qualità e quantità delle ceramiche attiche a figure rosse che espone. Il museo conserva le testimonianze archeologiche ritrovate nella provincia di Ferrara, prime tra tutte quelle provenienti dagli scavi del fiorente porto commerciale etrusco di Spina che, tra il VI e il III sec. a.C., rappresentò uno dei centri focali della regione.</p>
<p>Si possono ammirare alcuni dei corredi ritrovati nelle oltre 4mila tombe della necropoli della città (necropoli di valle Trebba e di Valle Pega), reperti talora veramente impressionanti per bellezza e ricchezza che accompagnavano il defunto nel viaggio verso l’oltretomba. Tra tali oggetti e manufatti, l’elemento più rilevante e prestigioso è costituito dall’imponente raccolta di vasi attici a figure rosse di V sec. a.C. e in generale dalla ceramica attica figurata che, nelle ripetute associazioni funzionali che ruotano attorno al cratere, evoca principalmente (e soprattutto nelle sepolture di rango) i rituali del convito e del simposio.</p>
<p>Sottoposto fin dal 1986 a radicali interventi di restauro, è oggetto dal 2005 di un ampio progetto di valorizzazione sia del museo che del palazzo e dei suoi spazi verdi, sostenuto dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna grazie all’utilizzo di una parte dei Fondi Lotto 2004-2006 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.</p>
<p>Nel giugno 2007 l’apertura al pubblico di otto nuove sale al piano nobile ha di fatto raddoppiato la superficie espositiva del museo, consentendo di esporre altri 550 reperti provenienti dalle necropoli di Valle Trebba e Valle Pega, corredi tombali di IV e III secolo a.C. tra cui spiccano i crateri della sala dedicata ai capolavori di Spina, i suggestivi di piatti da pesce e la ricostruzione di due sepolture spineti. </p>
<p>Sempre nel 2007 si sono conclusi i restauri di quella che può essere considerata tra le più belle volte affrescate ancora esistenti a Ferrara: quella dell&#8217;Aula Costabiliana, detta &#8220;Sala del Tesoro&#8221;, magistralmente realizzate da Benvenuto Tisi da Garofalo, tra il 1503 e il 1506. Nel corso del 2010 la struttura sarà ancora al centro di una serie di iniziative tese a restituirle il primato culturale che le spetta. </p>
<p>La seconda stagione della manifestazione “Musica ed Arte al Palazzo di Ludovico il Moro” propone una serie di concerti che per 15 weekend, dal 21 febbraio al 12 dicembre, riporteranno a Ferrara musicisti dediti alla divulgazione di un patrimonio artistico di inestimabile valore particolarmente adatto alle dimore storiche. Entro la fine dell’anno, il Museo si doterà di ulteriori spazi espositivi e nuovi allestimenti, inclusi un nuovo apparato didattico e la riproposizione della “Sala delle piroghe”. </p>
<p>La riapertura di tale spazio espositivo, dopo diversi decenni di abbandono, è prevista in occasione della “Notte dei Musei” programmata il prossimo 15 maggio. Grazie alla collaborazione tecnica con Bulgari, il 10 giugno verrà inaugurato il nuovo allestimento della Sala degli Ori. Il Giardino neo-rinascimentale di palazzo Costabili, straordinario esempio di giardino formale storico ferrarese, che sarà restituito alla pubblica fruizione dopo un complesso restauro realizzato sulla base di rigorose indagini storico-archivistiche, agronomiche, palinologiche ed archeologiche, sarà inaugurato il 18 giugno. </p>
<p>Ferrara &#8211; gio 10 giugno 2010<br />
Sala degli Ori<br />
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE<br />
Via XX Settembre 122 (44100), Ferrara<br />
info tel. +39 053266299<br />
orario: Dal martedì alla domenica dalle 9-14<br />
biglietti: € 4,00 &#8211; ridotto € 2,00<br />
 e mail sba-ero.museoarchferrara@beniculturali.it<br />
ttp://hwww.archeobologna.beniculturali.it </p>
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		<title>Ravenna svela il suo grazioso Museo delle Bambole!</title>
		<link>http://www.giuseppeborsoi.it/2010/05/30/ravenna-svelail-suo-grazioso-museo-delle-bambole/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 10:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piccolo mondo dove potrete veder vivere le bambole in un ambiente creato su misura per loro. L&#8217;incantevole museo delle bambole di Ravenna è stato fondato nel 2006 da Graziella Gardini Pasini, che ha voluto condividere la sua collezione privata di bambole e altri balocchi, raccolti nel corso di molti decenni. Il frutto di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Cappuccetto-zoldano-by-GIUSEPPE-BORSOI.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Cappuccetto-zoldano-by-GIUSEPPE-BORSOI.jpg" alt="" title="Cappuccetto zoldano by GIUSEPPE BORSOI" width="277" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-19979" /></a></p>
<p>Un piccolo mondo dove potrete veder vivere le bambole in un ambiente creato su misura per loro. L&#8217;incantevole museo delle bambole di Ravenna è stato fondato nel 2006 da Graziella Gardini Pasini, che ha voluto condividere la sua collezione privata di bambole e altri balocchi, raccolti nel corso di molti decenni. Il frutto di una grande passione è oggi a disposizione di grandi e piccini che vogliono conoscere da vicino il mondo e la storia del più famoso giocattolo di tutti i tempi: la bambola.<span id="more-19949"></span></p>
<p>Nel museo trovano casa bambole e giocattoli di epoche comprese tra il 1860 e il 1950. Ci sono bambole di porcellana, di panno, di celluloide, di carta e altri giocattoli. E in questa casa delle bambole non potevano mancare le case delle bambole: camerette, cucine, stanze complete di suppellettili di ogni genere. Tutte le bambole infatti vivono in un ambiente in miniatura creato apposta per loro. </p>
<p>Nel museo si trovano alcuni pezzi importanti di marche che hanno fatto la storia della bambola, come Jumeau, Armand Marseille, Lenci, Kathe Kruse, Furga, Tartaruga, Minerva e una piccola collezione di Kewpie. Il museo non vuole essere soltanto un nostalgico viaggio nel passato, ma un confronto con i modi di vivere e di giocare nelle varie epoche. Un piccolo pezzo di storia di costume visto attraverso gli occhi dei bambini e delle loro bambole.</p>
<p>&#8220;Ecco un nuovo luogo delle meraviglie; ci si entra per ricordare, per ritornare nel tempo fatto di giochi dimenticati, una dimensione magica dove ci si aspetta la fanciullezza; tutto il bello possibile&#8221;. (Gastone C. Scheraggi, prefazione del catalogo del Museo). In un ambiente creato su misura per le bambole, realizzato come una miniatura del mondo reale, trovano casa decine di bambole e di altri balocchi.</p>
<p>Ogni teca è un salotto, una cameretta, un negozio, una cucina. Le bambole qui non sono solo esposte, ma inserite nel loro ambiente naturale e vero, realizzato con materiali originali, come il mondo dei grandi: legno, porcellana, metalli, stoffe. Nel piccolo negozio situato all’ingresso del museo potrete acquistare, oltre al ricco catalogo del museo, alcune pubblicazioni e gadget prodotti da noi. Se siete interessati ad acquistare uno dei nostri oggetti, ma siete impossibilitati a recarvi presso il nostro museo, scriveteci una mail (info@museodellebambole.it) e troveremo insieme una soluzione (spedizione contrassegno, bonifico bancario, altro).</p>
<p>Per maggiori informazioni, per prenotare visite guidate o aperture straordinarie, per conoscere gli eventi speciali organizzati dal museo potete contattarci ai nostri recapiti:<br />
Piccolo Museo di Bambole e di altri Balocchi<br />
Via Marco Fantuzzi 4<br />
48100 Ravenna<br />
Tel. 331.266.33.31<br />
Fax 0544.422.240<br />
Mail: info@museodellebambole.it</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Roma: rush finale e ultimi preparativi per il debutto del MAXXI!</title>
		<link>http://www.giuseppeborsoi.it/2010/05/24/roma-rush-finale-e-ultimi-preparativi-per-il-debutto-del-maxxi/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 05:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ partito il countdown. A poco meno di una settimana dall’apertura al pubblico, prevista il 30 maggio 2010 (anteprima stampa 27 maggio e opening 28), il MAXXI ovvero il Museo Nazionale delle arti del XXI secolo di Roma progettato da Zaha Hadid si presenta con il suo staff, le sue mostre, le sue linee guida. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Il-MAXXI-interno.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Il-MAXXI-interno.jpg" alt="" title="Il MAXXI interno" width="291" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-19662" /></a></p>
<p>E’ partito il countdown. A poco meno di una settimana dall’apertura al pubblico, prevista il 30 maggio 2010 (anteprima stampa 27 maggio e opening 28), il MAXXI ovvero il Museo Nazionale delle arti del XXI secolo di Roma progettato da Zaha Hadid si presenta con il suo staff, le sue mostre, le sue linee guida. E annuncia il suo omaggio a Roma: sabato 29 maggio ingresso libero al museo dalle 10 a mezzanotte.<span id="more-19659"></span></p>
<p>MAXXI apre ai privati: accordo con Fendi.<br />
Il MAXXI, realtà italiana e internazionale, ha le sue radici a Roma. E proprio con le realtà romane di respiro internazionale fa sinergia, a partire da un accordo di collaborazione in via di definizione con Fendi, storica maison da sempre sensibile all’arte e ai segni del contemporaneo, come partner del museo.</p>
<p>MAXXI fa sistema con Roma e con i musei d’arte contemporanea di tutta Italia<br />
L’opening del MAXXI sarà un grande momento per l’arte contemporanea e la cultura a Roma e in tutta Italia, con il coinvolgimento delle principali istituzioni pubbliche e private. Con la Fondazione Musica per Roma, è stato ideato un percorso musicale che accompagnerà i visitatori durante l’inaugurazione del MAXXI, il 28 e 29 maggio. </p>
<p>E ancora sorprese musicali con un progetto dell’American Academy in Rome per il pubblico del 30 maggio. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna – insieme ad altre istituzioni del circuito AMACI – ha partecipato alle mostre inaugurali del MAXXI con prestiti di opere, mostrando lo spirito di collaborazione con cui la comunità dei musei di arte contemporanea guarda a questo evento e rafforzando ulteriormente la rete del contemporaneo in Italia. In quei giorni sarà inoltre possibile visitare in anteprima l’ala del MACRO progettata da Odile Decq e esplorare il mercato dell’arte contemporanea con la fiera The Road to Contemporary Art, mentre già dal 19 maggio Galleria Borghese ospiterà l’opera di Nedko Solakov, frutto della collaborazione tra il MAXXI e Unicredit.</p>
<p>MAXXI: Via Guido Reni 4 A, 00196 Roma &#8211; C.F. 10587971002 &#8211; uffici Via Pasquale Stanislao Mancini 20, 00196 Roma &#8211; Tel: 06.32101838</p>
<p>MAXXI: le mostre inaugurali<br />
SPAZIO è il primo allestimento tematico delle collezioni di arte e architettura del MAXXI, che prende avvio dagli stimoli suggeriti dalle forme fluide di Zaha Hadid e interpreta appieno il carattere di interdisciplinarità del museo. In un unico percorso che si snoda all’interno e all’esterno, saranno esposte circa 90 opere della collezione Arte (tra cui Alighiero Boetti, Anish Kapoor, William Kentridge, Sol Lewitt, Giuseppe Penone, Grazia Toderi, Francesco Vezzoli) che dialogheranno con le installazioni site specific di dieci studi di architettura internazionali (tra cui Diller, Scofidio e Renfro, Lacaton &#038; Vassal Architetcs, West 8).</p>
<p>Nel percorso di mostra, un’opera di Studio Azzurro, occuperà una parete di 40 metri. Una sezione superatrezzata, ad hoc, sarà dedicata al progetto NETinSPACE, a cura di Elena Giulia Rossi. SPAZIO includerà anche un omaggio a Fabio Mauri e le due opere realizzate per il concorso MAXXI 2per100: l’installazione di luce ed elementi scultorei Linee rette di luce nell’Iperspazio curvilineo, di Maurizio Mochetti nell’atrio del museo, e Emergency’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by MAXXI, di Massimo Grimaldi che documenta le fasi di costruzione del nuovo ospedale di Emergency in Sudan, finanziato proprio con i fondi del 2per100 che l’artista ha devoluto a questo progetto. A cura di Pippo Ciorra, Alessandro D’Onofrio, Bartolomeo Pietromarchi e Gabi Scardi. Catalogo a cura di Stefano Chiodi e Domitilla Dardi (30 maggio 2010 – 23 gennaio 2011).</p>
<p>GINO DE DOMINICIS: l’Immortale. E’ la prima e più esaustiva retrospettiva dedicata a questo artista, figura chiave per l’arte italiana contemporanea e punto di riferimento per le giovani generazioni, ancora da scoprire per il pubblico internazionale. La mostra ripercorre attraverso l’esposizione di oltre 130 opere l’intero iter della sua ricerca. A cura di Achille Bonito Oliva (30 maggio – 7 novembre 2010)</p>
<p>LUIGI MORETTI ARCHITETTO. Dal razionalismo all’informale. Architetto, editore, gallerista, regista e studioso, Moretti è stato uno dei protagonisti di quella cultura architettonica del &#8217;900 che rappresenta – insieme allo sguardo sul futuro – uno dei cardini della missione del MAXXI Architettura. La mostra è realizzata con l&#8217;Accademia di Architettura e l&#8217;Archivio del Moderno dell&#8217;Università della Svizzera Italiana e con l&#8217;Archivio Centrale dello Stato. A cura di Bruno Reichlin e Maristella Casciato (30 maggio – 28 novembre 2010).</p>
<p>KUTLUG ATAMAN. Mesopotamian Dramaturgies. Nato ad Istanbul, Ataman è uno dei più interessanti artisti contemporanei. Mesopotamian Dramaturgies è un progetto composto da otto opere video che riflettono sul problematico rapporto tra Oriente e Occidente, tra modernizzazione e tradizione, globalizzazione e persistenza delle culture locali, sottolineando l’attenzione del MAXXI ai new media e la sua vocazione internazionale e di collegamento tra culture diverse. A cura di Cristiana Perrella (30 maggio – 12 settembre 2010).</p>
<p>MAXXI: un crescente network internazionale<br />
Dopo la tranto attesa inaugurazione, l’attività espositiva del MAXXI continuerà all’insegna della ricerca, del sostegno agli artisti e della produzione di mostre, come quella per il Premio Italia Arte Contemporanea (inverno 2010- 2011). Si consoliderà il rapporto con istituzioni internazionali, con la mostra dedicata a Pierluigi Nervi, in collaborazione con il CIVA di Bruxelles (fine 2010 – primavera 2011) e quella su Michelangelo Pistoletto con il Philadelphia Museum of Art (marzo – giugno 2011).</p>
<p>All’attività espositiva, si unirà un intenso programma che comprende workshop, incontri con artisti, architetti e curatori; seminari e convegni. Tra questi, MAXXI in concreto, in collaborazione con l’Ance, nell’autunno 2010 e il convegno internazionale I tempi dell’opera. Anacronismo, contemporaneità, globalizzazione, nella primavera del 2011.</p>
<p>MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO, MAXXI, Via Guido Reni 4 A, 00196 Roma &#8211; C.F. 10587971002 &#8211; uffici Via Pasquale Stanislao Mancini 20, 00196 Roma &#8211; Tel: 06.32101838</p>
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		<title>Modena: &#8220;ce l&#8217;ho, mi manca!&#8221; ovvero il Museo della Figurina Panini!</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 10:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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<p>Il Museo della Figurina di Modena è nato dalla appassionata opera collezionistica di Giuseppe Panini, fondatore, nel 1961, dell’omonima azienda assieme ai fratelli Benito, Franco Cosimo e Umberto. Nel corso degli anni egli ha raccolto centinaia di migliaia di piccole stampe a colori che nel tempo sono andate a costituire questa straordinaria collezione diventata museo all’interno dell’azienda nel 1986. Nel 1992 Giuseppe Panini e l’azienda stessa decidono di donare il Museo al Comune di Modena, città ritenuta sua sede naturale in quanto capitale mondiale della figurina moderna.<span id="more-17086"></span></p>
<p>La raccolta riunisce accanto alle figurine propriamente dette, materiali affini per tecnica e funzione: piccole stampe antiche, scatole di fiammiferi, bolli chiudilettera, carta moneta, menu, calendarietti, album pubblicati dalle ditte per raccogliere le serie o creati per passatempo dai collezionisti seguendo solamente il proprio gusto estetico e la propria fantasia e molti altri materiali ancora.</p>
<p>Il Museo, unico per quantità e qualità, data la rarità di molti esemplari, si propone di conservare, inventariare e catalogare secondo criteri studiati appositamente e conformi agli standard internazionali, tutti i materiali in suo possesso configurandosi come punto di riferimento per gli studiosi e le ricerche in questo specifico campo. Pensato per ricreare uno straordinario “album delle meraviglie”, l’allestimento prevede una sezione permanente suddivisa in sei temi principali:</p>
<p>a) Gli antecedenti: la ricorrenza di temi iconografici dalle stampe antiche alla figurina contemporanea.<br />
b) La cromolitografia: l’invenzione della stampa cromolitografica e il procedimento di stampa dal bozzetto alla figurina.<br />
c) La nascita e la diffusione: dall’esordio francese della figurina nella seconda metà dell’Ottocento sino all’avventura italiana dei concorsi a premio negli anni Trenta del XX secolo.<br />
d) La Liebig: la collezione storica più famosa del mondo.<br />
c) Non solo figurine: cigarette cards, calendarietti, bolli chiudilettera, menu, segnaposto, etichette d’albergo ed altre collezioni minori.<br />
d) La figurina moderna: le figurine sportive e gli album dal secondo dopoguerra. </p>
<p>I sei grandi “armadi” espositori consentono l’approfondimento della visita per mezzo di otto sportelli laterali estraibili, pronti a far apparire il proprio prezioso contenuto e a suscitare il senso di sorpresa che tutti noi abbiamo provato nello sfogliare un album o nell’aprire una bustina di figurine.</p>
<p>GLI ANTECEDENTI<br />
Questa sezione presenta incisioni d’epoca, matrici originali e riproduzioni di una serie di immagini a stampa che hanno influenzato l’iconografia delle figurine. Apparse in Europa a partire dal quindicesimo secolo e impresse con le tecniche della xilografia e della calcografia, queste incisioni, riprodotte e selezionate fra le più antiche e significative, sono state suddivise secondo i criteri di classificazione delle stampe popolari teorizzati da Achille Bertarelli. Vedremo come nel corso dei secoli le stampe andranno progressivamente laicizzandosi e affrancandosi dalla funzione di precetto e di culto che le aveva generate, per evidenziare quell’aspetto satirico, cronachistico, ma soprattutto di divulgazione delle conoscenze, destinato a favorire la volontà squisitamente enciclopedica che caratterizzerà l’universo delle figurine.</p>
<p>LA CROMOLITOGRAFIA<br />
La nascita della figurina e la grande diffusione di immagini a colori a cui si assiste nella seconda metà dell’Ottocento furono dovute ad un metodo di stampa destinato a rivoluzionare il mondo delle arti grafiche: la cromolitografia, il cui brevetto ufficiale fu depositato a Parigi nel 1837 da Godefroy Engelmann (1778–1839). Benché già con l’incisione si ottenessero stampe policrome utilizzando matrici di colori diversi oppure acquerellando le stampe a mano, la cromolitografia rese possibile la produzione di una grande quantità di immagini a basso costo. Inoltre rispetto alle tecniche precedenti ampliò la gamma cromatica e consentì una precisione di dettagli fino ad allora impensabile. Alla base delle tecnica cromolitografica si trova l’invenzione della litografia, nata a Monaco nel 1798 dalle sperimentazioni di Aloys Senefelder (1771-1834) ed inizialmente impiegata per la riproduzione di spartiti musicali.</p>
<p>LA NASCITA E LA DIFFUSIONE<br />
Con tutta probabilità le prime figurine nacquero in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, ma si diffusero rapidamente nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti, grazie al fertile incontro tra la stampa cromolitografia e le esigenze pubblicitarie create dalla rivoluzione industriale. Per molti aspetti diverse da quelle attuali, le figurine ottocentesche consistevano in piccole stampe a colori recanti un messaggio pubblicitario. Generalmente prodotte in serie di 6 o di 12<br />
accomunate da uno stesso soggetto, venivano date in omaggio da negozi e grandi magazzini, per invogliare i loro clienti a tornare a fare acquisti. Questa formula si rivelò un incentivo all’acquisto talmente azzeccato che ben presto le varie litografie iniziarono a stampare immagini apposite, lasciando in alcuni casi degli spazi bianchi costituiti da cartigli, cartelloni, vele ed altro, che permettevano di inserire il messaggio. In altri, su richiesta del negoziante, venivano inseriti oggetti che alludevano alla sua attività, come ad esempio un orologio per un orologiaio. Alcune ditte, come i Grandi Magazzini Au Bon Marché, iniziarono a commissionare immagini originali ed esclusive.</p>
<p>LA LIEBIG<br />
La storia delle figurine non sarebbe stata la stessa senza l’apporto della ditta Liebig, produttrice del famoso estratto di carne, la cui invenzione, nella seconda metà del Diciannovesimo secolo, apportò un sensibile miglioramento nell’alimentazione europea. Oltre alle figurine, la Liebig produsse un’enorme quantità di gadget e oggetti stampati, quali menù, segnaposti, sottobicchieri, calendari e molto altro. Per distinguersi dalla concorrenza la ditta dovette adottare un’attenzione estrema ad ogni aspetto legato alla comunicazione a partire dal vasetto, che nel corso del tempo rimase il principale elemento identificativo del prodotto. Sulle figurine lo ritroviamo nella cornice, senza nessun legame con l’immagine rappresentata, o come elemento fondamentale della narrazione, per scomparire verso il 1930. Per un breve periodo l’estratto venne venduto anche in tubetti di stagno, ben presto tolti dal mercato. Ad essi furono infatti dedicate solo due serie. Dal 1912 grande successo ebbero invece i dadi, trasformati poi in tavolette.</p>
<p>NON SOLO FIGURINE<br />
Allo stesso modo in cui l’invenzione dei caratteri mobili da parte di Gutenberg nel Quindicesimo secolo determinò il passaggio dalla cultura orale a quella scritta, l’invenzione della litografia prima e della cromolitografia in seguito, provocarono una vera e propria trasformazione nel panorama culturale e antropologico. Le piccole immagini a colori consentivano di visitare paesi lontani, conoscere animali e piante mai visti, riflettere sugli avvenimenti del tempo o semplicemente divertirsi. In poche parole aprivano la strada alla meraviglia. Al contempo esse andavano incontro alle nuove esigenze di comunicazione prodotte dai processi di trasformazione della società europea e nordamericana: industrializzazione, grande distribuzione, urbanesimo. Molti industriali e venditori iniziarono ad utilizzarle per impacchettare le loro merci, fare pubblicità o semplicemente darle in omaggio ai clienti per favorirne la fedeltà. Tutto si adorna di cromolitografie dai colori brillanti e vivaci ed ogni cosa diventa oggetto di raccolta, indifferentemente…</p>
<p>LA FIGURINA MODERNA<br />
La Seconda Guerra Mondiale spacca il Novecento in due tronconi, lasciando l’Italia a pezzi, sofferente e sconfitta. Il nostro Paese è diviso, alla ricerca delle energie per risorgere e pacificarsi. Sarà lo Sport a fungere da collante: le imprese straordinarie di Coppi e Bartali nel ciclismo, la leggendaria avventura del Grande Torino nel calcio restituiscono agli italiani la voglia di sognare e l’entusiasmo, dando loro nuovi simboli nei quali riconoscersi. In questo clima affonda le sue radici la figurina moderna che, progressivamente, si svincola dal legame con altri prodotti. È proprio lo sport a dare slancio alle iniziative di piccole ma vivacissime case editrici che, sfoderando creatività e sperimentando nuove formule, conducono la figurina, in pochi anni, al rango di filone editoriale a sé stante. </p>
<p>Si prepara così il terreno per la nascita di imprese esclusivamente dedicate alla produzione di figurine. Entrato in contatto con l’Editrice Nannina di Milano con la sua Agenzia di distribuzione giornali, gestita coi fratelli a Modena, Giuseppe Panini acquista, sul finire del 1960, le figurine invendute della serie “Gol-album gigante” versione ingrandita dell’omonima raccolta di piccolo formato. Le confeziona in bustine con l’aggiunta di un palloncino ed ottiene un ottimo risultato di vendita, che lo induce a diverse ristampe. All’inizio della stagione calcistica 1961-62, comincia la creazione della prima collezione di figurine a marchio Panini, intitolata “Calciatori”. Realizzato in modo artigianale, quest’album già contiene gli ingredienti che ne faranno un fenomeno editoriale negli anni successivi. Modena assiste così alla fondazione della Edizioni Panini.</p>
<p>INFORMAZIONI<br />
L’esposizione permanente è stata curata nel suo complesso da Paola Basile e Maria Giovanna Battistini con la collaborazione di Fausto Ferri e il contributo scientifico di Paola Pallottino per la parte relativa agli “antecedenti”, e Fabrizio Melegari per quel che riguarda la “figurina moderna”. Una parete attrezzata secondo le più moderne tecnologie in campo museografico, lunga 12 metri, ospita esposizioni temporanee volte ad approfondire temi già presenti nell&#8217;esposizione permanente, consentendo di mostrare ciclicamente altri materiali presenti in archivio o provenienti da altre collezioni. </p>
<p>All’interno del Museo è previsto anche uno spazio multimediale, destinato all’approfondimento delle raccolte, attraverso la consultazione di un dvd ricco di immagini notizie e curiosità sull’immenso patrimonio museale e un collegamento al catalogo collettivo di opere grafiche on line “Imago” ( sito web http: //www.ibc.regione.emilia-romagna.it/soprintendenza/htm/ imago .htm), in cui sono raccolte le circa 30.000 schede sulle figurine, realizzate in collaborazione con l’IBACN; nonché un maxischermo per proiezioni e un laboratorio didattico per attività rivolte a un pubblico di tutte le età.</p>
<p>Museo della Figurina<br />
Palazzo Santa Margherita<br />
Corso Canalgrande 103, 41100 Modena<br />
Tel: 059-2033090<br />
Fax: 059-2033087<br />
e-mail: info@museodellafigurina.it</p>
<p>http://www.museodellafigurina.it</p>
<p>Ufficio stampa:<br />
Roberto Alessandrini Comune di Modena<br />
Via Scudari 20<br />
Tel.: 059-2032774</p>
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