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	<title>BeppeBlog &#187; Recensioni libri</title>
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	<description>Chi vuol fare trova i mezzi, chi non vuole trova le scuse!</description>
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		<title>La duplicità nefasta come estremo rifugio e riscatto del Dottor Jekyll!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Copertina-del-libro.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Copertina-del-libro.jpg" alt="" title="Copertina del libro" width="229" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-22871" /></a></p>
<p>“Quell’infelice Henry Jekyll”. Nati dalla fantasia degli scrittori e fatti vivere nelle pagine di un libro, certi personaggi della letteratura hanno un destino davvero singolare: con il passare del tempo assurgono all’altezza di caratteri universali e, tralasciata del tutto la loro matrice artistica, cominciano a vivere una vita propria e imbarazzantemente perenne, fino ad entrare nel linguaggio di tutti i sogni. Quanti usano termini come “donchisciottesco”, “bovarismo”, “edipico” senza aver mai letto Cervantes o Flaubert o Sofocle? La stessa sorte è toccata al dottor Jekyll: in inglese l’espressione “to be a Jekyll and Hyde” è comunissima e viene usata per indicare che qualcuno ha una personalità ambigua o conduce una doppia vita. Ma certo non tutti coloro che usano quella frase hanno letto il pur famosissimo racconto di Stevenson, “Lo strano caso di Doctor Jekyll and Mister Hyde” (collana Oscar classici, 134 pagine, costo 5,90 euro). <span id="more-22870"></span></p>
<p>Non solo. Del “doppio” di Jekyll, Edward Hyde, si è creata un’iconografia popolare che ben poco ha a che vedere con l’immagine, che l’autore ne dà nella sua storia. Hyde evoca nella fantasia dei più la figura di un mostro peloso e feroce, bieco e terrificante: una specie di sanguinaria belva umana assai vicina al vampiro o al licantropo. A ciò hanno notevolmente contribuito le trasposizioni hollywoodiane dell’opera di Stevenson: prima John Barrymore, poi Fredic March e Spencer Tracy hanno fatto di Hyde un essere dall’aspetto orrifico: e ancor oggi, sulle copertine delle edizioni “pocket” del racconto egli è raffigurato come una creatura da incubo, mostruosa, i denti aguzzi e le gengive scarlatte scoperte in un ghigno satanico, il viso segnato da rughe deformi illuminate da riflessi verdastri, lo sguardo belluino e demente; insomma qualcosa di assai più simile a King Kong, che al personaggio inventato dallo scrittore scozzese. </p>
<p>Hyde in realtà non è assolutamente un mostro in senso tradizionale: l’immagine che Stevenson ne fornisce è totalmente svincolata sia dall’iconografia del demonismo medievale che dalla prassi del racconto nero o “gotico” del romanticismo inglese avente per caposcuola la Mary Shelly di “Frankestein”. Il “male puro” che Hyde incarna traspare dall’esterno, nella sua persona,in qualcosa d’indefinibile,una forte repulsione fisica che chiunque lo avvicini avverte, senza saperne spiegare il motivo preciso ed perciò tanto più forte: il perfido Hyde emana e riflette sugli altri il male che ha dentro, ma il corpo non mostra alcuna apparente deformazione.</p>
<p>Questa straordinaria intuizione artistica avverte il lettore fin dalle prime pagine del racconto di non trovarsi davanti a un semplice “tale of terror”, ma a qualcosa di più e di diverso. “The strange case of Doctor Jekyll and Mister Hyde”, scritto di getto nel 1885 e nato da un incubo notturno realmente sofferto da Stevenson, è infatti sotto l’apparenza di “thriller” condotto con abilissimo mestiere, la rivelazione (che anticipa in modo folgorante gli studi freudiani sull’inconscio) di quanto di sordido esiste nella natura umana. “Vi prego d’intendere nefandezza” scriveva Stevenson all’amico Henry James in una lettera del 1885 “nel senso giusto, non necessariamente come qualcosa d’ignobile: il sordido può avere una sua dignità. In natura di solito ce l’ha”.</p>
<p>Nella storia del dotto Jekyll, uomo retto, onesto, generoso che attraverso una scoperta scientifica riesce a trasferirsi a suo piacimento in un essere, Hyde appunto, totalmente diverso, crudele, vizioso, violento, finché il lato malvagio s’impadronisce completamente di lui fino a farlo soccombere, si è vista tradizionalmente una metafora dell’eterna lotta fra bene e male. Ma questa interpretazione, oltre ad essere solo parzialmente plausibile, è anche fortemente restrittiva e non servirebbe totalmente a spiegarci il fascino così moderno e sottile del libro di Stevenson. Il dottor Jekyll non rappresenta e non è “il bene”: anzi, come ogni essere umano, è “un incongruo miscuglio di bene e di male”, influenzabile, fragile, soggetto agli impulsi più disparati. Ed è proprio di qui, che nasce il suo dramma, come dice egli stesso nella lunga confessione finale:</p>
<p>“Giorno per giorno mi avvicinai alla verità la cui scoperta doveva portarmi a un così spaventoso naufragio: che l’uomo non è in verità uno ma duplice…Azzardo l’ipotesi che l’uomo sarà infine conosciuto come un conglomerato di svariate entità, incoerenti e indipendenti l’una dall’altra…Due nature lottavano nella mia coscienza e a ragione potevo dire di essere l’una o l’altra: ma questo si doveva al fatto che ero radicalmente tutt’e due; e da moltissimo tempo, assai prima che il corso delle mie scoperte scientifiche avesse cominciato a suggerirmi la più remota possibilità di un tale miracolo, avevo imparato ad accarezzare, come un meraviglioso sogno ad occhi aperti, l’idea di separare questi elementi”.</p>
<p>Il malvagio Hyde è dunque il risultato degli esperimenti di Jekyll su sé stesso: ma la separazione degli elementi del bene da quelli del male è apparente: perché se Hyde è veramente e soltanto male allo stato puro, in Jekyll, anche quando torna ad essere sé stesso dopo le metamorfosi notturne e si pente delle proprie turpitudini e si dedica alla pratica della virtù e ad alleviare le sofferenze del mondo, resta la coscienza che Hyde è pur sempre dentro di lui, fa pur sempre parte di lui ineliminabilmente. Ecco perché tanto spesso cede alla tentazione di bere la magica medicina per trasformarsi nell’altro, per riprendere le sembianze del suo crudele “doppio” e dar sfogo a tutti gli impulsi negativi e distruttori, che lo agitano e lo tormentano finché restano ingabbiati in lui allo stato di desideri latenti. Non solo la “separazione degli elementi” è temporanea, ma unidirezionale; la pozione produce unicamente il male: libera Hyde da Jekyll, ma non Jekyll da Hyde.</p>
<p>Il bene compiuto dal dottore è perciò solo una conseguenza, esiste solo in funzione del male compiuto da Hyde, come riparazione, come espiazione, come contrappeso, come lenimento di terribili rimorsi: è, potremmo dire, una fuga dalla realtà di Hyde. Ma non ha autonomia: Jekyll non può fare a meno di Hyde, sa che rinunciando a lui soffrirebbe i desideri e gli spasimi più atroci, le angosce più terribili, sarebbe ossessionato da un solo, unico pensiero: essere completamente libero, poter dare libero corso ai selvaggi istinti di Hyde. Egli prova per Hyde “molto più che l’interesse di un padre”, mentre Hyde prova “molto meno che l’interesse di un figlio” e pensa a Jekyll “come il bandito della montagna pensa alla caverna nella quale si nasconde quando è braccato”.</p>
<p>In quale modo il dottor Jekyll, uomo retto, cittadino esemplare, professionista di chiara fama, ha potuto lasciarsi travolgere nella sua fosca avventura? Come nasce nella sua mente l’idea di separare la parte di bene e la parte di male che egli sa presenti in lui? “Il peggiore dei miei difetti”, egli dice nel capitolo finale, confidandosi all’amico Utterson, “era un temperamento irrequieto e allegro che io trovo difficile conciliare col mio imperioso desiderio di andare a testa alta e di tenere in pubblico un contegno più grave del comune. Nacque così l’abitudine di nascondere i miei piaceri…con un senso di vergogna quasi morboso…Ecco quindi l’illustre medico, ligio alle regole della società in cui vive, assuefarsi a una “profonda duplicità di vita”; orgoglio, onore, decoro, prestigio, raggiungimento della fama e del successo lo obbligano a rivelare solo la facciata, dando di sé al mondo un’immagine vera solo in parte e costringendolo a separare “con un taglio assai più profondo che nella maggior parte degli uomini”le ragioni del bene e del male.</p>
<p>Visto in questa luce il racconto di Stevenson è uno degli attacchi più espliciti sferrati in quel periodo dai letterati inglesi alla morale repressiva e puritana dal regime vittoriano, già apertamente sfidata vent’anni prima dal Swinburne dei “Poems and ballads” (1866), opera tutta pervasa di sensualità, assolutamente in contrasto con la verecondia dell’epoca e accolta infatti con grandissimo scandalo dai benpensanti. Oggi, alla luce di Freud, definiremmo Jekyll come un individuo affetto da nevrosi ossessiva: ostacolato da ogni sorta di tabù, egli è costretto a celare il soddisfacimento dei suoi istinti (di quali istinti si tratti Stevenson, in questo anche lui figlio del tempo, non dice mai con chiarezza: parla di “piaceri a dir poco indecorosi” et similia, lasciando esche a chi volesse approfondire la questione sessuale del suo racconto, i cui protagonisti sono quattro scapoli cinquantenni a proposito dei quali mai si accenna ad amori passati o alla presenza di donne nella loro vita…): società, soffocata dalla paura del peccato, costretta da una morale imposta dall’alto, vive fingendo che la voluttà, il sesso non esistano. I desideri dell’individuo, repressi, diventano sempre più forti e finiscono per esplodere, ormai ingigantiti e davvero pericolosi; agli impulsi inconfessabili che tormentano il borghese e puritano Jekyll, Hyde dà sfogo con centuplicata violenza, in un susseguirsi di atti dissacratori e sadici, fino all’omicidio gratuito.</p>
<p>Da questo punto di vista, Jekyll altro non è che un bacchettone, un puritano non convinto, tipico rappresentante del medio borghese suo contemporaneo. Lo spirito polemico e fini di critica di Stevenson sono chiarissimi (basterà ricordare a questo proposito che la sua stessa vita fu sempre animata da un ardente bisogno di verità e d’indipendenza, rivelatasi fin da quando, giovanissimo abbandonò la casa dei genitori, troppo legati all’ortodossia calvinista e al “gelido compromesso vittoriano”); ma una lettura esclusivamente storicistica del racconto rischia di costringerlo entro limiti inaccettabili: come non tener conto infatti dello spessore poetico e fantastico di questo viaggio nel regno del magico?</p>
<p>Hyde resta nella nostra e nella mia memoria, ma non solo: la sua è una presenza scomoda, inquietante, il suo fascino stregonesco ci turba. Come Jekyll, ne siamo dapprima attratti irresistibilmente; poi proviamo un orrore profondo, un terrore autentico della sua energia distruttrice; infine siamo mossi a pietà per la tragedia che suggella la sua apparizione nel mondo degli uomini “normali”. Ma al fondo di tutto, chiuso il libro, quel che resta è un inconfessabile sentimento d’invidia, di rimpianto, come per un sogno impossibile. Lo stesso Jekyll, quando la vicenda è ormai conclusa e la morte è prossima, ha un attimo di abbandono e dice la sua ammirazione per Hyde: “His love of life is wonderful…”, il suo amore della vita è meraviglioso, e ancora: “his wonderful selfishness…”, il suo meraviglioso…Perché Hyde, se da una parte è sanguinaria violenza, impeto assolutamente negativo, dall’altra rappresenta la corsa della libertà senza limiti, l’attaccamento alla vita, il delirio, l’amore di sé, il delitto che non conosce rimorsi; con lui cade ogni barriera, ogni inibizione, ogni “censura”: è la realtà onirica dell’ “infelice Henry Jekyll”, cioè dell’uomo, e in qualche modo finisce per coinvolgerci. Possiamo averne paura, così come abbiamo paura della libertà eccessiva o dei sogni troppo rivelatori; ma possiamo, forse a dispetto di noi stessi, anche amarlo, così come amiamo la nostra libertà e i nostri sogni.</p>
<p>Jekyll è un mito, altrettanto inquietante: è l’uomo che sfida coscientemente la morte nel tentativo di rompere i limiti che gli sono imposti dalla natura, nel tentativo di varcare le soglie dell’ignoto per avventurarsi oltre i divieti, in mondi inesplorati. Ha il più profondo disprezzo per l’attaccamento al concreto del meschino collega Canyon; il successo dei suoi esperimenti gli fa proclamare una cieca fiducia nella “medicina trascendentale” e lo pone quasi al centro dell’universo, “primo essere di una nuova specie” che le stelle, la notte della metamorfosi, hanno il privilegio di osservare.</p>
<p>Ennesimo protagonista di un mito che ha accompagnato la cultura occidentale fin dagli albori, Jekyll compie un’esperienza tiratina che lo fa parente stretto dell’alchimista medievale, nell’illusione di sostituire la “creatio hominis” alla “creatio dei”, e lo lega a Faust, al Kirìllovdei “Dèmoni” dostoewskiani, e nel nostro secolo al “Surmale” di Jarry e la Mabuse di Lang, tutti simboli dell’uomo, che, credendosi rappresentante di una razza nuova, si accinge a riempire lo spazio “vuoto di Dio”. Il successo è per Jekyll “un ceffone d’assoluto”, lo rende completamente ebbro, pazzo d’orgoglio e di funesta felicità, lo fa credere potentissimo e invulnerabile: i confini fra l’uomo e il divino si sono cancellati,perché egli è riuscito a penetrare nei terribili dolci segreti della natura.</p>
<p>Ma la natura si vendica, la metamorfosi diventa automatica, involontaria: il viaggio nell’ignoto è, anche per lui, secondo la tradizione (violata, e non definitivamente, solo dal Faust di Goethe, un viaggio senza ritorno). Jekyll si rende conto troppo tardi del décalage esistente tra la folle ambizione che lo ha spinto a varcare i confini del trascendente e la propria fragilità di meschino essere umano: per porre fine alla propria inarrestabile corsa nel male, per non soccombere definitivamente anche come semplice uomo, non gli resta che distruggere il proprio corpo, il debole involucro di carne che tante volte egli ha sconvolto e straziato nel tragico rito della metamorfosi…E ora che conoscete la radice più intima e infima dell’infelicità di Jekyll, non vogliategli male giacché tra le pieghe delle vostre stolide e nette personalità non si aggira un Mister Hyde, bensì un Io, perfettamente integrato, che cova e medita trasformazioni compensative, più o meno nefaste e, che sopra ogni cosa ricorda molto da vicino il dottore stevensoniano! Vostra Elena P.</p>
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		<title>Il balcon da memorie un libro di Manuela Quaglia alla scoperta delle donne&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 16:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il balcon da memorie Un libro di Manuela Quaglia &#8211; In Carnia alla scoperta delle donne dai poteri speciali. Streghe, tradizioni della Pasqua e del periodo natalizio, il mondo della superstizione, dei diavoli e dei santi, della meteorologia, le storie e leggende per i bimbi e le credenze popolari del mondo dei morti. Tradizioni popolari: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2009/11/Il-balcon-da-memorie.jpg" alt="Il libro &quot;Il balcon da memorie&quot;" title="Il libro &quot;Il balcon da memorie&quot;" width="297" height="370" class="alignnone size-full wp-image-11583" /></p>
<p>Il balcon da memorie Un libro di Manuela Quaglia &#8211; In Carnia alla scoperta delle donne dai poteri speciali. Streghe, tradizioni della Pasqua e del periodo natalizio, il mondo della superstizione, dei diavoli e dei santi, della meteorologia, le storie e leggende per i bimbi e le credenze popolari del mondo dei morti. <span id="more-11582"></span></p>
<p>Tradizioni popolari: ecco il tema proposto da Manuela Quaglia nel suo libro “Il balcon da memorie”, un volume edito da SGF di Udine, in vendita a 16 euro, arricchito dalle foto di Ulderica Da Pozzo e dai disegni di Marina Forte. Il testo prende lo spunto da alcune conferenze tenute in circa sei anni dall’autrice Manuela Quaglia: vi sono raccolte infatti in maniera organica gli appunti e le informazioni portate in vita da una testimonianza orale. L’autrice è nata nel 1965 in Svizzera, a Liestal, ma il suo grande amore è sempre stata la Carnia che l’ha fatta riavvicinarsi alle montagne sin da quando ha deciso di prendere la laurea in lingue e letterature straniere all’Università di Udine. </p>
<p>Quaglia ha già collaborato con “La Dalbide”, il circolo culturale dell’Alta valle del But, alla pubblicazione del libro “Lus e scur”, mentre per l’istituto comprensivo Jacopo Linussio di Arta Terme Manuela ha curato il volume “Maridasi ir…in Cjargne”. Con il circolo Vieri Rol, Quaglia ha collaborato con Elio Craighero alle stampe il libro “No dut al mur”. Altre collaborazioni sono state effettuate nella stesura del libro fotografico “Trep e i Teus &#8211; Immagini di un secolo di vita” edito dall’associazione locale Elio Cortolezzis.Manuela però assurge alla notorietà con un’opera che è stata ben presto ristampata: “Non ci credo alle streghe, però…! In Carnia alla scoperta delle donne dai poteri speciali”. </p>
<p>Nel libro si trovano vari argomenti che possono interessare il lettore: streghe, tradizioni della Pasqua e del periodo natalizio, il mondo della superstizione, dei diavoli e dei santi, della meteorologia, le storie e leggende per i bimbi e le credenze popolari del mondo dei morti: storie riportate in auge dalle voci dei nonni prima che vadano definitivamente scomparse. Molte le filastrocche e le leggende in lingua, come apprese dall’autrice dalla viva voce degli anziani della Carnia, intercalate da espliciti disegni e fotografie di altri tempi delle sue due collaboratrici iconografiche.</p>
<p>Recensione tratta dal sito web: http://www.altofriuli.com/cultura/?id_evento=44&#038;layout=leggi_evento</p>
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		<title>La pubblicistica sul Merisi si arricchisce di un&#8217;opera scientifica imperdibile!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 06:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;avventura storico-scientifica che ha portato all&#8217;identificazione delle ossa di Caravaggio diventa un libro. È stato presentato sabato 10 luglio 2010, a Ravenna &#8220;L&#8217;enigma Caravaggio: ipotesi scientifiche sulla morte del pittore&#8221; (Armando Editore), scritto da Silvano Vinceti e Giorgio Gruppioni. Il saggio racconta la complessa indagine che, dopo l&#8217;esumazione delle ossa di Michelangelo Merisi dal cimitero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Cristo-sul-monte-degli-ulivi-Capolavoro-perduto-del-CARAVAGGIO.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Cristo-sul-monte-degli-ulivi-Capolavoro-perduto-del-CARAVAGGIO.jpg" alt="" title="Cristo sul monte degli ulivi - Capolavoro perduto del CARAVAGGIO" width="430" height="285" class="aligncenter size-full wp-image-22360" /></a></p>
<p>L&#8217;avventura storico-scientifica che ha portato all&#8217;identificazione delle ossa di Caravaggio diventa un libro. È stato presentato sabato 10 luglio 2010, a Ravenna &#8220;L&#8217;enigma Caravaggio: ipotesi scientifiche sulla morte del pittore&#8221; (Armando Editore), scritto da Silvano Vinceti e Giorgio Gruppioni. Il saggio racconta la complessa indagine che, dopo l&#8217;esumazione delle ossa di Michelangelo Merisi dal cimitero di Porto Ercole, ha stabilito, con relativa certezza, l&#8217;appartenenza dei resti al pittore. E ha inoltre permesso di dare una parziale risposta ad alcuni misteri della vita di un artista geniale quanto maledetto.<span id="more-22285"></span></p>
<p>Vinceti – presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali – ha guidato l&#8217;analisi storico-documentaria, mentre Gruppioni – antropologo dell&#8217;Università di Bologna, sede di Ravenna – ha coordinato l&#8217;équipe scientifica, con la collaborazione delle Università di Lecce e L&#8217;Aquila. Un percorso fatto di studi sui documenti e analisi del Dna, che ha portato, lo scorso 16 giugno, all&#8217;annuncio dell&#8217;identificazione dei resti, al teatro Alighieri di Ravenna. «Questa ricerca – ha spiegato al pubblico Vinceti – ha rappresentato un felice connubio tra scienze storiografiche e antropologia». Per Gruppioni, «è stata un&#8217;avventura scientifica e umana ai limiti dell&#8217;impossibile, caratterizzata da un approccio interdisciplinare assolutamente innovativo». Da settembre – ha annunciato il vicesindaco di Ravenna Giannantonio Mingozzi – l&#8217;équipe affronterà un altro mistero: quello delle spoglie di Giotto.</p>
<p>L’esplosivo fascino irradiato dal Caravaggio trova la sua sorgente nello stretto e inestricabile legame fra l’uomo e l’artista, attraverso le sue sofferte e geniali opere pittoriche, la sua magistrale capacità di farle trasudare di realismo, di dare anima, emozioni e dinamismo ai personaggi rappresentati, il pittore parla di séIn quest’opera la dimensione storico-documentaria e quella antropologica e genetica s’intrecciano e interagiscono fra loro, cercando di dare, attraverso l’uso delle più sofisticate tecnologie scientifiche, una risposta credibile e fondata ai numerosi enigmi che costellano la sua vita: dal luogo della nascita, al luogo della morte, dai principali episodi della sua esistenza, al suo ultimo viaggio a Porto Ercole, fino alla definitiva scoperta del luogo della sepoltura. </p>
<p>L’opera vuole fornire una risposta verosimile, su basi scientifiche, alle domande che da secoli accompagnano il destino del grande pittore lombardo. La ricerca viene raccontata con ritmi incalzanti, un tono narrativo sintetico, senza nulla concedere alla retorica e alle facili ricostruzioni biografiche. Questo libro cerca di offrire alcune soluzioni ai molti aspetti della vita del pittore, misteriosi ed enigmatici</p>
<p>Silvano Vinceti &#8211; Giorgio Gruppioni<br />
L&#8217;enigma caravaggio<br />
casa editrice Armando<br />
160 pp.<br />
15,00 euro </p>
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		<title>Il libro: “Caterina, la contrabbandiera friulana”</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 20:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un viaggio nel Friuli del ‘700, dai magredi della Meduna al Noncello e alla Val Cellina, dai nevai della Carnia sino a Cividale e alla Carniola, in Slovenia. “Caterina, la contrabbandiera friulana” (Santi Quaranta editore, 11 euro) è il titolo dell’opera di Luigina Battistutta nella quale si narra di una giovane contadina del Friuli che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/catarina.bmp" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/catarina.bmp" alt="" title="Copertina del libro Catarina la contrabbandiera friulana" class="aligncenter size-full wp-image-21480" /></a></p>
<p>Un viaggio nel Friuli del ‘700, dai magredi della Meduna al Noncello e alla Val Cellina, dai nevai della Carnia sino a Cividale e alla Carniola, in Slovenia. “Caterina, la contrabbandiera friulana” (Santi Quaranta editore, 11 euro) è il titolo dell’opera di Luigina Battistutta nella quale si narra di una giovane contadina del Friuli che vive in un ambiente famigliare semplice, ancestrale ed agricolo. Una vicenda ambientata nel Settecento in una zona governata dalla Repubblica di Venezia. <span id="more-20435"></span></p>
<p>Caterina, che vive nella pedemontana friulana, è vittima con i suoi concittadini di una grave carestia. Andrea, suo padre, inizia così a contrabbandare delle merci per poter sfamare la sua famiglia. Un itinerario nel quale si incontrano molti preti, per lo più difensori di questo popolo fiero e rustico che sono i friulani. Al contrabbando si dedica ben presto anche Caterina, che vuole scappare dalle grinfie del conte Mainardo da Spilimbergo e dai suoi sgherri, uno dei quali verrà ucciso dalla stessa Caterina quando questi cercherà di violentarla. </p>
<p>Ma la protagonista non sfugge alla legge: il tribunale di Udine condanna Caterina a morte mediante impiccagione.Un romanzo toccante e coinvolgente, quello raccontato da Battistutta, che rievoca la vita della ragazza e i suoi rapporti con la famiglia, i preti e il fidanzato Daniele, ma anche il mondo bucolico del tempo. Un viaggio nel Friuli del ‘700, dai magredi della Meduna al Noncello e alla Val Cellina, dai nevai della Carnia sino a Cividale e alla Carniola, in Slovenia: un peregrinare in una terra fascinosa dove si respira un’esistenza aspra e dura, ma umana.</p>
<p>Articolo segnalato dal sito web: http://altofriuli.com</p>
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		<title>&#8220;Viaggi diversi&#8221; il nuovo libro dello scrittore Giovanni Rattini.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 12:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; in arrivo in libreria &#8220;Viaggi diversi&#8221;, il nuovo libro dello scrittore Giovanni Rattini. Trama del libro: la mattina del 10 febbraio 1910 nonostante gli inconvenienti dovuti all’abbondante nevicata della notte, la linea ferroviaria a scartamento ridotto che avrebbe collegato Piovene Rocchette con Asiago venne finalmente aperta al traffico passeggeri e merci. L’inaugurazione ufficiale sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/copertina_viaggi.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/06/copertina_viaggi.jpg" alt="" title="Copertina del libro Viaggi diversi" width="269" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-20282" /></a></p>
<p>E&#8217; in arrivo in libreria &#8220;Viaggi diversi&#8221;, il nuovo libro dello scrittore Giovanni Rattini. Trama del libro: la mattina del 10 febbraio 1910 nonostante gli inconvenienti dovuti all’abbondante nevicata della notte, la linea ferroviaria a scartamento ridotto che avrebbe collegato Piovene Rocchette con Asiago venne finalmente aperta al traffico passeggeri e merci. L’inaugurazione ufficiale sarebbe arrivata sei mesi più tardi, il 4 agosto, ma ormai l’attesa soprattutto da parte degli abitanti dell’Altopiano poteva dirsi conclusa. <span id="more-20271"></span></p>
<p>Erano infatti passati quasi vent’anni da quando nel 1882 aveva cominciato a circolare l’idea dell’industriale Alessandro Rossi, titolare dell’omonimo lanificio, di una linea ferroviaria che potesse collegare la pianura con la terra dei suoi avi. Di quel progetto così avveniristico non se ne parlò più fino al 1889 in occasione di un accordo tra Governo, Provincia e Consorzio dei Sette Comuni. Il 3 ottobre 1904 il Regio Decreto n. 728 approvò la concessione assegnando la costruzione e l’esercizio della linea alla Società Veneta. </p>
<p>Il progetto esecutivo sarebbe stato approvato nel giugno 1907; l’anno successivo iniziarono i lavori per la costruzione dell’opera più imponente della linea: il ponte sul fiume Astico, alto circa 70 m e lungo complessivamente 151 m. Ancora due interminabili anni di lavori prima che si potesse finalmente utilizzare il Trenino, l’indimenticabile mezzo che per quasi mezzo secolo avrebbe permesso a tutti di intraprendere inimmaginabili “Viaggi diversi”.</p>
<p>Per informazioni: Cleup sc Via G. Belzoni 118/3 35121 Padova tel. 049 8753496 – 333 6354291 http://www.cleup.it redazione@cleup.it</p>
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		<title>L&#8217;opera omnia del Caravaggio nella stupenda chicca editoriale della Taschen!</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 09:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;opera completa su carta del genio più sublime di tutti i tempi, che ha rivoluzionato la pittura europea per sempre; genio che rimane controverso e, per certi versi insondabile ancor oggi, a 400 anni dalla sua morte. Caravaggio, o più precisamente Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610), era una leggenda anche nel corso della sua vita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Alessio-Boni-nei-panni-di-Caravaggio.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Alessio-Boni-nei-panni-di-Caravaggio.jpg" alt="" title="Alessio Boni nei panni di Caravaggio" width="430" height="328" class="aligncenter size-full wp-image-19013" /></a></p>
<p>L&#8217;opera completa su carta del genio più sublime di tutti i tempi, che ha rivoluzionato la pittura europea per sempre; genio che rimane controverso e, per certi versi insondabile ancor oggi, a 400 anni dalla sua morte. Caravaggio, o più precisamente Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610), era una leggenda anche nel corso della sua vita. Celebrata da alcuni per il suo naturalismo pittorico e le sue invenzioni rivoluzionarie, era considerato dagli altri di aver distrutto la pittura. Pochi altri artisti hanno suscitato polemiche tali e tante interpretazioni contraddittorie fino ai tempi moderni.<span id="more-19009"></span></p>
<p>Giusto in tempo per la campagna espositiva &#8220;Caravaggio 1610-2010&#8243;, questo accurato ed esaustivo lavoro editoriale propone una revisione generale di tutta opera di Caravaggio, con un catalogo ragionato delle sue opere. Cinque capitoli introduttivi per analizzare la sua carriera artistica, dalla formazione lombarda, a Milano e la sua ascesa trionfale a Roma papale, fino al suo ultimo anno drammatico da &#8220;fuggiasco&#8221; tra Napoli, Malta e la Sicilia. L&#8217;attenzione cade così su la radicalità e la forza innovativa dell&#8217;arte Caravaggesca, che influenzerà i modelli di tutta l&#8217;Europa.</p>
<p>La nostra &#8220;comprensione&#8221; del lavoro di Caravaggio è stata notevolmente ampliata negli ultimi decenni da importanti mostre, campagne di restauro, nuove attribuzioni e scoperte d&#8217;archivio. Il nuovo catalogo ragionato offre una panoramica dettagliata di tutta l&#8217;opera dell&#8217;artista, basata sulle più recenti ricerche. Ogni dipinto è riprodotto in scala di grande formato, con dettagli spettacolari che offrono drammatici primi piani e definiscono nuovi standard nella qualità di stampa. </p>
<p>Una nuova campagna fotografica è stata effettuata, consentendo nei minimi dettagli per essere riprodotto su larga scala per la prima volta. Essi rivelano ancor più chiaramente il virtuosismo del Caravaggio e la sua enorme capacità di catturare l&#8217;attenzione del telespettatore e di costruire un ponte comunicativo tra il mondo della fotografia e lo spettatore. Sequenze di spettacolari dettagli raggruppati per argomento ci permettono di sperimentare la rivoluzione pittorica geniale del Caravaggio, fatta di sguardi e di gesti più veri del vero, pur nella loro messa in scena rappresentativa dalla forte incisività teatrale.</p>
<p>L&#8217;autore<br />
Sebastian Schütze è ricercatore di lungo corso presso la Bibliotheca Hertziana (Istituto Max Planck per la storia dell&#8217;arte) a Roma. Egli è un membro del consiglio accademico dell&#8217;Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a Napoli e dell &#8216;Institut européen d&#8217;Histoire de la République des Lettres di Parigi. Dal 2003 al 2009 è titolare della cattedra di Storia dell&#8217;arte barocca del Sud alla Queen&#8217;s University di Kingston. Nel 2009 è stato nominato professore di Storia del&#8217;arte antica e moderna all&#8217;Università di Vienna. </p>
<p>&#8220;Caravaggio. L&#8217;Opera Omnia&#8221;<br />
Prof. Dr. Sebastian Schütze<br />
Copertina rigida, 29 x 39,5 centimetri (11,4 x 15,6 pollici), 306 pagine<br />
costo: 100,00 euro<br />
Edizione italiana e inglese<br />
Pubblicato da Taschen</p>
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		<title>&#8220;Emozioni Dolomitiche&#8221; il libro di Stefano Michelazzi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 10:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentare una guida al pubblico di appassionati di arrampicata in montagna (in contrapposizione a quello di arrampicata sportiva), e a maggior ragione ad un pubblico di possibili appassionati futuri, è un compito difficile che per fortuna l&#8217;autore mi ha facilitato aprendo la sua esposizione con un&#8217;esauriente serie di avvertenze su come si deve affrontare l&#8217;alpinismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Emozioni-dolomitiche.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/05/Emozioni-dolomitiche.jpg" alt="" title="Emozioni dolomitiche copertina del libro" width="305" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-18750" /></a></p>
<p>Presentare una guida al pubblico di appassionati di arrampicata in montagna (in contrapposizione a quello di arrampicata sportiva), e a maggior ragione ad un pubblico di possibili appassionati futuri, è un compito difficile che per fortuna l&#8217;autore mi ha facilitato aprendo la sua esposizione con un&#8217;esauriente serie di avvertenze su come si deve affrontare l&#8217;alpinismo su roccia e di come si dovrebbe praticare in piena sicurezza. <span id="more-18749"></span></p>
<p>Di solito ad una guida non si richiede questo: si dà per scontato che tecnica e passione siano bagaglio consolidato del lettore (ma in tempi di bieco consumismo non si dice fruitore?) e quindi, dopo un rapido elenco delle abbreviazioni usate e delle scale di difficoltà, si passa direttamente alle descrizioni. In questa guida non è così e tutta la sua costruzione, oltre ai minimi particolari, lo dimostrano. C&#8217;è prima di tutto la preoccupazione di far amare queste montagne e questi percorsi, spesso poco noti. </p>
<p>S&#8217;interpreta facilmente la precisione con cui gli itinerari sono descritti non tanto per una malintesa ed inutile pignoleria o per l&#8217;ansia di non dare adito a interpretazioni sbagliate: qui la precisione è essenziale, è chiarezza di ricordo e di suggerimento. Fa parte cioè della struttura mentale dell&#8217;autore. In secondo luogo, le annotazioni emotive traducono le vere sensazioni che l&#8217;autore stesso ha provato ed in definitiva l&#8217;evidente amore che nutre per queste montagne che, non dimentichiamolo, anche se meno note e frequentate di altre, a quest&#8217;ultime non hanno proprio nulla da invidiare.</p>
<p>Infine si nota il bel proposito, secondo me riuscito, d&#8217;inserire questi itinerari nel flusso della grande storia dell&#8217;alpinismo dolomitico, grazie alle annotazioni dei primi salitori o sulla prima ascensione. L&#8217;autore ha fatto la scelta di trattare un percorso come un figlio prediletto, del quale vorrebbe tutto il bene futuro possibile.</p>
<p>Questa selezione &#8220;d&#8217;autore&#8221; porta con sé il pericolo, già osservato altrove e in precedenza, di pubblicizzare oltremodo angoli dolomitici che così qualcuno teme saranno &#8220;presi d&#8217;assalto&#8221;. Ma io non sono d&#8217;accordo. Credo che il vero pericolo per una valle ed una montagna siano lo &#8220;sviluppo&#8221; e lo sfruttamento turistico con impianti forzati, specie in questi anni di evidente saturazione del mercato invernale, allorquando i centri sciistici più noti di tutte le Alpi si disputano i clienti a colpi di offerte e di &#8220;qualità&#8221;.</p>
<p>Oppure si potrebbe obiettare ancora che le guide a selezione traghettino il pericolo più sottile e reale di creare un campionario di moda tra gli itinerari possibili e quindi favorire la mancanza di fantasia nelle &#8220;libere&#8221; scelte dell&#8217;arrampicatore. Questo è un vecchio problema, nato a suo tempo con la pubblicazione delle collane di Walter Pause o delle &#8220;100 più belle&#8221; di Gaston Rébuffat. Il tempo che gli appassionati hanno a disposizione per la loro attività preferita, l&#8217;arrampicata, è sempre limitato dal lavoro, dalla famiglia, dal brutto tempo. Non preoccupiamoci se qualcuno cerca di abbreviare la strada facendosi consigliare. Purché i consigli, come in questo caso, siano dati bene e con cognizione di causa, soprattutto con amore.</p>
<p>Prefazione di Alessandro Gogna </p>
<p>Formato: 15&#215;21 cm, pagine: 208 a colori, 102 foto a colori, 52 schizzi, 52 relazioni di vie di media diffcoltà in: Gruppo di Brenta, Pale di San Martino, Catinaccio, Marmolada, Sassolungo, Sella, Odle-Puez, Dolomiti Ampezzane, Dolomiti di Sesto, Moiazza. Prezzo di copertina: euro 22.00.</p>
<p>Evento segnalato dal sito web: http://www.ideamontagna.it e su Facebook all&#8217;indirizzo: http://www.facebook.com/pages/EMOZIONI-DOLOMITICHE/123724697638476#!</p>
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		<title>La figura controversa e affascinante della Monaca di Monza nella corrispondenza del Cardinale Federigo Borromeo!</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 17:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 25 novembre 1607 suor Virginia Maria de Leyva, che i posteri conosceranno come la “Monaca di Monza” ovvero la Gertrude dei “Promessi Sposi”, viene arrestata su ordine del cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano. Due giorni dopo comincerà il processo. Si susseguono i colpi di scena burocraticamente registrati negli atti: due principali complici fuggono, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/04/La-Monaca-di-Monza.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/04/La-Monaca-di-Monza.jpg" alt="" title="La Monaca di Monza" width="430" height="303" class="aligncenter size-full wp-image-17467" /></a></p>
<p>Domenica 25 novembre 1607 suor Virginia Maria de Leyva, che i posteri conosceranno come la “Monaca di Monza” ovvero la Gertrude dei “Promessi Sposi”, viene arrestata su ordine del cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano. Due giorni dopo comincerà il processo. Si susseguono i colpi di scena burocraticamente registrati negli atti: due principali complici fuggono, l’amante della monaca Gio. Paolo Osio (con cui concepì “un putto nato morto e una femmina”, violando la clausura) cercò di far sparire due delle scomode testimoni gettandone una nel Lambro e un’altra in un pozzo profondo fuori Monza. Di più: si ritrovano i resti di una ragazza assassinata dall’amante di Virginia Maria in precedenza, mentre lo stesso Osio dalla latitanza scrive una lettera al Borromeo per scagionare l’innamorata.<span id="more-17463"></span></p>
<p>Intanto gl’interrogatori cominciano e Federico, man mano emergono i fatti, decide di abbandonare la sua posizione defilata, arrivando a chiedere al cardinal Mariano Perbenedetti di Camerino un vicario criminale estraneo al foro milanese, qualificato a trattare cause di stregoneria ed eresia. Entra così in scena Mamurio Lancillotto, un giurista implacabile che farà torturare la monaca e metterà a nudo i fatti. La sentenza non è lieve per una donna nobile che discendeva da banchieri che prestavano soldi ai papi e da aiutanti di campo del Re di Spagna: dovrà essere murata viva in una cella, larga tre braccia e lunga cinque (vale a dire 3 metri per 1.80 circa), con un solo pertugio nella parete che le avrebbe consentito di ricevere cibo e luce a sufficienza per recitare il breviario, isolata da tutti e senza alcun conforto umano. Il luogo prescelto è la Pia Casa delle Convertite di Santa Valeria a Milano, dove erano ospitate un centinaio tra prostitute pentite, monache colpevoli di gravi reati; insomma “peccatrici indotte alla pudicizia e alla castità” per propria scelta o per costrizione.</p>
<p>Su suor Virginia Maria cala il silenzio. Verrà interrotto solo tredici anni più tardi dal provvedimento di clemenza, con cui, il 25 settembre 1622, il muro che ostruisce l’entrata del suo camerino viene abbattuto e lei può rientrare nella comunità monastica di Sanata Valeria. Ed è a questo punto che i rapporti con Federico si riallacciano, grazie anche all’interesse che suscita la spiritualità di questa donna. A lei il cardinale chiede d’intrattenere dialoghi epistolari con quelle monache, che stanno attraversando momenti di debolezza o di crisi. In una di queste lettere, suor Virginia Maria rivela importanti annotazioni autobiografiche relative al periodo di “murata viva”. Molte missive tra le e il cardinale sono andate perdute, ma è certo che è in questo tempo, o comunque in un giorno dell’estate 1627, che prende forma l’idea di una biografia dal titolo significativo “Di una verace penitenza” (a cura di Ermanno Paccagnini, pp. 160, edizioni La Vita Felice, costo 9,30 €), all’interno di un volume che voleva raccogliere vite e storie esemplari) dedicata a questa donna eccezionale, che è rimasta chiusa nella sua cella tredici anni, tenendosi addosso gli stessi abiti del primo giorno.</p>
<p>Federico scrive in italiano, poi traduce in latino, lasciando in sospeso l’ipotesi di recuperare i documenti del loro rapporto, attendendo per la vera conclusione anche la morte della monaca. Nota, tra l’altro: “Nel principio della nuova vita, quando ella fece la sua confessione…le fu impresso incontamente un amor grande verso tutti quelli che erano stati esecutori dei suoi castighi e, singolarmente verso il giudice, stimando quello il maggior amico, ch’ella giamai avesse avuto, et havea sommo desiderio di ringraziarlo, e rammaricarsi di averlo contristato e turbato con le sue male opere, e desiderava di racquistare la sua gratia”. Si badi bene: il giudice è Federico medesimo. Si era creato un apporto di reciproca stima, indubbiamente spirituale, ma di difficile valutazione per noi oggi. Del resto, il Ripamonti che questa storia la conobbe molto bene, narrandola con minuzia di particolari, scrisse di lei: “E’facile comprendere come da quel corpo, da quella bocca, da quell’anima insieme colla verginità avesse preso commiato il pudore”.</p>
<p>Suor Virginia Maria de Leyva non consentirà a Federico di chiudere la biografia, ovviamente soltanto per motivi cronologici. Il porporato morì il 21 settembre 1631. Nemmeno il suo amante Osio, che aveva riconosciuto la figlia nata dal loro rapporto, potrà assistere alla fine: inseguito da un mandato di cattura che ordinava di squartarlo in tanti pezzi quanti delitti aveva commesso, verrà tradito da un amico e giustiziato poco dopo la fine del processo alla monaca. Lei, invece, sopravviverà alla peste del 1630 e nemmeno il Ripamonti, che nel 1643 scriverà le sue “Historiae patriae”, potrà dirci della sua fine, limitandosi a notare: “Vive tuttodì, curva, vecchierella, scarna, macilente, venerabile, cui difficilmente, a vederla qual è, ti figureresti che sia stata un tempo bella ed inonesta”.</p>
<p>Cancellata dall’albero genealogico di famiglia per opera del fratello, morirà soltanto il 7 gennaio 1650. Federico aveva ringraziato Dio di averla conosciuta. Le sue parole sono il commento più bello a questa vita fuori dall’ordinario: “Io non so esplicare con parole quanto io stimi alto questo spirito, e questa disposizione dell’animo quanto sia appresso di me ammirabile”. E vi lascio con un ricordo liceale: quando mi trovai narrativamente di fronte alla figura di suor Virginia nel capolavoro manzoniano, ricordo che pensai, d’istinto, non alla sua colpa, seppur evidente e scellerata, ma al fondo chiaroscurale della sua anima, dove la Signora, credo, si sentisse disperatamente spezzata e circoscritta, al pari di una rondine costretta a volare dentro un pozzo. Buona lettura!! Vostra Elena P.</p>
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		<title>Nuova pubblicazione della Società filologica friulana: &#8220;Arte in Friuli. Dalle origini all&#8217;età patriarcale&#8221;</title>
		<link>http://www.giuseppeborsoi.it/2010/03/19/nuova-pubblicazione-della-societa-filologica-friulana-arte-in-friuli-dalle-origini-alleta-patriarcale/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 06:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;opera di alta divulgazione, condotta con passione, buon gusto ed erudizione, in grado di associare il necessario rigore scientifico e storiografico, che tiene conto pure delle novità più recenti, a un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori, il tutto in un’elegante veste editoriale, arricchita da centinaia di illustrazioni. &#8220;Arte in Friuli. Dalle origini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/03/Casa-Michele-Gortani-e-Museo-delle-Arti-Popolari-di-Tolmezzo.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/03/Casa-Michele-Gortani-e-Museo-delle-Arti-Popolari-di-Tolmezzo.jpg" alt="" title="Casa Michele Gortani e Museo delle Arti Popolari di Tolmezzo" width="321" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-16616" /></a></p>
<p>Un&#8217;opera di alta divulgazione, condotta con passione, buon gusto ed erudizione, in grado di associare il necessario rigore scientifico e storiografico, che tiene conto pure delle novità più recenti, a un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori, il tutto in un’elegante veste editoriale, arricchita da centinaia di illustrazioni. &#8220;Arte in Friuli. Dalle origini all&#8217;età patriarcale&#8221; (pag. 437, costo 80,00 €), a cura di Paolo Pastres, edito dalla Società Filologica Friulana alla fine del 2009 verrà presentato a Tolmezzo (UD), venerdì 19 marzo 2010, alle ore 18.00, presso la Casa Michele Gortani e a San Vito al Tagliamento (PN), giovedì 29 aprile 2010, alle ore 17.30, al Teatro Arrigoni. <span id="more-15748"></span></p>
<p>Nel 1916 lo scrittore e viaggiatore francese Gabriel Faure, in un volume che raccoglieva sue corrispondenze dal fronte italiano, notava che «l’arte del Friuli è tra le più ignorate d’Italia»: dopo novant’anni di ricerche, studi e pubblicazioni la situazione si può oggi ritenere molto diversa. Infatti il patrimonio artistico locale è stato oggetto di importanti ricognizioni e, per certi versi, risulta tra i meglio indagati d’Europa. Tuttavia proprio la particolare situazione friulana, che ha visto nel corso dei secoli una straordinaria stratificazione culturale accompagnata da una sua capillare diffusione sul territorio, suggerisce sempre nuove tematiche da approfondire, dando luogo costantemente a scoperte o a innovative interpretazioni.</p>
<p>Nel corso degli anni il procedere delle ricerche e il desiderio da parte dei cultori locali di avere a disposizione dei compendi affidabili ed esaurienti, ha dato origine a numerose iniziative editoriali, come i volumi di Aldo Rizzi dedicati alle varie epoche dell’arte friulana, apparsi tra la fine degli anni ’60 e la metà dei ’70, oppure il “manuale” di Giuseppe Bergamini e Sergio Tavano negli anni ’80, cui in seguito si sono aggiunte altre pubblicazioni di carattere eminentemente divulgativo.</p>
<p>Si tratta di un’esigenza di sintesi che è tuttora avvertita (non solo in sede friulana, come testimonia il proliferare negli ultimi anni nelle varie regioni di opere dedicate alla storia artistica locale) e che anzi il procedere delle conoscenze fa risultare quasi necessaria, per mantenere stretti i legami tra il più vasto pubblico degli appassionati e il ristretto mondo degli addetti ai lavori, che, tra l’altro, negli ultimi decenni si è arricchito grazie alla presenza dell’Università di Udine e alla sensibile attenzione prestata dall’ente regionale, insieme alle province e alla Fondazione Crup, i quali hanno dato vita a importanti mostre, convegni, pubblicazioni e campagne di restauro.</p>
<p>Di tale complesso d’indagini anche la Società Filologica Friulana è certamente una protagonista, in special modo per l’ampio spazio che ha sempre offerto agli studi storico-artistici, i quali rientrano a pieno titolo tra i suoi campi d’azione privilegiati. Dando quindi seguito a una simile tradizione il sodalizio intitolato a Graziadio Isaia Ascoli ritiene sia giunto il momento di dotare la cultura friulana di un nuovo e aggiornato strumento di riferimento per quanto attiene la storia dell’arte locale, per mezzo di un volume in cui una sintesi dei principali avvenimenti delle espressioni figurative del territorio sia accompagnata da puntuali approfondimenti su personaggi e situazioni di rilievo, affidati a specialisti del settore.</p>
<p>Inoltre la scelta di coinvolgere in tale iniziativa, fin dal suo curatore, soprattutto giovani studiosi friulani, che già da tempo hanno dato prova di valore scientifico, mette in rilievo come si sia ormai formata una sorta di “scuola” locale, grazie agli esempi di riconosciuti maestri, anch’essi presenti nell’elaborazione del testo, come Giuseppe Bergamini, Caterina Furlan e Paolo Goi, cui si affianca sul versante dell’archeologia Maurizio Buora, i quali nel loro insieme garantiscono continuità e sviluppo alla ricerca.</p>
<p>Il volume in questione si propone di prendere in esame l’intera storia delle espressioni figurative in Friuli, dalle origini in epoca preromana alle sue forme più recenti, suddividendola in periodi che tengono conto sia della situazione artistica generale che delle vicende politiche autoctone, le quali hanno visto il succedersi di varie forme di governo con riflessi di notevole importanza sugli esiti d’arte. Per ogni periodo vi è quindi un’illustrazione generale, svolta dal curatore, cui si affiancano alcuni brevi saggi che permettono di puntualizzare lo stato degli studi su specifici argomenti, realizzati da esperti delle varie questioni.</p>
<p>L’insieme dei momenti di ampia sintesi con quelli di approfondimento offre dunque al lettore la possibilità di formarsi una rapida visione del complesso dell’arte friulana, cui aggiungere, se lo desidera, le più puntuali informazioni derivanti dalle analisi settoriali. Siffatto modello di lettura, sperimentato con successo da numerose iniziative editoriali in questi ultimi anni, garantisce sia la componente divulgativa, adatta a un livello più ampio e desideroso di rapide quanto affidabili notizie, che il valore scientifico dell’opera, dato che essa risulta sempre supportata dai risultati delle ricerche più recenti e avanzate, esposti in modo accessibile e non “specialistico”, circostanza assai utile agli studenti e a quanti cercano di aumentare la loro conoscenza della storia regionale.</p>
<p>Questo progetto vuole pertanto porsi come un punto di riferimento nel panorama della cultura locale, permettendo la diffusione a maggiore livello della comprensione del suo ricco patrimonio artistico, nella consapevolezza che proprio la conoscenza è l’essenziale presupposto per la sensibilizzazione alla conservazione di un elemento fondamentale della civiltà friulana.</p>
<p>L&#8217;epoca veneziana</p>
<p>Introduzione storiografica (4 c.)</p>
<p>Il Rinascimento</p>
<p>1) Introduzione generale (10 c.)<br />
2) Gianfrancesco da Tolmezzo, Bellunello, Pellegrino da San Daniele e Giovanni Martini: la pittura dell’età ”moderna” in Friuli (9 c.)<br />
3) Pordenone – Giovanni da Udine (8 c.)<br />
4) La scultura lignea (8 c.)<br />
5) La scultura in pietra (6 c.)<br />
6) Capolavori dal Veneto in Friuli: da Carpaccio a Palma il Giovane (6 c.)<br />
7) Architetture e architetti (6 c.)<br />
 <img src='http://www.giuseppeborsoi.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Palmanova e le città ideali in Friuli (6 c.)<br />
9) Cultura materiale (5 c.)</p>
<p>Sei e Settecento</p>
<p>1) Introduzione generale (10 c.)<br />
2) Carneo e Bombelli (8 c.)<br />
3) Forme della Controriforma in Friuli (casi di scultura e architettura) (10 c.)<br />
4) Gorizia barocca: un centro dell’Impero (10 c.)<br />
5) Villa Manin e la civiltà delle ville in Friuli (7 c.)<br />
6) Quaglio e Tiepolo a Udine (8 c.)<br />
7) Nicola Grassi e la pittura in Carnia (8 c.)<br />
 <img src='http://www.giuseppeborsoi.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Decorazione neoclassica (6 c.)</p>
<p>Con il patrocinio di:<br />
Ministero per i Beni e le Attività Culturali</p>
<p>Con il sostegno di:<br />
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia<br />
Provincia di Gorizia<br />
Provincia di Pordenone<br />
Provincia di Udine<br />
Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia<br />
Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone </p>
<p>Con il contributo di:<br />
Cassa di Risparmio del Friuli Venezia GiuliaSocietà Filologica Friulana </p>
<p>Società Filologica Friulana<br />
&#8220;Graziadio Isaia Ascoli&#8221;<br />
Via Manin, 18<br />
33100 Udine<br />
Tel 0432 501598<br />
Fax 0432 511766<br />
info@filologicafriulana.it</p>
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		<title>&#8220;Quanto è amara quella cioccolata!&#8221; di Angelo Bessega sarà presentato alla Libreria Lovat.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 23:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 18 febbraio 2010, alle ore 19.00, presso la Libreria Lovat di Villorba, Angelo Bessega sarà ospite per presentare &#8220;Quanto è amara quella cioccolata!&#8221; (Il Filo, 2009), libro che tratta il difficile e drammatico periodo del secondo dopoguerra negli occhi di un bambino, sul limitare dell&#8217;adolescenza: Antonio racconta la storia di una famiglia semplice, costretta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2009/09/Libro.jpg" alt="Copertina del Libro" title="Copertina del Libro" width="253" height="370" class="alignnone size-full wp-image-8862" /></p>
<p>Giovedì 18 febbraio 2010, alle ore 19.00, presso la Libreria Lovat di Villorba, Angelo Bessega sarà ospite per presentare &#8220;Quanto è amara quella cioccolata!&#8221; (Il Filo, 2009), libro che tratta il difficile e drammatico periodo del secondo dopoguerra negli occhi di un bambino, sul limitare dell&#8217;adolescenza: Antonio racconta la storia di una famiglia semplice, costretta a fare i conti con un paese lacerato, le difficoltà economiche, la memoria di un conflitto drammatico, che sembra aver intaccato come un morbo inestirpabile l´animo degli uomini di buona volontà. <span id="more-15304"></span></p>
<p>E´ una cioccolata amara la libertà che si respira nel paese: delizia mai assaporata, porta con sé gioie e dolori; e così un uomo che in prigionia sopportò le pene nell´illusione dell´alcol, fedele marito e padre robusto e forte, si piega come una foglia ai primi venti d´autunno, abbracciando i suoi in un´aurea di angoscia e omertà. </p>
<p>Ad arginare il mulinello che tutto scuote c´è lei, Eugenia, fragile e forte, madre e moglie instancabile, luce di speranza, modello di sopportazione, di amore gratuito, di cristiana misericordia. Già, quanto amara fu quella cioccolata&#8230;ma, vien da dire, cioccolata fu e maturò tempi di pace che ciascuno dovrebbe oggi difendere, in ricordo di quanti, come i protagonisti di queste pagine, in essi spesero la loro vita, con passione e sacrificio. Angelo Bessega nasce a Francenigo di Gaiarine (TV) il 5 dicembre 1946. All´età di 3 anni emigra con i genitori in Francia e rientra in Italia all´età di 14 anni. </p>
<p>Nel 1965, dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, inizia la sua attività lavorativa che, a piccole tappe, lo porterà al ruolo di responsabile amministrativo presso un´importante industria locale della lavorazione del legno e del mobile, ruolo che ha svolto per vent&#8217;anni, fino al 2003. Oggi, oltre a coltivare la passione per la lettura di opere letterarie e lo studio della storia antica, si dedica alla pittura ad olio su tela. Dal 2003 ha iniziato ad esporre le sue opere e ha partecipato a varie manifestazioni artistiche, conseguendo approvazioni lusinghiere dalla critica e dal pubblico. Nel  2009 è uscito il suo primo libro dal titolo &#8220;Quanto amara quella cioccolata!&#8221; edito da &#8220;Il Filo&#8221; Nuove Voci e distribuito dal Gruppo Editoriale Mursia. </p>
<p>Presentazione del libro a cura di Mara Campaner, info per la stampa: Marina Grasso, cell. 335.8223010, Libreria Lovat di Villorba tel. 0422.92697 &#8211; 0422.920039</p>
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