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	<title>BeppeBlog &#187; Recensioni libri</title>
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	<description>Chi vuol fare trova i mezzi, chi non vuole trova le scuse!</description>
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		<title>“L’ultima donna” di Dario Tesser un romanzo non distribuito in Italia, che piace all&#8217;estero!</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 16:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’ultima donna” di Dario Tesser è un capolavoro in tutti i sensi. Un romanzo avvincente, emozionante, attanaglia il cuore e l’anima fin dalle prime pagine e non c’è più verso di smettere fino alla fine, con l’ansia che divora il lettore, perché è ovvio che non si può continuare a leggere un romanzo all’infinito e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/10/Copertina-del-libro.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/10/Copertina-del-libro.jpg" alt="" title="Copertina del libro" width="244" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-48629" /></a></p>
<p>“L’ultima donna” di Dario Tesser è un capolavoro in tutti i sensi. Un romanzo avvincente, emozionante, attanaglia il cuore e l’anima fin dalle prime pagine e non c’è più verso di smettere fino alla fine, con l’ansia che divora il lettore, perché è ovvio che non si può continuare a  leggere un romanzo all’infinito e si deve smettere, ma è una sofferenza, per la fretta che infonde ad andare fino in fondo, per scoprire come finirà questa strana storia d’amore tra una sedicenne e il suo istruttore di cavalli settantenne.<span id="more-48434"></span></p>
<p>Colpi di scena si susseguono a non finire tra la giovanissima allieva, molto brava a montare il suo Ringo e a far innamorare il suo istruttore sorprendendolo con baci a sorpresa da farlo sentire male per la provocazione inflitta, che coinvolge il suo cuore tutto dedicato alla moglie scomparsa da tempo, ma Germana lo ama veramente e tra battibecchi e sussulti amorosi lo fa innamorare irrimediabilmente, tanto da consumare questo difficile amore in gran segreto. Lui ha paura di essere scambiato per un pedofilo e a volte l’allontana con rabbia, per punire questo dolce sentimento che gli ha invaso anima e cuore, corpo e mente. </p>
<p>Così tra allenamenti e gare sempre vincenti, Germana vince anche il suo cuore in un tumulto di sentimenti e grande amore; infatti tra lei e Ruggero, il suo istruttore, è amore vero. Lui è completamente invaso dalla freschezza del suo giovane corpo tutto proteso verso di lui in un amplesso misterioso. </p>
<p>Lei coglie l’occasione per baciarlo e avvinghiarlo a sé quando nel maneggio sono soli, lui vive nel terrore di essere scoperti e che per lui sia finita, essendo scambiato per uno che molesta e corrompe una minorenne, ma l’amore vince e si amano con infinita e struggente passione a casa sua, nel letto che aveva diviso con la sua amatissima moglie, vivono un amore appassionato e meraviglioso che lo fa sentire giovane, daltronte il suo fisico è giovane e scattante, sembra davvero un giovane innamorato… non dimostra affatto la sua età, sembra di avere trent’anni di meno.</p>
<p>Ma la fine è davvero incredibile, bisogna leggere questa straordinaria storia, questo capolavoro letterario, per scoprire come andrà a finire tra Germana e Ruggero. Dario Tesser, ha pubblicato tanti libri, è un grande scrittore, ma questo bellissimo romanzo ha superato ogni ostacolo, come le gare dei cavalli è uscito vincitore, una vittoria ben meritata con tantissimi applausi dai suoi numerosi lettori. Ovunque si abbia la fortuna di avere tra le mani “L’ULTIMA DONNA” da leggere, è un gran successo assicurato, perché è un libro apprezzato da tutti per il suo narrare di getto una vicenda d’amore che ha dell’incredibile e di magico e che incolla il lettore al libro fino alla fine.  </p>
<p>Dario Tesser ha una personalità forte, simpatica, ironica e così ha commentato l&#8217;uscita della sua ultima fatica letteraria:&#8221;E&#8217; uscito il mio ultimo romanzo &#8220;L&#8217;ultima donna&#8221;. Data la relativa notorietà dell&#8217;editore Neftasia (i grandi non mi filano), se la tua libreria non ce l&#8217;ha, ti pregherei di richiederlo. Il distributore è Angie book distribution. &#8220;Una inquietante storia d&#8217;amore nel mondo dei cavalli&#8221;.</p>
<p>Con questa sagace affermazione mette il dito sulla piaga della nostra editoria, riassumendo con un pizzico di amarezza l&#8217;effettiva difficoltà a pubblicare e soprattutto ad essere distribuiti. Una verità che tocca tanti scrittori che potrebbero avere più voce nel nostro panorama letterario. La sua grande passione per la scrittura non lo fa desistere e ammira i piccoli e medi editori che si trovano a combattere in acque troppo burrascose. Quasi un grido di protesta il suo che fa riflettere.</p>
<p>Dario Tesser è nato a Treviso il 2 dicembre 1941. Laureato in Scienze Politiche, già dipendente di un Ente pubblico, è giornalista pubblicista. È sposato con Raffaela, ha due figli, Daria e Aaron. Due nipotine, Agnese Carlotta e Caterina completano il gruppo. La passione per il cavallo fa parte del dna familiare. Tesser ha collaborato con quotidiani e con diversi periodici. E&#8217; stato il primo Direttore responsabile de “Il Pungolo” di Treviso, periodico di critica socio-politica, dalla vita piuttosto tormentata e breve. </p>
<p>Debutta nel 1977 nella scena letteraria italiana con la raccolta di liriche Umanamore. Nel 1988 pubblica Alvimar, il suo primo romanzo al quale fanno seguito, nel 2000, L&#8217;amore esauriente e nel 2009, Il corteo. Nel 2010 ha pubblicato Storie d&#8217;altri tempi, una serie di racconti apparsi a suo tempo su “Il Gazzettino”, focalizzati sulla vita Trevisana degli anni ‘50/&#8217;60. Nel 2006 ha pubblicato un manuale tecnico di equitazione A Proposito Del Cavallo di cui è il primo coautore. Il volume è stato inserito dalla Federazione italiana sport equestri tra i libri suggeriti per la formazione dei quadri tecnici federali. Dario Tesser è istruttore federale di sport equestri, attività che, rubando tempo alla scrittura, esercita tutt&#8217;ora con grande passione.</p>
<p>“La passione per il cavallo costituiva da troppo tempo il vero fulcro della giornata di un uomo stanco, ormai l’unico interesse apprezzabile della sua vita. La reputava il solo motivo per il quale valeva la pena di mettersi in moto ogni giorno con tutto ciò di piacevole e di meno piacevole che questo comportava. L’impegno di cui proprio non poteva fare a meno per sentirsi vivo riguardava tanto la professione veterinaria quanto la vera e propria pratica sportiva, più esattamente il salto ostacoli”</p>
<p>“Oggi sono stato a un concorso ippico dove concorro con alcuni allievi e alcuni cavalli, in una cittadina vicino a Treviso. Mi hanno riferito che girano voci del tipo &#8220;sai che Tesser ha pubblicato un nuovo romanzo dove si parla di una scabrosa storia d&#8217;amore&#8217; &#8221; &#8220;Sì, e non si trova più in libreria, pare sia già esaurita la prima edizione!&#8221;  Gossip insomma. Peccato che il libro non ci sia proprio. Era da immaginare che, dato l&#8217;argomento, il libro solleccitasse la pruderie degli addetti ai lavori i quali pensno e sperano di scoprire chissà quali vicende e chssà quali personaggi potrebbero essere coinvolti. Non è così: nessun personaggio che non sia inventato (ma tutti cercheranno di capire chi si nasconde dietro la finzione) ma, soprattutto, nessun libro in libreria.”  Dario Tesser</p>
<p>PRESS OFFICE DANIELA LOMBARDI </p>
<p>Giovanna Li Volti Guzzardi<br />
Accademia Letteraria Italo-Australiana Scrittori<br />
(A.L.I.A.S.) 29 Ridley Avenue<br />
AVONDALE HEIGHTS VIC 3034<br />
MELBOURNE &#8211; AUSTRALIA</p>
<p>Il Nostro Sito: http://www.alias.org.au<br />
email: accademiaalias@optusnet.com.au</p>
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		<title>&#8230;Non è mai troppo tardi per il vero amore&#8230;di Anne per Frederick, firmato Jane Austen!</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 23:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La fama di Jane Austen è cresciuta a dismisura con il trascorrere del tempo e le sue qualità di scrittrice rivoluzionaria, di artista raffinata, la sua &#8220;modernità&#8221; sono state ripetutamente sottolineate dai numerosissimi interventi critici del Novecento, a cui si devono l&#8217;esatta collocazione ed il riconoscimento di un ruolo di primo piano nell&#8217;ambito inglese dell&#8217;Ottocento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2009/02/persuasione_fronte.jpg' title='â€œPersuasioneâ€ di Jane Austen'><img src='http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2009/02/persuasione_fronte.jpg' alt='â€œPersuasioneâ€ di Jane Austen' /></a></p>
<p>La fama di Jane Austen è cresciuta a dismisura con il trascorrere del tempo e le sue qualità di scrittrice rivoluzionaria, di artista raffinata, la sua &#8220;modernità&#8221; sono state ripetutamente sottolineate dai numerosissimi interventi critici del Novecento, a cui si devono l&#8217;esatta collocazione ed il riconoscimento di un ruolo di primo piano nell&#8217;ambito inglese dell&#8217;Ottocento. Jane Austen iniziò la sua carriera di scrittrice verso il 1787, cioè all&#8217;età di dodici anni, tredici anni per interromperla trent&#8217;anni dopo quando la morte la colse mentre stava lavorando a &#8220;Sandition&#8221;, il settimo romanzo rimasto incompiuto. <span id="more-4905"></span></p>
<p>E&#8217; necessario tener presente questo fatto perchè le date ravvicinate di pubblicazione dei romanzi possono creare degli equivoci. In realtà  bisogna distinguere tra un primo gruppo di cui fanno parte &#8220;Ragione e sentimento&#8221; (1811), &#8220;Pride and Prejudice&#8221; (1813) e Northanger Abbey (1818) che possiamo considerare, genericamente, opere giovanili perchè sono altro che la versione notevolmente riveduta e rielaborata di scritti risalenti all&#8217;ultimo decennio del secolo precedente. Gli altri tre romanzi, &#8220;Mansfield Park&#8221; (1814), &#8220;Emma&#8221; (1815) e &#8220;Persuasione&#8221; (1818) appartengono alla maturità di Jane Austen, rivelano una maggiore complessità e furono scritti tra il 1811 e gli ultimi mesi.  </p>
<p>&#8220;Persuasione&#8221; (casa editrice Oscar Mondatori, pagine 321, costo 8,40 €) è, quindi, l&#8217;ultimo romanzo portato a compimento da Jane Austen e fu scritto tra l&#8217;8 agosto 1815 e il 18 luglio 1816, ma il 6 agosto dello stesso anno il capitolo 22, in cui il capitano Wentworth rivelava ad Anne Elliot il proprio amore in circostanze piuttosto comiche venne costituite con gli attuali, splendidi capitoli 22 e 23. &#8220;Persuasione&#8221; fu pubblicato postumo, in quattro volumi, unitamente a &#8220;Northhanger Abbey&#8221;, nel 1818 senza che con ciò si volesse suggerire un accostamento improponibile, tra i due romanzi ma semplicemente perchè così conveniva all&#8217;editore londinese Murray. All&#8217;inizio del primo volume una breve ed affettuosa nota biografica, scritta dal fratello Henry, rivelava finalmente al pubblico dei lettori l&#8217;identità della scrittrice da poco scomparsa.</p>
<p>Il romanzo deve il suo titolo all&#8217;avvenimento che ne determina l&#8217;azione ma che è fuori dai limiti temporali, in cui essa si svolge. Frederick Wentworth, ufficiale di marina che non ha ancora ottenuto il comando di una nave e, quindi, la possibilità di far fortuna, s&#8217;innamora, ricambiato, della diciannovenne Anne Elliot appartenente ad un&#8217;aristocratica famiglia del Somersetshire. Anne incontra la decisa opposizione del padre, il vanitoso Sir Walter ed è soprattutto &#8220;persuasa&#8221; dalla matura Lady Russel, che nutre per lei un affetto materno, a rifiutare il fidanzamento. Trascorrono otto anni e Frederick Wentworth, ormai capitano ed in possesso di un solido patrimonio, ritorna per far visita al cognato, ammiraglio Croft, a cui gli Elliot, in seguito a difficoltà finanziarie, sono costretti ad affittare la casa e la tenuta. A questo punto inizia la narrazione delle vicende che porteranno i due protagonisti a superare le barriere determinate dagli avvenimenti di un tempo ed a riscoprire il sentimento che li aveva uniti.</p>
<p>La critica ha variamente interpretato &#8220;Persuasione&#8221; ed in genere concorda nel ritenerlo un&#8217;opera singolarmente diversa dalle precedenti. Sotto il profilo puramente strutturale il lungo flash back del capitolo 4 sugli avvenimenti di otto anni prima rappresenta un&#8217;assoluta novità, in quanto viene a condizionare le azioni successive dei due protagonisti. L&#8217;ottica attraverso cui il lettore segue gli avvenimenti è quella di Anne Elliot, che riconosce di aver commesso uno sbaglio nel lasciarsi persuadere da Lady Russel, ma che non può ovviamente modificare il passato e dovrà, quindi, una volta riscoperto in sè, l&#8217;amore di un tempo, limitarsi ad attendere e sperare che altrettanto avvenga per Wentworth. In un saggio recente D.H.Harding ritiene che &#8220;Persuasione&#8221; ci offra una rielaborazione straordinariamente matura del tema di Cenerentola, riprendendolo da Mansfield Park in cui la protagonista Fanny Price ce ne offriva una prima e già convincente interpretazione. Ma il parallelo con la favola non può superare certi limiti.</p>
<p>Non abbiamo, a conclusione del racconto, un banale lieto fine ma un rigoroso, durissimo giudizio morale, che coinvolge la classe a cui Anne Elliot appartiene: &#8220;Il capitano Wentworth, con venticinquemila sterline ed avendo raggiunto nella sua professione il grado più alto che i meriti e la laboriosità permettessero di conseguire, non era più uno sconosciuto. Era anzi ritenuto degno di rivolgere le proprie attenzioni alla figlia di un baronetto sciocco e prodigo, che non aveva avuto nè principi, nè il buon senso necessari a mantenersi nella condizione, in cui era stato posto dalla Provvidenza&#8221;. La polemica antiaristocratica che caratterizza il libro ed ha illustri precedenti settecenteschi è accompagnata da una costante rivendicazione del ruolo, che le emergenti classi mercantili venivano assumendo in quegli anni di strenua opposizione inglese alla Francia napoleonica.</p>
<p>Anne Elliot, sposando Wentworth, fa dunque una significativa scelta di classe e l&#8217;isolamento finale di Sir Walter e della sorella Elizabeth è condanna ad un tempo etica e storica. E&#8217; dunque un&#8217;Anne matura e consapevole, non più Cenerentola, quella che sceglie di recidere i legami con la famiglia. Un altro, non trascurabile, aspetto del romanzo è costituito dall&#8217;attenuarsi della polemica antiromantica, che aveva così a lungo impegnato la scrittrice. Ne abbiamo un esplicito accenno nel capitolo 4, in cui si dice di Anne Elliot che &#8220;in gioventù l&#8217;avevano costretta alla prudenza, col trascorrere degli anni era diventata romantica: conseguenza naturale di un innaturale inizio&#8221;. Ma è soprattutto la tonalità autunnale e dolcemente malinconica di molte pagine a suggerire, almeno in questo libro, un antiromanticismo più sfumato. La &#8220;contemplazione degli ultimi sorrisi dell&#8217;anno sulle foglie color del rame&#8221;, la &#8220;ripetizione di alcune tra le migliaia di descrizioni poetiche esistenti sull&#8217;autunno&#8221; da parte di Anne Elliot durante la passeggiata a Winthrop non sono oggetto d&#8217;ironia.</p>
<p>Il triste, malinconico capitano Benwick il cui dolore inconsolabile per la morte della fidanzata viene lucidamente analizzato come frutto di autosuggestione non è presentato in termini caricaturali come tutte le premesse lascerebbero supporre e come certamente sarebbe avvenuto in romanzi precedenti, anzi le sue continue citazioni da Scott e da Byron di cui dimostrava così intima conoscenza, ripetendo &#8220;con tanto sentimento e trepidazione quei versi che descrivevano un cuore infranto o un animo distrutto dalla disperazione&#8221;, non suscitano l&#8217;ironia di Anne che si limita a suggerire con blando &#8220;buon senso&#8221; un rimedio a tanta &#8220;sensibilità&#8221;: a chi si permise di raccomandargli di dare maggior spazio alla prosa nelle sue letture quotidiane. La tenerezza, così caratteristica di &#8220;Persuasione&#8221; e rilevata, fra gli altri, anche da Virginia Woolf ha, però, a volte determinato un equivoco: vi è chi, per eccesso di biografismo, ha voluto mettere in rapporto la ricorrenza frequente della tematica autunnale con il declinare delle forze della scrittrice.</p>
<p>Che questa interpretazione sia sostanzialmente falsa e che quindi &#8220;Persuasione&#8221; non sia una specie di canto del cigno o di ultimo messaggio ma, al contrario, un&#8217;opera in cui i temi più caratteristici della narrativa di Jane Austen vengono coerentemente sviluppati, lo possiamo dedurre dalla lettura dei dodici capitoli di &#8220;Sandition&#8221;, il romanzo interrotto a quattro mesi dalla morte, che ci rivelano possibilità narrative nuove che attendevano soltanto di essere sviluppate da una scrittrice ancora in possesso di tutte le sue facoltà, ancora impegnata nella lunga ricerca iniziata tanti anni prima, nella ormai lontana adolescenza. Buona lettura! Vostra Elena P. </p>
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		<title>“Un alibi di scorta” il libro di Enrico Montesano</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 19:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[“Un alibi di scorta” è il titolo del debutto letterario di Enrico Montesano. Edito dalla Gremese, il romanzo è in parte un thriller con humor e in parte una commedia con suspense. E’ il primo dell’attore romano, uno dei più amati e stimati artisti del cinema e teatro italiano. Si racconta di un geometra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/07/Copertina-del-Libro.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/07/Copertina-del-Libro.jpg" alt="" title="Copertina del Libro" width="234" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-44224" /></a></p>
<p>“Un alibi di scorta” è il titolo del debutto letterario di Enrico Montesano. Edito dalla Gremese, il romanzo è in parte un thriller con humor e in parte una commedia con suspense. E’ il primo dell’attore romano, uno dei più amati e stimati artisti del cinema e teatro italiano.<span id="more-44133"></span></p>
<p>Si racconta di un geometra che durante l&#8217;ispezione in un cantiere edile cade da un&#8217;impalcatura e rimane paralizzato dalla vita in giù. La disgrazia cambia drammaticamente il corso della sua esistenza, senza però spegnere in lui la speranza di tornare a camminare. In un&#8217;ostinata ansia di vita, l&#8217;uomo prende a battere la città a bordo della sua carrozzina e una notte, in cerca di calore umano e forse anche di sesso facile, si imbatte nel manipolo di travestite e prostitute da sempre accampato nei paraggi del suo ex cantiere, diventandone amico. </p>
<p>Di giorno in cerca di un riscatto e alle prese con una moglie che ormai lo disprezza, di notte in giro per la città insieme ai suoi nuovi compagni di ventura, l&#8217;uomo diventa parte integrante del gruppo assumendo per loro l&#8217;insolita veste di fattorino. Alboreto, soprannominato così per la sua imprevista abilità, scopre anche di essersi invaghito di Gaby, una delle travestite della bislacca compagine.</p>
<p>Questo è in realtà solo l&#8217;inizio della vicenda, raccontata dallo stesso protagonista al commissario di polizia che lo sta interrogando per motivi che solo alla fine si chiariranno, in un disvelamento progressivo e sorprendente della verità che non risparmierà, oltre a Gaby, la famiglia stessa di Alboreto. Una storia &#8220;cinematografica&#8221;, agile come una sceneggiatura ma con il respiro di un vero romanzo, per Montesano che non delude con questo suo nuovo progetto, in cantiere da anni.</p>
<p>“La carica erotica di Gaby, caro commissario, era di gran lunga superiore a quella delle altre donne da me conosciute nelle passate esperienze, me creda. Lei mi voleva, lo sentivo, mi si offriva, in modo totale, m’arrivava il suo gran desiderio… molto più femmina della donne normali… ma come faccio, non è possibile, è una trav, ripetevo fra me e me. Ma mentre la mia mente pensava questo, il mio corpo ci aveva una reazione opposta, irrefrenabile, ero eccitato, dice al cuor non si comanda… e manco a qualcos’altro! Prova a comandà all’istinto! </p>
<p>Ero incredulo e sorpreso di me medesimo… La mia testa era vigile e guardinga, stava a fà il check, ma i miei sensi andavano per conto loro, il resto di me era già partito. Come dire, la ragione assiste impotente, e che fa? Famo finta di niente? No, la ragione sospende il giudizio… va in prescrizione. Anche perché Gaby, pure lei con le mani non è che sta ferma… me tocca da tutte le parti, e manco a fallo apposta in tutte quelle giuste dove mi piace esse toccato…”</p>
<p>PRESS OFFICE DANIELA LOMBARDI 339-4590927 0574-32853 http://www.danielalombardi.com</p>
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		<title>Isola Bella: un volume artistico di pregio svela i tesori della Collezione Borromeo!</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 22:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 28 giugno del 2008, il percorso di visita del Palazzo Borromeo all’Isola Bella veniva arricchito di un affascinante gioiello: l’Ala cosiddetta del Generale Berthier, sino ad allora preclusa al pubblico, spettacolare sequenza di ambienti dov’è conservata la Collezione Borromeo, l’unica grande Quadreria di Famiglia pervenuta integra in ambito lombardo. Bona e Giberto Borromeo, già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/07/Copertina-libro.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/07/Copertina-libro.jpg" alt="" title="Copertina libro" width="317" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-42946" /></a></p>
<p>Il 28 giugno del 2008, il percorso di visita del Palazzo Borromeo all’Isola Bella veniva arricchito di un affascinante gioiello: l’Ala cosiddetta del Generale Berthier, sino ad allora preclusa al pubblico, spettacolare sequenza di ambienti dov’è conservata la Collezione Borromeo, l’unica grande Quadreria di Famiglia pervenuta integra in ambito lombardo. Bona e Giberto Borromeo, già nel 2005, in previsione della riapertura al pubblico dell’Ala Berthier e della Galleria dei Quadri, affidarono a Mauro Natale e Alessandro Morandotti l’incarico di studiare questo loro patrimonio d’arte.<span id="more-42918"></span></p>
<p>Il frutto dei quasi sei anni di ricerche che i due studiosi hanno condotto con la collaborazione anche di altri esperti, è ora condensato in un ponderoso volume “Collezione Borromeo. La Galleria dei Quadri dell’Isola Bella” edito da Silvana edizioni&#8221;. </p>
<p>Ciascuna delle 103 opere della Galleria dei Quadri vi è documentata fotograficamente ed è accompagnata da una scheda nella quale si da conto, grazie anche alle indagini nell’Archivio di Famiglia, delle vicende che hanno portato ogni singola opera nella Collezione. Si evidenzia inoltre la situazione pre e post gli interventi di restauro condotti in concomitanza con il progetto di riapertura, oltre ad una disanima critica di ogni dipinto. Si tratta certo di un’opera fondamentale per chi voglia approfondire la storia dell’arte lombarda e italiana.</p>
<p>Nell’Ala Berthier del Palazzo dei Principi all’Isola Bella si conservano alcune testimonianze significative delle scelte artistiche della famiglia Borromeo. La natura degli ambienti, tra loro contigui, offre una varietà di colpi di scena, tra le ricche collezioni di quadri e il fasto dell’architettura d’interni. Arrivati in testa allo scalone del piano nobile, ci si addentra in due camerini fitti di dipinti significativi (tra i quali due Vedute di Roma di Gaspard van Wittel, un Ritorno del figliol prodigo di Alessandro Turchi e Una Famiglia di poveri di Giacomo Ceruti). Anche nello spazio ridotto di queste stanze i dipinti sono sistemati sulle pareti a mosaico, secondo un criterio decorativo comune alle dimore aristocratiche di epoca barocca.</p>
<p>Da qui si accede alla “Galleria dei quadri”, cuore pulsante del collezionismo della famiglia Borromeo tra la fine del Seicento e oggi. La “Galleria” è una tipologia architettonica molto diffusa in Europa tra il Cinquecento e il Seicento, adatta alla civile conversazione (“Le Gallerie sono luoghi di trattenersi le persone nobili, e ricche, e passeggiare al coperto”, scrive l’architetto Vincenzo Scamozzi nella sua Idea dell’architettura edita a Venezia nel 1615), ma soprattutto tradizionalmente destinata alla raccolta di quadri, sculture e oggetti d’arte. </p>
<p>Conosciamo in molte parti d’Italia esempi illustri di questi ambienti dalla pianta sviluppata in senso longitudinale ma la Galleria Borromeo dell’Isola Bella costituisce l’unica traccia superstite e intatta dell’antica fortuna di simili ambienti nel territorio dell’odierna Lombardia. Gli antichi inventari di casa ce la descrivono con nomi diversi. Alla fine del Seicento viene indicata come “Galleria dei quadri vecchi”, perché vi si conservavano anche opere di maestri attivi nel Cinquecento o nel primo Seicento, mentre sempre a cavallo fra Seicento e Settecento viene anche definita “Galleria dell’alcova”, in virtù dell’originaria e insolita ‘appendice’ architettonica: una alcova aperta sulla Galleria, ma da essa separata attraverso il diaframma di una monumentale ‘cornice’ di gusto barocco, segnata dalla presenza di due lesene di marmo sormontate da una complessa ‘armatura’ decorativa in legno scolpito, dipinto e dorato con al centro lo stemma della famiglia. </p>
<p>A partire dalla fine dell’Ottocento, la galleria dei quadri venne anche detta “Galleria del generale Berthier” o “Galleria Berthier”, in ricordo del soggiorno all’Isola, al seguito di Napoleone e della moglie Joséphine, del generale francese Louis-Alexandre Berthier (1753-1815), il quale dormì proprio nell’alcova della Galleria nell’agosto 1797. Le pareti della Galleria accolgono circa 130 dipinti disposti ad occupare, con studiato horror vacui, ogni minimo spazio delle superficie muraria, letteralmente tappezzata da un mosaico di quadri, secondo quanto era tipico nell’allestimento delle quadrerie del Seicento e del Settecento. </p>
<p>L’assetto odierno documenta l’ultimo ordinamento della Galleria, databile ai primi decenni del Novecento, ma gli studi in corso di Alessandro Morandotti e Mauro Natale permetteranno di seguire nel tempo, a partire dall’inaugurazione di quest’ambiente avvenuta poco prima della morte di Vitaliano VI Borromeo (1690), gli ingressi e le uscite di numerosi quadri, ancora oggi presenti in Galleria o invece dispersi in altre zone del Palazzo, in ragione dei cambiamenti di gusto dei vari membri della famiglia. Una guida breve stampata in occasione della riapertura (Silvana Editoriale) anticipa alcuni risultati di questa ricerca in corso.</p>
<p>Il numero dei dipinti esposti rimase costante nel tempo, ma l’originaria predominanza della pittura barocca dell’Italia settentrionale, e in modo specifico lombarda, venne col tempo modificata, soprattutto in seguito al cambiamento di gusto in età neoclassica promosse di Giberto V Borromeo (1751-1837); appartengono alla più antica fase tardo-barocca le ricche cornici intagliate e dorate che punteggiano le pareti della stanza, parte integrante del progetto decorativo della Galleria. La Galleria include capolavori, opere d’arte di primo piano e , secondo una prassi ricorrente in altre collezioni nobiliari dell’epoca, alcune copie da grandi maestri del passato che documentano il successo duraturo degli artisti più illustri (Raffaello, Correggio, Guido Reni).</p>
<p>La Galleria dei quadri dell’Isola Bella è fondamentale per studiare la pittura lombarda del Rinascimento, dalle opere di alcuni strenui difensori della tradizione artistica locale come Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, e quelle della compagine dei pittori leonardeschi. Tra i dipinti che possono essere annoverati in questo ambito, si ricorderanno i due Ritratti di Giovan Antonio Boltraffio, il più dotato seguace milanese di Leonardo, o le seducenti eroine di Giampietrino, Didone e Sofonisba, degne di essere esposte idealmente, per il suadente accostamento alla maniera internazionale, tra le opere possedute dal re di Francia Francesco I nel castello di Fontainebleau.</p>
<p>La pittura veneta del Cinquecento è documentata dall’opera da un di allievo di Tiziano, il trevigiano Paris Bordon (1500-1571), attivo nella Milano di Carlo V (dove è documentato tra il 1548 e il 1551). Bordon venne apprezzato dai collezionisti locali anche dopo la morte, come è documentato tra l’altro dalle vicende della raccolta Borromeo, nella quale diversi erano i dipinti assegnati al pittore fin dall’inaugurazione del cantiere dell’Isola Bella alla fine del Seicento. In Galleria, tra le numerose opere che gli sono tradizionalmente attribuite, si riscontra la qualità di originale nella Sacra Famiglia con Santa Elisabetta, San Zaccaria e San Giovannino, un’opera di squillanti colori (tra aranci, rossi e viola) ammirata anche da Bernard Berenson in una sua breve visita all’Isola nel 1904.</p>
<p>Dominano le pareti lunghe della Galleria due tele colossali di Camillo Procaccino provenienti da chiese milanesi; sono attorniate da altre opere dei maestri del Seicento lombardo come Giulio Cesare Procaccini, Daniele Crespi, Giovanni Battista Discepoli (lo Zoppo di Lugano), Carlo Francesco Nuvolone o di autori riscoperti anche grazie alla riapertura della Galleria, quale si deve considerare Carlo Cornara (1608-1676), l’autore del Mosé che calpesta la corona del faraone (superstite e coloratissimo capolavoro del barocco lombardo fin dall’origine nella Galleria), ci introducono idealmente alla cosiddetta Sala del trono, una delle sale più spettacolari di tutto il Palazzo, vero e proprio museo dell’arte barocca lombarda. </p>
<p>Info: http://www.silvanaeditoriale.it</p>
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		<title>Conegliano (TV): la rassegna &#8220;Letture d&#8217;Estate&#8221; si apre con Gian Mario Villalta!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 08:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 21, alle ore 21, al Brolo di S. Francesco, riecheggeranno suoni e parole di grande poesia. Sarà Gian Mario Villalta, poeta di spicco nel panorama letterario contemporaneo italiano, ad aprire il ciclo di incontri &#8220;Letture d&#8217;Estate&#8221;, che da dieci anni animano l&#8217;estate coneglianese. Gian Mario Villalta è insegnante di liceo nonché direttore artistico della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gian-Mario-Villalta.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gian-Mario-Villalta.jpg" alt="" title="DCF 1.0" width="430" height="322" class="aligncenter size-full wp-image-41667" /></a></p>
<p>Martedì 21, alle ore 21, al Brolo di S. Francesco, riecheggeranno suoni e parole di grande poesia. Sarà Gian Mario Villalta, poeta di spicco nel panorama letterario contemporaneo italiano, ad aprire il ciclo di incontri &#8220;Letture d&#8217;Estate&#8221;, che da dieci anni animano l&#8217;estate coneglianese. Gian Mario Villalta è insegnante di liceo nonché direttore artistico della manifestazione letteraria podernonelegge, leggerà poesie da Vanità della mente, la sua ultima raccolta pubblicata nella collana Lo Specchio della Mondadori.<span id="more-41666"></span></p>
<p>Il libro si compone di una vitalissima varietà di temi; lavorando su tracce di realtà legate all&#8217;esperienza e alla riflessione, il poeta si misura con la complessità del percepire e del poter dire le cose della vita.<br />
È poesia di tutte le dimensioni della vita: racconta l&#8217;amore e osserva il paesaggio nel suo mutare, descrive la domestica gioia della festa ed esprime il dolore legato agli affetti. Ritrova parole antiche, migrate dal mondo del dialetto, “par n’altra volta … far versi : come ogni antico/ animal che l’è su la tera,/ par l’amor, par la mort, par la guera.”</p>
<p>L&#8217;impeccabile pronuncia, di un poeta che sa fare della sua affabile discrezione un carattere essenziale, dona al libro unitarietà e coerenza, pur nell&#8217;interna inquietudine che ne increspa la superficie: un&#8217;opera di solido impianto e di sottile saggezza, di incantevole delicatezza e di nitida asciuttezza lirica, nella profonda trasparenza dei toni.</p>
<p>Il primo dato che emerge, e di evidente efficacia, nell&#8217;intero percorso dell&#8217;opera, è la vitalissima varietà di temi che lo compone. Gian Mario Villalta lavora su tracce di realtà legate all&#8217;esperienza e alla riflessione, racconta l&#8217;amore e osserva il paesaggio nel suo mutare, descrive la domestica gioia della festa ed esprime il dolore legato agli affetti. Tocca vertici di nitida asciuttezza lirica nelle splendide prose sui piccoli animali, dove circola un senso acuto di pietà, di fronte all&#8217;orrore e alla crudeltà di cui questi esseri sono vittime. </p>
<p>Eppure, se varia, aperta è la materia di questo suo libro, Villalta riesce a mantenere, pagina dopo pagina, una sicura coerenza interna per almeno due ragioni. La prima è nella radice di verità in fondo comune a figure ed eventi che si avvicendano sulla scena: vale a dire la loro strenua, irrinunciabile (o ineluttabile), piena appartenenza alla terra, alla loro terra, e comunque, a una terra «inondata di cielo». </p>
<p>E a quella terra, in effetti, sembra appartenere anche quella lingua dialettale, quel dialetto veneto a cui Villalta torna in una sorta di corposo intermezzo proprio nel cuore della raccolta. Ma Vanità della mente è un libro unitario e coerente anche per una seconda, decisiva ragione, e cioè per la felice medietà stilistica su cui si costruisce, per l&#8217;impeccabile decoro della pronuncia di un poeta che sa fare della sua affabile discrezione un carattere essenziale, pur nell&#8217;interna inquietudine che ne increspa la superficie, o, come lui stesso suggerisce, «nel montaggio febbrile dei dettagli». Ne scaturisce dunque un&#8217;opera di solido impianto e di sottile saggezza, e insieme di incantevole delicatezza, nella profonda trasparenza dei toni.</p>
<p>TESTI<br />
Il libro si presenta suddiviso in quindici sezioni, L’invaso, Notte di San Nicolò, Kindergarten, Nel buio degli alberi, In pensiero di casa, Revoltà, Atto unico, Ritorni istriani, Regione, Il rumore che non senti ancora, Festeggiamenti per il nuovo anno, Cronaca famosa, Mia colpa, Trailer, Migrazioni.</p>
<p>Il ciclo di incontri &#8220;Letture d&#8217;Estate&#8221;, organizzato e promosso dall&#8217;Amministrazione Comunale e dall&#8217;Associazione culturale Altrestorie,  proseguirà in luglio con due appuntamenti all&#8217;Ex Convento San Francesco: domenica 3 luglio, ore 21.15, ci sarà FEDERICA BERN in &#8220;Lourdes&#8221; e mercoledì 6 luglio, ore 21.15, con MARIA PAIATO in &#8220;Quattro di sessanta&#8221;. Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero.</p>
<p>Città di Conegliano<br />
Ufficio Comunicazione<br />
Tel. 0438/413472-382-358<br />
Cell. 347/4122055</p>
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		<title>Ferrara: nuovi studi e pubblicazioni intorno alla Pittura su commissione del Seicento!</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 09:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un titolo provocatorio che spalanca un mondo tutto da scoprire: dipingere per profitto. L’arte insomma è anche economia: dietro la realizzazione di capolavori del nostro passato o la formazione di raccolte famose ci sono conti da fare, colori da comprare, pittori più o meno famosi da pagare; c’è un mercato con una domanda e un’offerta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-del-libro.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-del-libro.jpg" alt="" title="Copertina del libro" width="280" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-39300" /></a></p>
<p>Un titolo provocatorio che spalanca un mondo tutto da scoprire: dipingere per profitto. L’arte insomma è anche economia: dietro la realizzazione di capolavori del nostro passato o la formazione di raccolte famose ci sono conti da fare, colori da comprare, pittori più o meno famosi da pagare; c’è un mercato con una domanda e un’offerta.<span id="more-39299"></span></p>
<p>Renata Ago, Elena Fumagalli, Raffaella Morselli e Patrizia Cavazzini presenteranno alla Fondazione Ermitage Italia lunedì 16 maggio 2011, alle ore 16.00, nell’ambito del ciclo di incontri dedicati al collezionismo e alla formazione dei grandi musei, promosso con successo fin dallo scorso anno dalla “filiale” italiana dell’Ermitage &#8211; i temi del mercato dell’arte del XVII secolo trattati con successo nel volume di recente pubblicazione &#8220;Painting for Profit. The Economic Lives of Seventeenth-Century Italian Painters&#8221; (Yale University Press, 2010) curato da Richard Spear and Philip Sohm.</p>
<p>L’argomento è di particolare attualità nell’ambito degli studi storico-artistici e induce verso una nuova prospettiva di indagine, una diversa lente sotto la quale guardare le dinamiche legate all&#8217;arte, in stretta attinenza con la sociologia e la storia economica. Il 600 in questo caso è il secolo preso in esame. Secolo di grandi pittori e di grandi committenti europei.</p>
<p>A Ferrara interverranno le note studiose italiane che hanno collaborato alla stesura e alla riuscita del volume, proponendo una vasta gamma di case-study, trattati per conoscere e comprendere gli aspetti più pratici del marcato dell’arte nell’Italia del XVII secolo, quando differenti variabili regolavano i rapporti fra pittori, committenti, acquirenti e collezionisti nella continua evoluzione del gusto di una società ormai moderna.</p>
<p>La regolamentazione dei prezzi delle opere, la condizione socio-economica degli artisti, le aspirazioni di ognuno di loro, i guadagni scanditi dal variare della loro reputazione sono soltanto alcuni degli argomenti di cui si discuterà nel corso della conferenza e che, sviscerati con ineccepibile rigore scientifico dagli autori, hanno garantito al volume lodevoli recensioni da arte delle più prestigiose riviste internazionali.</p>
<p>FONDAZIONE ERMITAGE ITALIA &#8211; PALAZZO GIGLIOLI<br />
Corso Della Giovecca 148/a (44100), FERRARA<br />
+39 05321863600</p>
<p>http://www.ermitageitalia.com</p>
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		<title>Dino Buzzati ci accompagna nel Paradiso silvestre della nostra infanzia!</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 21:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha ventinove anni Dino Buzzati, nel 1935, quando pubblica il suo secondo libro, “Il segreto del bosco vecchio” (pag 200, edizioni Oscar Mondadori, costo 9,50 euro). E se era stata involontaria l’apparizione del romanzo d’esordio (Bàrnabo delle montagne, del ’33), ora è intenzionale la stampa di “Il segreto”, nonostante la non esaltante accoglienza del testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/02/La-Locandina-del-Film-di-Ermanno-Olmi.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/02/La-Locandina-del-Film-di-Ermanno-Olmi.jpg" alt="" title="La Locandina del Film di Ermanno Olmi" width="297" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-33835" /></a></p>
<p>Ha ventinove anni Dino Buzzati, nel 1935, quando pubblica il suo secondo libro, “Il segreto del bosco vecchio” (pag 200, edizioni Oscar Mondadori, costo 9,50 euro). E se era stata involontaria l’apparizione del romanzo d’esordio (Bàrnabo delle montagne, del ’33), ora è intenzionale la stampa di “Il segreto”, nonostante la non esaltante accoglienza del testo precedente da parte di critici e recensori e, tenuto conto che il momento è difficile (l’Italia è in guerra con l’Etiopia, la Società delle Nazioni ci isola dal contesto mondiale, Hitler inaugura le leggi razziali, Mussolini si consolida e la censura cresce, inaugurando un tempo di vita fittizia e stranita, in apparenza intransigente ma in realtà corrotta e licenziosa). Il fascismo ha ormai realizzato la cultura dell’azione e il suo primato sulle categorie del pensiero. <span id="more-33834"></span></p>
<p>Molti gli scrittori sommersi dalla propaganda; pochi gli scampati, attraverso le vie del bello scrivere, dell’ermetismo, del realismo magico, dell’evasione. Dal canto suo, Bosco Vecchio è un mito: è la foresta sacra dove affondano le loro radici l’infanzia dello scrittore e quella dell’umanità, dimensione incontaminata che simbolizza la vita come forza gioiosa e gratuita, disinteressata ed eterna, sopra le transitorie, ancorché obbliganti, fenomenologie dei poteri. Alla morte di Antonio Morro, la sua sterminata tenuta boschiva va in eredità, nella sua parte più contenuta ( il “Bosco Vecchio”, appunto), al nipote Sebastiano Procolo; nella sua restante e maggiore estensione, al nipote di Sebastiano, il dodicenne Benvenuto, per ora in collegio. Bosco Vecchio è abitato da un popolo di “geni”, custodi degli alberi, titolari della magica possibilità di trasformarsi a piacere in animali o in uomini, nonché di uscire dai loro domestici tronchi per vivere una vita del tutto uguale alla nostra. </p>
<p>Il “genio” Bernardi, una sorta di anziano patriarca di questa fantastica comunità, alla notizia del trapasso, si reca dal nuovo padrone, il colonnello Procolo, intenzionato a conoscere la sua volontà. “Bosco Vecchio” era sempre stato rispettato e, grande è l’angoscia di Bernardi quando viene a sapere che ora la selva sarà sistematicamente abbattuta, in vista di un intensivo sfruttamento delle sue ricchezze. Visti inutili tutti i suoi sforzi di dissuasione presso il nuovo proprietario, Genio Bernardi, per evitare la strage del suo popolo, pensa di ricorrere a Vento Matteo, un vento tanto dannoso da essersi meritato l’esilio in un antro montano. Ma prima di lui arriva l’astuto colonnello, che malvagiamente lo libera, per farsene strumento d’incondizionata obbedienza contro gli scomodi abitatori del bosco. </p>
<p>Ai quali non resta, per ora, che promettere a Procolo una sistematica quantità di legname in cambio della vita loro e delle loro piante. Ma ben presto Procolo vuole per sé l’intero appezzamento, vale a dire anche la parte di Benvenuto. Un giorno che il ragazzo visita il bosco, comincia a scagliarli contro Vento Matteo, per fortuna senza risultato (anche perché, durante la sua lunga assenza dalla valle, il suo posto è stato preso dal tutt’altro che cattivo Vento Evaristo, ma suo inesorabile rivale). Il desiderio di togliere di mezzo Benvenuto non si arresta al primo tentativo. Il colonnello tenterà ancora di sbarazzarsi del ragazzo, per ben due volte. </p>
<p>Molte cose accadono ancora in “Bosco Vecchio” (tra le altre, un flagello di larve divoratrici, cacciate a stento dal Vento Matteo, sempre agli ordini del colonnello). Ma le sue mire continuano, finché un giorno, quando sembra che per Benvenuto,nel frattempo ammalatosi gravemente, non ci sia più alcuna speranza, l’intero bosco si solleva, processa e condanna Procolo che piomba nel più assoluto isolamento materiale e morale (persino la sua ombra, vale a dire la sua coscienza, lo abbandonerà). Ma ecco: dopo aver tanto desiderato la morte del ragazzo, il colonnello comincia  a provare affetto per lui. I rapporti s’invertono: Procolo invoca per Benvenuto l’aiuto dei “geni” (sollevandoli da ogni obbligo e schiavitù). Ma Vento Matteo, che non sa del cambiamento d’animo del suo “signore”, in un ultimo tentativo di riscuotere la sua ammirazione, annuncia falsamente a Procolo che Benvenuto è morto sotto una slavina. Non è vero, ma il colonnello non lo sa. Un’onda di pietà e, forse di vergogna assale Procolo che corre sul luogo della disgrazia, mettendosi a scavare, solo, nella notte. Sarà la sua morte, nell’estremo tentativo di salvare il nipote. Il conto si pareggia e Procolo riacquista la sua dignità di uomo. E anche quella di colonnello se, con le luci dell’alba, sorgono pure i fantasmi dei suoi vecchi compagni d’armi, in parata di gala, per scortarlo nel paese delle anime.</p>
<p>Una trama ideale, è chiarissimo, sovrasta il mero intreccio dei fatti. Aveva detto Genio Bernardi al colonnello Procolo: “A una certa età, voi, uomini, cambiate. Non rimane più niente di quello che eravate da piccoli”. E a Benvenuto stesso: “Ma anche tu un bel giorno non ti farai più vedere e anche se tornerai non sarà più la stessa cosa (…) Domani comincerà per te una nuova vita,ma non capirai più molte cose: non li capirai più, quando parlano, gli alberi, né gli uccelli, né i fiumi, né i venti”. Ristabiliti gli effetti della profanazione al tempio della natura,il ragazzo lascerà l’età verde,il meraviglioso tempo in cui tutto è incanto e dolcezza, e ogni sogno possibile, per entrare nell’età della coscienza, ma più rischiosamente in quella dei nefasti compromessi della ragione.</p>
<p>Finita la favola, perduta l’innocenza, Benvenuto cessa di essere bambino, cominciando a correre tutti i rischi della vita, cominciando soprattutto a patire, sia la cognizione del dolore che il dolore della cognizione. Ma restiamo per ora a “Bosco Vecchio”, al fantastico buzzatiano che vi anima personaggi e paesaggi e, vi fa parlare esseri normalmente muti o inanimati, li fa riflettere, agire, giudicare. In tutti i suoi libri Buzzati ha saputo fondere realtà e stravaganza, logica e assurdo, rigore e bizzarria, metodo e prodigio, e Bosco Vecchio non ci sorprende se nelle sue pagine un animale ha parole umane e una foresta si muta in una società.</p>
<p>Non è debitore a nessuno, Buzzati, della sua concezione del fantastico letterario. Non si trovano nei suoi testi gli spiccioli di un Todorov (per cui il fantastico è una “esitazione” tra naturale e soprannaturale), o di un Borges (che lo assimila al caos), o di un Casares (che lo ritiene un gioco filosofico e intellettuale), o di un Kafka (che lo sposa all’assurdo tragico di una condanna senza colpa). Il fantastico di Buzzati è un inno all’infanzia, uno spazio di libertà dove abita il desiderio di capire il mistero, l’ignoto, il plausibile. E “Bosco Vecchio” è l’eden perduto (quello ancestrale e collettivo dell’umanità intera, e quello personale e privato della verginità coscienziale dei primi anni di vita). “Bosco Vecchio” è la “selva oscura”, l’incantata foresta d’infanzia dove alberga la pura e inatteggiata creatività della poesia.</p>
<p>Un “fantastico”, questo di Buzzati, reso per altro con linguaggio orizzontale, ingenuo, persino, facile e a volte patetico,o romantico meglio. Ci fa credere nell’incredibile perché i suoi segreti, le sue magiche coincidenze, le sue rivelanti metamorfosi, i suoi suscitanti sortilegi, sono un inverosimile che ci aiuta a esaurire il verosimile. Alla fine,con travolgente sorpresa, ci accorgiamo che Buzzati non inventa troppo, e neanche molto. Solo la menzogna ha bisogno di essere inventata. E se anche Voi, nostri adorati Lettori, siete alla ricerca della verità che ammalia e stupisce, senza tediare con retoriche moralistiche, allora siete pronti per le pagine del Gigante Buzzati. Buona lettura! Vostra Elena P.</p>
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		<title>&#8220;A nudo&#8221; di Diego Dalla Palma: quando la vita tempra il carattere e la forza spirituale vince il dolore!</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 15:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Presso la libreria Cavallotto a Catania, venerdì 11 febbraio 2011, alle ore 18.00, si terrà la presentazione di &#8220;A nudo&#8221; (pagg. 189, Sperling &#038; Kupfer, costo 17,00 euro), ultima fatica letteraria, sentita e straziante, di Diego Dalla Palma, artista dell&#8217;essere più dell&#8217;apparire, che sarà presente all&#8217;incontro. Accanto all&#8217;autore interverranno Marella Ferrera ed Elvira Seminara. Diego [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/02/Diego-Della-Palma.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/02/Diego-Della-Palma.jpg" alt="" title="Diego Della Palma" width="430" height="322" class="aligncenter size-full wp-image-33251" /></a></p>
<p>Presso la libreria Cavallotto a Catania, venerdì 11 febbraio 2011, alle ore 18.00, si terrà la presentazione di &#8220;A nudo&#8221; (pagg. 189, Sperling &#038; Kupfer, costo 17,00 euro), ultima fatica letteraria, sentita e straziante, di Diego Dalla Palma, artista dell&#8217;essere più dell&#8217;apparire, che sarà presente all&#8217;incontro. Accanto all&#8217;autore interverranno Marella Ferrera ed Elvira Seminara.<span id="more-33250"></span></p>
<p>Diego Dalla Palma con la sua straordinaria umanità ha saputo raggiungere il cuore di un ampio pubblico. Questo libro è un racconto autobiografico in cui l’autore ripercorre le tappe più significative e importanti della sua vita. Affetti, amori, traumi, umiliazioni, fallimenti e trionfi si alternano in pagine toccanti, crude, tenere, a tratti perfino scabrose, delineando il percorso appassionato di un uomo alla ricerca della propria verità. Un libro che urla forte il suo messaggio: l’importante è lottare, rialzarsi dopo ogni delusione, anche a costo di sostituire alla morale e al pudore l’amore, l’impegno per la vita e il rispetto per la morte.</p>
<p>Da alcuni anni Diego Dalla Palma ha iniziato un dialogo intenso con i lettori, offrendo nei suoi scritti molti spunti di riflessione, provocazioni e punti di vista anticonvenzionali, che nascono sempre dall&#8217;esperienza diretta, dal racconto di momenti e fasi cruciali della vita. Accade anche in A nudo, forse il suo libro più crudo, scabroso, ma anche il più sincero e viscerale. Un percorso autobiografico in cui, partendo dall&#8217;infanzia, rievoca vicende toccanti e drammatiche, fondamentali per la sua esistenza, cogliendo nel dolore che spesso le ha segnate la spinta decisiva per rialzare la testa e andare avanti. </p>
<p>Non è stato facile riemergere dal baratro, per Diego: le cadute, le umiliazioni, i tradimenti lo hanno ferito, marchiato a fuoco, eppure ogni volta, con sofferenza e insieme determinazione, ha resistito, ha fatto appello alle sue risorse interiori e, sostenuto da una sua particolare forma di fede, ha creduto fino in fondo nell&#8217;amore. La sconfitta può tramutarsi in un trionfo se sappiamo imparare dai nostri errori e ogni volta crescere, maturare: non è una lezione &#8211; a Dalla Palma non interessa fare il maestro. Piuttosto, è una confessione a cuore aperto, un esporsi &#8220;senza veli né trucchi&#8221; (lui, grande esperto dell&#8217;immagine) davanti al mondo e, più ancora, davanti alla sua coscienza. </p>
<p>Il risultato è in queste pagine, dove la tenerezza, la passione, l&#8217;ardore si alternano al tormento e alla rabbia in un cammino verso l&#8217;instancabile ricerca della propria verità. Scrive il giornalista Alberto Pezzini: &#8220;Non è un libro per anime disarmate, questo. La vita – alla fine di tutto – è ciò che siamo sempre stati. Noi e chi ci ha fatto venire al mondo. Una famiglia. Ed un dolore che si identifica nella vita. Basta saperlo.&#8221;</p>
<p>Catania, Corso Sicilia 91<br />
Tel 095.310414, Fax 095.320431<br />
info@cavallotto.it<br />
Catania, Viale Jonio 32<br />
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ionio@cavallotto.i</p>
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		<title>L&#8217;ultima fatica letteraria di Romano Battaglia: &#8220;L&#8217;Uomo che vendeva il cielo&#8221;!</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 06:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sua ultima fatica letteraria &#8220;L&#8217;uomo che vendeva il cielo&#8221;, lo scrittore per la prima volta prende per mano il lettore e lo accompagna nel suo mondo a 360 gradi: poesia, narrativa e pittura interagiscono, creando una lirica densa di profondi sentimenti e rilessioni. Romano Battaglia é nato in Versilia a Marina di Pietrasanta. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/01/Romano-Battaglia.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2011/01/Romano-Battaglia.jpg" alt="" title="Romano Battaglia" width="430" height="322" class="aligncenter size-full wp-image-32348" /></a></p>
<p>Nella sua ultima fatica letteraria &#8220;L&#8217;uomo che vendeva il cielo&#8221;, lo scrittore per la prima volta prende per mano il lettore e lo accompagna nel suo mondo a 360 gradi: poesia, narrativa e pittura interagiscono, creando una lirica densa di profondi sentimenti e rilessioni.<span id="more-32042"></span> </p>
<p>Romano Battaglia é nato in Versilia a Marina di Pietrasanta. In qualità di inviato speciale del Telegiornale é autore di numerosi servizi in Italia ed all&#8217;estero. E&#8217; stato compagno di Antonio Cifariello nella realizzazione del documentario della RAI sul lavoro italiano nel mondo &#8220;Dalle Ande all&#8217; Imalaya&#8221;. Ha fatto parte della redazione dei telegiornali sulle tre reti RAI; ha collaborato e condotto numerosi programmi televisivi di grande successo, quali: &#8220;TV   stasette&#8221;, &#8220;Cronache Italiane&#8221;, &#8220;TG l&#8217;una&#8221;, &#8220;A Nord a Sud&#8221;, &#8220;Bell&#8217; Italia&#8221; ed altre rubriche culturali.</p>
<p>Ha scritto trentatré libri di cui sette sono per ragazzi: &#8220;Lettere dal domani&#8221;, vincitore del Premio Bancarellino 1973 e dal quale sono stati tratti un&#8217; opera teatrale, un&#8217; opera lirica ed un disco; &#8220;Il paese dei burattini&#8221; finalista alla XVIII edizione del Premio Bancarellino; &#8220;L&#8217;isola di Papagusa&#8221;; &#8220;Mi hanno rapito gli extraterrestri&#8221;; &#8220;Il giardino dei pensieri bambini&#8221; premio selezione Bancarellino 1979; &#8220;La pioppeta&#8221; facente parte della collana &#8220;I ricordi dei personaggi famosi&#8221; ed &#8220;Il canto della natura&#8221;. </p>
<p>Ha vinto con &#8220;Il pesce lucente&#8221; il Premio Internazionale Andersen per la più bella fiaba per ragazzi. E&#8217; autore anche di tre libri di poesia: &#8220;Il ragazzo di sughero&#8221;, &#8220;L&#8217;uomo che piangeva al rovescio&#8221;, &#8220;Tornare di sera&#8221; con il quale ha vinto il premio internazionale di Poesia Città di Piacenza. Ha scritto volumi, quali: &#8220;Artista chi sei&#8221;, &#8220;Sulla riva del mare&#8221; ed il volume documentario su Milano &#8220;La città parla&#8221;. Un suo lungo racconto figura in &#8220;Racconti d&#8217;autore&#8221;, un&#8217; enciclopedia dei maggiori scrittori italiani.</p>
<p>Altri libri di Romano Battaglia, e dai quali sono stati tratti spettacoli teatrali e radiofonici, sono quelli della serie delle &#8220;Lettere al direttore&#8221;, &#8220;Nuove lettere al direttore&#8221;, &#8220;Le più belle lettere al direttore&#8221; ed &#8220;Ultime lettere al direttore&#8221;, un&#8217; invenzione narrativa fatta di brevi cronache ispirate alla realtà che assieme formano il ritratto di un&#8217; Italia minore rimasta per anni sconosciuta.</p>
<p>Seguono poi un&#8217; opera satirica &#8220;Come si fa&#8221;, &#8220;Il mistero di Dino Buzzati&#8221;, &#8220;Il cielo splende ancora&#8221;, &#8220;Vivono fra noi&#8221;, &#8220;Non l&#8217; ho detto alla TV&#8221;, &#8220;Disagiate per amore&#8221; ed il romanzo &#8220;Non mi sono ucciso&#8221; vincitore del Premio Selezione Bancarella 1980. Al nome di Battaglia é legata la grande manifestazione de &#8220;La Versiliana&#8221; che in estate si svolge a Marina di Pietrasanta. Al &#8220;Caffè della Versiliana&#8221; sono passati i più bei nomi del mondo dello spettacolo, della cultura e della politica; ogni giorno migliaia di persone assistono agli incontri condotti da Battaglia ed intervengono con domande creando così una viva atmosfera di conversazione.</p>
<p>La sua carriera di giornalista della carta stampata (incominciata a diciotto anni) e poi televisiva é costellata di numerosi premi e riconoscimenti; gli sono anche stati conferiti dal Presidente della Repubblica le onoreficienze di Commendatore, Cavaliere e Grande Ufficiale della Repubblica per meriti letterari. Gli ultimi romanzi, tutti best sellers sono: &#8220;Notte infinita&#8221; Rizzoli 1989, &#8220;Storia di Settembre&#8221; Rizzoli 1991, &#8220;Il fiume della Vita&#8221; Rizzoli 1992, &#8220;Cielochiaro&#8221; Rizzoli 1993, &#8220;Una rosa dal mare&#8221; Rizzoli 1994, &#8220;La capanna incantata&#8221; Rizzoli 1995 &#8220;Alle porte della vita&#8221; Rizzoli 1996 e &#8220;Con i tuoi occhi&#8221; Rizzoli 1997. </p>
<p>Sono seguiti poi altri volumi di grande successo dai titoli: &#8220;Cielo&#8221;, &#8220;Il silenzio del cielo&#8221;, &#8220;La favola di un sogno&#8221;, &#8220;La strada di Sin&#8221;, &#8220;Un cuore pulito&#8221;, &#8220;Silenzio&#8221;, &#8220;Come è dolce sapere che esisti&#8221;, &#8220;Come si fa&#8221;, &#8220;Sabbia&#8221;, &#8220;Incanto&#8221;, &#8220;Foglie&#8221; e infine &#8220;Oltre l&#8217;amore&#8221;. Tutti i libri di Romano Battaglia sono tradotti in vari paesi del mondo. Ha vinto con i suoi libri tradotti in Germania, Giappone e Corea &#8211; numerosi premi: Premio Selezione Bancarella 1994 e Premio WWF Posidone 1993 con Cielochiaro, Premio Internazionale Cypraea 1991 con Storia di Settembre, Premio Levanto 1994 con Una rosa dal mare, Premio Badia 1996 con La capanna incantata, Premio Un libro per l&#8217;estate 1996 con Alle porte della vita. Sempre nel 1996 ha pubblicato Ho incontrato la vita in un filo d&#8217;erba. Scrive per &#8220;Il Giorno&#8221; e &#8220;La Nazione&#8221; Romano Battaglia ha una grande vocazione: la pittura. Da tutta la vita dipinge i bovi bianchi che per secoli hanno arato i campi nella sua terra di Versilia.</p>
<p>PRESS OFFICE DANIELA LOMBARDI 339-4590927 0574-32853 http://www.danielalombardi.com</p>
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		<title>Pederobba: Monica Follador e il suo viaggio biografico accanto a Denis!</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 09:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza “Opere Pie d’Onigo”, con sede a Pederobba (TV) in via Roma n. 77/a, promuove un incontro da non perdere, martedì 11 gennaio 2011, dalle ore 15.00, con l’Autrice del libro “Io, madre di mia suocera”, la signora Monica Follador, che si terrà a Pederobba (TV) presso l&#8217;Aula di Formazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/12/Copertina-del-libro2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giuseppeborsoi.it/wp-content/uploads/2010/12/Copertina-del-libro2.jpg" alt="" title="Copertina del libro" width="255" height="370" class="aligncenter size-full wp-image-30356" /></a></p>
<p>L’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza “Opere Pie d’Onigo”, con sede a Pederobba (TV) in via Roma n. 77/a, promuove un incontro da non perdere, martedì 11 gennaio 2011, dalle ore 15.00, con l’Autrice del libro “Io, madre di mia suocera”, la signora Monica Follador, che si terrà a Pederobba (TV) presso l&#8217;Aula di Formazione del Centro Anziani, in via Roma 66. Il libro è già un successo che raccoglie riscontri e gradimenti trasversali, tant&#8217;è che sta per essere tradotto anche in lingua polacca<span id="more-31508"></span></p>
<p>In queste pagine l’Autrice racconta la propria esperienza di “persona qualunque” a contatto giorno dopo giorno con la persona malata, facendo emergere il ruolo di sostegno che ha avuto la fede nel permetterle di fronteggiare una situazione per molti aspetti drammatica. Il volume si chiude con il Decalogo del Caregiver: dieci consigli pratici per chi, senza esperienza professionale, si trova a dover accudire un malato di Alzheimer. Spesso in casi simili le persone si limitano ad avviare il parente malato in casa di riposo, o ad affidarlo ad una badante. Monica e il marito invece, riflettendo sul fatto che le persone afflitte dal morbo hanno «bisogno di sentirsi amate, anche se loro apparentemente ci odiano perché invadiamo il loro territorio», decidono di trasferirsi vicino a Denis.</p>
<p>Sposata con un figlio, Monica vive a Venegazzù di Volpago del Montello (Treviso). Molto attiva come catechista e animatrice del Grest, nel tempo libero opera nel settore dell’ecologia. Da quindici anni accudisce con dedizione e sofferenza – ma anche con tanta fantasia – la suocera affetta dal morbo di Alzheimer. Preziose e illuminanti le parole di Monica, cariche di fiducia e di speranza per tutti. &#8220;Spesso le disgrazie, le difficoltà, sono il migliore punto di partenza per un percorso spirituale, che aiuta non solo a superare i traumi, ma anche a godere delle gioie della vita, che, malgrado certi disagi, continuano a esserci&#8221;. &#8220;Per imparare a cogliere il buono che esiste in ogni circostanza, anche la più assurda&#8221;. </p>
<p>Per informazioni: tel. 0423.694711 cell. 3204598809 – http://www.operepiedionigo.it </p>
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