Balthus: il pittore aristocratico che spogliò il Novecento.

Amava i gatti e come loro, sornione ed altero, è mancato per sempre in un freddo mattino del febbraio 2001 il pittore Balthus, uno degli ultimi grandi maestri del Novecento. Era diventato famoso per i quadri con ragazzine discinte e trasognate, che certa critica ottusa e cieca definiva riduttivamente “ninfette”; in realtà, il conte Balthus ricalcava raffinatezza e classe degli artisti rinascimentali.

La morte lo colse in Svizzera, nel suo chalet di montagna a Rossiniè, nel cantone di Vaud. Come i gatti, che tornano anche sulle rovine fumanti della loro casa, la sera prima di quel 1 febbraio aveva lasciato la clinica dove era stato ricoverato, per rientrare nell’ex albergo settecentesco, costruito a forma di chalet e monumento nazionale, dove si era stabilito nel 1977 assieme alla seconda moglie Setsuko. Dandy, esteta raffinato con vezzi da prima donna come quello di tenere nascosta la propria biografia o di fingere la sordità  quando la domanda di qualche intervistatore non lo interessava, l’artista francese di origine polacca avrebbe compiuto 100 anni nel 2008.

Nato il 29 febbraio del 1908 a Parigi, Balthus è stato uno dei pochissimi pittori ad aver esposto in vita una sua opera al Museo del Louvre. Il suo vero nome era Balthasar Klossowski de Rola. Amava farsi chiamare conte, discendente da un casato di antica nobiltà polacca (ma il fratello Pierre Klossowski, pittore e critico, non ha mai usato il titolo nobiliare). Balthus respirò arte e letteratura fin dall’infanzia. La casa dei Klossowski era frequentata da Bonnard, Derain, Cèzanne, Vuillard, Mirò, Masson, Camus, Malraux, Artaud (che, più tardi riconoscerà il pittore come uno degli adepti del suo “teatro della creudeltà”). Il padre Eric era storico, pittore e critico d’arte: pittrice la madre Baladine, amica e amante di Rainer Marie Rilke. Fu proprio il poeta tedesco ad incoraggiare il quindicenne Balthus alla pittura traendo persino ispirazione dai suoi disegni per alcune liriche, poi raccolte in un volume illustrato.

Una delle prime mostre, alla galleria Pierre di Parigi nel 1934, fece subito scandalo per la presenza di alcuni dipinti di carattere erotico e sensuale. Con la tela “La Rue” (“La via”), esposta in quell’occasione, Balthus espresse immediatamente la sua indipendenza e la sua opposizione al Surrealismo che considerava un fallimento dell’arte. Ma fra i suoi ammiratori annoverava Gide, che gli pagò i corsi di pittura e, Picasso che ne parlò come del “più grande pittore moderno” e teneva appesa nella villa di Vallauris una tela con i bambini. Fellini lo definì “un accumulo di storia”. Fra i suoi collezionisti anche i Rothschild e Giovanni Agnelli.

Tra i suoi soggetti prediletti le ragazzine in abiti succinti, scomposte, spensierate e molto concentrate a scoprire i caratteri della loro bellezza lolitesca: nulla di torbido o di cruento, ma solo la voluttà dell’adolescenza immortalata sulla tela, il desiderio della natura femminile non ancora sbocciata che esplora se stessa, quindi la rincorsa verso la vita che germoglia e che incanta per la purezza mantenuta anche nei sussulti sensuali. Fu sempre un figurativo, fuori dalle tentazioni astratte del suo tempo. Un orgoglioso solitario: disprezzava le convenzioni, le avanguardie e quasi tutti i contemporanei. La sua pittura ha un gusto neorinascimentale, addirittura neoprimitivo (come i pittori del Trecento) e, perennemente, un’aura aristocratica come dimostra lo stupendo olio “La ragazza con il gatto” che introduce visivamente questo articolo. Arcaica nella tecnica, una pittura preziosa come quella degli antichi maestri.

La grandezza del conte Balthus stava nel fatto che dipingeva come un classico, anzi come un antico pittore italiano e, infatti, i suoi occhi brillavano soltanto quando si nomivava Masaccio, Piero della Francesca e gli altri italiani della grande officina della pittura che era essenzialmente pittura su parete, cioè affresco. Dunque un antico pittore con una predilezione spiccata per gli affreschi, che faceva sentire ogni cosa o persona amata come un tesoro di altri tempi: perché in un tempo remoto egli ha sempre vissuto, convinto profondamente che un altro tempo recente non esistesse. Uomo che dirigeva la propria pulsante sensualità verso le tecniche intrinseche della sua espressione, tra le quali la nostalgia e il mondo come lo intendeva lui erano sovrani: di grande dignità e d’infinita classe, il “nostro” Balthus nella sua ispirazione retrò, giacché essere nostalgici vuol dire elevare i ricordi ad un’altezza suprema.

In un’intervista dichiarò che gli sarebbe piaciuto essere ricordato come un “tardo, tardissimo epigono di Masolino da Panicale. Proprio per questo fu amatissimo dall’amico Jean Claire, il critico francese direttore del Museo Picasso, che scelse un suo quadro per la copertina del feroce pamphlet “Critica alla modernità“, in cui lo cita come uno dei maggiori artisti del Novecento, assieme a Bonnard, Morandi e Giacometti. Per nulla apprezzato, invece, da altri critici. Celebre la stroncatura che ne fece Giovanni Testori, il quale con molta superbia lo liquidò con un “decoratore d’alta sapienza decadentistica ma di scarse doti pittoriche”. Gatti e ragazzine sbarazzine lo intrigavano sul piano creativo e tematico. Dei gatti si era innamorato da bambino, quando aveva trovato un cucciolo battezzato Mitsou. Dopo qualche tempo l’animale era scomparso e, da allora il ragazzo cominciò a disegnarlo nei suoi album, fino alla fine della vita. Quella per le adolescenti fu invece una passione artistica più senile, che lo colse intorno agli anni Ciunquanta.

Parlava un italiano forbito ed amava l’Italia, dove era vissuto, perché nel febbraio 1961 fu nominato direttore dell’Accademia di Francia, a Villa Medici di Roma. Qui scoccarono le scintille amorose per il suo cuore: ebbe per allieva la giovane Setsuko Ideta, che ne divenne modella esclusiva e moglie inseparabile e, da cui ebbe l’adorata figlia Harumi. L’idillio antico dei suoi quadri era sceso nella vita reale, regalando al conte Balthus la materializzazione dei sogni e delle memorie più segrete. E chi sogna, miei insostituibili Lettori, è sempre dalla parte dell’Arte e della felicità. A presto!! Buon’arte a tutti Voi! Vostra Elena P.

Un commento su “Balthus: il pittore aristocratico che spogliò il Novecento.”

  1. Non conosco questo artista, ma visto che è da poco che ho scoperto l’arte contemporanea è una scusa in più per conoscere qualcosa di nuovo!! Baci

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