“Atlantidi – I 3 Diluvi che hanno cancellato la Civiltà”!

I più antichi testi dell’umanità ci parlano di un’età dell’oro in cui gli Dei non erano che semplici mortali giunti da un’isola al Polo Sud: essi concordano nel fissare la loro venuta tra il 13.000 e il 9.600 a.C.. I monumenti più antichi dell’India, del Sud America e del Mediterraneo risalgono a quel periodo, ricalcano i profili delle costellazioni visibili in quell’epoca e riflettono la stessa mano costruttrice e l’uso di blocchi giganti pesanti centinaia di tonnellate. Se nascosta alla basa del mito vi fosse la verità? Com’è possibile che tutte le antiche tradizioni ci parlino del monoteismo come della religione più antica? Forse gli Dei erano solo degli uomini più avanzati dei popoli che li accolsero? Un viaggio alla ricerca delle prove nascoste dall’archeologia ufficiale, una caccia al tesoro iniziata oltre 5.000 anni fa da un re mesopotamico di nome Sargon…

Coraggio! Questo penso possa essere in sintesi l’augurio che mi sento di fare agli autori di questo coraggioso libro. Una pubblicazione ricca di dati storici e non solo in grado di creare riga dopo riga, passo dopo passo un’affascinante linea narrativa ma anche di avvincere il più inesperto lettore. Una linea rossa che affascina e non ultimo fa sognare. Chi non ha mai fantasticato circa la possibile esistenza di un’antica civiltà in grado di abitare l’intero pianeta. Da sempre a partire dai primi scrittori di fantascienza sino ad oggi si è data la caccia a leggende, racconti e alla fine a prove certe.

Nessuno ad oggi è riuscito a centrare inequivocabilmente l’obbiettivo. Ma i tempi fortunatamente cambiano, e tanta esperienza fatta in passato comincia a dare i suoi frutti. Traccia dopo traccia, indizio dopo indizio. Sono dell’avviso che si debba iniziare a considerare talune antiche popolazioni non solo come civiltà dedite unicamente al perseguimento della sussistenza quotidiana ma in grado di offrire qualcosa e forse molto di più sia a se stesse che ai posteri in grado di scoprirle. Troppi impalpabili ma talvolta sorprendenti indizi cominciano ad incastrarsi con frequenza avvincente. Ricordo quando cominciai a trattare questo tipo di argomenti, ormai più di venti anni fa, i dati raccolti erano veramente pochi.

Non era ancora nato internet, le informazioni non viaggiavano attraverso una rete elettronica ma attraverso una rete “umana” . Di bocca in bocca, di lettere in lettera, di telefonata in telefonata, di articolo in articolo e per i più fortunati di libro in libro. Attraversando città, nazioni e continenti. Il vero mistero è sempre stato uno: “Chi è stato, e non cosa è stato, prima di noi?” Siamo realmente stati i primi o tutto è già nato, cresciuto e cancellato per poi ricominciare lentamente, con grande fatica al punto di farci credere di essere stati i primi, gli unici abitanti evoluti di questo nostro miracoloso pianeta?

Per continuare a sognare però bisogna cominciare a trovare qualcosa. Molto, forse, è già sotto i nostri occhi ma continuiamo a non vederlo, perché? Gli antichi greci dicevano che l’unica cosa che sopravvive alla terra è la terra stessa. Le tracce vanno cercate attraverso le “ossa” della madre terra. Ma cosa sono queste ossa? Parlavano delle pietre, le uniche in grado di attraversare il tempo. Tutto il resto è destinato prima o poi a soccombere, a polverizzarsi.

Cerchiamo allora queste pietre! Molte le abbiamo già trovate, le vediamo quotidianamente e forse non siamo ancora stati in grado di leggerle, basti pensare a quelle del tempio di fronte alla Sfinge, all’Isola di Pasqua, sul Macchu Pichu, nel cuore di Stonehenge, sott’acqua nel mar del Giappone, a Cuzco, Abydos e in tanti altri
luoghi vicini e lontani. Ho girato più volte il mondo, come in questo momento nel quale sto scrivendo da un aereo, le ho viste, toccate, studiate fisicamente una ad una, e sono certo che ci sta sfuggendo qualcosa di importante, chi sostiene il contrario forse compie un atto di superficiale presunzione che potrebbe precludergli un giorno la gioia di godere di un grande passo avanti nella scoperta della storia più profonda e remota.

Questo libro e il lavoro fatto per realizzarlo porta una nuova affascinante ipotesi. Tanto affascinante da essere in alcuni passaggi spiazzante. Ma perché fermarsi, avanti e ancora avanti questo non è solo un’ esortazione ma il sostegno ad un sogno che non mi sento di scoraggiare in nessun modo, anzi. La tecnologia ogni giorno ci aiuta a capire di più, quindi solo nel futuro troveremo gli strumenti per conoscere il nostro passato, e in questo libro ci sono numerosi spunti che è sperabile un giorno possano essere verificati. Mi verrebbe da dire “ Nel futuro i mezzi per scoprire un passato che potrà aiutare il nostro stesso futuro”. Non voglio però congedarmi e lasciarvi alla lettura con un aforisma personale, preferisco farlo con una frase di Charles Forte che bene si adatta al contenuto di questo libro: “ Non c’è nulla di più bello della verità… basta trovarla”. Buona lettura.

Roberto Giacobbo di Voyager

Libro segnalato dal sito web: http://www.gruppopangea.com

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