Mostra di quattro fotografi professionisti a Torre di Mosto (VE).

Sabato 8 ottobre 2011, alle ore 17.00, si inaugura ufficialmente al Museo del Paesaggio di Torre di Mosto in località Boccafossa, la mostra: “Paesaggio/Paesaggi. Il Veneto Orientale”. L’evento è organizzato dall’ Amministrazione Comunale di Torre di Mosto, con il Patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Venezia, della Federazione Provinciale della Coldiretti di Venezia, ed è realizzata grazie al sostegno della Fondazione di Venezia e della Fondazione Comunitaria “Terra d’acqua”.

L’esposizione sarà costituita dalle opere di quattro fotografi professionisti (Enrico Abrate, Giorgio Barrera, Luca Casonato, Marcello Mariana), selezionati mediante un concorso nazionale nel mese di maggio 2011 e incaricati dal Museo del Paesaggio di condurre una analisi sull’attuale Paesaggio di Bonifica del Veneto orientale. Il lavoro dei quattro artisti si è sviluppato tra i mesi di giugno ed agosto, preceduto da un approfondimento a cura del Museo, sulla storia di questo paesaggio e delle sue rappresentazioni.

La mostra si deve considerare come ideale prosecuzione e completamento dell’analisi iniziata con “Terre Nuove”, già aperta il 25 giugno. In tale contesto, all’interno della sezione storica, attraverso le immagini fotografiche del Fondo fotografico del Museo della Bonifica di San Donà di Piave, si affrontava il tema della costruzione di una terra e di uno spazio nuovo nella prima metà del secolo scorso. Il paesaggio che vi corrispondeva, identificato come Paesaggio di Bonifica, era percepito come insieme unitario, gerarchicamente e spazialmente ordinato.

Il Paesaggio agrario occupava l’intero orizzonte visivo, con piccoli centri urbani perfettamente inseriti nella sua trama, spingendosi a sud verso il mare, dal quale era separato da un insieme di pinete artificiali e da una lunghissima striscia di spiagge sabbiose, vuote di presenza umana. Dagli anni ’60 sino ad oggi quello spazio unitario, quell’unico paesaggio, si è frantumato e ridisegnato in più paesaggi, dominati da logiche proprie e tra loro spesso concorrenti in termini di espansione spaziale..

A nord e, in modo reticolare, quasi a isole, al centro dello storico spazio della Bonifica, vi è un paesaggio urbano frutto dello sviluppo industriale e commerciale della seconda metà del secolo scorso; a sud si è sviluppata, quasi senza soluzione di continuità, la città balneare del litorale adriatico, che corre ininterrottamente dal Friuli sino all’Emilia Romagna e il suo paesaggio turistico.

Tra i due paesaggi è stretto, e da entrambi continuamente scosso e ridisegnato, il paesaggio agrario ridotto nella sua estensione spaziale, frammentato nella sua percezione continua ed unitaria da una serie di infrastrutture e insediamenti urbani sorti al suo interno, “contaminato” nelle sue architetture visuali da inserimenti edilizi e infrastrutturali di varia ed eterogenea natura; ed infine reso quasi disabitato per il cambiamento di metodi di conduzione delle campagne, che hanno comportato l’espulsione di migliaia di contadini dai campi; reso povero di biodiversità per l’affermarsi delle grandi monocolture estensive.
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l nuovo paesaggio agrario e quello turistico contermine che lo chiude a mare, sono i temi che il Museo del Paesaggio ha indicato come oggetto dell’indagine ai quattro autori. Con quali “parole” penetrare in questa realtà complessa, in questo insieme frammentato di luoghi, di paesaggi?
I quattro artisti, coscienti che la fotografia è uno strumento narrativo che, per sua stessa natura, non può mai affrontare la totalità ma può costruire discorsi sulla base di frammenti (e questo certamente non è solo un limite ma anche un punto di grande forza), hanno sciolto il problema non cercando l’insieme del nuovo paesaggio, ma prendendone in considerazione singoli aspetti, con l’intenzione di dare risposte ad alcuni degli interrogativi di senso espressi da questi luoghi.

Enrico Abrate ha cercato un percorso nel paesaggio capace di riunire un insieme di episodi con un filo unitario, in uno scorrimento lineare; solo che questo percorso è di tipo mentale più che fisico. Abrate ha preso come base di riferimento il tracciato della romana via Annia, che anticamente collegava Adria ad Aquileia e che ora non esiste più (se non in minimi tratti) e non è più visibile né percorribile. Sulla linea di questo tracciato virtuale ha disposto in sequenza le sue immagini, a rappresentare non tanto di frammenti della Via Annia, ma di alcuni luoghi che giacciono oggi sul tracciato.

Le immagini che li interpretano, da statue antiche a vedute naturali, a interni di luoghi di devozione religiosa, a foto di diorami della vita della palude prima della bonifica, presi da quegli stessi luoghi per l’autore “esemplari” stazioni del percorso, alludono iconicamente ad una molteplicità di tempi e visioni che si sono susseguiti su quello stesso tracciato dall’impero romano ad oggi, incarnati in immagini scelte in rappresentanza di essi. Così il tracciato della Via Annia diviene percorso mentale di un viaggio nel tempo e nello spazio, punto di vista per riunire in un insieme unitario sotto il segno della memoria le scene sparse di un paesaggio fisico frantumato.

Giorgio Barrera si è mosso nel territorio, nella laguna e tra gli argini dei fiumi, tra i quali il Sile e il Piave, in modo puntiforme, con l’atteggiamento di chi esplora e vuole conoscere attraverso l’esperienza diretta, quasi prelevando e interrogando sperimentalmente” piccoli campioni della realtà visiva attraversata. Ha realizzato una serie di video di breve durata che definisce “cartoline viventi”: si tratta di un insieme di riprese a camera fissa (che potremmo considerare fotografie in movimento) che letteralmente esprimono momenti minimali della visione di un piccolo luogo. La visione di questi micro-racconti viene poi proposta in minuscoli ambienti che Barrera definisce “monocinema”, così da ricreare nei fruitori la sensazione di momenti staccati l’uno dall’altro, percezioni di un assieme multiforme e multi tempo che solo la pellicola riunisce in “paesaggio”.

Accanto alle “cartoline viventi”, troviamo anche una serie di fotografie nelle quali l’autore ha adottato prevalentemente il criterio della veduta, che consente di percepire con chiarezza le campiture, la gentile geometria e quasi l’astrazione dei campi coltivati, o delle terre rimaste allo stato naturale, o di un modo di abitare in queste. Luca Casonato ha attraversato a piedi tutta la costa in direzione ovest-est, da Punta Sabbioni a Caorle, dividendo il percorso in quattro tratti, naturalmente delimitati dalla foce di un fiume, e scattando fotografie tutte orizzontali con l’orizzonte sempre alla stessa altezza, per sottolineare l’orizzontalità della percezione spaziale del paesaggio adriatico.

Il suo è un percorso lineare in cui, nel piatto spazio scenografico della striscia della spiaggia compreso tra la solidità kitch del costruito (talvolta appena alluso) da una parte, e dall’altra la sconfinatezza della superficie e degli orizzonti marini, si susseguono le rappresentazioni dei corpi che quello spazio occupano e agiscono, intenti alle recite del riposo e del divertimento di massa. Paesaggio funzionale ai micro racconti del tempo libero che ne costituiscono il movimento e il fine: sequenze distinte di un unico piano sequenza, focalizzato sull’effimero su cui il luogo è costruito: dal patchwork architettonico, alle temporanee geometrie intessute dai giochi umani sulla sabbia, al rito dell’abbronzatura, a quello del bagno in mare, ai movimenti nell’acqua dei tutti bambini.

Marcello Mariana ha cercato, per sua stessa definizione, una “psico-geografia”. Si è mosso nel territorio in bicicletta, con attrezzatura leggera; per una settimana ha percorso strade arginali, vie di campagna, piste ciclabili a ridosso di camping e località turistiche. Facendo tesoro della sensazione di assenza umana provata nel percorrere questi territori piatti e per così dire dominati dall’orizzontalità e dalla geometria, è andato cercando figure umane nel paesaggio, come sorprese sulla sua strada. Alla ricerca di frammenti-racconto autosufficienti, flash su paesaggi “sentimentali”, egli isola nel grande aperto del paesaggio tanti interni minuti, delle vere e proprie stanze naturali, piccoli contesti chiusi nei quali centrale è una presenza umana o direttamente presente nella scena o per aver appena lasciato tracce del suo passaggio, di una sua azione.

Il lavoro risulta così composto di una serie di eleganti fotografie nelle quali piccole figure di uomini, donne, animali, entrano in silenzioso, discreto dialogo con lo spazio, sia esso naturale o antropizzato. Accanto alla mostra “Paesaggio/Paesaggi. Il Veneto orientale” dei quattro autori, nello spazio Laboratorio del Museo, è prolungata l’esposizione della sezione storica della mostra precedente “Terre Nuove” e la mostra dei fotografi selezionati nel concorso 2011 “Luoghi del Veneto Orientale”-

UFF. CULTURA – AA.GG.
Giorgio Montagner
Comune di Torre di Mosto
Piazza Indipendenza, 1
30020 – Torre di Mosto (VE)
Tel 0421324440 – Fax 0421324397
email: cultura@torredimosto.it

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