Capolavori di Lorenzo Lotto nel Paese della Steppa e della Piazza Rossa!

Prosegue il ciclo “Grandi capolavori dai Musei italiani” e dopo la Dama con Liocorno di Raffaello e il Busto di Medusa di Bernini, dal 27 settembre 2011 l’Ambasciata d’Italia a Mosca e successivamente dal 30 settembre 2011 il Museo delle arti figurative Pushkin, ospitano due tele del celebre Lorenzo Lotto: il ritratto di Febo da Brescia e quello della moglie, Laura da Pola. Entrambi i ritratti vennero commissionati al suddetto artista dallo stesso effigiato nel 1543 ed entrambi vennero terminati e consegnati da Lotto nella primavera dell’anno seguente.

Descrizione ritratti

Febo da Brescia
L’effigiato apparteneva ad una ricca famiglia di origine bresciana trasferitasi a Treviso quasi due secoli prima e lì iscritta al Collegio dei Nobili a partire dall’inizio del Quattrocento. I Bressa o da Bressa, come venivano chiamati erano tradizionalmente soprattutto medici o avvocati, ma non mancarono capitani e uomini d’arme. Nel momento in cui viene ritratto da Lotto, Febo, nato nel 1503, ha esattamente quarant’anni, mentre assai più giovane è la moglie Laura, nata nel 1520. Pochissimi anni dopo, nel 1547, Febo morirà ucciso, lasciando tre figli in tenera età, due maschi e una femmina, Cara, che Laura
crescerà con grande rigore morale, senza più risposarsi.

Febo, chiuso nel suo austero ed elegante abito nero bordato di pelliccia, da cui spuntano solo i piccolissimi raffinati polsini della camicia candida guarda dritto verso lo spettatore, con uno sguardo serio, velato di malinconia. Le mani affusolate, descritte da Lotto nelle lunghe dita e nelle belle unghie curate con una precisione che si direbbe ammirata, tengono rispettivamente un paio di guanti e un semplice fazzoletto bianco.

Il punto di vista di Lotto è perfettamente frontale, immobile, centrato, come affrontasse il suo personaggio da pari a pari: un modo di procedere pienamente tizianesco, che avvalora la dignità e l’emblematicità del personaggio. Anche in questo il ritratto diverge da quello della moglie, che è invece ripresa secondo una rara direttrice di sotto in su, come se Lotto si fosse posto appena più in basso.

Laura da Pola (1543/1544, Pinacoteca di Brera)
Il ritratto fu ordinato a Lotto dal marito della ritrattata, il nobile trevigiano Febo da Brescia, nell’aprile 1543, contestualmente al suo.
Quando andò sposa a Febo da Brescia Laura aveva ventitre anni, diciassette meno del marito. Le cronache trevigiane ricordano come un “grande maritaggio” questo connubio che univa due esponenti delle migliori casate della città. La commissione dei ritratti a Lotto solennizzava quindi un avvenimento che l’intera città sentiva come un fatto di rilievo, per il ruolo sociale dei protagonisti e probabilmente anche per la personalità dei due.

Mentre il marito si pone davanti a Lotto con tutto il peso della sua maturità e delle sue certezze sociali, che la mancanza di filtri di alcun genere rende ancora più penetrante, Laura appare, sotto la sua disarmante e composta giovinezza, assai più sfaccettata. Mentre per il marito Lotto adotta un piglio diretto alla Tiziano, Laura è guardata dall’artista con una sorta di riguardoso rispetto che cerca di restituirne sia il rango importante di gran signora, sia una umanità che intuisce invece semplice e in parte ancora acerba. Laura è vista dal basso, appoggiata sul proprio inginocchiatoio e leggermente girata di sbieco verso lo spettatore, in posa più dinamica del marito e quasi asimmetrica.

Il vestito è a rombi neri su nero, di una stoffa poco appariscente ma estremamente ricercata, gli accessori ricchissimi. Questo modo di dissimulare dietro ad una apparenza di naturalezza l’enorme agio
finanziario e la notevole importanza sociale dei ritrattati è un tratto comune ai due ritratti, ma, prima ancora, si intuisce essere una abitudine connaturata a tutte e due le personalità degli sposi, che Lotto coglie benissimo e che ci restituisce nel suo valore emblematico,
facendone un manifesto di vera signorilità.

Info: sito web http://www.museum.ru/gmii/defengl.htm

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