Borse di studio “Gaetano Cozzi” a tesi di laurea sulla storia del gioco XXIII edizione

Anche quest’anno la Fondazione Benetton Studi Ricerche ha proceduto ad assegnare le borse di studio “Gaetano Cozzi”, dedicate a “il gioco e i giochi, attraverso i tempi, fino agli sport contemporanei”, riservate a tesi di laurea magistrale, di dottorato e di specializzazione, discusse nelle università italiane, in continuità con un’iniziativa che da oltre vent’anni premia e sostiene l’impegno di giovani per lavori di qualità. La cerimonia di consegna avrà luogo venerdì 14 settembre 2012 alle ore 17 a casa Luisa e Gaetano Cozzi, la sede della Fondazione in Zero Branco (Treviso), generoso lascito testamentario del grande storico cui le borse sono intitolate.

In questa XXIII edizione, come nelle precedenti, sono giunti elaborati prodotti presso diversi atenei. La commissione, composta dai professori Gherardo Ortalli (presidente), Piero Del Negro, Alessandra Rizzi e Bernd Roeck, ha giudicato meritevoli di speciale riconoscimento la tesi magistrale di Margherita Corsi, Il gioco delle panze a Venezia, discussa nell’Università degli Studi di Verona, e la tesi di dottorato di Carla Rak, Fotografia e tempo libero: Roma 1870-1915, discussa nell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

La cerimonia si concluderà con un momento musicale a cura del Conservatorio Agostino Steffani di Castelfranco Veneto. Verranno eseguiti alcuni lieder di Francesco Paolo Tosti, Johannes Brahms e Franz Schubert. «Per la Fondazione» spiega Gherardo Ortalli, presidente della commissione giudicatrice e direttore della rivista «Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco» (pubblicata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche con la collaborazione di Viella Libreria Editrice) «inserire, fin dagli inizi della sua attività, la storia del gioco fra i settori di cui occuparsi ha significato impegnarsi a superare il curioso (e improprio) sillogismo che relega in un piccolo angolo il gioco e la giocosità con tutte le sue manifestazioni, ossia, per intenderci, la grande sfera della ludicità. Il ragionamento è facilmente riassumibile. Siccome – si dice – il gioco è strutturalmente altra cosa dal serio, il gioco non è serio e, dunque, non è serio nemmeno studiare il gioco e le sue diverse declinazioni.

Ma il curioso sillogismo risulta davvero traballante se si pone mente a come proprio nel gioco e per i giochi (quali che siano) si possano scatenare le passioni più accese, si brucino antiche fortune, si riescano a mobilitare masse ed energie enormi, si impegnino capitali persino fuori misura e via dicendo. Recuperare agli studi di qualità l’importanza (la serietà) del gioco nel quadro della vita sociale, appariva di speciale rilievo, tenendo conto del ruolo crescente che oggi si riconosce alla ludicità nelle sue molteplici espressioni: dal generico tempo libero ai più complessi svaghi, dalle pratiche sportive alla festa, al gioco d’azzardo, allo spettacolo e altro ancora.

Questa considerazione si accompagnava e si accompagna a un impegno culturalmente di assoluto rilievo: il recupero della unitarietà di fondo del “sistema ludico”, ossia di quel complesso di attività e comportamenti nei quali si esprime tutto un aggregato di pulsioni innate che spingono al rilassamento e alla distensione, ponendosi come naturale complemento alle fasi della fatica e dell’impegno».

Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, http://www.fbsr.it.

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