Diagnostica sull’Adorazione dei Magi Leonardesca: ecco i risultati!

Lunedì 8 ottobre, all’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di restauro, alla Fortezza da Basso di Firenze, si sono presentati i risultati delle indagini diagnostiche sull’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, alla presenza di Cristina Acidini, soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, di Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, di Maria Vittoria Rimbotti, presidente degli Amici degli Uffizi e di Cecilia Frosinini, vice-direttrice del settore Restauro Dipinti dell’Opificio delle Pietre Dure.

Grazie al sostegno degli Amici degli Uffizi, il capolavoro di Leonardo, dipinto su tavola, raffigurante l’Adorazione dei Magi (cm 246×243), iniziato nel 1481 per il monastero di San Donato a Scopeto e lasciato incompiuto, è stato trasferito dalla Galleria degli Uffizi al Laboratorio di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure alla Fortezza da Basso.
Si tratta di un passaggio di capitale importanza nella storia del quadro e della sua conservazione, che vede la collaborazione di due dei massimi istituti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in un progetto a lungo studiato da entrambe le parti.

L’Adorazione è stata sottoposta a un’articolata serie di indagini diagnostiche non invasive, per capire a fondo lo stato di conservazione del supporto ligneo (che è stato modificato dimensionalmente nel tempo), e della superficie pittorica preliminare che Leonardo aveva iniziato a comporre.

Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, ha affermato come i risultati di queste indagini abbiano consentito “di avere una più chiara ed approfondita visione sia della tecnica artistica di Leonardo, sia dei problemi conservativi dell’opera. Questo è stato possibile grazie al progresso nel frattempo avvenuto nel campo delle ricerche scientifiche applicate ai beni culturali, soprattutto nell’importante settore delle indagini non invasive, compiute cioè senza il prelievo di micro-campioni di materia”.

“L’Adorazione dei Magi di Leonardo – ha continuato Ciatti – è un dipinto su tavola condotto ad un primo livello di abbozzo ed è perciò particolarmente importante per lo studio della tecnica artistica del pittore. Al di sopra dei primi strati disegnativi e pittorici, si sono nel tempo sovrapposte molte stesure non originali di vernice, vernice pigmentata, colla, patinature, ed anche qualche limitato ritocco. Il ritiro di questi materiali sta anche provocando una trazione della superficie, con il rischio di piccoli strappi di materia pittorica”.
Problematica è la conservazione del supporto, costituito da dieci assi di pioppo non eccelso.

Nel tempo, tale supporto ha cercato di incurvarsi, ma, incontrando il contrasto rigido della traversa centrale, si è aperto con una serie di pericolose fenditure che arrivano subito al di sotto degli strati pittorici e che, in alcune zone, hanno già prodotto rotture sulla superficie. Tale fenomeno è ancora in atto e la pittura sui due lati di ogni fenditura è sottoposta a un processo di compressione che a lungo andare può causare delle cadute di colore.

Come ha sottolineato Cristina Acidini, soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, “Questo momento davvero speciale, in cui l’Opificio delle Pietre Dure presenta i risultati delle indagini diagnostiche eseguite sull’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci della Galleria degli Uffizi, segna un avanzamento decisivo nelle nostre conoscenze del quadro, sia riguardo alle materie presenti sulla tavola, nelle loro diverse stratificazioni, sia riguardo alle modalità di esecuzione originali”.

Dal suo canto, Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, ha evidenziato quanto la lettura dell’Adorazione dei magi “qualche quesito riesca ancora a sollevarlo, per via di quel fondo sommosso da accadimenti di cui non viene facile darsi ragione e che, grazie alle nuove riflettografie, ognuno potrà finalmente leggere l’Adorazione dei magi vinciana anche nei suoi dettagli salienti: lo scontro di cavalieri, l’edificio diruto e però in ricostruzione, la cortina d’angeli, la figura additante dietro la Madonna col Bimbo e l’albero giovane che s’erge a vessillo dei popoli”.

Maria Vittoria Rimbotti, presidente degli Amici degli Uffizi ha voluto ricordare il loro apporto agli studi preliminari per il restauro del capolavoro vinciano con 140 mila euro. “Questo intervento – ha ricordato Maria Vittoria Rimbotti – idealmente festeggia il ventesimo compleanno dell’associazione, nata nel 1993, a seguito dell’attentato di via dei Georgofili, per sostenere il museo fiorentino. Nei suoi primi vent’anni, gli Amici degli Uffizi hanno saputo rappresentare un efficiente esempio di moderno mecenatismo collettivo, diventando la più importante associazione italiana, con oltre 7000 iscritti, il più alto di tutte le altre analoghe istituzioni private della nazione e, nel tempo, ha realizzato 112 interventi di restauro, 115 acquisizioni, raccogliendo 4 milioni e mezzo di euro, utilizzati per la promozione e l’arricchimento del patrimonio di uno dei musei più importanti e conosciuti al mondo”.

La vice-direttrice del settore Restauro Dipinti dell’Opificio delle Pietre Dure, Cecilia Frosinini, dopo aver ripercorso la storia degli interventi diagnostici che si sono succeduti nel corso del Novecento, ha ricordato come “l’attuale campagna, iniziata nel novembre 2011, con la movimentazione dell’opera dalla Galleria degli Uffizi al Laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure presso la Fortezza da Basso, ha una simile ragion d’essere, ma deriva anche dalla necessità di fare chiarezza su molte interpretazioni, generalmente non condivise dalla comunità degli studiosi di Leonardo, che si erano diffuse a seguito delle precedenti analisi. Quelle cioè che ci si trovasse davanti ad un originale leonardesco limitato al solo disegno preparatorio e che quello che si vede attualmente fosse, nella quasi totalità, frutto di una ridipintura più tarda”.

Firenze, 8 ottobre 2012

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