“La rivoluzione non russa ” Valentino Parlato alla Lovat di Villorba.

C’è chi l’ha amato e non lo sopporta più. Chi lo ha sostenuto detestandolo. Chi lo riscopre ogni giorno e chi non lo ha nemmeno mai accettato. Ma se c’è un quotidiano italiano che non smette di far parlare di sé da oltre quarant’anni, quello è “il manifesto”. Della lunga storia di un quotidiano che è in realtà una delle esperienze politiche più singolari del panorama italiano parlerà venerdì 22 marzo 2013 alle 18,30 Valentino Parlato alla Lovat di Villorba.

Parlato, tra i fondatori e – a più riprese – anche direttore del quotidiano, si confronterà con Livio Vanzetto (Istresco), sui temi del suo recente libro “La rivoluzione non russa. Quarant’anni di storia del manifesto” (Manni, 2012). Un libro in cui racconta “dall’interno”, tra riflessioni e articoli, com’è nata e come si è consolidata l’idea “folle” di un quotidiano comunista e pacifista, i cui editoriali e prime pagine hanno fatto storia e scosso le coscienze.

Nato nell’aprile del 1971, ereditando il titolo di testata da una rivista comparsa tre anni prima sotto la direzione di Rossana Rossanda e Lucio Magri, il manifesto è stato non soltanto la voce di una sinistra aspramente critica all’interno del Pci ma, all’indomani della radiazione dal partito di molti fra i promotori, ha funzionato da termometro per le speranze e le traversie incontrate dalla sinistra, non solo italiana, nella seconda metà del secolo scorso.

Sono queste le vicende che Parlato espone nel suo libro, con partecipazione e lucidità, ma non senza un sentore di nostalgia. Inevitabile, d’altronde, dal momento che il ruolo del narratore fa tutt’uno con quello del protagonista.
All’interno di quel gruppo, i destini di quello che si è fregiato lungo i decenni del sottotitolo “quotidiano comunista” e che oggi minaccia di crollare, vennero affidati a un trio: Pintor, Rossanda e, appunto, Parlato. Non si trattava di un collettivo unanime. I tre amici non potevano essere più diversi fra loro. Un tratto, tuttavia, li accomunava: l’antidogmatismo che aveva sorretto la loro rivolta gli imprimeva (sono parole dell’autore) «non solo il coraggio ma anche il gusto di dire di no». Le molte strategie della tensione che attraversavano la cronaca italiana si riflettevano senza posa nel gruppo.

Ripercorrendo nomi ed eventi, il saggio di Parlato diventa di stringente attualità, considerando le vicende che sta vivendo attualmente la redazione del Manifesto: l’uscita, in contrasto con l’attuale direzione, delle principali firme (Rossana Rossanda prima e dello stesso Parlato più recentemente, oltre che Marco D’Eramo e Alessandro Robecchi) sta cambiando radicalmente il profilo della testata. E le sta facendo vivere la crisi più profonda della sua tanto travagliata storia.

Valentino Parlato è nato nel 1931 in Libia, da cui fu espulso a vent’anni per “attivismo comunista sovversivo”. Laureato in Giurisprudenza, prima di intraprendere la carriera giornalistica ha collaborato con la Banca Mondiale per conto della quale ha girato il mondo.

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