Cinemazero di Pordenone programmazione fino al 17 aprile 2013

Il film "Il volto di un'altra"

Giovedì 11 aprile 2013 SalaTotò ore 17.00 – 19.00 – 21.00 proiezione del film “Il volto di un’altra” di Pappi Corsicato. Bella è la conduttrice bionda e fatale di un popolare programma televisivo di chirurgia estetica. Sposata a Renè, un chirurgo plastico che ‘opera’ nella stessa trasmissione, gestisce una clinica di bellezza e vive all’ombra del suo successo, Bella viene licenziata. La sua faccia come il suo show non funzionano più per i produttori e per il pubblico.

Furiosa per l’affronto subito, Bella sale in macchina e infila con la strada un singolare destino. Colpita al volto da un vaso sanitario smesso e precipitato da un furgone, la donna è soccorsa da Tru Tru, addetto all’impianto fognario con l’ambizione della musica. L’incidente si rivela presto un felice accidente che potrebbe rilanciare il suo volto e la sua carriera. In combutta col marito, comunica di essere rimasta orrendamente sfigurata e di sottoporsi in diretta a un intervento che le ricostruirà un volto nuovo, con cui riprendersi la popolarità. Ma Tru Tru scopre presto l’inganno, reclamando una fetta del ‘risarcimento’. Tutto è pronto per andare in onda quando Bella origlia una verità amara che (forse) le cambierà l’anima.

Dopo Il seme della discordia, Pappi Corsicato realizza una commedia nera ugualmente allegorica, piena di riferimenti alti e pop e solo apparentemente almodovariana. Perché diversamente dal regista spagnolo, che con “La pelle che abito” cambiava letteralmente faccia al suo cinema, evidentemente in transizione, Corsicato cerca la verità di un volto sotto la vernice del divertissement. Combinando di nuovo il basso con l’alto dentro un luogo geografico indefinito, Il volto di un’altra mette in scena il narcisismo dell’apparizione, che abbaglia i protagonisti e lo spettatore in ansia da prestazione. Più accessibile, almeno a una prima lettura, Il volto di un’altra non rinuncia all’iperrealismo, alle cromie accese, all’esuberanza surreale, mescolando i codici di genere e denunciando i falsi prestigi dell’io. La Bella di Laura Chiatti è il modello (in)arrivabile a cui aspirano i mortali, convenuti al suo capezzale per farsi (ri)prendere la vita e dissiparla nel godimento più ottuso.

SalaGrande LE VOCI DELL’INCHIESTA www.voci-inchiesta.it

SalaPasolini ore 17.30 – 19.30 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

SalaPasolini ore 21.30 UN GIORNO DEVI ANDARE di Giorgio Diritti

VENERDÌ 12 APRILE 2013

SalaGrande LE VOCI DELL’INCHIESTA www.voci-inchiesta.it

SalaPasolini ore 17.30 – 19.30 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

SalaPasolini ore 21.30 UN GIORNO DEVI ANDARE di Giorgio Diritti

SalaTotò ore 17.00 – 19.00 – 21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

SABATO 13 APRILE 2013

SalaGrande LE VOCI DELL’INCHIESTA www.voci-inchiesta.it

SalaPasolini ore 17.15 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

SalaPasolini ore 19.15 – 21.30 UN GIORNO DEVI ANDARE di Giorgio Diritti

SalaTotò ore 17.00 – 19.00 – 21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

DOMENICA 14 APRILE 2013

SalaGrande LE VOCI DELL’INCHIESTA www.voci-inchiesta.it

SalaPasolini ore 15.00 – 17.15 UN GIORNO DEVI ANDARE di Giorgio Diritti

SalaPasolini ore 19.30 – 21.30 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

SalaTotò ore 15.15 – 17.00 – 19.00 – 21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

LUNEDÌ 15 APRILE 2013

SalaGrande riposo

SalaPasolini ore 17.15 UN GIORNO DEVI ANDARE di Giorgio Diritti

SalaPasolini ore 19.30 – 21.30 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

SalaTotò ore 17.00 – 19.00 – 21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

MARTEDÌ 16 APRILE 2013

SalaGrande ore 20.00 – 22.00 THE SESSIONS di Ben Lewin

SalaPasolini ore 17.30 – 19.30 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

SalaPasolini ore 21.30 UN GIORNO DEVI ANDARE di Giorgio Diritti

SalaTotò ore 17.00 – 19.00 – 21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013

SalaGrande ore 20.00 – 22.00 THE SESSIONS di Ben Lewin

SalaPasolini ore 17.30 – 19.30 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

SalaPasolini ore 21.30 UN GIORNO DEVI ANDARE di Giorgio Diritti

SalaTotò ore 17.00 – 19.00 – 21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

ZANCANARO-SACILE ore 21.00 AMICHE DA MORIRE di Giorgia Farina

Un giorno devi andare di Giorgio Diritti
Augusta è una giovane donna in viaggio. Lasciata l’Italia per il Brasile, si lascia portare dalla corrente del fiume, approdando sulle sponde e nella vita degli indios che suor Franca, amica della madre, vuole evangelizzare a colpi di preghiera e bambinelli luminescenti. Sorda al richiamo di qualsiasi dio e refrattaria alla condotta missionaria, Augusta sceglie laicamente di “essere terra”, proseguendo da sola e affittando una stanza a Manaus, capitale dell’Amazonas sulla riva del Rio Negro. Decisa a dare un senso alla sua ‘navigazione’ si stabilisce nella favela, dove la povertà è lambita da una ricchezza che compra uomini, donne e bambini. Accolta da Arizete, madre e nonna dentro una famiglia numerosa, Augusta trova nelle relazioni umane consolazione al suo dolore e al suo lutto: un bambino perduto, un marito dileguato, una vita disfatta. Ma l’afflizione di una nuova amica la persuade a riprendere il viaggio e il fiume. Sbarcata su un’isola si esclude dal mondo e dagli uomini, sprofondando nei silenzi interiori e nei suoni ancestrali della natura.

Come pietra paziente di Atiq Rahimi

Afghanistan. Una giovane donna con due figlie in tenera età assiste in una misera abitazione il marito mujaeddhin, in coma in seguito a uno scontro con un compagno d’armi. La donna deve combattere con la mancanza di denaro e per questo allontana da casa le bambine affidandole a una zia che gestisce una casa di piacere. Da quel momento si sente ancora più libera di confidare al coniuge segreti inconfessabili in precedenza. Quando poi una novità irromperà nella sua vita finirà con il trovare tutto il coraggio.
La ‘syngué sabour’ nella tradizione popolare afghana è la ‘pietra paziente’ cioè una pietra magica alla quale è possibile raccontare tutti i segreti, le sofferenze, le difficoltà. La pietra si carica di queste rivelazioni fino a quando si frantuma. Atiq Rahimi nasce come documentarista per poi passare alla scrittura che si trasforma rapidamente in cinema da lui diretto. Se Terre et cendres, dal suo romanzo omonimo, presentato nel 2004 a Cannes ottiene un’ottima accoglienza in Francia, questo Come pietra paziente è destinato a ripercorrerne le orme.

Letto il libro il famoso sceneggiatore Jean-Claude Carrière ha proposto subito la sua trasformazione in sceneggiatura. La sua lunga frequentazione con il cinema d’autore (da Buñuel a Trueba passando per Louis Malle) gli ha permesso di cogliere il potenziale cinematografico della pagina scritta. Rahimi afferma “L’Afghanistan cristallizza tutte le contraddizioni umane possibili. Per me, oggi è come Star Wars di George Lucas: da un lato, la vita assomiglia a quello del Medioevo (il modo di vestire, le relazioni sociali, i valori religiosi…) e dall’altro dispone degli armamenti più sofisticati del mondo.”
Sostenuto dalla straordinaria interpretazione di Golshifteh Farahani (About Elly) questo personaggio è destinato a rimanere a lungo nella memoria degli spettatori. Perché si tratta di un duello tra due corpi. Uno, quello del marito, immobilizzato nel coma e alimentato in modo rudimentale da una flebo artigianale ma ancora capace di provocare sofferenza nell’altro. Una sofferenza che si fa ricordo di umiliazioni subite in quanto donna, essere inferiore a cui non concedere né ascolto né, tantomeno, affetto.

Amiche da morire di Giorgia Farina

In un’imprecisata isola del sud Italia vivono tre donne diverse per carattere, (com)portamento e costume. Gilda, intensa e verace ‘boccadirosa’, è arrivata dal continente a portare gioia ai pescatori di tonno, Olivia, ingenua e fedele consorte, è sposata col ragazzo più bello del paese e patisce per questo l’invidia delle comari, Crocetta, modesta e maldestra, è invisa agli uomini e sopporta una patente da iettatrice. Coinvolte da Olivia nell’omicidio a sangue freddo del marito, ladro e fedifrago, le donne provano solidali a coprire l’accaduto e a nascondere l’ingente refurtiva accumulata dall’uomo in numerose rapine. La loro curiosa frequentazione e la condivisione dello stesso tetto insospettiscono un bel commissario di polizia, nato sulla terraferma e insofferente ai marosi. Unite al di là della dieta alimentare e degli ideali da perseguire, Gilda, Olivia e Crocetta troveranno insieme la via per il continente e il futuro.

The Session di Ben Lewin

Berkeley, California, anni ’80. Il giornalista Mark O’Brien è costretto a vivere in un polmone d’acciaio, paralizzato dalla poliomielite. Quando il suo corpo inizia a trasmettergli desideri sessuali sempre più espliciti, l’uomo decide di ricorrere a una terapista specializzata, Cheryl Cohen Greene. Nelle sei sessioni con la donna Mark scoprirà la gioia del sesso e la scoperta del proprio corpo. Ma quando anche i sentimenti entrano in gioco, oltre alla mera questione fisica, la faccenda si complica per tutti. Ad ascoltare la confessione del protagonista c’è poi padre Brendan, prete diviso tra la propria religione e la comprensione delle effettive necessità del suo parrocchiano.
Alla base di tutto c’è il documentario Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O’Brien di Jessica Yu, che nel 1996 si aggiudicò addirittura l’Oscar. Ben Lewin, regista anch’egli affetto da poliomielite, dopo aver scoperto la storia del giornalista poi deceduto a 49 anni, ha deciso di realizzarne un film. La produzione non poteva che essere indipendente, e di questo tipo di cinema possiede tutti gli stilemi immaginabili: regia pulita e vicina ai caratteri, scrittura precisa sulla definizione delle psicologie e delle situazioni, messa in scena “povera”.In The Session, quindi, si deve giustamente apprezzarne l’efficacia e la sensibilità con cui mette insieme tutte queste componenti. Tutta l’impalcatura, con le sue raffinatezze ma anche con la sua punta di retorica buonista, è messa al servizio delle interpretazioni dei tre protagonisti. Spalla sobria e simpatica è un William H. Macy che a ben guardare aveva il ruolo più difficile, quello che rischiava di andare troppo sora le righe. L’attore invece lo mantiene sempre simpatico ma mai caricaturale, riuscendo a delineare un uomo di Dio umanissimo e convincente. Un degno applauso va anche a Helen Hunt, bellezza non scontata che adopera il suo corpo in maniera elegante e coraggiosa. Con la sua fisicità matura regala al personaggio di Cheryl freschezza e la giusta dose di distacco. Padrone assoluto della scena è però un grande, ironico, perfetto John Hawkes, incredibilmente efficace nel comunicare soltanto attraverso uno sguardo o l’intonazione della voce sforzata che O’Brien aveva. Siamo davvero di fronte a uno dei più grandi interpreti della sua generazione, capace di cambiare radicalmente di film in film e mantenere intatta la sua forza propositiva. È Hawkes il cuore pulsante e poetico di The Sessions, e per lui più che per ogni altro motivo questo film merita di essere visto e apprezzato.

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