Harry Bertoia mostra in chiusura a Pordenone

Henry Bertoia nel suo studio

Chiude domenica 29 marzo la doppia mostra Dalla natura al segno, omaggio a Harry Bertoia, nel centenario della nascita, allestita nelle 2 sedi di Pordenone (Galleria Bertoia) e Arzene (Casa natale) per iniziativa del Comune di Pordenone e degli amici di Harry Bertoia. Un percorso espositivo che permette di avere una visione organica del lavoro di questo scultore e designer di fama internazionale.

Partito dalla piccola Arzene, nel 1937 Bertoia si iscrisse alla Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills di Detroit, molto legata al movimento moderno europeo. Nel 1942 ricevette l’incarico della direzione del laboratorio di stampa alla Cranbrook Academy, dove sperimentò tecniche nuove, producendo i primi monotipi. “Nella sua metodologia – spiega Angelo Bertani – si possono notare influenze dal surrealismo, dall’automatismo psichico, dalla psicologia analitica, ma mantenendo sempre una concezione fluente e organica dello spazio, da cui emergono alcune forme, apparentemente affini a quelle della natura ma in realtà materializzazioni dell’immaginazione creativa.

Sperimentatore all’ incessante ricerca di una propria originale espressione artistica, ebbe come punti di riferimento le coordinate formali del costruttivismo e le suggestioni preformali provenienti dal surrealismo. Questo suo conciliare gli opposti – che troviamo anche nella Diamond Chair, accogliente e protettiva come un grembo generativo eppure saldamente costruttivista – è tratto caratteristico della sua genialità. Accomodandosi su una Diamond ci si sente sospesi nello spazio geometrico di un’architettura moderna, ma anche accolti nelle braccia protettive della natura che ci circonda: ora materna ora seducente e sensuale. I monotipi esposti in mostra costituiscono sorta di diario grafico-disegnativo, che testimonia la qualità della sua ricerca.

La visione comparata dei monotipi e delle sculture evidenzia inoltre le relazioni e gli scambi reciproci tra queste diverse forme d’espressione. La discendenza grafica di certe configurazioni scultoree è comprovata anche dal video Metal Dimensions. Famosissime sono le scultura sonore, le cui origini formali che risalgono alle ricerche grafico-lineari degli anni ’40, con cui egli anticipò di alcuni anni le ricerche di altri sul rapporto tra scultura e suono, sia sugli aspetti visivo-cinetici e performativi; inoltre gli undici LP da lui incisi hanno di fatto aperto nuovi orizzonti alla musica contemporanea sulla via che stava conducendo verso le sonorità elettroniche”.

Clelia Delponte / Comune di Pordenone

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