Mostra Emilio Vedova De America al Magazzino del Sale

Dal 18 giugno al 26 novembre 2017 a Venezia il ciclo di Emilio Vedova De America, presentato nel Magazzino del Sale – e movimentato dalla macchina robotica progettata da Renzo Piano – consiste in 14 dipinti su tela ed è stato realizzato dall’artista tra il 1976 e il 1977.

Sono opere tutte in bianco e nero, di grande formato che, dopo decenni di dialogo con personalità della cultura statunitense, viaggi e di rapporti con le università, da Washington a Philadelphia, riflettono il legame espressivo dell’artista con l’arte americana. Dagli anni quaranta Vedova è infatti in costante relazione con il linguaggio e le ricerche degli artisti promossi da Peggy Guggenheim a Venezia, da Jackson Pollock a Franz Kline. Negli anni Sessanta è presente nel padiglione italiano dell’Expo ’67 di Montreal con l’imponente installazione Percorso/Plurimo/Luce e dialoga con le nuove generazioni nei campus, come Berkeley, oppure entra in rapporto e scambio, a New York, con poeti ed intellettuali da Allen Ginsberg a Dore Ashton.

Così, negli anni Settanta, dopo aver conquistato un ruolo fondante nella storia della modernità, Vedova con la stesura di De America sembra rivolgere il suo omaggio alle esperienze statunitensi e all’arte d’oltreoceano, cercando una connessione con la storia dell’arte italiana, di cui è stato protagonista. I dipinti riflettono infatti un’affinità tra linguaggio del passato, la connessione con l’intensità dinamica e energetica del futurismo, e l’affinità contemporanea con le gestualità segnica, di matrice orientale, affermatasi con l’action painting e l’espressionismo astratto. La connessione tra queste due attitudini è resa evidente dalla velocità con cui l’azione dell’artista s’incarna nella tela. È una proiezione di coordinate e di strutture, libere e fluide, che costituisce una visione dove la città della storia, Venezia, si innesta nella città del futuro, New York.

A unire il De America alle opere esposte nello Spazio Vedova, una sorta di filo rosso: gli anni “americani” di Vedova sono contrassegnati dal dramma del Vietnam e le sue “Lectures” a Berkeley gli testimoniano le tensioni delle nuove generazioni statunitensi. Negli anni ’90, Vedova rivede e rivive quelle tragiche situazioni nelle guerre del Golfo e dei Balcani. Realizza, fra altro, il disco Chi Brucia un Libro Brucia un Uomo (1993), destinato alla Biblioteca di Sarajevo che, come si ricorderà, fu data alle fiamme. Il Senza Titolo (1996-97) esprime la devastazione e la violenza di una società lacerata che finisce per calpestare le più elementari forme della civiltà umana. Sulla stessa lunghezza d’onda sono le Compresenze – anni ’90: pittura, carboni, collage, carte, graffiti e combustioni sui legno; compresenze di mali e compresenze di materiali. E il Tondo (Golfo, Mappa di Guerra) è una sorta di carta geografica dei mali universali: la fame, la violenza, la guerra, la sopraffazione, la morte.

Emilio Vedova De America
Magazzino del Sale, Zattere 266 | Spazio Vedova, Zattere 50 | Venezia
18 giugno – 26 novembre 2017
da mercoledì a domenica, 10.30 – 18.00
www.fondazionevedova.org

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