Bright Star di Jane Campion alla Fondazione Benetton Studi Ricerche

La rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, e dedicata, in questo secondo ciclo della stagione, al tema Natura filmata, natura cinematografica, prosegue mercoledì 7 marzo alle ore 21, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, con il film Bright Star di Jane Campion (Australia/Regno Unito, 2009, 115’).

Fino dagli esordi, la neozelandese Jane Campion ha dimostrato sensibilità per il paesaggio (Un angelo alla mia tavola, 1990) e capacità di tradurre la letteratura in immagini (Ritratto di signora, 1996): con Bright Star la regista conferma entrambe queste caratteristiche del suo cinema applicandole a un biopic, un film biografico che racconta gli ultimi anni della breve vita del poeta inglese John Keats, morto venticinquenne a Roma (e sepolto nel cimitero acattolico di Porta San Paolo, accanto all’amico Shelley, non lontano dalla tomba di Antonio Gramsci).
La luminosa stella del titolo compare nel primo verso di un mirabile sonetto dedicato a Fanny Brawne, la giovane donna che ha trasmesso alla poesia di Keats degli ultimi anni un tocco di lacerante perfezione: lo stesso che Jane Campion realizza e comunica allo spettatore attraverso le riprese di prati e giardini in fiore, percorsi dai due amanti, prima della finale separazione.

Racconta il curatore, Luciano Morbiato, «se c’è un lamento quasi unanime nelle cronache letterarie degli ultimi anni è quello relativo alla scomparsa dei lettori di poesia in Italia, che sono una percentuale minima rispetto al totale dei lettori, già limitato nel nostro Paese in confronto alla Francia o alla Germania […] Alcune rare volte tuttavia la grande poesia si è presa una rivincita, attraverso il linguaggio apparentemente opposto delle immagini cinematografiche, ed ha finito per essere, anche se per breve tempo, al centro del dibattito culturale: basta pensare al Giovane favoloso, il film che Mario Martone ha dedicato nel 2014 a Giacomo Leopardi, ricostruendone la biografia, dal «natìo borgo selvaggio» di Recanati all’inferno di Napoli, o alla presenza dei versi di Arsenij Tarkovskij nei film del figlio Andrej (Lo specchio e Stalker). Se a un anno dall’uscita in Europa di A Quiet Passion, diretto da Andrew Davies e interpretato da Cynthia Nixon, ancora non si è potuta vedere nei cinema italiani questa brillante e delicata ricostruzione della volontaria segregazione della poetessa americana Emily Dickinson, possiamo tuttavia godere – è proprio il caso di usare questo verbo – della visione di Bright Star, il film che Jane Campion ha dedicato agli ultimi due anni della breve vita di John Keats (Londra 1795 – Roma 1821). Seguendo una ponderosa biografia di Keats (Andrew Motion, Keats, London, Faber & Faber, 1997, 612 pp.; non tradotta in italiano) e le lettere del poeta, la Campion ha mantenuto la sua storia in equilibrio tra l’oggettività storica e la soggettività dei personaggi, come ha confessato la stessa regista a Michel Ciment («Positif», 687): “Ho scoperto un Keats che non s’interessava alle donne, decisamente non romantico, che prendeva in giro gli amici che si erano fatti catturare al laccio dall’amore. È allora che compare Fanny Brawne nella sua vita: egli ne fa un ritratto molto preciso in una lettera che invia al fratello negli Stati Uniti. Ciò ha attirato la mia attenzione perché il suo atteggiamento era decisamente perverso. Evidentemente egli era attirato da lei, dal suo temperamento, dal suo fisico, dal suo portamento; la descrive nei minimi dettagli, concentrandosi per esempio sulle sue narici e facendo dei commenti critici. In seguito, non si trova più alcuna menzione di Fanny nella sua corrispondenza fino al momento in cui egli inizia a inviarle quelle straordinarie lettere d’amore”.
Anche in questo caso, la biografia di un poeta, la regista neozelandese è rimasta fedele al lavoro ormai trentennale di scavo psicologico e restituzione visiva dell’universo femminile che caratterizza la sua filmografia, ed ha privilegiato lo sguardo della protagonista Fanny Brawne, la “stella splendente” di un sonetto di Keats, fino a identificarlo con l’obiettivo della sua macchina da presa: ne risulta un racconto struggente, per l’epilogo di una storia d’amore che si interrompe tragicamente, con la vittoria della morte, la “Bella Signora senza pietà”, ma anche un poema visivo che esalta la natura nel suo complesso e nei suoi particolari concreti. La consapevolezza di Jane Campion come cineasta paesaggista è tale da conferire agli spazi, sconfinati o raccolti, profondità e prospettiva, come se fossero altrettanti personaggi, alla pari degli amici poeti che ruotano attorno al giovane Keats, tentando di salvarlo dai devastanti effetti della malattia».

«La rassegna in programma fra febbraio e aprile 2018», continua Morbiato, «propone cinque opere di alcuni “paesaggisti con la macchina da presa” – Robert J. Flaherty, Werner Herzog, Jane Campion, Alberto Rodriguez e Ciro Guerra – che non si limitano a riprendere elementi della natura, ma li associano tra i protagonisti dei loro film, classici o recentissimi: fiume o deserto, giardino o palude, senza mai dimenticare quel rapporto necessario, quel conflitto non ricomposto tra la natura e l’uomo».

Dopo le proiezioni di Louisiana Story, El abrazo de la Serpiente e Bright Star, si proseguirà giovedì 22 marzo con La isla minima di Alberto Rodríguez (Spagna, 2014, 105’) e mercoledì 4 aprile con Apocalisse nel deserto di Werner Herzog (Germania/Regno Unito/Francia, 1992, 52’).

Paesaggi che cambiano
è un’iniziativa della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Luciano Morbiato (che introdurrà e commenterà tutti i film), con la collaborazione di Simonetta Zanon.
Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 5 euro.
Per le scuole è possibile riservare posti per un’intera classe o per gruppi di studenti: perlascuola@fbsr.it
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni:
Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it
Ufficio stampa: Silvia Cacco, T 0422 5121, silvia.cacco@fbsr.it

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