Rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano

La rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Luciano Morbiato (che introdurrà e commenterà tutti i film), con la collaborazione di Simonetta Zanon, proseguirà mercoledì 27 marzo alle ore 21, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, con il film Still Life di Jia Zhang-ke (Cina, 2006, 108’), pellicola che prosegue il percorso di narrazione di città e villaggi, periferie, enclave urbane, quartieri operai e edifici-alveare, al centro di questo ciclo di proiezioni che ci fa riflettere sulla vita degli aggregati sociali che li abitano, compresi i loro conflitti, e sulle loro trasformazioni.

Sul lunghissimo corso dello Yangtze, il maggior fiume della Cina (e dell’Asia), si sta costruendo una diga altrettanto grandiosa: il progetto delle Tre Gole, che fornirà energia alle città e alle fabbriche cinesi, ma che prevede il sacrificio di intere comunità lungo le rive, sommerse dal lago dello sbarramento. Il regista Zhang-ke (Leone d’oro a Venezia nel 2006) ha scelto le storie di due persone tra le molte che vengono letteralmente travolte da questa impresa: un operaio che vuole rivedere la figlia e un’infermiera che cerca il marito da cui è stata abbandonata. I due drammi si mescolano allo sconvolgimento del territorio, ne sono un emblema: questo è il significato dei movimenti della macchina da presa che si sposta dagli agglomerati urbani sui fianchi delle montagne agli edifici demoliti in riva al fiume, dagli interni desolati ai volti degli uomini e delle donne.

Sottolinea Luciano Morbiato: «Il regista ha scelto di isolare due piccole storie individuali nel panorama amplissimo della valle del Fiume Azzurro al tempo della sommersione necessaria per il grande invaso della diga: la macchina da presa spazia sulle due rive, sui villaggi da trapiantare altrove, sugli edifici in demolizione, per concentrarsi con un piano-sequenza sui passeggeri di un traghetto, sui loro visi, prima di fermarsi su quello di San Ming, che ritorna al villaggio fantasma di Fengie per cercare la moglie e la figlia, che gli è stata sottratta da molti anni. Il nome del battello, The World, riassume le storie che non conosciamo degli altri passeggeri, ma cita anche il titolo del precedente film del regista, al centro del quale è il doppio volto della mondializzazione, rappresentata dal parco nel quale sono riprodotti in scala 1/3 i più famosi monumenti dell’Occidente e dell’Oriente e dai dipendenti sfruttati.

Il dolente e taciturno personaggio continuerà caparbiamente la sua ricerca, in una discesa senza speranza nei gironi delle macerie, pietre e polvere, che non hanno nemmeno la dignità delle rovine. Solo un casuale e fuggevole incontro, quasi un passaggio di testimone, lega questa alla storia dell’altra protagonista, Shen Hong (l’attrice Zhao Tao, compagna del regista e interprete del film di Andrea Segre, Io sono Li), che vuole incontrare il marito perso di vista da due anni. Il proletario, costantemente in canottiera, e la diplomata, che si impone per contrasto con i luoghi circostanti, condividono lo spaesamento e la frustrazione, gli stessi che il regista confessa in un documentario del 2016 (A Guy from Fenyang), aggirandosi tra gli edifici del suo villaggio natale, destinati a scomparire: «È difficile prevenire il cambiamento: quello che posso fare è registrare tutto nei miei film». Il dominio del denaro nella nuova Cina, testimone San Ming, è sottolineato in più occasioni: nel battello assiste a una “magia” che trasforma gli Yuans in Euro, un suo giovane amico gli mostra un film di John Woo in cui un mafioso si accende la sigaretta con una banconota verde, gli operai demolitori si mostrano le bellezze delle loro regioni di provenienza raffigurate sulle banconote; le manipolazioni al cui centro sono le banconote, gli “schèi”, sono forse una sintesi brutale ma efficace del passaggio dal comunismo al capitalismo?

Attento ai passaggi, non solo epocali, ma generazionali, Jia Zhang-ke sottolinea anche in questo film con la musica (di Lam Giong) e, in particolare, con le canzoni, la modernità pop del suo paese in trasformazione, sia che vengano trasmesse da un portatile per far ballare sotto un ponte o siano intonate da un adolescente, contribuendo alla rappresentazione, visiva e sonora, di questa cultura spicciola, che aleggia sulle macerie e sulle acque.
Dopo Hou Hsiao-hsien (La città dolente, 1989) e Zhang Yimou (Lanterne rosse, 1991), possiamo conoscere un nuovo maestro del cinema cinese, capofila del gruppo “Sesta generazione”, anche grazie al Leone d’oro che Venezia ha assegnato a Still Life nel 2006, sperando che anche il suo film presentato a Cannes nel 2018 trovi un distributore italiano».

La rassegna si concluderà mercoledì 10 aprile alle ore 21 con Visages Villages di Agnès Varda e JR (Francia, 2017, 90’), “piccolo” tenero film che è a suo modo un miracolo, perché è il frutto della collaborazione tra una regista della nouvelle vague del cinema francese, la novantenne Varda (Cléo dalle 5 alle 7, 1962), e il giovane fotografo e video-artista trentenne, che si cela dietro le iniziali JR.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 5 euro.
Per le scuole è possibile riservare posti per un’intera classe o per gruppi di studenti: perlascuola@fbsr.it
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it
Ufficio stampa: Silvia Cacco, T 0422 5121, silvia.cacco@fbsr.it

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