La TransuManza della pace proiezione e incontro

Mercoledì 5 giugno alle ore 20.45, nella chiesa di San Teonisto di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche presenta, in collaborazione con la Comunità Laudato sì di Treviso e Slow Food Condotta di Treviso, La TransuManza della pace, road movie montanaro italo–bosniaco di Roberta Biagiarelli ma soprattutto un progetto di solidarietà realizzato da Gianni Rigoni Stern, che sarà presente alla serata. Modera Gino Bortoletto, Comunità Slow Food– Terramadre.

Il documentario La TransuManza della pace (2011, durata 53’) ha per protagonisti i paesaggi e i pascoli del Trentino e di Suceska nella Municipalità di Srebrenica in Bosnia Erzegovina, le persone e gli animali che li popolano. Facendo tesoro dell’esperienza maturata negli anni nell’area di Srebrenica, Roberta Biagiarelli ha realizzato un road movie per raccontare il trasferimento e la consegna di quarantotto manze dalla Val Rendena (Trento) alle famiglie di Suceska, e i successivi sviluppi di questo progetto sul territorio.

Un’azione di solidarietà, esemplare e incisiva, che prende avvio dalla professionalità e dal lavoro sul campo di Gianni Rigoni Stern, nel tentativo di rimediare in modo concreto ai danni lasciati dalla guerra, partecipando al difficile processo di ricostruzione, per dare una prospettiva di futuro a quelle comunità bosniache ancora oggi in grande difficoltà.

Il progetto tocca luoghi e temi vicini a quelli del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2014, dedicato dalla Fondazione Benetton al “ritorno alla terra” nei due villaggi di Osma?e e Brežani sull’altopiano sopra Srebrenica.

Ingresso libero.
Chiesa di San Teonisto, via San Nicolò 31, Treviso
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121, www.fbsr.it

Il progetto La TransuManza della Pace
Da più di quindici anni Roberta Biagiarelli orbita attorno a Srebrenica, umanamente e professionalmente e in questi anni ha incontrato decine, centinaia di persone che si propongono spesso come volontari «per fare qualcosa lì, a Srebrenica… dove vai sempre…», ma nel 2009 sull’Altopiano di Asiago in provincia di Vicenza, ha conosciuto un volontario speciale, un montanaro di razza: Gianbattista Rigoni Stern, detto Gianni. Gli ha raccontato della “sua” Srebrenica e dei dintorni e ha intuito che insieme potevano ideare e progettare qualcosa di utile e originale insieme. Gianni Rigoni ha messo piede per la prima volta in quei luoghi nell’estate 2009, e, come succede a molti, non se ne è più andato. Per lui è stato come trovare un posto simile a casa sua, in un altro luogo, in un’altra epoca; è stato come scoprire un altro Altopiano di Asiago, come doveva essere alla fine della prima guerra mondiale e si è ammalato di “bosnite”.

Rigoni ha messo immediatamente a disposizione la sua competenza e tenacia da montanaro, acquisita in trent’anni di lavoro come funzionario presso la Comunità Montana dell’Altopiano dei Sette Comuni di Asiago, con l’obiettivo di trasferire la sua esperienza e conoscenza. La consegna del bestiame è stata la prima tappa di un processo ancora in corso, molto tempo in cui Rigoni Stern ha fatto vari sopralluoghi, accumulato dati, stilato un utile censimento dell’area; nella primavera 2010 ha iniziato a tenere delle lezioni per poter trasmettere alla popolazione, l’esperienza e le tecniche base per poter coltivare e allevare, per colmare quel vuoto di conoscenza lasciato da un’intera generazione che è stata spazzata via dalla guerra. C’è stata molta partecipazione: 50 iscritti, uomini e donne che accorrevano dalle contrade più disperse, donne che facevano anche un’ora di strada a piedi per partecipare alle lezioni, anche perché la condizione posta da Rigoni era che «solo chi avesse frequentato il corso per intero avrebbe avuto diritto a ricevere in dono una vacca».

E così è stato. Sono state scelte le vacche di razza Rendena perché sono animali molto idonei alla zona e al clima di Suceska; mucche rustiche adatte sia per la produzione di latte che di carne. Racconta Gianni Rigoni Stern: «nel dicembre 2010 sono partite le prime quarantotto manze a cui ne seguirono altre negli anni successivi, per un totale di centotrentaquattro. Fin dall’inizio sono state attivate anche l’assistenza veterinaria e le lezioni di formazione presso la scuola elementare di Sucéska, dove attraverso l’uso di dispense e di power point tradotti in bosniaco si sono trattati temi specifici sulla coltura di prati e pascoli e sull’allevamento di bovini. A quasi dieci anni dall’inizio del progetto si può affermare di aver contribuito a mantenere la presenza sul territorio di oltre settanta allevatori, offrendo a essi e alle loro famiglie un lavoro, un reddito e alimenti (latte e carne) e di aver facilitato tutte le operazioni di fienagione: la donazione completa di tre trattori e il contributo per l’acquisto di altri due trattori, cinque motofalciatrici, due motocoltivatori, tre voltafieno, quattro aratri, due botti per il diserbo del mais, tre imballatrici, quattro rimorchi, tre erpici, quattro frese, una pala, una lama per sgomberare la neve e permettere l’accesso alla scuola. Altri acquisti sono stati fatti per le stalle e sono stati eseguiti alcuni interventi murari su vecchie strutture. Ma il progetto non è ancora concluso, restano da realizzare alcune cose: innanzitutto il caseificio cooperativo e dare avvio al riordino fondiario. Una grande sfida che voglio realizzare sempre con l’aiuto di tanti amici».

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