La crescita della Sicilia nel settore vitivinicolo è strettamente correlata all’unicità dei territori, alla qualità dell’offerta che diventa sempre più alta e alla sinergia che favorisce l’export. La leadership siciliana con il taglio del nastro nel Padiglione 2 avvenuto oggi – lunedì 13 aprile, al Vinitaly – racconta la mission di un’Isola che fa del dialogo con le altre regioni italiane un punto di forza per guardare insieme ai mercati internazionali in un contesto geopolitico sempre più complesso.
Dal cuore del Mediterraneo alle rotte globali del vino, la Sicilia sta consolidando la sua posizione tra i protagonisti dell’export italiano, condividendo con il Veneto una mission costruita su qualità, identità e capacità di affrontare le sfide internazionali. Al Vinitaly emerge tra queste due regioni l’intesa che unisce territori e strategie: l’Italia del vino così rafforza una visione comune e tutela il percorso di competitività del made in Italy nel mondo.
Hanno partecipato alla cerimonia del taglio del nastro Luca Sammartino assessore per l’Agricoltura, lo Sviluppo Rurale e la Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, Giusi Mistretta e Vito Bentivegna, rispettivamente commissario straordinario e direttore generale dell’Istituto regionale del vino e dell’olio siciliano (IRVO), Fulvio Bellomo, dirigente generale Dipartimento Agricoltura Regione Siciliana, Baldo Giarraputo, commissario straordinario Consorzio di Bonifica Sicilia Occidentale e l’on. Giuseppe Laccoto.
«Sicilia e Veneto condividono la leadership nell’export della produzione primaria vitivinicola italiana – ha evidenziato Sammartino – sono due produzioni eroiche: raccontiamo quell’Italia che ce la fa, che riesce a mettere insieme saperi e sapori facendo redditività sul territorio, da Nord a Sud del Paese uniamo modelli di gestione dei mercati esteri. In un momento storico complicato per la geopolitica, soltanto insieme possiamo superare le sfide».
«Vogliamo garantire spazi di dialogo e confronto tra le realtà regionali – ha continuato Alberto Stefani – questa è la storia della “Serenissima” fatta di scambi commerciali, intendiamo creare ponti tra realtà diverse, possono nascere tante collaborazioni a partire dal settore vitivinicolo. Queste due regioni sono strategiche anche per quanto riguarda l’export vitivinicolo, sappiamo che ovviamente la congiuntura internazionale provoca rallentamenti, ma dove c’è qualità, identità, storia e tradizione noi abbiamo dimostrato di saper superare anche alcuni problemi legati ovviamente ai dazi, ma che hanno permesso comunque a questi territori di dimostrarsi ancora una volta protagonisti».
«Credo che l’attività portata avanti dalla Regione Siciliana qui al Vinitaly, con i vini che arrivano da quel territorio fantastico, è davvero incredibile – ha sottolineato Bricolo, presidente di Veronafiere – c’è stato un trend di crescita costante negli ultimi anni, è dovuto un’attività di promozione di altissimo livello. Ringrazio la Regione Siciliana per aver investito, abbiamo un ottimo rapporto anche con il presidente Schifani, il Vinitaly è sicuramente una parte importante di questo investimento. Tra le cantine presenti in questo padiglione ai massimi livelli c’è tanta soddisfazione. Complimenti per l’attività di produzione che state facendo, le nostre eccellenze sono uniche, rappresentano il nostro Paese in tutto il mondo».
Il Padiglione 2 conta 164 cantine siciliane di cui 28 specializzate nella produzione biologica, custodisce al suo interno le realtà produttive di Assovini Sicilia, dei Consorzi Providi, Vitesi, Autonomi, Etna DOC. Oggi alle ore 15.00 si svolgerà il focus “Comunicare il vino oggi: nuovi linguaggi e nuove percezioni del valore”. Alle ore 16.00 si terrà il convegno “IRVO Natura e tecnologia: i dati e la sperimentazione del comparto siciliano. L’impegno di IRVO tra controlli, qualita? e futuro”. Alle 17.30 ci sarà l’inaugurazione della mostra dell’assessorato Beni Culturali della Regione Siciliana “Millenni di storia e di vino. Rotte della memoria nel Mediterraneo”.
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