Arles e i colori di un Genio planetario: Vincent Van Gogh.

Arles, il dipartimento Bouches du Rhone, vale a dire 2.800 ore di Sole l’anno: ecco la differenza ispirativa capitale. Una luminosità singolare, che ne fa, da quasi quarant’anni, la sede degli Incontri internazionali di fotografia. E che ritma, da più tempo ancora, con generazioni di pittori sedotti dai colori di una vita vicino al mare, la Camargue e la Provenza, lì attorno. Primo fra tutti Vincent Van Gogh, che la racconta in una lettera a Emile Bernard come una città “circondata da immense praterie fiorite d’innumerevoli boccioli dorati. E’ un vero mare giallo…”. Continua la lettura di Arles e i colori di un Genio planetario: Vincent Van Gogh.

Il grande Museo Matisse a Cateau-Cambresis un paesino francese di settemila abitanti.

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Ci sono importanti opere di Picasso, Leger, Rouault, Chagall, Miro, Giacometti, Laurens, e soprattutto di Matisse, che qui nacque il 31 dicembre 1869, e al quale il museo deve anche il nome. In questi giorni la conservatrice Dominique Szymusiak ha presentato con orgoglio le ultime acquisizioni, una trentina di opere frutto della seconda donazione del grande editore Tériade (1889-1983). Continua la lettura di Il grande Museo Matisse a Cateau-Cambresis un paesino francese di settemila abitanti.

“I Monti Pallidi”: leggenda dell’Alto Adige

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Forse non tutti sanno che le Dolomiti vengono chiamate anche Monti Pallidi a seguito di un prodigioso incantesimo avvenuto ai tempi dell’antico Regno delle Dolomiti, quando la roccia delle montagne aveva lo stesso colore delle Alpi. Tale regno era ricoperto di prati fioriti, boschi lussureggianti e laghi incantati. Ovunque si poteva respirare aria di felicità e armonia meno che nel castello reale. Continua la lettura di “I Monti Pallidi”: leggenda dell’Alto Adige

Il Re dello sgocciolamento pittorico: il ribelle Jackson Pollock.

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Rissoso, insicuro, alcolizzato, secondo i parametri della morale comune che sa additare con superficialità ed ottusità, ma poco “mastica” e comprende d’arte. Ad una festa, turbato dal trionfo di tanta ipocrisia, spaccò con un pugno una finestra, sotto gli occhi esterrefatti di Willem De Kooning e di Franz Kline. Un’altra volta urinò nel caminetto di Peggy Guggenheim, grande mecenate e collezionista generosissima, che pure aveva un debole per la sua “ingestibilità“. Ma, Jackson Pollock, piaccia o non piaccia al Bon Ton, fu artista di prima grandezza e d’indubbia portata rivoluzionaria: i suoi quadri aprirono un’epoca nuova e la sua influenza sugli artisti contemporanei è ancora evidente, a mezzo secolo di distanza. Continua la lettura di Il Re dello sgocciolamento pittorico: il ribelle Jackson Pollock.