Tutto da scoprire, inedito e gratuito, il Museo civico di Gemona nel quattrocentesco Palazzo Elti.

Uno squarcio storico di Gemona!

Il Museo Civico di Gemona è sito all’interno di Palazzo Elti (XIV-XV secolo), residenza per 450 anni della nobile famiglia Elti. Nel corso dei secoli, il museo si è arricchito delle raccolte provenienti dalla Chiesa della Beata Vergine delle Grazie, dalla Chiesa di San Giovanni e dalla Collezione Fantoni-Baldissera, che si sono aggiunte al corpus originale dei ritratti della famiglia Elti. Il museo si è successivamente ampliato grazie a prestiti ed altre acquisizioni. In seguito al terremoto del 1976, Palazzo Elti fu ricostruito e restaurato. Il museo fu istituito proprio in seguito a tale opera di ricostruzione.

Di recente costituzione, è stato, infatti, inaugurato il 25 ottobre del 2003, il Museo civico è nato per illustrare ai visitatori la storia, antica e recente, della città ed è ubicato lungo la centrale e medievalissima Via Bini, i cui palazzi sono stati restaurati mantenendo l’aspetto originario, talvolta mettendo in luce affreschi dal fascino straordinario. La sede mussale custodisce alcuni tesori d’arte notevolissimi, tra cui la Madonna con Bambino di Cima da Conegliano del 1496, oppure la pala detta di Sant’Anna, attribuita a scuola salisburghese e la Sacra Famiglia (1505-1506) di Pellegrino da San Daniele. Una sala è riservata alla distrutta chiesa di San Giovanni Battista, ricostruita fotograficamente, di cui si presentano sette tavole (delle 36 recuperate) con figure a grandezza naturale, eseguite nel 1533 da Pomponio Amalteo.

Ma ci sono dipinti di rilievo di Palma il Giovane e opere eccellenti di artisti di scuola germanica come Martin Johann Schmidt, Pual Troger, Franz Joseph Spiegler e loro seguaci. A un prospetto per il monumento a Vittorio Emanuele II è affidato il ricordo di un gemonese illustre: l’architetto Raimondo D’Aronco (1857-1932). Opere di artisti locali sono presenti nella sezione dedicata ai pittori che operarono, nel corso dell’Ottocento e nel primo Novecento, nell’Impero austro-ungarico (Francesco Bierti, Giacomo Brollo, Francesco Bierti, Osvaldo Bierti, Antonio Brollo). In mostra alcuni dipinti di proprietà privata, quali le belle vedute di Giuseppe Barazzutti. Un dipinto (Fucilazione di via Spalato) di Francesco Berti rievoca, nei modi del pittore autodidatta, il tragico episodio avvenuto a Udine nell’aprile 1945.

Il museo si sviluppa su tre piani. Il primo piano contiene sculture e pitture del Quattrocento e del Cinquecento, nonché una sala dedicata a Pomponio Amalteo (già detto in precedenza) e a Gaspare Negro. Il secondo piano contiene opere del Seicento e Settecento, nonché di artisti gemonesi. Nel salone centrale assume particolare rilievo la Madonna con Bambino di Cima da Conegliano, datata 1496, posta a confronto con una copia del 1590 eseguita in occasione del primo restauro del dipinto che la tradizione ritiene miracoloso. Nella pala detta di Sant’Anna, datata 1505, visibile a distanza ravvicinata, i personaggi emergono come dall’oscurità modellati dalla linea nera di contorno che sottolinea panneggi, stemmi, cartigli, aste dorate.

Minuscoli appaiono i due devoti inginocchiati in basso, forse due sposi che invocano protezione. Attribuita a scuola salisburghese, la pala è posta di fronte al dipinto (1505-1506) di Martino da Udine meglio conosciuto come Pellegrino da San Daniele. Nel salone si possono quindi confrontare opere eseguite in contesti culturali diversi, che generalizzando, si possono definire nordico e italiano. Una sala è riservata al “ricordo” del soffitto della chiesa di San Giovanni. Ovviamente non è stato ricomposto se non fotograficamente (la superficie dipinta equivale a circa mq 92); si presentano sette tavole (delle 36 recuperate) con figure a grandezza naturale, eseguite nel 1533 da Amalteo.

Per la prima volta si vedranno poste a confronto con quelle di Gaspare Negro, il pittore che nel 1521, ottenne la commissione per lo stesso soffitto ma non lo portò a termine. Narrativa e ricca di gustosi particolari descrittivi appare la Natività, una pala d’altare di notevoli dimensioni e assai danneggiata, esposta accanto ad altri dipinti di soggetto sacro eseguiti dai Secante, padre e figlio pittori udinesi del XVI secolo. Con l’attribuzione al veneziano Palma il Giovane viene presentata la Crocifissione, che dopo l’asportazione delle pesanti ridipinture, ha rivelato a sorpresa una qualità superiore; ad ambito friulano o veneto è assegnabile la Resurrezione di Cristo che la tradizione riteneva di scuola tedesca.

La scultura lignea è rappresentata dalle statue provenienti dalle due chiese distrutte: San Giovanni evangelista e accanto il gruppo con la Madonna col Bambino (assai rovinato) e due deliziosi angeli dorati e dipinti (fine sec. XVI-inizi XVII). Alla fine dell’Ottocento Valentino Baldissera (1840-1906), sacerdote colto e animato da buoni propositi, lanciò l’idea del museo civico di Gemona. All’inizio del percorso espositivo del secondo piano sono esposti reperti archeologici che appartengono al nucleo di testimonianze storiche e curiosità con le quali Baldissera intendeva dare avvio al piccolo museo. I reperti provengono dal Palazzo comunale e dalla Civica Biblioteca Glemonense.

Con la loro esposizione si è inteso in questo modo documentare un tipo di collezionismo, che fu dell’abate Valentino Baldissera, del bibliotecario Antonio Tessitori e di altri appassionati locali che si impegnarono nell’attività di recupero e raccolta delle testimonianze storiche del territorio confluite nella collezione comunale. Nel 1906 il Comune di Gemona entrò in possesso, grazie al ruolo di intermediario svolto da Baldissera, della pregevole collezione di dipinti acquistata in Carinzia dal pittore Luigi Fantoni (1844-1903) detto l’Artist, composta per lo più da bozzetti per affresco e pale d’altare di scuola austriaca e tedesca.

Nel 1907, grazie al ruolo di intermediario svolto da don Valentino Baldissera, il Comune di Gemona entrò in possesso della pregevole collezione di dipinti, esposta al secondo piano del museo, che era stata di Luigi Fantoni detto l’Artist (1844-1903). Luigi Fantoni esercitò la professione di decoratore in patria e all’estero. Appartenne alla lunga schiera di pittori gemonesi che operarono nel corso dell’Ottocento e nel primo Novecento, fino alla prima guerra mondiale, in numerose località dell’impero austro-ungarico. Alla sua morte i beni, quadri compresi, furono ereditati dalla consorte Caterina Tuti. A lei si rivolse don Baldissera proponendogli come compenso, in cambio dei quadri avuti in eredità, cento messe di suffragio per il marito defunto.

Baldissera intendeva donare le opere al Comune per avviare una raccolta d’arte pubblica. La vedova Fantoni accettò ma alla condizione che alle cento messe proposte se ne aggiungessero altre dieci. Nel settembre 1905 dalla casetta Fantoni i quadri vennero trasferiti nell’abitazione di don Valentino Baldissera, in attesa dell’esposizione. L’anno successivo il sacerdote morì; dal suo registro delle messe risultò che egli non aveva ancora completato il numero pattuito di messe in suffragio di Luigi Fantoni. Il sindaco Antonio Stroili si fece carico personalmente della cifra necessaria per le messe mancanti e nell’aprile 1907 i trentaquattro dipinti furono portati in Municipio e appesi alle pareti della sala consiliare. I dipinti che compongono la collezione, ora denominata Fantoni Baldissera, appartengono ad ambiti culturali e periodi diversi: risale al XVI secolo la preziosa tavoletta in legno in cui è dipinta la Presentazione di Cristo al tempio.

Faceva serie con un altro piccolo dipinto, disperso dal 1971, raffigurante la Natività di Cristo e documentato solo da una fotografia riprodotta nel volume di Giuseppe Bragato del 1913. I due piccoli dipinti probabilmente appartenevano a un altarolo a sportelli che quando si apriva mostrava episodi della vita della Vergine, quando si chiudeva i quattordici santi ausiliatori. Oltre a quest’opera, la collezione esposta nel museo comprende un interessante corpus di dipinti, per lo più bozzetti, che presentano caratteri tipici della pittura barocca e tedesca del XVIII secolo. Essi trovano corrispondenze con pale d’altare e affreschi realizzati in chiese dell’Austria e della Germania meridionale. Alcuni dipinti sono copie da autori famosi (Rubens, Tiziano, van Dyck); risale alla fine del XVII secolo il dipinto con la Carità, di autore italiano (Marcantonio Franceschini) che ha riprodotto un’opera del francese Jacques Blanchard. Vostra Elena P.

Il Museo Civico di Gemona, situato in Palazzo Elti in via Giuseppe Bini a Gemona del Friuli sarà aperto al pubblico (ingresso gratuito) tutte le domeniche e tutti i giorni festivi, dalle 11.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00. Biglietto gratuito. Tempo medio di visita: 30 minuti. Visite guidate: su prenotazione. Servizi offerti: aula per conferenze e attività didattiche. Per info. tel. 0432/971399- fax 0432/971090.

Un commento su “Tutto da scoprire, inedito e gratuito, il Museo civico di Gemona nel quattrocentesco Palazzo Elti.”

  1. Sono l’architetto Gianpaolo Della Marina progettista del restauro a rudere della Chiesa di Madonna della Grazie di Gemona, di cui alla bella fotografie pubblicata in questa pagina. Nonostante sia gemonese la foto è davvero bella e presenta una inquadratura molto felice ed inusitata. Se lo desiderate dispongo di foto dell’interno del sedime che volentieri posso fornire. Ottimo e completo il contenuto del testo e ricordo che a Gemona, altri due Musei di notevole interesse. Sono: Il Museo della Pieve e tesoro del Duomo e Il Museo Renato Raffaelli presso il Santuario di San Antonio.
    saluti e grazie dell’ospitalità.
    Gianpaolo Della Marina

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