Itinerari suggestivi: a spasso tra lo charme color pastello di Troyes!

Molto chic abitare in una casa a graticcio, a Troyes. Di aspetto medievale, raccolta, la cittadina francese, ex capitale della Champagne e oggi capoluogo del distretto dell’Aube, è tutta un magnifico susseguirsi di casette pittoresche, con le facciate color pastello disegnate dal legno antico o dal colore dei laterizi.

Appena ci si addentra nel centro storico, una grande isola pedonale che per una bizzarra casualità ha la sagoma di un tappo (ovviamente di champagne), si entra in quel mondo pseudofatato delle città storiche tenute con cura. E’un luogo spumeggiante, con una moltitudine di particolari insoliti: testine di gatto che terminano le grondaie, piccoli volti umani che ornano un cornicione, una vecchia insegna di cinque secoli appena lustrata. Per non parlare dell’atmosfera vagamente esotica, che aleggia nelle vie dove i brucante si alternano ai negozi di artigianato etnico.

Risate francesi, parlottii inglesi, ma soprattutto un vociare teutonico risuonano lungo le stradine, a volte strettissime, fiancheggiate da edifici del XVI e del XVII secolo. Della stessa epoca fin nelle fondamenta, perché l’intera città subì un tremendo incendio nel 1524 e le associazioni dei mercanti la ricostruirono più bella di prima. Questo luogo, infatti, ha sempre avuto una solida vocazione commerciale, strategicamente posto com’è sulla riva sinistra della Senna. Fin dai tempi più antichi gli scambi e le fiere la resero prospera e attivissima. Tanto che, tra il ‘900 e il 1200, l’oscurità secolare fu illuminata da chiese e cattedrali, un bianco ricamo gotico sparso a ornare le vie.

Un fiorire di guglie, sentinelle di quelle opere, all’interno, che fecero scuola nel Cinquecento. Ma il vanto degli edifici sacri di Troyes sono le vetrate, come quelle della cattedrale di Saint-Pierre-et-Saint-Paul. Ipnotiche, policrome, altissime, disegnano l’aria con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, alternano sovrani e profeti,mostri ad angeli. Oggi, camminando per le strade del centro, passato e presente non sembrano poi tanto diversi. Ci sono ancora gli stessi tetti spioventi dalle tegole fittissime, scaglie di drago che proteggono intonaci rosa, ocra, verde chiaro, variegati da motivi tipici, come nei libri di fiabe.

Dettagli che diventano spettacolari sotto questo cielo nordico, dalle luci taglienti e vivide. Troyes ha saputo creare un perfetto equilibrio tra recupero storico e funzionalità. Se il “tappo di champagne” è perfetto, la sua cintura periferica è composta da 250 imprese di maglieria, con spacci aziendali che fanno la felicità di poliglotti amanti dello shopping griffato. Conta, inoltre, quasi 130 mila abitanti, moltissimi dei quali giovani, dato che è sede di una rinomata università. Così i locali più trendy sono all’interno di case a colombaia, ritrovo di vocianti gruppi multietnica, che tirano l’alba sotto la luna del lungofiume. Lo stesso dove nel Duecento passeggiava Chrétien de Troyes, poeta di corte e celebrato letterato del Paese, autore di “Parceval” e di “Lancillotto”, un ciclo narrativo ispirato alle leggende di Re Artù e dei cavalieri del Santo Graal.

Sul sagrato della basilica di Saint-Urbain, intitolata al santo originario della città, che divenne papa Urbano IV, rullano gli skateboard domati dai ragazzini. Qui, intorno al XIII secolo, si svolgevano fiere che attiravano gente da tutto il mondo: i cambiavalute troyens erano vere e proprie istituzioni, tanto da fissare per i metalli preziosi l’unità di misura tuttora in uso (i troy: 1 oncia troy equivale a 31,1 grammi). Ma la fortuna cittadina non si deve soltanto al passato medievale: vi si sente ben più di un’eco del retaggio della Francia colonialista. Solo nella piazza principale si sentono i profumi più disparati. Si alternano ristoranti vietnamiti e italiani, giapponesi e locali, con una disinvoltura derivante dalla lunga coabitazione.

Così può capitare di dover scegliere fra tempura e “andouillette”, la tradizionale salsiccia di trippa. E poi vi si possono ammirare tanti musei, alcuni dei quali davvero inconsueti. Oltre al Musée d’art moderne, per esempio, con tele dei Fauves e degli Impressionisti, c’è il Muséede l’outil, il museo dell’utensile per la lavorazione del cuoio, del legno, del ferro e della pietra. Nelle sale di un’abitazione del XVI secolo si viene inaspettatamente accolti da circa 10mila lame e oggetti in ferro, che sembrano galleggiare in aria.

Lime o incudini, pugnali o ceselli, martelli o seghe da boscaiolo popolano artisticamente le vetrine divise per mestieri. Una collezione dall’allestimento leggero, che ben rispecchia lo stile di vita di questa città, vivace e inebriante. Proprio come una coppa di champagne. Buon viaggio!! Vostra Elena P.

Informazioni per organizzare il vostro viaggio: Maison de la France, Via Tiziano, 32, MILANO (MI), Tel. 899.199072, e mail per contatti info.it@franceguide.com ; sito web http://www.tourisme-troyes.com/

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