Alla scoperta della civiltà ladina al Museum Ladin de Ciastel de Tor!

Un’autentica sorpresa nell’ambito delle sedi museali montane è il Museum Ladin, il Museo Ladino, ubicato nel Castello di Tor, a San Martino in Val Badia (BZ), caratterizzato da uno strepitoso allestimento, curato da Rainer Verbizh, che già aveva lavorato al Centre Pompidou a Parigi. Non un museo nel senso tradizionale, ma all’insegna della partecipazione attiva. Tutto punta sull’interazione: in un’antica stube senti le voci di chi ci abitava, in un’altra sala dipinti digitali si animano per raccontare persone e luoghi.

Nel cuore delle Dolomiti vivono i ladini dolomitici, un nucleo di oltre 30.000 persone la cui identità è caratterizzata da due importanti elementi: la particolare lingua neolatina, derivante dal latino volgare,
e lo straordinario paesaggio montuoso delle Alpi centrali. È solo grazie alle caratteristiche fisiche di questo che la lingua ladina, la più antica fra quelle parlate in regione territorio, stretta tra gli ambiti culturali
e linguistici italiano e tedesco, ha potuto mantenersi viva sino ad oggi.

Il percorso del Museum Ladin mette in luce alcune particolari circostanze della storia e della vita attuale dei ladini dolomitici,
rimarcando le importanti influenze delle vicende sovraregionali sulla vita di questa popolazione ed evidenziando le correlazioni esistenti tra forme del paesaggio e modi di vita. Attorno al 1230 ministeriali dei vescovi di Bressanone edificano una torre abitativa isolata ed articolata su tre piani. Essa viene documentata per la prima volta nel 1290 come “turris in Geder” e rappresenta il cuore del giudizio di “Torre in Quadra” (come andrebbe tradotto correttamente). Questo feudo dei vescovi di Bressanone viene affidato sino al 1331 ai signori di Rodank-Schöneck.

Negli anni successivi si fanno costruire un muro di cinta merlato con
camminamento di ronda e un nuovo edificio d’abitazione (palazzo) di piccole dimensioni. La torre, rialzata di due piani, viene utilizzata come granaio. Nel 1426 il vescovo Berthold sottopone il giudizio direttamente all’amministrazione principesco-vescovile, insediandovi dei funzionari in qualità di amministratori e giudici.

Dopo il 1580 hanno luogo ulteriori integrazioni: viene ampliato il palazzo
romanico, il quale assume la sua forma odierna, e vengono addossate al muro di cinta due torri circolari. Appena i vescovi di Bressanone
perdono il dominio secolare sul giudizio di Torre in Gader nel 1803, il castello viene acquistato da famiglie contadine. I loro discendenti lo abitano sino alla sua trasformazione in museo.

La consapevolezza della propria lingua rappresenta una parte importante dell’identità dei ladini. La lingua ladina deriva dal latino volgare innestato su elementi preromani. Nel Medioevo e in età moderna
la posizione geografica della Ladinia tra gli ambiti linguistici italiano e tedesco influenza l’ulteriore sviluppo linguistico e determina le differenze tra le singole vallate. La lingua è mezzo di autoaffermazione
verso l’esterno nonché anello di congiunzione tra le cinque comunità valligiane. Dopo la prima guerra mondiale la suddivisione delle
valli ladine fra tre provincie – Belluno, Trento e Bolzano – rallenta tale processo di avvicinamento.

La suddivisione amministrativa permane immutata anche dopo la seconda guerra mondiale, a nulla valgono sforzi e proteste. Il riconoscimento dei ladini come gruppo etnico e linguistico autonomo
si sviluppa di conseguenza in maniera differente in ciascuna delle tre province. I diritti di sovranità sulle vallate dolomitiche sono suddivisi tra vescovo di Bressanone, principe territoriale tirolese, abbazia di Castelbadia ed altri poteri ecclesiastici e temporali. I sudditi devono prestare un giuramento di fedeltà, acquisendo in cambio diritto di protezione.

Al più tardi dal XIII secolo giudici e amministratori rappresentano nel territorio gli interessi dei detentori del potere, dei titolari delle giurisdizioni ma anche dei sudditi. Essi garantiscono ordine e tranquillità,
stanno ai vertici della giustizia e dell’amministrazione e fanno attuare le
deliberazioni dei superiori. La realtà storica si intreccia di tanto in tanto con elementi leggendari. Ce lo mostrano in modo evidente le vicende attribuite al Gran Bracun, vale a dire a Francesco Guglielmo Brach, rampollo di nobile famiglia, assassinato nel 1582 nei pressi di Corvara.

Impressionati i valligiani dalla morte atroce, la loro fantasia vide presto in lui una figura eroica. Fra l’altro si racconta in valle che il Gran Bracun – quasi fosse il San Giorgio della leggenda – avrebbe con indicibile coraggio sconfitto un drago terrificante che dimorava in una caverna del Sas dla Crusc e divorava non solo la gente e il bestiame della Val Badia, ma anche delle valli circostanti.

Museum Ladin ?iastel de Tor
Via Tor 65
I-39030 San Martino in Badia
Tel: 0474-524020
Fax: 0474-524263
Email: info@museumladin.it
Orari di apertura
26/12/2009 – 08/01/2010
Tutti i giorni dalle 14.00 – 18.00
13/01/2010 – 26/03/2010
Mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14.00 – 18.00
Domenica delle Palme – 31/10/2010
Da martedì a sabato dalle 10.00 – 18.00
Domenica dalle 14.00 – 18.00
Lunedì chiuso (in luglio e agosto il museo è aperto anche di lunedì dalle 10.00 alle 18.00)

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