L’enologo Cellai guarda al futuro

Vallepicciola è una delle realtà vitivinicole più rappresentative del territorio con i suoi 105 ettari di vigneto che racchiudono tutta l’essenza della Toscana. Enologo dell’azienda è Alessandro Cellai, professionista toscano dal notevole curriculum, tra i più noti sul territorio nazionale, che vanta 25 anni di profonda amicizia con Giacomo Tachis.

«Ogni enologo concretizza con il proprio lavoro i suoi punti fermi e le sue caratterizzazioni ma è inevitabile che la mia formazione sia stata condizionata molto dalla frequentazione con Giacomo Tachis». Venticinque anni lasciano il segno e Alessandro Cellai, con onore e gratitudine, lavora portando avanti la filosofia e le idee che il suo amico e maestro gli ha trasmesso: «L’enologo deve saper dare marcatori definiti che permettano di ricondurre la degustazione al territorio, al vitigno, allo stile di chi l’ha prodotto». Parole chiave da cui prendono vita tutti i suoi progetti.

In evidenza il lavoro svolto sul Pievasciata Pinot Nero, introdotto con la vendemmia 2020, dove territorio e azienda sono estremamente caratterizzati per offrire un vino fresco, bevibile, ben leggibile sia da esperti che da winelovers. Un vino che, nonostante la nascita durante l’anno della pandemia, è stato recepito benissimo dal mercato e già esaurito.

Importanti saranno i progetti per il prossimo biennio; primo tra tutti un Sangiovese in purezza, destinato a chiamarsi, non a caso, Vallepicciola come l’azienda: «L’annata sarà 2020, con uscita prevista per il 2022/2023. Un vino che mi rappresenta totalmente, tanto da poterlo presentare come vino simbolo dell’azienda». Nel 2022 sarà pronto il vino fiore all’occhiello di Vallepicciola, il Miglioré, taglio bordolese, tiratura molto limitata, vendemmia 2018. Novità del 2023 saranno invece il Vallepicciola Bianco, uno Chardonnay in purezza di grande struttura, ed il Cabernet Sauvignon in purezza, che andrà a completare la gamma dei vini prodotti con vitigni internazionali.

Il panorama ampelografico di Vallepicciola è composto da Sangiovese per circa un terzo, oltre a 6 vitigni internazionali; per l’enologo Alessandro Cellai è importante che ogni vitigno sia gestito con la massima sensibilità, a partire dal vigneto fino al momento dell’imbottigliamento. Solo così è possibile portare all’interno della bottiglia la caratterizzazione del vitigno, del territorio e l’anima di chi lo ha prodotto.

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