Online il nuovo sito dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Va in archivio il vecchio, pionieristico sito dell’Opificio delle Pietre Dure. Chi dal 14 luglio cliccherà su www.opificiodellepietredure.cultura.gov.it (ma anche su www.opificiodellepietredure.it, l’URL abituale per il sito istituzionale dell’OPD) troverà una home page e contenuti totalmente rinnovati.

“La notizia è a suo modo storica, perché “ad andare in pensione” – chiarisce Emanuela Daffra, Soprintendete dell’Opificio fiorentino – è uno dei siti più “antichi” nel mondo di musei e soprintendenze. Quello che sino ad oggi era attivo all’Opificio è uno dei siti prototipo di uno storico, imponente progetto voluto dal Ministero della Cultura per dotare tutti gli uffici periferici di un sito web istituzionale. Risale al 2008 e testimonia una delle applicazioni pilota del CMS “Musei&Web”, poi proposto a tutte le istituzioni centrali e periferiche del Ministero in open source”.

“Nella pubblica Amministrazione, ma anche nel privato, erano in pochi all’epoca a comprendere a fondo uso e potenzialità del web. Nel caso dell’Opificio – racconta Maria Emilia Masci che ha seguito passo passo la delicata trasformazione – il sito ha assunto, di fatto, le caratteristiche e le funzioni di un enorme, prezioso archivio che in quindici anni di vita ha accumulato una imponente quantità di documenti, relazioni, migliaia di immagini. Durante questo periodo, lunghissimo per un sito web, si è andati aggiungendo pagine a pagine, come si farebbe appunto con un archivio cartaceo. Questa autentica miniera costituisce oggi un autentico archivio storico digitale che per uso interno è stato “staticizzato” ed archiviato presso l’Opificio, e dal quale sono stati già in parte tratti contenuti rielaborati e strutturati soprattutto per quanto riguarda la documentazione dei restauri eseguiti dall’Opificio, che dunque risulterà più facilmente fruibile e ricercabile nel nuovo sito”.

Il nuovo sito, realizzato da Net7 S.r.l. secondo le linee guida nazionali dell’Agid e le raccomandazioni internazionali sull’accessibilità, la sicurezza ed il design dei siti web, è stato progettato con un lungo lavoro a quattro mani con l’OPD, per poter identificare e comunicare al meglio la complessità e le peculiarità dello storico e poliedrico Istituto.

“L’urgenza di presentarci sul web con una vetrina realmente fruibile e godibile – sottolinea la Sovrintendete Daffra – ci ha spinto ad accelerare i tempi di messa on line nella sola versione in lingua italiana. È del tutto evidente che per una istituzione di prestigio e relazioni internazionali com’è la nostra, la versione inglese è altrettanto vitale. Ci stiamo lavorando con l’obiettivo di offrire non tanto, o non solo, una pedissequa traduzione dei testi in italiano ma una loro versione mirata ad una utenza non italianocentrica”.

Il processo di rinnovamento dell’immagine e rebranding dell’Opificio è stato avviato dal precedente Sovrintendente Marco Ciatti con una revisione in chiave moderna dello storico logo, e continuato con determinazione da Emanuela Daffra, tenendo conto del velocissimo mutare di tecnologia e normative, anche sul fronte della sicurezza informatica, nonché della interconnessione con i diversi canali social.

“Ci siamo trovati a dover gestire il tema della complessità, innanzitutto. L’Opificio è l’insieme di molti settori, competenze e funzioni. Di noi il grande pubblico conosce soprattutto, se non esclusivamente, la rilevanza di spicco internazionale nel settore del restauro. Pur identitaria, questa è solo una delle diverse nostre eccellenze. Ne dà conto con limpidezza il nuovo sito che si struttura su tre macroaree.”

La prima “Conservazione e ricerca”, illustra l’Opificio in quanto centro di competenza nazionale nella conservazione e restauro di opere d’arte, di cui cura sia gli aspetti operativi, sia la ricerca tecnico-scientifica e storico-artistica nel settore, accompagnandola con una serrata serie di pubblicazioni. A quest’area fanno riferimento i laboratori di restauro, differenziati per materiale, i laboratori di ricerca scientifica e il settore dedicato alla diagnostica.

Il secondo comparto è riservato alla Formazione. La SAFS – Scuola di Alta Formazione e Studio dell’Opificio offre una formazione multidisciplinare di livello universitario.

Infine, terzo ma non ultimo, il Museo annesso all’Opificio delle Pietre Dure.

“Quello che oggi è un moderno centro di ricerca e formazione specializzato nel restauro e nella conservazione, è diretta filiazione della manifattura artistica fondata nel 1588 da Ferdinando I de’ Medici per la lavorazione delle pietre dure. La raccolta delle opere, proveniente dalla prestigiosa collezione dei Medici e dei Lorena, delinea con chiarezza il percorso della manifattura artistica attraverso tre secoli di storia. Tante attività, insomma, una sola anima: conservare la bellezza e la storia, insegnare a farlo, trasmetterne il messaggio”.

Sito web: www.opificiodellepietredure.cultura.gov.it

Facebook: https://www.facebook.com/OpificioPietreDure

Instagram: https://www.instagram.com/opificiodellepietredure

Youtube: https://www.youtube.com/user/OpificioPietreDure

Ufficio Stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

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Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net

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