Ingorda Confraternita del Museto, 75 maestri della cotica al campionato mondiale

Entra nel vivo l’ottava edizione della Festa del Museto, è la quinta volta per il campionato del mondo che mette in competizione i migliori norcini. Organizza l’Ingorda Confraternita del Museto, sodalizio di cultori del suino nato a Riese Pio X, nel Trevigiano, e guidato dal Gran Norcino, Matteo Guidolin.

Il grande evento il 17 gennaio a Casa Riese, oltre trecento persone alla cena-show. Gara tra tre regioni e dieci province, da Udine a Pavia, passando per il Veneto: è uno dei 15 eventi di Porcomondo!, il più importante festival italiano sul mondo del suino.

Il campione in carica è Davide Mion della storica locanda “Alla Speranza” di Castelfranco Veneto, nel Trevigiano. La sua storia? È cresciuto coi maiali nell’osteria di famiglia, aperta nel 1966 a ridosso delle mura di Castelfranco Veneto. Per oltre trent’anni ha imparato i segreti del museto, istruito prima dal nonno e poi dal padre. Lui rispetta l’ortodossia: una selezione di cotenna e spolpo di testa che non prevede altri tagli; solo sale e pepe e nessun’altra spezia. E poi la passione e qualche segreto nella lavorazione che non rivelerà mai. Ha vinto per due volte di fila, è il campione in carica, scelto lo scorso anno in una rosa di 21 finalisti. Dovrà dimostrare di essere all’altezza del titolo.

Entra nel vivo il campionato del mondo del museto organizzato dall’Ingorda Confraternita. Gli sfidanti per Mion non mancano, si registra il nuovo record di partecipanti alla manifestazione: 75 norcini competeranno, provenienti da 4 regioni e 10 province diverse. Dal Veneto ci sono rappresentanti da Treviso, Vicenza, Padova, Belluno e Venezia; Udine e Pordenone dal Friuli Venezia Giulia; Trento per il Trentino Alto Adige; ma anche Cremona e Pavia dalla Lombardia.

I finalisti sono già stati scelti nelle prime semifinali, disputate alla Caneva dei Biasio di Riese Pio X. A presenziare alla serata della finalissima del 17 gennaio anche la Confraternita del Sguazet (di Albiano, in provincia di Trento), la Confraternita del Gnoco co la fioreta (di Recoaro Terme, nel Vicentino) e la Confraternita del Clinto, sempre vicentina.

La finalissima sarà ospitata da Casa Riese, struttura che permetterà di accogliere a cena oltre trecento persone (evento sold out in pochissime ore) che si diletteranno degustando i migliori museti in attesa di conoscere il vincitore in un evento-show in cui si alterneranno momenti di conoscenza gastronomica a pura goliardia. In giuria, ci saranno volti noti ed esperti che giudicheranno i finalisti.

La Festa del Museto è uno dei 15 appuntamenti che compongono il calendario di Porcomondo!, il festival sul mondo del maiale più importante d’Italia: da 7 anni Porcomondo! promuove la cultura enogastronomica attraverso degustazioni, competizioni, convegni e altri appuntamenti che richiamano ogni anno centinaia di appassionati e cultori (www.porcomondo.org).

“Il valore del Museto risiede nella sua capacità di fare comunità”, dice il Gran Norcino, Matteo Guidolin. “Partecipare a una cena dove il Museto è protagonista significa immergersi in un dialogo tra generazioni, dove il viceministro siede accanto all’allevatore e il giovane appassionato ascolta i racconti del vecchio macellaio. In un mondo globalizzato, questo insaccato “povero” è diventato un simbolo di lusso autentico: quello del tempo necessario per produrlo, della pazienza per cuocerlo e della gioia di condividerlo attorno a una tavola imbandita, celebrando una cultura che, nonostante le trasformazioni sociali, continua a trovare nella propria terra e nei propri riti la forza per rinnovarsi ogni anno”.

Tornando alla competizione, prima di Davide Mion, aveva vinto Luigi Fabian ha 62 anni, che ora è in pensione ma ha dedicato la propria vita all’allevamento di animali e all’agricoltura. Barba bianca da Babbo Natale, mani nodose: negli anni ha lavorato con i bachi da seta, coltivato tabacco, allestito un vivaio, prodotto carne e latte e adesso ha una piccola produzione locale, per la macellazione lo aiuta il norcino Giorgio Squizzato. Nell’albo d’oro, il Re della Cotica, Pierluigi De Meneghi, lo scorso anno è stato raggiunto in vetta da Mion dopo aver vinto due volte (nel 2022 e nel 2020), subentrando al primo vincitore a Luciano Ceccato di Riese Pio X (2018) e ai The Kings of Matcha di Montebelluna (2019).

Va detto che per la prima volta quest’anno la Confraternita ha organizzato delle pre-selezioni tra Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, estendendo così in questa stagione 2026 la passione per il museto in chiave interregionale, trasformando un evento locale in un vero e proprio laboratorio di confronto tra le migliori tradizioni norcine del Nord Italia.

Il fine settimana del 10 e 11 gennaio ha visto protagonisti protagonisti il Friuli e il Trentino in una serie di competizioni tecniche e momenti conviviali volti a eleggere i migliori ambasciatori del gusto per le prossime finali nazionali.

Il sipario si è alzato sabato 10 gennaio a Bannia di Fiume Veneto, in provincia di Pordenone, dove è andata in scena la seconda edizione del Campionato Friulano. L’evento ha registrato una partecipazione straordinaria con ben diciotto produttori in gara e una platea di duecentocinquanta ospiti che hanno affollato la cena ufficiale. A valutare le eccellenze locali è stata una giuria di alto profilo istituzionale, che ha visto la partecipazione dell’Onorevole Vania Gava, Viceministro dell’Ambiente, insieme al Consigliere Regionale Simone Polesello. La classifica finale ha premiato Gianpietro Pasut, che ha ottenuto un significativo trionfo in casa conquistando il primo posto. Sul podio, insieme a lui, sono saliti la Latteria del Titti di Fiaschetti di Caneva e Andrea Verocai di Meduno, mentre il quarto posto utile per la qualificazione alla finale è andato alla Cooperativa Il Ponte di Prata di Pordenone.

La celebrazione delle tradizioni è proseguita domenica 11 gennaio ad Albiano, dove si è tenuta la storica prima edizione del Campionato Trentino. La manifestazione al debutto ha attirato dieci partecipanti d’eccellenza provenienti da tutto il territorio provinciale. La vittoria è stata assegnata all’Azienda Agricola Le Mandre di Bedollo, seguita in classifica dalla coppia formata da Emanuele Bertoldi e Gianni Froner, rappresentanti di Pove e Pergine Valsugana. Il terzo gradino del podio è stato invece occupato dall’Antica Osteria Morelli, anch’essa di Pergine Valsugana.

A nobilitare ulteriormente il prestigio di questa doppia manifestazione sarà la presenza di una nutrita rappresentanza della Lombardia, che ha confermato come la qualità artigianale sia in grado di creare ponti culturali tra territori diversi. Tra i presenti si segnalano realtà cremonesi come Andrea Cristiani di Castelleone e l’Azienda Agricola La Marnetta di Pieve d’Olmi, oltre alla pavese Cascina Prina di Siziano.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – IL MUSETO

Nel cuore dell’inverno, quando le nebbie avvolgono le pianure del Veneto e del Friuli, emerge una figura gastronomica che va ben oltre la semplice nutrizione: il Museto. Questo insaccato, spesso confuso con il cotechino dai palati meno avvezzi, rappresenta il vessillo di una civiltà contadina che ha fatto del “non buttare nulla” una vera e propria arte della sopravvivenza e, successivamente, della convivialità. Il Museto deve il suo nome proprio alla materia prima principale con cui viene prodotto, ovvero la carne del muso del maiale, una parte povera ma estremamente saporita e ricca di collagene, che conferisce al prodotto la sua tipica e inconfondibile consistenza “appiccicosa” e vellutata al palato.

La storia del Museto è intrinsecamente legata al rito della “maialata”, il periodo invernale dedicato alla macellazione del maiale, che tradizionalmente trovava il suo culmine attorno alla festa di Sant’Antonio Abate, il diciassette gennaio. Sebbene le varianti locali siano innumerevoli, la base rimane fedele a un disciplinare non scritto ma tramandato oralmente: un impasto di cotenna, carne del muso, lingua e talvolta guanciale, sapientemente bilanciato con una miscela di spezie che costituisce il segreto di ogni norcino. Pepe, cannella, chiodi di garofano, noce moscata e talvolta un pizzico di coriandolo vengono mescolati per contrastare la grassezza della carne, creando un profilo aromatico che riscalda lo spirito nelle giornate più rigide dell’anno.

A differenza del cotechino, che spesso presenta una grana più grossolana e una componente magra più marcata, il Museto si distingue per la sua “dolcezza” e per quella sensazione di legame che lascia sulle labbra, segno distintivo della qualità delle cotenne e della muscolatura del muso utilizzate. La preparazione richiede pazienza: la cottura deve essere lenta, a fuoco bassissimo, per evitare che il budello si rompa, permettendo al collagene di sciogliersi gradualmente e alle spezie di penetrare profondamente nell’impasto. Tradizionalmente, viene servito accompagnato dalla “brovada” in Friuli – rape fermentate nelle vinacce – o con il cren, il purè di patate e la polenta bianca nel Veneto, abbinamenti pensati per ripulire la bocca e bilanciare la succulenza del grasso.

Oggi, il Museto vive una nuova stagione di gloria grazie all’opera di valorizzazione di realtà come la Confraternita del Museto, nata a Riese Pio X, che ha saputo trasformare un prodotto di nicchia in un fenomeno culturale. Eventi come il “Campionato del Mondo del Museto” o le rassegne locali viste recentemente a Bannia di Fiume Veneto e ad Albiano non sono semplici gare, ma laboratori di resistenza culturale. In questi contesti, norcini artigiani e giovani agricoltori si confrontano per mantenere viva una tecnica che rischiava di essere schiacciata dall’omologazione industriale.

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