Mercoledì 21 ottobre alle ore 21, al Cinema Edera di Treviso, prende il via il nuovo ciclo della rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon, e dedicata ad Andrea Zanzotto (1921-2011). In programma quattro serate tra ottobre a novembre per riflettere ancora una volta, attraverso lo sguardo del cinema, su tematiche relative al paesaggio e alla cura dei luoghi. Ingresso libero.
Aprirà la rassegna il film Una cosa vicina di Loris G. Nese (Italia, 2025, 84’), vincitore del premio speciale Paesaggi che cambiano, assegnato dalla Fondazione Benetton nell’ambito dell’Edera Film Festival 2026 a un’opera particolarmente significativa per il tema del paesaggio, nel suo continuo evolversi, e per lo sguardo sulla relazione delle persone e delle comunità con i propri luoghi di vita.
Interverranno alla serata, eccezionalmente organizzata al Cinema Edera di Treviso, Loris G. Nese, Chiara Marotta (produttrice e autrice del montaggio), Raffaele Lazzaroni (esperto di cinema, Edera Film Festival).
Negli anni ’90 un bambino cresce circondato da profondi segreti. Gli uomini della sua famiglia, compreso il padre, muoiono troppo giovani, ma lui non è ancora in grado di capire il perché. Quando scopre che il suo cognome pesa come un marchio in città, ha l’impressione di rivedere la propria vita nei film gangster e horror che ama, specchio della violenza che gli ha cambiato la vita. È proprio attraverso il cinema che, ormai adulto, comincia a interrogarsi sul passato, a ricostruire la propria identità. Trasformare la sua storia in un film diventa l’unico modo per affrontare un’eredità ingombrante, e colmare un vuoto che lo accompagna da sempre.
«In Una cosa vicina», spiega la curatrice dalla rassegna, Simonetta Zanon, «il giovane autore salernitano Loris G. Nese, mescola abilmente documentario, finzione e animazione, e attingendo a materiali d’archivio e filmini amatoriali di famiglia, decostruisce e riassembla in modo originale pezzi di una storia familiare difficile e dolorosa. L’origine di tutto sono proprio i luoghi in cui si è svolta e che, a partire dall’ambiente/microcosmo domestico, assumono un significato ben diverso alla luce delle scoperte fatte da adulto; il quartiere di periferia in cui è nato, la città, e perfino le mete dei viaggi di famiglia, sono i luoghi della memoria e gli elementi chiave dai quali iniziare, intrecciando la topografia pubblica e quella privata, per “raccontare la confusione che caratterizza una vita trascorsa tra dubbi sul proprio passato, che si insinuano sottopelle nell’interpretazione del mondo”».
«L’elemento comune dei tre appuntamenti successivi della rassegna è l’acqua, protagonista di quattro titoli di cinema documentario che ci accompagneranno in paesaggi vicini e lontani, nello spazio e nel tempo, sempre più minacciati, nella loro intrinseca fragilità, ed esposti a incuria e degrado ambientale non più sostenibili» continua Simonetta Zanon.
Mercoledì 28 ottobre alle ore 20.30, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, si terrà la proiezione di Anguane, le voci dell’acqua di Giovanni Pellegrini (Italia, 2026, 70’). Interverranno Giovanni Pellegrini, Maria Roveran (performer vocale, interprete), Joe Schievano (compositore, autore della colonna sonora), Francesco Vallerani (geografo).
Le Anguane, creature bellissime e dalla voce seducente, sono le mitiche protettrici dei corsi d’acqua che scorrono tra le Dolomiti e la Laguna di Venezia. Anguane, le voci dell’acqua è un viaggio nelle dimore di questi esseri leggendari, tra sorgenti, cascate e grotte. Mentre una performer ne ricerca l’eco per trasformarne il suono in musica, biologi, speleologi e attivisti documentano la fragilità di questi luoghi, sempre più minacciati da inquinamento e consumo di suolo. Intrecciando mito, musica e scienza, il film (prodotto da Ginko Film), è un’esperienza cinematografica immersiva e una riflessione sul nostro rapporto con l’acqua e il mondo naturale.
La rassegna proseguirà mercoledì 4 novembre alle ore 20.30, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, con Cosa rimane quando il mare si muove di Gaetano Crivaro (Italia, 2026, 67’). Interverranno Gaetano Crivaro e Marco Pavan (documentarista e fotografo).
Come ogni anno, in Sardegna, i forti venti di maestrale e le prime piogge di settembre e ottobre, spazzano via la bella stagione e, con lei, spariscono chioschi, ombrelloni, sedie sdraio, canoe, tavole da surf, creme solari.
Studiosi e volontari provano a incollare i frammenti sparpagliati qua e là da un turismo che diventa sempre più massivo; il mare prova a riprendere ciò che gli appartiene, per quel breve tempo in cui glielo concediamo, mentre tutto diventa più intimo, privato, raccolto.
Il film inizia quando il mare si muove, alla fine della stagione estiva, e termina quando il mare si calma e i turisti tornano ad affacciarsi sulle coste. Un film sui sogni e le aspettative, le promesse mancate, il futuro incerto di una classe di lavoratori su cui la politica ha caricato il peso di una intera economia; sul lavoro stagionale nel periodo in cui non si lavora, il controcampo dell’estate ma anche il racconto di uno spazio conteso, al confine tra terra e mare.
Infine, mercoledì 18 novembre alle ore 20.30, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, la proiezione di due lavori che mettono al centro il fiume Sile di Treviso: Lungo il fiume. Com’era il Sile nel 1949 di Giuseppe Mestriner (1949, 18’) e Nuove ecologie e archeologia della navigazione. Un workshop di progettazione del paesaggio lungo il fiume Sile di Marco Zuin (2026, ca 10’)
Interverranno Marisa Mestriner, Alessio Barbazza (critico e giornalista cinematografico), Alessandro Casellato (professore di Storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari), Luigi Latini (direttore della Fondazione Benetton), Francesco Vallerani (geografo), Marco Zuin (autore e regista di cinema documentario).
Il primo è un documentario inedito, tratto dall’archivio del fotografo trevigiano Giuseppe Mestriner (1917-1994), per sei anni operatore cinematografico presso il Centro di cinematografia del Genio Militare di Roma. Le riprese, girate lungo l’intero corso del fiume nell’ambito della sua attività di fondatore e gestore dello storico negozio “La Foto Cine Ottica” di Treviso, raccontano com’era il Sile prima delle trasformazioni intervenute a partire dal dopoguerra fino ai nostri giorni; di questo paesaggio, tanto amato e vissuto, allora come oggi, testimoniano non solo la bellezza ma anche il ruolo fondamentale rispetto all’economia e alla civiltà del lavoro. Il tema prevalente dell’opera, infatti, riguarda le varie attività lavorative che allora si svolgevano lungo tutto il suo percorso, quasi a voler sottolineare la peculiare vocazione manifatturiera e produttiva del bacino idrografico del fiume simbolo del territorio trevigiano, e documenta lo stretto rapporto che le popolazioni rivierasche avevano allora con il fiume. Le preziose immagini di Giuseppe Mestriner invitano a osservare il paesaggio e ad agire nei luoghi considerandoli non solo come spazi disponibili a usi e riusi ma anche come archivi viventi di memorie collettive dalle quali partire per pensare il futuro dei paesaggi e di chi li abita.
Il secondo titolo in programma nella serata è il video racconto di un’esperienza di progettazione dedicata al tratto del Sile caratterizzato dalla presenza dell’area “archeologica” conosciuta come il cimitero dei burci e, sulla sponda opposta, di un paesaggio industriale in parte abbandonato nelle cui rovine si vanno sviluppando nuovi ecosistemi selvatici che avvolgono anche i resti tuttora visibili dei vecchi barconi semisommersi.
L’esperienza intensa e condivisa del workshop richiama il senso dell’esplorazione, dell’osservazione e della rappresentazione di luoghi emblematici dell’epoca che viviamo e del loro dinamismo. Ambienti che non sono soltanto spazi disponibili per il tempo libero, nemmeno teatri della memoria o spazi in attesa di processi di sostituzione ma che rappresentano, invece, occasioni di sperimentazioni progettuali rivolte al futuro. Il breve montaggio documenta le fasi principali, le attività e le emozioni vissute in quattro giorni di lavoro di gruppo.
Informazioni
La proiezione di Una cosa vicina si terrà mercoledì 21 ottobre alle ore 21 al Multisala Edera, via Radaelli, Treviso. Ingresso libero.
Tutte le altre proiezioni si svolgeranno nell’auditorium di palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso, con inizio alle ore 20.30. Ingresso libero.
I registi
Loris G. Nese (Una cosa vicina)
è regista, sceneggiatore, animatore, d.o.p., co-fondatore di Lapazio Film. Laureato in Cinema a Bologna, crea racconti ibridi che attraversano fiction, animazione e narrazione documentaria. Nel 2018, Quelle brutte cose è premiato alla SIC di Venezia e selezionato al Sundance. Due anni dopo, Malumore è premiato a Torino, DOK Leipzig, Krakow, selezionato a Annecy Animation FF, Atlanta, Slamdance, Belfort Entrevues. Nel 2021, Il turno è in concorso a Orizzonti di Venezia e Palm Springs International ShortFest. Nello stesso anno, lavora alla fotografia e alle animazioni del lungo di Chiara Marotta, Il momento di passaggio, presentato all’IDFA. Nel 2023 Z.O. è premiato a Locarno, Brooklyn FF, in concorso ad Alice nella città e Cinemed di Montpellier. Nese, inoltre, dirige installazioni museali, serie documentarie e videoclip.
Giovanni Pellegrini (Anguane, le voci dell’acqua)
Regista e sceneggiatore, direttore della fotografia e produttore di documentari. Ama definirsi “nato in barca”, un’espressione tipica dei marinai veneziani. Dopo aver studiato storia navale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha lavorato come guida naturalistica nella laguna veneta prima di diplomarsi in cinema documentario al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 2012. I suoi lavori esplorano il rapporto tra essere umano e ambiente, coniugando una forte ricerca visiva a una minuziosa attenzione per il suono e la musica. Nel 2018 ha fondato con Chiara Andrich e Andrea Mura la casa di produzione Ginko Film.
Vive e lavora a Venezia, città a cui ha dedicato diversi suoi film.
Gaetano Crivaro (Cosa rimane quando il mare si muove)
Crotone, 1983, è un regista, fotografo e ricercatore indipendente. Dalla Calabria si trasferisce prima a Roma poi a Barcellona e Valencia, per stabilirsi poi in Sardegna. Si laurea in Comunicazione presso l’università di Roma la Sapienza. Nel 2019 fonda la casa di produzione Ruga Film. Nel 2021, il film collettivo Rondò final è in concorso internazionale alla 52° edizione del festival Visions du Réel e al 62° Festival dei Popoli. È uno degli autori del film collettivo Nella colonia penale, Marco Zucchi Award – Semaine de la Critique – Festival di Locarno 2025 e Premio Corso Salani 2026 – Trieste Film Festival. Dedica molta parte delle sue ricerche al cinema d’archivio e ai formati analogici, specialmente il 16MM, realizzando diversi laboratori e progetti collaborativi. Il suo ultimo film, Cosa rimane quando il mare si muove, del 2026, riceve il premio come Miglior film per l’innovazione cinematografica al Bellaria Film Festival.
Giuseppe Mestriner (Lungo il fiume. Com’era il Sile nel 1949)
La passione per la pellicola e la tecnica di Giuseppe Mestriner affonda le sue radici nella Treviso degli anni ’30: dai primi passi come apprendista elettricista alla proiezione dei film dell’epoca nei patronati del centro storico. Durante il servizio di leva, nel 1938, viene assegnato al Centro di Cinematografia del Genio militare di Roma, dove, per sei anni, collabora alla realizzazione di cinegiornali e documentari prodotti dall’Istituto Luce, documentando le complesse vicende politiche e militari del periodo.
Nel 1946 la svolta imprenditoriale: recuperando preziose attrezzature salvate nei laboratori romani, Mestriner fonda a Treviso la storica attività “Foto Cine” (poi “La Foto Cine Ottica” in via Roma), diventando un punto di riferimento per la fotografia professionale e la documentazione di grandi eventi.
Marco Zuin (Nuove ecologie e archeologia della navigazione. Un workshop di progettazione del paesaggio lungo il fiume Sile)
è filmmaker e documentarista, realizza opere dedicate a temi sociali e ambientali, premiate in festival italiani e internazionali. Collabora con artisti e istituzioni in progetti educativi e audiovisivi, con particolare attenzione al valore della comunità.
Tra i lavori più recenti, Edith, una ballerina all’inferno (2022), vincitore dell’Impact Award al Giffoni 2022, film ibrido tra fiction, racconto e balletto sulla vicenda di Edith Eva Eger, ebrea ungherese sopravvissuta alla Shoah; Il teatro vive solo se brucia (2023), dedicato ai teatri viaggianti nel 900 e in particolare a una delle ultime famiglie d’Arte italiane, i Carrara di Vicenza; La religione della libertà (2025), dedicato all’eroe partigiano vicentino Antonio Giuriolo; Per silenzio e vento (2026), opera con cui, assieme allo scrittore Matteo Righetto, riflette sul valore etico della montagna in un’epoca di crisi ecologica e di pressione turistica (in uscita a ottobre dopo alcuni passaggi a festival e rassegne).
