Anche Palù di Livenza nel patrimonio Unesco

Il 27 giugno 2011, in occasione della sua 35a riunione a Parigi, il Comitato del patrimonio mondiale dell’UNESCO ha approvato l’iscrizione della candidatura «Siti palafitticoli preistorici nell’arco alpino» nella lista del Patrimonio mondiale. Un’altra bella notizia per la cultura, la storia e il turismo del Friuli Venezia Giulia: dopo Cividale (con la rete Italia langobardorum), anche il Palù di Livenza entra a far parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Il sito si estende per un totale di circa 80 ettari sui territori comunali di Caneva (75% della superficie totale) e Polcenigo (25%)e fa parte del sito seriale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”. La serie dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino si estende sui territori di sei paesi, Svizzera Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia, e comprende una selezione di 111 villaggi palafitticoli ritenuti i più interessanti tra i circa 1000 siti noti.

Il sito seriale è composto dai resti di insediamenti preistorici databili fra il 5000 e il 500 a.C. Si tratta di siti spondali ubicati sulle rive di laghi o di fiumi oppure in torbiere che hanno consentito un’eccellente conservazione dei materiali organici. Per l’Italia, che partecipa alla candidatura seriale transnazionale, è il 47esimo sito della lista del patrimonio mondiale Unesco.

Le 19 aree archeologiche selezionate sul territorio italiano sono dislocate in cinque regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Sono italiane le più antiche strutture palafitticole dell’area alpina, risalenti all’inizio del Neolitico, trovate sul lago di Varese, datate a ca. 5000 a.C. Il fenomeno si intensifica durante l’Antica e la Media età del Bronzo (2200-1400 a.C.) per concludersi verso la fine del II millennio a.C.

La maggiore concentrazione di palafitte è localizzata nella regione del lago di Garda, dove sono noti più di 30 abitati dislocati sia sulle sponde del lago, sia nei bacini inframorenici. Villaggi palafitticoli sono stati rinvenuti anche nei piccoli laghi alpini del Trentino e nei bacini del Piemonte. Insediamenti palafitticoli sono noti anche nella Pianura Padana nella fascia delle risorgive o lungo i fiumi, anche nella fascia pedemontana del Friuli.

La candidatura e l’impegnativa procedura tecnico-amministrativa è stata condotta per gran parte dalle Soprintendenze per i Beni Archeologici di Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, e dalla Soprintendenza archeologica della Provincia autonoma di Trento, insieme con il gruppo italiano di esperti, con il coordinamento dell’Ufficio Patrimonio Mondiale UNESCO del Segretariato Generale, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, unitamente agli uffici delle Direzioni Regionali del MiBAC, e a tutte le amministrazioni territoriali, regioni, province, comuni, che hanno il compito di proteggere e valorizzare questi luoghi eccezionali. In quanto sito transnazionale il dossier è stato firmato dagli ambasciatori delle Rappresentanze permanenti dei sei Paesi presso l’UNESCO a Parigi.

L’importante riconoscimento dell’UNESCO suggella una lunga attività di collaborazione transnazionale fra i sei Paesi coinvolti, durante il quale si è instaurato un clima di incontro e condivisione che è andato al di là degli impegni istituzionali, contribuendo ad instaurare un effettivo rapporto di collaborazione nel settore specifico, efficace e fattivo.

L’iscrizione rappresenta il momento più alto del percorso di candidatura, ma costituisce anche una ulteriore e rinnovata spinta per la delicata fase di mantenimento dell’elevato standard raggiunto, nonché un’occasione straordinaria di restituire visibilità ad un patrimonio così difficile da comunicare e trasmettere.

“Con le iscrizioni nella lista Unesco dei siti dell’Italia longobarda e dei siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino – dichiara il ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan – il nostro Paese vede confermato un indiscusso primato, dovuto ad un patrimonio culturale e paesaggistico ricco e diffuso, frutto della millenaria interazione tra uomo e natura sul nostro territorio”.

Notizia segnalata dall sito web: http://www.comune.polcenigo.pn.it/primopiano_dettagliobd12.html?id=211

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