Mostra di Stefano Sabo al Teatro Miela di Trieste.

Mercoledì 2 maggio, presso il Teatro Miela, a Trieste verrà inaugurata la mostra delle opere recenti di Stefano Sabo. Presenterà Giuseppe Raffaelli, critico d’arte. Le opere rimarranno in esposizione fino all’8 maggio. Luce, composizione, segno, colore, sono i codici espressivi. Un equilibrio informale ma concreto che rimanda a una classicità espressiva non solo novecentesca.

Una grammatica personale dentro a riferimenti artistici metabolizzati e consolidati. L’architettura formale genera una carica sentimentale ad alta temperatura emotiva. Percetti e affetti. È questa forse la griglia di riferimento della pittura di Stefano Sabo.

Le vibrazioni attraversano le campiture e si mutano in crasi equilibrate dove pulsano colore e forma. Lo slancio del gesto attraversa lo spazio come i fosfeni nel buio. L’intrecciarsi di tutti questi elementi forma una struttura che respira in armonia, dove intervallo, assimetria, tregua, palpitazioni cromatiche intessono la superficie. Una costellazione sensibile.

Sfuocare la linea tra disegno e pittura. Abbandonare la pittura come rappresentazione, citando la linea o macchiando ogni segno con la sua propria storia, come soggetto a sé. Ricollegare l’opera pittorica a grandi matrici: Masson, Klee, Pollock, De Kooning, Michaux, a seconda se pitture, acquerelli, disegni. Decifrarne il senso profondo come una sorta di “labirinto dell’alfabeto” (o dell’inconscio). Riallacciarsi a una preziosa indicazione di Roland Barthes, quando, commentando la sua estetica del frammento, cita la musica di Schumann come esempio supremo di chi ha compreso e praticato tale dimensione creativa, l’intermezzo. Avvertire il brusio della conversazione con sé.

Lussuoso e flessuoso brusìo di colori vividi che scompiglia e aggroviglia tutto. Ed è subito segno. Ecco infatti il gioco elegante di dipingere per dipingere, come per certe scuole zen il sedersi non è per accedere all’assoluto, ma intanto è solo per sedersi. Dunque, nello spreco e nello sperpero di energie ludiche e senza secondi fini, qui si irradia l’estrema libertà e gioiosità. Tessere, disseminare, coagulare trame, intrecci, gomitoli, reticoli, grovigli, matasse di colori puri e luminosi. I tratti si espandono, si concentrano. Come colpiti da brividi, storditi da microscosse che li animano, li torcono, li assottigliano e addensano.

Stefano Sabo goriziano di nascita e udinese di adozione, vive tra Remanzacco e Mariano del Friuli, condividendo lo studio con il fratello scultore Giancarlo. Interior designer dal 1986, da sempre interessato al rapporto tra forma e colore, in arte persegue un equilibrio che nasce da un impulso di voglia creativa e di effetti di immediatezza espressiva. Ha esposto le sue opere in varie collettive e personali.

Mostra di Stefano Sabo Teatro Miela
Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, 3 Trieste
Orario – Ingresso: 17.00-22.00
Dal 02/05/12 al 08/05/12

Per maggiori informazioni
Sito web: http://www.stefanosabo.it

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