Il possente Mangart e la Valle delle Cento Cascate

Fu nel lontano 1794 che un turista per primo mise piede sul monte Mangart, 2678 metri d’imponenza massiccia sul livello del mare. Il primo straniero a salirvi, fu il conte Hohenwarth, vicario del vescovo Salm di Gurk nella Corinzia austriaca, l’uomo che tra i primi salì sul famoso monte Grossglockner. Le fonti scritte, però non fanno riferimento ai bracconieri e ai pastori che già secoli primi avevano conosciuto alla perfezione ogni palmo del monte Mangart. Il massiccio si eleva sul punto d’intersezione di varie nazioni e ne è testimone la storia legata al monte.

Il primo rifugio ivi fu costruito dagli alpinisti Cech, più tardi dagli alpinisti di Villach e di Trieste; infine dagli abitanti della zona, membri dell’Associazione alpina di Bovec, che a tutt’oggi provvede alla manutenzione del rifugio, situato sulla sella del Mangart. Il vento caldo proveniente dal Sud trasporta attraverso la profonda valle del Koritnica fino alle pareti a strapiombo del Mangart, il sapore di sale. I friulani possono ammirare la sua ombra riflessa sulla placida superficie dei Laghi di Fusine, mentre ai Carinziani appare nella sua forma più signorile sino alla lontana pianura. Alla sua cima conducono i due percorsi più praticati. Entrambi partono dal punto più alto della strada del Mangart e proseguono fino alla prima biforcazione, ai piedi della vetta, diramandosi in: a destra, il percorso sloveno, più esposto, che normalmente serve per salire.

Si prosegue attraverso un ripido borro, indi si deve prestare attenzione a non provocare la caduta si sassi e sassolini; la distanza dal rifugio del Mangart si compie in un’ora e 45 minuti, ma lo si sconsiglia vivamente a quanti soffrano di vertigini; a sinistra il percorso italiano, più agevole, che solitamente è utilizzato per scendere; questa direzione è adatta anche per gruppi di persone con bambini al seguito e per gli amanti della montagna meno esperti; l’unico punto pericoloso è rappresentato da una vasta aerea decliva sulla parte settentrionale, che spesso rimane innevata fino all’inizio dell’estate; la distanza dal rifugio del Mangart si copre in circa due ore.

Agli amanti della montagna più preparati e allenati, abituati alle alte vette e alle pareti a strapiombo, raccomandiamo per salire, di servirsi della via ferrata italiana, che per loro rappresenterà indubbiamente un’esperienza indimenticabile. Lungo il Rateški Mali Mangart (Piccolo Mangart) si scende fino al bivacco fisso Nagora, ove comincia probabilmente il percorso più esposto e rapido delle Alpi Giulie. Richiedono uno sforzo particolare soprattutto gli ultimi 100 metri, lungo i quali la via ferrata condotta attraverso la parete a picco. E’ obbligatorio l’uso della propria attrezzatura di sicurezza e di protezione. La distanza dal bivacco Bogara si compie in circa tre ore di cammino.

La strada del Mangart è un’opera pubblica, che è stata realizzata alla fine degli anni Trenta, nel periodo della grave crisi economica. I lavori si conclusero in due anni senza essere stati mai interrotti, neanche in occasione dalle condizioni atmosferiche più impervie (neve alta, forte vento freddo, temperature polari). La strada, che offre una maestosa veduta delle stupende vette, ascende gradualmente verso le pendici del Mangart, coinvolgendoci in panorami mozzafiato e con qualche brivido emotivo di forte impatto. Agli automobilisti si raccomanda di usare la massima prudenza e di servirsi temporaneamente delle aeree di slargo dal momento che in alcuni tratti la carreggiata non può essere impegnata contemporaneamente da due veicoli. Entrando nel Regno del Grande Mangart, immergetevi nel silenzio mistico che lo circonda, lasciatevi trasportare dal palpito dell’ambiente, che è antico quanto la vita stessa.

L’alpe del Mangart (1295 m.): la strada ci accompagna fino ai pascoli di pecore sull’alpe, ove dimorano da almeno cinque secoli generazioni di pastori con i loro greggi. I pastori, ancor oggi nel Terzo Millennio, placidamente pascolano e si occupano della produzione del formaggio, secondo l’antica tradizione tramandata loro dai nonni e dai bisnonni. Sul posto serpeggia il sentiero marcato e praticabile a piedi, che comincia in corrispondenza del ponte, all’altezza della prima serpentina della strada del Mangart e, conduce fino alla sella del Mangart. Durante l’ascesa si procede sotto la fresca ombra di bellissimi Faggi e si attraversa l’incantevole “masnovka”: itinerario che vi consigliamo caldamente se amate atmosfere bucoliche e agresti ancora intatte.

La sella del Mangart (2100 m.): tutti coloro che non se la sentono di proseguire, concluderanno la loro avventura in montagna, giungendo sulla sella. La piana erbosa sotto la cima del Mangart si presenta nella sua veste più suggestiva all’inizio di luglio, quando viene ricoperta da un’esplosione di fiori variopinti così splendidi, da togliere il respiro, con delle stelle alpine, che sembrano gioielli opalescenti e perlacei sotto la luce del mezzogiorno. Con la coda dell’occhio potrete scorgere, per un attimo, la laboriosa marmotta mentre scava sotto le cavità di marna, oppure,l’audace camoscio che talvolta durante il periodo estivo si smarrisce sui pendii soleggiati del monte. Tutti i visitatori ammutoliscono dalla veduta celestiale, che si offre sulla catena Hohe Tauren e sui Laghi di Fusine. Il cielo sopra il Mangart, rispecchiandosi sulla superficie dei laghi, ci dona l’effetto magico di due ipnotici occhi verde smeraldo.

La valle delle cento cascate: lasciando il Passo del Predil e avvicinandovi alla strada del Mangart, all’improvviso da vanti a voi si dispiega l’imponente parete del Log. Ai piedi si nasconde uno dei più pittoreschi villaggi alpini sloveni, Log pod Mangartom. Le acque che qui cominciano illoro viaggio congiunto verso il Mar Mediterraneo, nei giorni di pioggia scaturiscono nella valle in centinai di cascate. D’inverno, per la gioia degli arrampicatori, queste scenografiche cascate si vestono di magnifiche corazze di gelo e il pallido sole invernale non riesce a cambiare il loro scudo solido fino a primavera inoltrata. Le cascate di Log rimangono spesso celate alla vista, in quanto si formano nelle strette oscure e sotto le rocce più sporgenti. I percorsi tracciati praticabili per le passeggiate conducono fino alle cascate del ruscello loška koritnica e del Predelnica, fino alla stretta del Možnica e, ancora più avanti, fino alla fortezza Kluže presso Bovec. Numerose le attività a cui potete dedicarvi: possibilità di praticare canyoning con la guida alpina nella stretta di Predilnica; Log pod Mangartom è punto di partenza per le ascese alpine sul jalovec (2645 m.), sul Jerebica (2126 m.) e sulla catena montuosa di notevole difficoltà Loške stene (2119-2346 m); dalla pista sotto Mali Vrh, sulla sella del Mangart, è possibile lanciarsi sopra la valle del Koritnica con il paracadute in tandem: un’esperienza da adrenalina pura!

Štoln e la Via della Pace: la via della pace ha inizio presso l’entrata ad un pozzo di miniera chiamato Štoln, che è stato scavato nel lontano 1905, con l’intento di prosciugare la miniera di Raibl e serviva ai minatori come accesso alla miniera. La via, che è un pellegrinaggio nella memoria delle sofferenze patite dall’uomo comune nella tragedia del fronte isontino, ci accompagna tra sei musei all’aperto, passa per le rovine del fronte e delle fortezze, per bellezze sconosciute, seguendo le orme silenziose delle attrattive naturali, che con la loro forza lussureggiante allontanano i pensieri oscuri, testimoniando la vittoria della vita su ogni dramma causato dall’uomo. Il sentiero termina tremina presso il Museo all’aperto sul colle di Mentore, nelle vicinanze della meravigliosa Most na Soci. Da questi luoghi il mio spirito ne esce sempre rinvigorito e ricco d’ispirazione, giacché la verde Slovenia è un paese pervaso di una speciale aura mistica in ogni angolo la visitiate e la scopriate. Apritevi quindi al misticismo naturalistico sloveno e attingerete energie vitali dalla fonte del Verde Sacro!! Vostra Elena P.

Per organizzare i vostri viaggi visitate i siti:

http://www.slovenia.info/

http://www.bovec.si/

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