Conegliano: tra vigneti Doc, opere del Cima e mulini da fiaba.

Molinetto-della-Croda

Durante il suo dominio, alla Repubblica Serenissima piaceva indicare Conegliano, elegante e pittoresco centro della Sinistra Piave, come “la cantina di San Marco”, per l’antica tradizione, ultrasecolare, della coltivazione locale della vite, lungo le dolci colline che la circondano. E, di sicuro, non è certo una coincidenza casuale che ancora a Conegliano siano stati istituiti la prima Scuola enologica d’Italia, l’Istituto Cerletti, nel 1876 e, il primo itinerario enologico che, partendo dalla cittadina, conduce, attraverso 33 chilometri e con la possibilità d’infinite variazioni, a Valdobbiadene, dove ogni settembre si svolge la Mostra nazionale dello spumante.

Pregiato vino bianco Doc, ovvero a denominazione di origine controllata, il Prosecco viene lavorato, infatti, anche come spumante di altissima qualità. Così pure la grappa coneglianese, esportata ed apprezzata in tutto il mondo, la quale viene distillata dalle vinacce del Prosecco e che ormai ha saputo ricavarsi una propria nicchia elitaria di mercato.

Situata alle falde di un colle, dominato da un castello altomedievale e denominato Colle di Giano, Conegliano sarebbe stata in origine uno dei molti fortilizi, con torri per l’avvistamento, che i Romani disseminarono lungo le Prealpi venete, con funzioni militari. La cittadina è adagiata sulla Sinistra del Piave, storico avamposto fluviale durante la Grande Guerra e, anche se la sua fama turistica è legata alla sua struttura di fortezza medievale, o borgo murato suddiviso in quattro Contrade, in realtà, la sua storia affonda le radici molto addietro, come hanno dimostrato le ultime scoperte archeologiche.

Nel 1976, infatti, numerosi reperti in terracotta, venuti alla luce durante il restauro della casa del pittore Cima, hanno permesso di retrodatare le sue origini al XIII-XII secolo a.C. e, quindi, addirittura fino al tardoneolitico (vale a dire a 4000 a.C.), sulla base di un sito affiorato in località Parè, nei pressi del torrente Ferrera, dopo alcuni lavori condotti nel 1986. Non è chiaro e, costituisce ancora oggetto di studi, invece, da dove derivi il nome della città: forse dal toponimo “Commius” o “Conilius”, simbolo della fecondità e di furbizia.

Conegliano si costituisce in libero comune, fin dal 1112, solleticando le mire espansionistiche, tra il XI e il XIV secolo, di Treviso, di Belluno, di Feltre, dei Carraresi e degli Scaligeri. Ma è sotto il dominio di Venezia, dal 1389 al 1797 (declino della Repubblica Serenissima), che la città conosce un relativo periodo di pace e quindi di sviluppo. Dopo una breve parentesi francese, cade sotto l’influenza degli Austriaci, fino alla terza Guerra d’Indipendenza, nel 1866, che ne decreterà l’ingresso tra i territori italiani.

Come ho già accennato, Conegliano è sovrastata dal castello, circondato da merli fittiziamente ghibellini (a coda di rondine) quando, in realtà, il potere castellano è sotto l’egida del Pontefice, ossia guelfo e, fuor di ogni dubbio, il castello rappresenta uno dei simboli storico-architettonici più marcati della città. Dal centro cittadino, lo si può raggiungere in auto oppure a piedi, percorrendo l’affascinante via Madonna delle Nevi, che costeggia una monumentale serie di archivolti, emblema fortificativo del potere dei Carraresi.

Il possente maniero fu eretto, attorno al X secolo ed ampliato a più riprese. Purtroppo, oggi conserva poco delle antiche vestigia: il particolare più interessante è dato dalla Torre della Campana, che ospita il Museo Civico fondato nel 1946. Al suo interno, una pregevole pinacoteca con opere della scuola di Giambattista Cima, Palma il Giovane, Jacopo Amigoni, dei lacerti di affreschi attribuiti al Pordenone, nonchè le sculture di Giambologna e quelle, decisamente più recenti, di Arturo Martini e Andrea Brustolon. Dalla terrazza del castello, vale la pena di sottolinearlo, si gode di uno spettacolare colpo d’occhio su un paesaggio, assolutamente unico al mondo, come quello delle amene colline pedemontane, che impreziosiscono, con il loro innegabile fascino, tutta l’Alta Marca. Nella piazza del castello, ricostruita in epoca rinascimentale, spiccano gl’intonaci immacolati dell’incantevole oratorio di Sant’Orsola, zona absidale della pre-esistente chiesa di San Leonardo.

Lungo la spianata del castello, superati i resti delle mura e delle torri dell’edificio originario, appena sotto, sorge Villa Gera, ubicata nel viale Benini e, costruita in epoca ottocentesca, su progetto di Giuseppe Jappelli, secondo i dettami del più puro stile neoclassico (ahimè, la villa non è visitabile, pubblicamente). Dal maniero si scende al cuore storico del Borgo, la Contrada Granda, attraverso via della Castagnara e, via Scoto de’ Scoti, un vicolo ripido dove si affacciano caratteristiche abitazioni di civilà  passate.

Eccoci sfociare all’altezza dell’arteria principale della città, ovvero via XX Settembre, passeggiata esclusiva fra due ali di palazzi dalle raffinate facciate, costruiti fra il Quattrocento e il Seicento. Su di essa si affaccia anche la Scuola dei Battuti, fondata dall’omonima Confraternita in epoca rinascimentale ed, innalzata su un portico ogivale, interamente dipinto da Ludovico Pozzoserrato, che costituisce la superficie esterna affrescata più estesa di tutto il Veneto, da tre anni ritornata alla bellezza originaria grazie ad un restauro capillare e selezionatissimo. All’interno della Scuola, s’evidenzia per la magnificenza cromatica, la Sala delle Riunioni, decorata dalla mano del valente Francesco da Milano.

Oltre l’ampio loggiato sorge il Duomo cittadino con il suo portico gotico e, sull’altar maggiore, la punta di diamante del magistero pittorico coneglianese di Giambattista Cima, ovvero la stupenda pala d’altare, che raffigura un’insolita ed eccezionale “Sacra Conversazione”, capace di calamitare, per la sua nitidezza coloristica e la sua perfezione compositiva, l’interesse di turisti da ogni dove: attualmente l’edificio sacro è in corso di risanamento strutturale, quindi non accessibile a visite e visioni da parte del pubblico.

La pala, oltre alle nitide figure della Vergine e dei Santi e alla precisione stereometrica con cui sono rappresentate, si pone come un supremo omaggio all’aperta luminosià  dei paesaggi dell’entroterra veneto, infinitamente cari al Cima e presenti, come sfondo, in ogni sua realizzazione pittorica. Nella via dedicata al maggiore pittore rinascimentale, che Conegliano abbia donato nel 1459 alla storia dell’arte mondiale, si trova la casa natale dell’insigne Giambattista Cima, ora sede dell’omonima fondazione, la quale accoglie, periodicamente, iniziative espositive di rilievo.

In piazza Cima, va segnalata l’imponenza del Teatro Accademia, risalente all’epoca fascista ed in perfetto stile razionalista, che, dalla seconda metà degli anni Novanta, funge da prestigiosa sala teatrale e musicale per calendari di eventi di notevole risonanza. Poco più avanti, in direzione Porta Monticano, il fiume che bagna i deliziosi quartieri coneglianesi, s’incontra Palazzo Sarcinelli, d’epoca settecentesca, attuale sede della Galleria d’arte moderna cittadina, in temporanea fase di chiusura, per adeguamenti allo scopo di ospitare la collezione Martini, quale donazione permanente dell’artista veneziano alla città del Cima.

Importante polo enologico, capitale del Prosecco, culla del Cima, centro vivace culturalmente ed attento ai cambiamenti sociali, Conegliano vantava l’invenzione di una delle rassegne più originali nel campo della comunicazione, soprattutto televisiva, quell'”Antenna Cinema” che, purtroppo, dal 1998 è emigrata in quel di Padova. Rimane, tuttavia, ricco e variegato il calendario estivo di manifestazioni, che vi attendono e che sono in grado di accontentare ogni preferenza artistica: “Estate giovani” (giugno-luglio), con spettacoli di musica, teatro, danza e cinema; Gara podistica internazionale “Città di Conegliano” su strada, in notturna, per le vie del centro storico (prima domenica di settembre); “Pittori in contrada”, ex tempore di pittura (secondo week-end di settembre); “Expo”, una delle maggiori e più importanti esposizioni di veicoli all’aperto dell’intera Regione (terzo week-end di settembre); “Festa dell’Uva” e al mattino “Conegliano pedala” (ultima domenica di settembre); “Dama Castellana”, spettacolo in costume rinascimentale con pedine viventi in piazza (primo week-end di giugno).

Percorrendo i dintorni rurali e campestri di quell’immenso paradiso verde che appare la campagna coneglianese, si scelga per capire lo spirito, le forme, la vita stessa dei laboriosi borghi agricoli circostanti, d’imboccare la statale 635, sulla via per Tarzo, lungo quella che è nota come la “Strada del Prosecco”, a due chilometri s’impone una sosta nell’abitato di Rua di Feletto, luogo intriso di religiosità, giacchè scelto in passato dagli eremiti Camaldolesi, per ritirarsi in solitudine e in preghiera: testimoniano la loro presenza i resti significativi di quattro celle e dell’abitazione del Priore, trasformata in attuale sede municipale; nella locale chiesa parrocchiale si può ammirare un altare barocco, capolavoro d’intaglio ligneo, opera dei fratelli Ghirlanduzzi di Ceneda. Si prosegue, per altri due chilometri all’incirca ed, ecco la Pieve di San Pietro di Feletto, risalente al XII secolo, eccellente esempio di architettura romanica, con all’interno degli affreschi quattrocenteschi, particolarmente prestigiosi, omaggianti la figura di San Sebastiano: la Pieve, per la sua unicità architettonica e figurativa, è al centro di un “culto” artistico internazionale, tant’è che convoglia, annualmente, gruppi crescenti di visitatori.

Come tutti i viaggi, paesaggistici e culturali da sogno, che si rispettino, anche il nostro non può che chiudere il sipario con una meta assolutamente fiabesca, che ci richiama alla mente, per la sua graziosità, le illustrazioni fantastiche dei libri di favole della nostra infanzia: ci troviamo in località Refrontolo, per ammirare il meraviglioso ed intatto “Molinetto della Croda”, dove ad agosto si svolge una plurisecolare festa popolare. Circondata da una vegetazione rigogliosa, rallegrata dalle sinfonie primaverili di passerotti, cardellini, rondini ed usignoli, la suggestiva costruzione è letteralmente incastonata nella roccia e, si affaccia su una piccola valle chiusa, dove precipita il torrente Lierza, formando una caratteristica cascatella, che si spegne in uno specchio d’acqua cristallino dalle tonalità grigio-verdi, in cui danzano tanti allegri e garruli anatroccoli.

Questo spicchio di Eden fiabesco lo trovate esemplarmente rappresentato, in calce all’articolo, da un’istantanea straordinaria per limpidezza e per afflato lirico, regalataci dal Talento di Giuseppe Borsoi: il suo stile naturalistico si supera al cospetto della bellezza così originale e precisa del paesaggio coneglianese!! Siete tutti benvenuti nella Terra dei vigneti doc, delle opere del Cima e dei mulinetti da fiaba: c’è sempre un posto a tavola per ognuno di voi, nelle nostre splendide aie rurali! Bon voyage!!! Vostra Elena P. Di seguito, vi segnalo tutti i recapiti telefonici essenziali, da contattare, per organizzare la vostra trasferta coneglianese e per destreggiarvi in città:

Ufficio Informazioni Turistiche di Conegliano, Apt, tel.0438/21230,
Informacittà /Informagiovani, tel. 0438/413319-410505,
Assessorato alla cultura, tel. 0438/413312,
Museo Civico del Castello, tel. 0438/22871,
Casa del pittore Giambattista Cima, tel. 0438/21660,
Consorzio Pro loco di Rua e di San Pietro di Feletto, tel.0438/980699.
Pro loco di Refrontolo: tel.0438/978037.

Un commento su “Conegliano: tra vigneti Doc, opere del Cima e mulini da fiaba.”

  1. Ciao Elena, ottima descrizione di Conegliano e le zone collinari, sopratutto per aver indicato Rua di Feletto, paesetto in cui ho vissuto fino al gennaio ’78. Hai ragione la Pieve di San Pietro di Feletto è proprio bella, come dici tu è meta di molte visite, di turisti e gite. Alla prossima e congratulazioni per l’ottimo lavoro che stai svolgendo by Dany

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