Presentazione del volume Storia d’amore di alluminio e caffeina di Jeffrey Schnapp

Martedì 19 maggio alle ore 18, presso Milano Luiss Hub (Via Massimo D’Azeglio 3), in collaborazione con ADI Design Museum, Bialetti e Divergens, si terrà la presentazione del volume Storia d’amore di alluminio e caffeina di Jeffrey Schnapp, pubblicato da Luiss University Press nella collana Nautilus.

L’incontro invita a una riflessione ampia e articolata sulla cultura materiale e immateriale, sul ruolo degli oggetti industriali nella costruzione dell’identità contemporanea, a partire da un caso paradigmatico: la Moka. Può un singolo oggetto raccontare un intero Paese? È questa la domanda che guiderà il dialogo tra Jeffrey Schnapp, Giuseppe Morici, Luciano Galimberti e Francesco Maria Spanò in un confronto che intreccia design, storia, industria e immaginario collettivo.

L’evento sarà ospitato negli spazi polifunzionali di Milano Luiss Hub, un ecosistema urbano aperto, dinamico e in costante evoluzione. Nato nel 2017 dalla collaborazione tra Comune di Milano, Luiss, Fondazione Giacomo Brodolini e Italiacamp, il polo rappresenta oggi un luogo di riferimento per chi desidera esplorare, creare e innovare. Forte di una partecipazione sempre più ampia, Milano Luiss Hub si configura come un’infrastruttura civica per l’innovazione urbana, con un focus crescente sull’intelligenza artificiale e sulle sue implicazioni economiche, etiche e culturali.

Al centro della discussione, la Moka non come semplice utensile domestico, ma come dispositivo culturale: un oggetto capace di concentrare valori, aspirazioni e trasformazioni sociali. Dalla sua nascita fino alla sua diffusione globale, la Moka ha attraversato il Novecento italiano diventando al tempo stesso simbolo di modernità, rito quotidiano e icona del Made in Italy.

Come scrive Jeffrey Schnapp: “Gli oggetti industriali possono sembrarci senza memoria, e dunque riconducibili alle loro mere funzioni. Questa concezione priva il mondo materiale della sua vera densità: di quelle sottilissime incrostazioni di intenzione e invenzione, fantasia e ideologia, tradizione e accidente, che – come una storia di famiglia – un oggetto porta con sé nell’arco della sua esistenza”.

Il volume prende avvio da un’intuizione apparentemente elementare, ma evidentemente efficace: a volte basta un solo oggetto per raccontare una grande storia. Nel caso della Moka, l’incontro tra alluminio e caffeina appare quasi inevitabile, come se questi due elementi – nati in contesti e con finalità diverse – fossero destinati a convergere. Il loro primo contatto avviene nell’Italia degli anni Trenta, ma è solo l’inizio di una lunga storia, che si intreccia profondamente con quella del Paese, del design e dell’industria.

Nel saggio edito da Luiss University Press, Schnapp mette in relazione questi materiali: da un lato la caffeina, emblema dell’iper-produttività e dei nuovi ritmi della modernità; dall’altro l’alluminio, metallo dell’innovazione, della leggerezza e della trasformazione tecnologica. Il punto di svolta è la loro fusione nella Moka, la celebre intuizione di Alfonso Bialetti, capace di incarnare un’idea di eleganza accessibile che ha segnato in profondità la cultura industriale italiana.

Attraverso la storia della Moka, il libro ricostruisce le tappe fondamentali di questa evoluzione: da oggetto domestico e simbolo dell’autarchia fascista a emblema, nel dopoguerra, del rito quotidiano, del lavoro e dell’eccellenza produttiva italiana. Con oltre 500 milioni di esemplari venduti nel mondo, la Moka si afferma dunque come uno degli oggetti più riconoscibili e longevi del design italiano, capace di mantenere nel tempo un equilibrio unico tra funzione, forma e significato.

Storia d’amore di alluminio e caffeina è anche un invito a guardare diversamente gli oggetti che abitano le nostre vite. Non semplici strumenti, ma depositi di memoria, di storie, di stratificazioni di senso, di racconti silenziosi che parlano di desideri, abitudini, trasformazioni e piccoli gesti quotidiani. In questa prospettiva, la Moka diventa un prisma attraverso cui leggere la relazione tra individui e tecnologia, cultura e scienza.

Bio. relatori

Jeffrey Schnapp
Designer, storico e umanista, è tra le voci più autorevoli nel campo delle digital humanities. Fondatore dello Stanford Humanities Lab, co-dirige il Berkman Center for Internet and Society e MetaLAB ad Harvard. Dal 2015 è Chief Visionary Officer di Piaggio Fast Forward. Le sue ricerche intrecciano letteratura, architettura, design e storia della scienza e della tecnica.

Giuseppe Morici
Presidente di Bialetti e Partner di NUO Capital, è Vicepresidente del Gruppo Feltrinelli. Manager di lungo corso con esperienza internazionale, ha ricoperto ruoli apicali in aziende come Procter & Gamble, Barilla e Bolton Group, sviluppando una visione che integra impresa, marca e cultura del prodotto.

Francesco Maria Spanò
Francesco Maria Spanò dirige l’area Culture & Identity Development della LUISS Guido Carli e sviluppa progetti che mettono in dialogo innovazione, formazione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Con una lunga esperienza nella governance accademica e nella costruzione di relazioni tra università, impresa e istituzioni, è tra i promotori di una nuova idea di identità contemporanea: quella in cui il Made in Italy non è solo memoria, ma progetto, design e visione internazionale. Scrittore, editorialista e attivo in importanti realtà di rappresentanza della cultura alimentare italiana, dedica parte della sua ricerca ai rituali e ai simboli del food e della cultura materiale del Paese.

Luciano Galimberti
Presidente ADI e design Director di bgpiù Progettazione. Nato a Milano nel 1958, nel 1985 fonda con Rolando Borsato lo studio bgpiu? Progettazione (www.bgpiu.it): uno studio organizzato per processi, con l’obiettivo di superare il tradizionale ruolo artigiano degli studi professionali, operando sul concetto di design thinking. Lo studio interviene nei diversi ambiti dell’abitare e del lavoro, coniugando interventi di architettura, interni, exhibit, design e comunicazione. Un metodo di lavoro trasversale, che ha permesso di superare la figura del professionista artigiano. Dal 2014 e? Presidente ADI (Associazione per il Disegno Industriale) dove ha sviluppato un importante piano di rilancio associativo, che nel 2021 si e? concretizzato con l’apertura dell’ADI Design Museum. Dal 2023 è docente presso il Politecnico di Milano con il corso di: “design per la valorizzazione dei beni culturali”.

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Evento in collaborazione con Bialetti, ADI Design Museum e Divergens.

Luiss University Press https://luissuniversitypress.it/

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