Perdersi per ritrovarsi: “Il Selvaggio”.

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“Se non ci si perde almeno una volta nella vita, non si potrà mai trovare alcunché, dentro e fuori noi stessi”. Questo, in sintesi, lo slogan più congeniale per tratteggiare il significato più profondo ed essenziale di un piccolo libro straordinario, “Il Selvaggio”, (Carabba edizioni, costo 13.50 €), opera prima del giovane scrittore coneglianese Francesco Vidotto. Un romanzo delicato ed intenso nel contempo, che, lungo le sue 166 pagine, dalla prosa asciutta ma partecipata, non smetterà di amplificare le vostre sensazioni di un coinvolgimento straziante e spontaneo, verso sentimenti in cui riconoscersi e specchiarsi, per comunanza ed appartenenza.

Si affida, fin dalle prime battute, ad una scrittura cristallina e sapientemente semplice il promettente Vidotto, per il suo debutto da narratore, davvero convinto e convincente. Uno stile diretto ed agile, senza filtri e compensazioni subliminali, che l’autore adotta per regalarci uno spicchio di vita, solo all’apparenza normale e consueta. In realtà, la vicenda umana di Roberto, il protagonista, ragazzo coneglianese prossimo alla laurea in economia e commercio all’inizio della storia, appare subito intrisa di verità salienti e talora laceranti, come solo le verità più radicali e necessarie, nella vita di un individuo, sanno essere. La ricerca d’identità, la libertà, l’amore che dà pienezza, il dolore che scompagina ogni vecchia sicurezza, la natura come salvezza, la memoria affettiva come rinascita. Eccoli i punti cardine che scandiscono, lungo i ventidue capitoli del racconto, il viaggio interiore e le vicissitudini esteriori di Roberto. Un viaggio dentro di sé, condotto con coraggio e caparbietà, dove ciò che conta, alla fine, è ritrovare la dimensione più vera ed onesta della propria esistenza, risvegliare il “selvaggio” che dorme sopito sotto una coltre di condizionamenti, minacciato e circondato da tanta ipocrisia, che, per l’appunto, nella vita quotidiana releghiamo schiavo di eventi, circostanze ed azioni, tutte artificiose ed insensate. Ma chi si nasconde dietro il “selvaggio” e quale sarà l’evoluzione della sua storia e quindi della narrazione stessa? Cercherò di fornire solo alcuni indizi, per non rovinare il crescendo di emozioni che vi attende e, la svolta psicologica vissuta dal protagonista, nonchè evento-clou del romanzo. Il selvaggio è Roberto, un ragazzo moderno ma dall’anima antica che ama il Blues e la chitarra, si laurea brillantemente in economia politica, ha pochi amici ma buoni, tra cui spicca Marco (voce narrante dell’opera), ovvero come scrive Vidotto, “Roberto è un giovane dagli occhi azzurrissimi, con una luce magica in quegli occhi e una personalità esagerata e vivacissima”. Dopo la laurea arriveranno il viaggio tanto sognato ed agognato negli States e, l’incontro con le mille contraddizioni di quella realtà, la conoscenza di nuovi amici e fiorirà l’amore immenso per Jane. Ma quando tutto sembra giungere a coronamento, irrompe imprevedibile e violento il destino, “che fa crollare la tua vita come un castello di carte”. E qui Roberto inizierà, smarrendo ogni certezza antica, il viaggio più arduo e difficile. Spetta a voi scoprire, con una lettura avvincente che vi renderà più coscienti e quindi più autentici rispetto agli eventi, dove e come Roberto saprà ricostruire la propria integrità. Quella di un “selvaggio”, finalmente libero ed in pace. Lieta lettura a tutti. Elena Pilato.

6 commenti su “Perdersi per ritrovarsi: “Il Selvaggio”.”

  1. Ho letto anche io questo libro…hai ragione…l’autore diventerà un grande…ho appena finito di leggere il secondo…”Signore delle Cime”…

    non ci sono parole…

    splendido…

    un saluto di blog

  2. Ciao Marzio! Grazie per aver lasciato un tuo commento, così carico di partecipazione: ne sentiremo parlare, in futuro, di Francesco Vidotto, giacchè tra innumerevoli meteore che compaiono e scompaiono sul mercato librario, nel giro di poche lune, Francesco possiede qualità e bravura per rimanerci, allungo: ne sono certa!! Terrà presente anche la tua preziosa indicazione sulla sua seconda opera narrativa, dal titolo mistico, ovvero “Signore delle Cime”: prossimamente, se non ci perderai di vista, troverai sulle pagine virtuali di questo sito-vivaio artistico condotto da “the great” Beppe, puntuale recensione sulla seconda fatica narrativa del “nostro” mitico Vidotto! Grazie per la tua visita! Buona lettura. Salutissimi! Elena.

  3. Certo che ci torno sul blog! Mi piacciono un sacco i blog che parlano di libri e arte… Tra l’altro sono un appassionato di libri di narrativa dei nostri posti… Tu di che zone sei? io dalle parti di Vicenza! Vado matto anche per Corona…tra l’altro…sai che ho visto che Vidotto è lincato al sito di Corona? Se leggo qualcosa di interessante te lo dico… e magari ti mando pure due righe…un saluto di blog. Marzio

  4. Grande Vidotto! sono stata ad una sua serata una manciata di mesi fa, al cro di Aviano (l’ospedale)!!! Francesco è un grande. Credo che hai ragione Elena… sentiremo presto parlare di lui… Per Beppe…. bel blog!!! Mo lo ha consigliato un’amico di blog che l’ha rintracciato… si chiama Marzio… Vado a lasciare un commento sul libro di Corona, ciao ciao.

  5. ciao Elena volevo sapere se avevi dato un occhio a “Signore delle cime” e, se sà, che ne pensi. Volevo anche farti i complimenti perchè aggiorni di continuo questo sito dove uno può davvero conoscere autori nuovi. Grazie 1000. Con simpatia
    Marzio

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