Ventun donne viste attraverso le sensibilità della poetessa Stefania Cavazzon e del pittore Giovanni Cavazzon. Sono donne molto diverse tra loro, per età, classe sociale, appartenenza storica e politica, mestiere o vocazione. Tutte accomunate, comunque, da una certa dose di protagonismo, di anticonformismo profondo, dovuto a un sentire eccezionale.
Lottatrici e donne libere, regine e creature insofferenti ai dettami sociali del pensiero maschile; oppure dedite al sacrificio, o per amore o per uno slancio autentico di fede assoluta. Eroine o in preda a follia, vittime o carnefici. Così Stefania aveva concepito la Grande, Triplice Dea del Matriarcato: giovane vergine, donna sensuale di perspicace intelletto, vecchia maga; ciò nelle sue tre caratteristiche fondamentali, ma dotata di infinite varianti psicologiche e maschere identitarie e sfumature emotive, che, all’occasione, sovvertivano ogni tentativo di omologazione.
Giovanni Cavazzon, con il suo amorevole e significante aderire al progetto, creò con l’inchiostro su carta (gli stessi strumenti usati dalla sorella) il sembiante a sorelle prive di un oggettivo volto storico, o addusse ad altra dimensione quello reale, oppure sostituì all’immagine un’ambientazione immaginaria di grande efficacia evocativa. In sostanza, non influenzò l’iconografia con la consistenza storica del singolo personaggio, ma la legò ad una interpretazione onirica e unitaria che lo riportasse sullo stesso piano storico e temporale del fruitore.
ingresso libero
ente organizzatore e informazioni
Associazione Culturale Liciniana
liciniana@gmail.com
333 954.00.78
