Caldo record. Il romanzo «Calùra» di Saverio Gangemi racconta il tempo che viviamo

Mentre l’Europa attraversa una nuova, torrida stagione di caldo estremo e l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala oltre 1.300 decessi in eccesso legati alle alte temperature, «Calùra», romanzo d’esordio di Saverio Gangemi pubblicato da Rubbettino, appare sempre più come una favola oscura e visionaria capace di trasformare l’arsura in una parabola del tempo che stiamo vivendo.

Insignito della Menzione speciale della Giuria alla XXXVII edizione del Premio Italo Calvino, «Calùra» è stato definito dai giurati “una versione originale di climate-fiction dai tratti allegorici”, sostenuta da “un’invenzione linguistica che fonde con perizia registro colto, elementi dialettali e parole dismesse”.

Il romanzo ha vinto la sezione Narrativa del Premio Demetra 2026 per la letteratura ambientale, riconoscimento dedicato alle opere capaci di interrogare il rapporto tra uomo, natura, crisi climatica e futuro.

In un paese senza nome, sospeso fuori dalla storia, una calura improvvisa e innaturale si abbatte sulla terra. Le piante si accartocciano, gli animali scompaiono, l’aria si ferma, la vita sociale si sfalda. Gli abitanti cercano riparo all’ombra di un albero immenso, l’unico essere vivente che sembra resistere mentre tutto intorno si consuma.

È proprio quell’albero, figura perturbante e salvifica insieme, a rendere «Calùra» qualcosa di diverso da un romanzo catastrofico. Come la roccia rossa di Eliot, offre un riparo minimo ma decisivo nel paesaggio della desolazione: un’ombra, un margine, la possibilità che l’umano non si dissolva del tutto. Nel finale, quando ogni cosa sembra perduta, da ciò che resta dell’albero nasce un segno nuovo, un alberello: “il mondo ricomincia”. Non è una consolazione facile, ma l’indizio che anche nella nostra realtà non tutto è perduto.

“Ho immaginato una calura senza data e senza geografia perché mi interessava raccontare non il futuro, ma l’istante in cui una comunità capisce che il mondo non è uno scenario: è la casa che abitiamo insieme”, dichiara Saverio Gangemi. “In «Calùra» l’apocalisse non arriva con un boato, ma per sottrazione: scompaiono il fresco, gli animali, il lavoro, la fiducia. Eppure resta un albero, e attorno a quell’ombra gli uomini tornano a riconoscersi fragili e necessari gli uni agli altri”.

Per questo «Calùra» può essere letto come un romanzo ucronico: non racconta esattamente il domani, né il passato, ma un tempo laterale, sospeso, che finisce per assomigliare tragicamente al nostro. La sua forza non sta nella previsione, ma nella rivelazione. Gangemi non mette in scena soltanto un clima impazzito: mostra che l’ambiente è il luogo in cui si misurano i legami, le ingiustizie, le paure e le possibilità di una comunità.

Nel romanzo non vi è un messaggio di resa, ma una chiamata alla responsabilità.

“Non credo che il romanzo dica che tutto è perduto”, aggiunge Gangemi. “Dice, semmai, che senza solidarietà non c’è salvezza possibile: neppure quando la natura sembra avere l’ultima parola. Rispettare la terra significa rispettare gli altri, perché il pianeta non è proprietà di qualcuno, ma una casa comune”.

La lingua di «Calùra» accompagna questa visione con una voce aspra, arcaica e lirica. Italiano letterario, parole dismesse e frammenti dialettali costruiscono un mondo che sembra venire da lontano e, proprio per questo, riesce a parlare del presente con maggiore forza. L’arsura che attraversa il libro non è soltanto atmosferica: è morale, sociale, interiore. È la misura di un tempo in cui la natura muore prima degli uomini e gli uomini, per salvarsi, devono tornare a guardarsi come parte della stessa comunità vivente.

Con Calùra, Rubbettino porta in libreria un romanzo potente e necessario, capace di trasformare la climate-fiction in allegoria del nostro presente: una storia di rovina e resistenza, di paura e cura, di fine e ricominciamento.

Saverio Gangemi è nato a Redentora (Brasile) nel 1987 e vive a Melicucco in provincia di Reggio Calabria. Dal padre scrittore ha ereditato la passione per i libri, dal nonno l’amore per la natura, in particolare per il suo Aspromonte. Calùra è il suo primo romanzo, e ha ricevuto la Menzione speciale della Giuria alla XXXVII edizione del Premio Calvino.

Antonio Cavallaro

UFFICIO STAMPA

+39 0968 6664275

+39 327 4792173

antonio.cavallaro@rubbettino.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.