Mostra Su acque, fiumi e paesaggi a Venezia

“Da Venezia alla Romagna, da Valencia1 al Polesine e a Firenze, l’onda lunga delle acque affondano fiumi e città, territori e identità. Le nostre comunità. Così, trattare di fiumi e alluvioni, confini2 e allagamenti, può diventare anche una pratica “etica”, un “dato sensibile” di cui aver cura, ma anche una modalità, un’attenzionalità verso l’ambiente e il paesaggio, o di uno straordinario bene culturale proprio come recita l’artico- lo 9 della nostra Costituzione, in quanto “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica (cfr. art. 33, 34). Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Le spaventose immagini di questi ultimi decenni e più di recente a Valencia in Spagna, raccontano eloquentemente quanto accade nelle città con fiumi – sono essi fondamentali per l’esistenza degli umani – le cui acque sono in grado di mettere in ginocchio e di devastare intere città, territori e identità.

E quanto accade in molti Paesi, compreso il nostro, è la rappresentazione di fragilità mor- fologiche e ambientali ampiamente note, e in questa occasione diventano il motivo di concre- te analisi e di possibili riflessioni. Ma i fiumi, i nostri fiumi, sono anche l’espressione di civiltà con le quali misurarsi, entro cui ritrovare una dimensione, o la forma di un paesaggio.

Così, per avviare la rassegna Su acque, fiumi e paesaggi o l’avventura possibile. Fotografie di Raffaello Bassotto, Luca Casonato, Elio Ciol e Cesare Gerolimetto e abbiamo pensato alla produzione di una mostra fotografica che potesse trovare radici proprio a Venezia, capitale di bellezza, arte e storia come nessun’altra città al mondo, immersa con i suoi palazzi nelle acque e motivo di una nostra mini-indagine storica e fotografica che riguarda la città e parte del Veneto.

1 Il 29 ottobre 2024 una grave alluvione ha colpito la città di Valencia in Spagna e altri comuni dell’a- rea iberica provocando 229 morti, oltre 120.000 sfollati, 300.000 senza acqua.

2 “L’antropologia si è occupata dello studio dei confini in tutte le loro manifestazioni: spaziali, sociali, simboliche, rituali. Come gli studiosi dell’Organizzazione dello spazio hanno sottolineato, i diversi aspetti sono indissolubilmente connessi e la delineazione dei confini (come qualunque altra operazione nello spazio) è plasmata e percepita in accordo alla visione del mondo propria di ogni CULTURA, attraverso il filtro del suo sistema sociale e simbolico. Lo spazio così modellato e delimitato a sua volta influenza le rappresentazioni. Quella che Levy e Segaud considerano la prima manifestazione spaziale rivela l’interdi- pendenza tra dimensione spaziale e dimensione culturale: la distinzione tra spazio umano (abitato, sicuro e organizzato) e spazio “altro” (non umano, pericoloso e caotico). Si tratta per l’appunto dell’istituzione di un primo confine, insieme territoriale (TERRITORIO) e culturale”. (U. Fabietti – F. Remotti (a cura di), Dizionario di Antropologia, Zanichelli, Bologna, 1997, pp. 190-191.

E i fiumi, giova ricordare, hanno spesso “preso” parte alle catastrofi e alle drammatiche vi- cissitudini del pianeta e dell’uomo. Essi rappresentano un “limite”, una “soglia”3 o un “confi- ne”del nostro territorio e delle nostre città oltre il quale possono prendere corpo le catastrofi.

3Sul concetto di “soglia” è utile ricordare la definizione coniata da due scienziati: Ilya Prigogine (1917-2003) e Isabelle Stengers (1949) secondo i quali “la nozione di soglia è legata anzitutto alle no- zioni di qualitativo e quantitativo. Viene superata una soglia quando la variazione di un fattore – varia- zione che sino ad allora non aveva avuto alcun effetto sulla sua misura – riproduce improvvisamente un effetto globale nuovo e smisurato. Nel linguaggio popolare abbondano le testimonianze che dimostrano la consapevolezza dell’esistenza dell’soglie: la parola di troppo, la goccia che fa traboccare il vaso, il punto di non-ritorno. Anche nei miti si trovano riflesse delle soglie, il luogo da cui l’eroe esce trasfi- gurato, il punto di passaggio che insieme separa e unisce due spazi. (…) Sia le arti sia la conoscenza sì sono da tempo occupati delle soglie; ma individuarle è compito difficile, che investe uno spazio struttu- rato implicitamente o esplicitamente, dalla convenzione o dalla decisione. È questo, dunque, il nodo che sottende non poche opposizioni: equilibrio/squilibrio, stabilità/instabilità, ordine/disordine ma anche normale/anormale o vita/morte”. I due scienziati proseguono la loro definizione sostenendo che: “La considerazione di soglie permette comunque a livello di spiegazione scientifica, di sfumare le pretese dei programmi riduzionistici e consente d’introdurre vari livelli di organizzazione nell’interpretazione di un sistema complesso. Nello studio delle varie forme che tali opposizioni generano (forma, genesi, sviluppo e morfogenesi) due paradigmi sostanzialmente si affrontano: teoria cinetica e teoria delle ca- tastrofi (e le alluvioni, come noto, sono catastrofi, n.d.r.), spesso visti come antitetici: ma non si può affatto escludere che essi, nella modellizzazione dei processi reali non possano risultare empiricamente equivalenti” (I. Prigogine – I. Stengers, Soglia, in Enciclopedia, XIII, Torino, Einaudi, 1981, pp.78-93).

Così, se nel Medioevo le città più urbanizzate erano Milano – oltre 100.000 abitanti prima della peste del 1348; Firenze e Venezia con circa 100.000 abitanti; Genova (oltre 50.000); Bologna, Siena e Verona (circa 50.000), Roma, Brescia, Pisa, Padova (35/40.000), altre città ancora annoveravano la maggior parte dei fiumi e delle risorse idriche italiane, come in una sorta di “frontiera dell’acqua”, fra “centro e periferia”, la città e le campagne. (1) (Gusella, E., Su acque, fiumi e paesaggi o l’avventura possibile”, Art on World, Roma, 2025, pp. 15-20

E sulle città, luoghi e non-luoghi del nostro Paese oramai vissuti solo come esperienza estetica nasce la mostra “Su acque, fiumi e paesaggi, o l’avventura possibile”, da cui è tratto l’omonimo libro di Gusella pubblicato nel 2025 da Art on World (Roma), in questa occasione con le fotografie di Raffaello Bassotto, Luca Casonato, Elio Ciol e Cesare Gerolimetto.

Nella mostra fotografica che si apre venerdì 3 luglio 2026 alle ore 18,30 nella Galleria MAC Lab. a Venezia nel Sestriere di Cannaregio, saranno in mostra le opere di Elio Ciol, Raffaello Bassotto, Cesare Gerolimetto, Luca Casonato e Anna Zemella (?), i quali affronteranno il tema delle acque, dei fiumi, del mare e della laguna veneta, una sorta di richiamo e attenzionalità alle fragilità di una città e dei suoi territori”.

Straordinarie immagini in bianco e nero, all’infrarosso e a colori, caratterizzano lo spazio fotografico di MAC Lab. a Venezia quale epicentro fotografico veneziano, luogo di una cultura visiva, collocata dentro il Sestriere, in un territorio circoscritto ma anche profondamente denso di storia e cultura, il motivo di una aderenza a problemi e dinamiche della vita quotidiana veneziana.
“Su acque, fiumi e paesaggi” o di un luogo motivo di richiamo urbano e turistico in cui ammirare le bellezze di una città e di un territorio, lungo una possibile avventura.

Enrico Gusella

Progetto fotografico
Il libro “Su acque, fiumi e paesaggi o l’avventura possibile”
Diventa una mostra con le fotografie di
Raffaello Bassotto, Luca Casonato, Elio Ciol, Cesare Gerolimetto

Una mostra e un progetto fotografico ideato da Enrico Gusella

Venezia, MAC Lab. 4-29 luglio 2026
Inaugurazione venerdì 3 luglio ore 18,30

Per informazioni e R.S.V.P
Ufficio stampa e comunicazione
Davide Federici
+39 331 6265149
info@davidefeferici.it

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