Archivi categoria: Storia dell’Arte

La Scuola Veneta del Quattrocento: la pittura tonale dei Grandi!

La Venezia di fine Quattrocento viene descritta nelle cronache contemporanee come la più bella e trionfante città del mondo. Grandi rapporti, sia commerciali che artistici, sono tenuti con la Germania e i paesi del Nord, molte sono inoltre le opere “ponentine” presenti nelle collezioni private veneziane. Nel 1495 è attestato il primo viaggio di Albrecht Dürer a Venezia, nel 1496 viene posto in opera, in campo Santi Giovanni e Paolo (San Zanipolo), il “Monumento equestrea Bartolomeo Colleoni”, ideato da Andrea del Verrocchio. L’opera creò moltissima attesa, poiché monumenti di questo tipo non erano stati realizzati in Italia dopo il “Gattamelata” di Donatello a Padova (1447-1453). Continua la lettura di La Scuola Veneta del Quattrocento: la pittura tonale dei Grandi!

La scultura moderna: un affare da Primitivi!

Edmund Wilson detto Bunny, guru delle lettere americane e mitico editor di Hemingway e Fitzgerald, scrisse un saggio sull’origine della cultura del suo Paese intitolato, “Dovuto agli Irochesi”. Ora, un saggio dedicato alle origini della scultura potrebbe, analogamente, essere intitolato “Dovuto agli Africani”. Sottintendendo il debito scontato verso gli antichi egizi, i cicladici e gli etruschi. Continua la lettura di La scultura moderna: un affare da Primitivi!

Il D’Artagnan della matita che vestì il “New Yorker” per 60 anni: Saul Steinberg!

“Slideshow”, opera di Saul Steinberg, copertina del “New Yorker” nel 1972 e nel 1992.

Con le sue celebri copertine per il “New Yorker” ha scritto e commentato, per più di mezzo secolo, la storia del Novecento. E’ stato un arguto storico dell’età  contemporanea, Saul Steinberg (1914-1999): così come, sempre con la matita da disegno in mano, è stato un narratore, un filosofo, un architetto, un castigamatti. Insomma, un artista mirabile e multisfaccettato: un semiologo dell’illusionismo, un filosofo della linea, un sociologo e anche un poeta del segno. Soprattutto un impenitente ed indomabile “enfant terrible”. Forse perchè, come egli scrisse, la linea nera dei suoi disegni risaliva all’infanzia, era una sorta di scrittura ininterrotta che datava dai suoi giorni analfabeti. Continua la lettura di Il D’Artagnan della matita che vestì il “New Yorker” per 60 anni: Saul Steinberg!

Eccentriche, americane e dotate di grande fiuto: le Collezioniste d’arte del Novecento.

Libere, stravaganti, raffinate. Talvolta persino eccessive. Dotate di grande fiuto o, più semplicemente, ben consigliate. E, soprattutto, anche tanto, tanto ricche. Sono le signore dell’arte della prima metà  del secolo: le collezioniste. Ovvero le americane innamorate delle avanguardie artistiche. Continua la lettura di Eccentriche, americane e dotate di grande fiuto: le Collezioniste d’arte del Novecento.

Alla finestra della storia dell’arte internazionale si affaccia un Genio semisconosciuto: Pordenone Montanari!

Italiano, 73 anni, da molti vive isolato. Pordenone Montanari è il nuovo genio dell’arte. Più di 500 lavori “rivoluzionari” conservati in una casa piemontese riscriveranno la storia dell’arte del dopoguerra in Italia di Dalya Alberge. Le opere di un eccentrico artista italiano che ha vissuto in volontario isolamento per 18 anni stanno per essere messe in mostra a Londra, dopo essere state salutate come “un contributo straordinario all’arte europea del dopoguerra”. Continua la lettura di Alla finestra della storia dell’arte internazionale si affaccia un Genio semisconosciuto: Pordenone Montanari!

L’ultimo dei Romantici, il primo dei Moderni: Gustave Courbet!

Considerato il maestro del realismo ottocentesco, Gustave Courbet (Ornans 1819 – La Tour de Peilz 1877) concepisce l’arte come mezzo di trasformazione del mondo. Nato in Francia da un padre a metà tra il signorotto di campagna e il contadino laborioso e operoso, con un nonno materno fedele ai principi della rivoluzione del 1789, Gustave respira, fin da bambino, il clima infuocato della Franca Contea degli anni Trenta del XIX secolo, caratterizzato da ondate di scioperi e dal diffondersi degli ideali socialisti. Continua la lettura di L’ultimo dei Romantici, il primo dei Moderni: Gustave Courbet!

Dalla Norvegia con angoscia: l’horror vacui di Edvard Munch!

“Il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo che attraversava la natura” L’artista che dà voce al grido d’angoscia della solitudine umana, rivelando l’illusorietà dell’ottimismo positivista, si forma nella scuola di Oslo: le sue prime opere sono ancora improntate al naturalismo accademico ottocentesco, già increspato tuttavia dal desiderio d’indagare nell’intimità segreta delle persone e dell’anima. Di sé scrisse “Ho ricevuto in eredità due dei più terribili nemici dell’umanità: la tubercolosi e la malattia mentale. La malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla”. Continua la lettura di Dalla Norvegia con angoscia: l’horror vacui di Edvard Munch!

Pieter Bruegel, il “Buffo fiammingo” che dipinse l’Apocalisse contadina.

In principio, bastò una semplice canna di legno, a favorire facili e sommarie interpretazioni su Pieter Bruegel, pittore fiammingo cinquecentesco, inconfondibile e, per tanti versi, che cercheremo qui di sviscerare, davvero moderno, attuale, nostro. Ma ritorniamo alla vicenda grottesca d’apertura: successe che il giovane artista di Breda s’innamorò di un servetta, assai più desiderosa di divertirsi che di accasarsi. Bruegel ripetutamente le prometteva il matrimonio, la fanciulla, furbetta e bugiardissima, seguitava ad ingannarlo. Continua la lettura di Pieter Bruegel, il “Buffo fiammingo” che dipinse l’Apocalisse contadina.

Balthus: il pittore aristocratico che spogliò il Novecento.

Amava i gatti e come loro, sornione ed altero, è mancato per sempre in un freddo mattino del febbraio 2001 il pittore Balthus, uno degli ultimi grandi maestri del Novecento. Era diventato famoso per i quadri con ragazzine discinte e trasognate, che certa critica ottusa e cieca definiva riduttivamente “ninfette”; in realtà, il conte Balthus ricalcava raffinatezza e classe degli artisti rinascimentali. Continua la lettura di Balthus: il pittore aristocratico che spogliò il Novecento.

Dipinti in “blake”, in Sir William Blake.

Il titolo di “Visionario geniale” nell’arte moderna, per eccellenza, spetta a Lui, a Sir William Blake, coscienza mistica di un’Inghilterra che ne ignorò il talento troppo a lungo e, che oggi lo celebra, a ragione, con gli onori di un Re immaginifico. In vita, ghettizzato ed osteggiato, lo consideravano poco più di un tipografo, a tratti folle, per quel suo percepire e captare, con immediatezza, le oscure insidie, nascoste nelle anime altrui. Oggi, gli si rende finalmente giustizia, ritenendolo un eclettico, un profetico innovatore della scena artistica tra Settecento ed Ottocento, tant’è che i suoi pregiati acquerelli vengono accolti nelle gallerie private e pubbliche di maggior richiamo, come la Tate Britain di Londra, che ironicamente sorge su un’area della capitale londinese, la South-West, dove una volta c’era la prigione nella quale l’artista fu brevemente rinchiuso: potenza di un riscatto giunto tardivo, ma pur sempre giunto. Continua la lettura di Dipinti in “blake”, in Sir William Blake.