Archivi categoria: Storia dell’Arte

L’Artista che cercò la Luce e trovò il Colore: l’olandese Jan Vermeer!

L’estatica “Donna con brocca” di Jan Vermeer.

Il posto di Jan van der Meer, al secolo Jan Vermeer (Delft 1635-1675), nella storia dell’arte ha dato luogo a tesi diverse, tra le quali, certune hanno sminuito il suo ruolo, non vedendo in lui che un pittore di genere, un realista, o ancora, un ceramista, che impiegava colori di maiolica per i suoi personaggi, come per gli oggetti. Ma simili teorie travisano la vera natura di un artista straordinario. Che svolga soggetti familiari, ritratti, paesaggi, o anche come ai suoi esordi, temi mitologici o religiosi, egli ha apportato un elemento, del tutto nuovo, nella pittura dei Paesi Nordici: la rivelazione dell’idea platonica della pittura in sè. Continua a leggere

La Scuola Veneta del Quattrocento: la pittura tonale dei Grandi!

La Venezia di fine Quattrocento viene descritta nelle cronache contemporanee come la più bella e trionfante città del mondo. Grandi rapporti, sia commerciali che artistici, sono tenuti con la Germania e i paesi del Nord, molte sono inoltre le opere “ponentine” presenti nelle collezioni private veneziane. Nel 1495 è attestato il primo viaggio di Albrecht Dürer a Venezia, nel 1496 viene posto in opera, in campo Santi Giovanni e Paolo (San Zanipolo), il “Monumento equestrea Bartolomeo Colleoni”, ideato da Andrea del Verrocchio. L’opera creò moltissima attesa, poiché monumenti di questo tipo non erano stati realizzati in Italia dopo il “Gattamelata” di Donatello a Padova (1447-1453). Continua a leggere

La scultura moderna: un affare da Primitivi!

Edmund Wilson detto Bunny, guru delle lettere americane e mitico editor di Hemingway e Fitzgerald, scrisse un saggio sull’origine della cultura del suo Paese intitolato, “Dovuto agli Irochesi”. Ora, un saggio dedicato alle origini della scultura potrebbe, analogamente, essere intitolato “Dovuto agli Africani”. Sottintendendo il debito scontato verso gli antichi egizi, i cicladici e gli etruschi. Continua a leggere

Il D’Artagnan della matita che vestì il “New Yorker” per 60 anni: Saul Steinberg!

“Slideshow”, opera di Saul Steinberg, copertina del “New Yorker” nel 1972 e nel 1992.

Con le sue celebri copertine per il “New Yorker” ha scritto e commentato, per più di mezzo secolo, la storia del Novecento. E’ stato un arguto storico dell’età  contemporanea, Saul Steinberg (1914-1999): così come, sempre con la matita da disegno in mano, è stato un narratore, un filosofo, un architetto, un castigamatti. Insomma, un artista mirabile e multisfaccettato: un semiologo dell’illusionismo, un filosofo della linea, un sociologo e anche un poeta del segno. Soprattutto un impenitente ed indomabile “enfant terrible”. Forse perchè, come egli scrisse, la linea nera dei suoi disegni risaliva all’infanzia, era una sorta di scrittura ininterrotta che datava dai suoi giorni analfabeti. Continua a leggere

Anton Van Dyck: Talento precoce, Ritrattista eccellente e Baronetto alla Corte inglese di Carlo I!

“Compianto di Cristo” di Anton Van Dyck.

Quando si pensa ad Anton van Dyck (Anversa 1599-Londra 1641) è inevitabile che venga alla mente il nome di Peter Paul Rubens. “Comparaison n’est pas raison”, dicono i francesi: ma è pur vero che la prepotente personalità del maestro di Siegen ha, semplicemente, dominato su tutta l’arte fiamminga della prima metà  del Seicento, tanto da condizionare inevitabilmente con la sua potenza, la sua vitalità creativa, la vigoria stessa delle sue opere (una vera e propria forza della natura), il nostro modo di accostarci al più giovane artista. Rubens e Van Dyck sono stati spesso paragonati al Sole e alla Luna, ma il confronto non è del tutto esatto, dal momento che l’opera vandyckiana non può certo essere considerata unicamente l’immediato riflesso di quella del grande maestro. Continua a leggere

Alla finestra della storia dell’arte internazionale si affaccia un Genio semisconosciuto: Pordenone Montanari!

Italiano, 73 anni, da molti vive isolato. Pordenone Montanari è il nuovo genio dell’arte. Più di 500 lavori “rivoluzionari” conservati in una casa piemontese riscriveranno la storia dell’arte del dopoguerra in Italia di Dalya Alberge. Le opere di un eccentrico artista italiano che ha vissuto in volontario isolamento per 18 anni stanno per essere messe in mostra a Londra, dopo essere state salutate come “un contributo straordinario all’arte europea del dopoguerra”. Continua a leggere

L’ultimo dei Romantici, il primo dei Moderni: Gustave Courbet!

Considerato il maestro del realismo ottocentesco, Gustave Courbet (Ornans 1819 – La Tour de Peilz 1877) concepisce l’arte come mezzo di trasformazione del mondo. Nato in Francia da un padre a metà tra il signorotto di campagna e il contadino laborioso e operoso, con un nonno materno fedele ai principi della rivoluzione del 1789, Gustave respira, fin da bambino, il clima infuocato della Franca Contea degli anni Trenta del XIX secolo, caratterizzato da ondate di scioperi e dal diffondersi degli ideali socialisti. Continua a leggere

Dalla Norvegia con angoscia: l’horror vacui di Edvard Munch!

“Il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo che attraversava la natura” L’artista che dà voce al grido d’angoscia della solitudine umana, rivelando l’illusorietà dell’ottimismo positivista, si forma nella scuola di Oslo: le sue prime opere sono ancora improntate al naturalismo accademico ottocentesco, già increspato tuttavia dal desiderio d’indagare nell’intimità segreta delle persone e dell’anima. Di sé scrisse “Ho ricevuto in eredità due dei più terribili nemici dell’umanità: la tubercolosi e la malattia mentale. La malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla”. Continua a leggere