Il politicamente corretto è la nuova censura? Il nuovo libro di Ginevra Cerrina Feroni

Non arriva con il timbro dello Stato, non sequestra giornali, non manda la polizia nelle tipografie. La censura del nostro tempo è più sottile: cambia le parole, restringe il campo del dicibile, trasforma il dissenso in colpa sociale. Si presenta con il volto rassicurante dell’inclusione, del rispetto, della sensibilità. Ma quando decide ciò che può essere detto, insegnato, pubblicato, ricordato o persino pensato, il politicamente corretto smette di essere buona educazione e diventa una forma di potere.

È da questa provocazione che prende le mosse Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del “politicamente corretto”, il nuovo libro di Ginevra Cerrina Feroni, in uscita per Rubbettino con prefazione di Natalino Irti.

Il volume porta il dibattito fuori dalla caricatura dello scontro tra “progressisti” e “conservatori” e lo colloca nel punto più delicato: la libertà costituzionale di espressione. La domanda è scomoda: che cosa resta della democrazia liberale se il diritto di parola sopravvive solo entro i confini del linguaggio approvato?

Cerrina Feroni non scrive un pamphlet contro la gentilezza, né difende l’insulto o la discriminazione. Il libro è, al contrario, un’indagine rigorosa su un fenomeno che, nato per proteggere sensibilità e minoranze, rischia oggi di trasformarsi in un dispositivo di conformazione del pensiero. Una censura senza censori ufficiali, capace di produrre autocensura, discredito, esclusione professionale, boicottaggi, rimozioni simboliche e nuove ortodossie sociali.

Nel mirino dell’autrice ci sono i grandi territori della nuova sorveglianza morale: il controllo del linguaggio, la cancel culture, il movimento woke, le politiche identitarie, gli speech codes universitari, l’hate speech, le fake news, il potere delle piattaforme digitali, gli algoritmi e il rischio che soggetti privati esercitino funzioni sempre più simili a quelle di arbitri pubblici del discorso.

Il nodo costituzionale è netto: la libertà di espressione non serve a proteggere le opinioni innocue, educate o maggioritarie. Serve soprattutto a garantire il dissenso, la parola sgradita, la critica, la provocazione, l’errore. Quando una società comincia a giudicare le parole prima ancora del contesto, quando sostituisce il confronto con la scomunica, quando pretende di correggere il passato per renderlo compatibile con la morale del presente, non sta solo cambiando vocabolario: sta restringendo lo spazio della libertà.

Nella prefazione, Natalino Irti interpreta il politicamente corretto come una forma di conformismo che si traduce in regola di linguaggio e di azione. È qui che il libro tocca un nervo scoperto: l’inclusione può diventare esclusione? La lotta contro l’odio può generare nuove intolleranze? La difesa della dignità può trasformarsi in un tribunale permanente delle opinioni?

Il pensiero conforme è un libro destinato a dividere perché rovescia la domanda dominante. Non chiede quanta libertà si possa sacrificare in nome della correttezza, ma quanta correttezza imposta possa ancora tollerare una società libera. Un saggio controcorrente, giuridicamente fondato e culturalmente esplosivo, per ricordare che la prima libertà non è parlare come tutti si aspettano. È poter pensare controcorrente.

Ginevra Cerrina Feroni è Ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato all’Università di Firenze. Membro del direttivo di varie riviste scientifiche, Fellow del Centro di ricerca in Public LawPolicy Program della School of Law a Berkeley. Ha fatto parte della Commissione degli esperti nominata dal Governo per la riforma della Costituzione. Ha pubblicato in tema di sovranità, democrazia diretta, multiculturalismo, sanità, privacy e intelligenza artificiale.

Antonio Cavallaro

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